
Il lungo uikend è iniziato ieri con la festa di laurea di Grifo, come forse vi avevo annunciato. Grifo è una persona seria e riservata e la festa è stata di conseguenza un evento relativamente sobrio. Relativamente alla calata degli unni, ad esempio.
Essendo Grifo una persona seria e riservata, non si è voluto esagerare con gli scherzi. La maschera del crudele carnefice l’ha indossata per l’occasione Nello, assolutamente invidioso del fatto che Grifo conosca il lituano e lui no, si sia laureato prima ed abbia studiato in una città il cui nome egli non è in grado di pronunciare (si tratta della città di T., ma non quella già citata, quell’altra pure irredenta). Le solite cose, qualche tunnel di schiaffi e calci, niente che comportasse lesioni permanenti visibili.
Ci si è mangiata una pizza, si sono scambiate quattro chiacchiere: Grifo in lituano con la propria tutor, Nello che cercava di imparare il lituano entro la fine della serata, io e PornoRambo che inventavamo sadiche torture da provare su Nello quando sarà il suo turno di entrare nel magico mondo della disoccupazione, gli altri un po’ ciascuno per i fatti propri (nel senso che non mi ricordo cosa facessero tutti, insomma). Poi si è passati alla lettura del papiro.
Contrariamente a quanto pensavo fino a poco fa, el ritual di lettura del papiro sembra non sia universalmente conosciuto; dotti antropologi la definiscono una tradizione prettamente veneta, probabilmente legata ai gruppi goliardici di padua. In tutta franchezza io pensavo fosse ormai diventata abitudine comune non solo in ogni angolo d’italia, ma anche in Nuova Guinea, per dire. Come pocciare il pane nel vino rosso, esplodere bestemmie durante l’espirazione, lavorare ottanta ore alla settimana, insomma tutte quelle simpatiche consuetudini che fanno di noi veneti uno dei gruppi etnici più apprezzati in circolazione.
Ad ogni modo, il papiro di laurea non è altro che un grande foglio, almeno un addue, contenente di norma un resoconto in rima della vita della vittima ed una sua caricatura a sfondo sessualo che può variare dal moderatamente osceno all’estremamente volgare. Nel caso specifico, la caricatura di Grifo rientrava nella categoria "ommioddiocosèquellaroba" e secondo indiscrezioni ha fatto scoppiare in lacrime tutte le statue della madonna nel raggio di due chilometri; il merito della realizzazione spetta al giovane artista locale Santa (e sottolineo giovane perché abbiamo la stessa età) già noto per la sua propensione agli studi anatomici estremi. Secondo la tradizione il papiro va esposto nei pressi della facoltà ed in giro per la città natale del laureato, così da consentire uno sputtanamento esteso e capillare, far vibrare d’orgoglio il cuore dei genitori e fornire ai bambini veneti i primi fondamentali rudimenti sulla scienza del corpo umano. Inoltre, il papiro va letto dalla vittima durante la festa di laurea, rigorosamente a voce alta ed in piedi; per ogni errore di lettura va bevuto almeno un sorso di vino. Il numero di errori tende ad aumentare in misura esponenziale a causa del vino stesso, com’è facile prevedere.
Ieri sera questo rituale si è protratto per un’ora e quarantacinque minuti: Grifo, pur essendo una persona seria e riservata, ha avuto una vita molto intensa ed amici prolissi nel raccontarla. Devo sottolineare con tono di rimprovero che ha anche commesso numerosi errori, cosa che francamente non mi sarei mai aspettato da una persona con la sua cultura, ma è pur vero che l’università si è fatta meno selettiva negli ultimi (tre) anni. Ad ogni errore, un sorso di vino rosso. Bianco. Jagermeister. Alla fine della lettura questa persona seria e riservata bestemmiava in lituano (dialetto stretto di Vilnius di sotto), pretendeva a gran voce altro vino bianco fatto in casa e barcollava sorretto da quattro persone, per poi lasciarsi cadere dalla sedia e farsi afferrare, stremato e pallido, come un cristo deposto dalla croce. Penso che prima di tre giorni non lo si vedrà di nuovo in circolazione.
Noi, sobri osservatori e severi censori, non abbiamo potuto fare altro che condannare questa decadenza fisica e morale ed allontanarci disgustati, ricusando anche la legislazione compiacente che permette simili scempi. Ma va beh, son tradizioni e bisogna portare pazienza.
Prossimamente le foto e Grifo 2: la Vendetta su Nello.

Alle dieci di ieri sera, squilla il telefono. Una voce registrata mi informa che con telecom (credo fosse telecom, almeno) posso fare l’ADSL gratis per un anno. Gentile da parte loro disturbarmi a casa per questo, con un messaggio registrato, oltre tutto mentre sto guardando un film. Telecom doveva venire a sistemare la mia linea telefonica entro Giugno, ricordate? No? Neppure loro.
Nello stesso istante, Tom Cruise urlava dalle casse del mio computer "Rispettate il cazzo!" con una verve davvero encomiabile.
Sicuramente il karma ha voluto darmi un messaggio collegando i due fatti, devono solo capirne il senso (aiutatemi).

E’ finalmente cominciata, nel triste borgo natio, la stagione dei monsoni che ci farà compagnia grossomodo fino a Giugno. Il cielo è grigio, l’acqua cade a secchiate e la vita in provincia si fa sempre più dura, non resta che tirar fuori gli ombrelli, schivare pozzanghere e rifugiarsi in qualche bar semideserto. Magari proprio un bar di Biechi Social Democratici, dove io e l’amico Nello veniamo cortesemente addottorati apprendendo (finalmente!) che sì, i governi ulivisti hanno commesso sbagli, ma in fondo era la prima volta che governavano e bisogna accettare anche gli errori, ci sono alleati con cui trovare compromessi, non va trascurato il peso della responsabilità... in ogni caso l’ulivo rimane portatore di quei valori di democrazia, civiltà e welfare che costituiscono una tradizione solida e legittima.
Che tenerezza questi B.S.D. stressati, che si arrampicano sugli specchi facendosi sgabello delle loro mille ragioni e ragionicchie. Li puoi mandare anche mandare al diavolo, poi accendi la tv, vedi quello che c’è da vedere e pensi che forse bisognerà un giorno turarsi naso, orecchie ed occhi. Pazienza, ci vuole pazienza.
Del resto, alleanze strane se ne fanno dappertutto e se ne sono sempre fatte. Ad esempio, penso ad Eminem alleato di Springsteen contro Bush. Misericordia, fa venire i brividi. Peggio di Gollum che aiuta Frodo, direi.

Sempre nella sezione "L’angolo dei razzi miei", vi informo che oggi si laurea l’amico Grifo... ovvero uno dei caballeros che mi ha accompagnato a Beograd quest’estate (un paio di tre caballeros, come direbbe Nello).
NOTA COMMERCIALE
Grifo conosce 182 lingue vive, 34 morte e 12 ammalate. Si laurea in qualcosa che ha a che vedere con la Lituania: se non ricordo male, la sua tesi si intola "Import/Export tra Vilnius e Trieste di giovani disadattate cocainomani e disposte a tutto."
Grifo è già stato cooptato come Relation Manager per il nostro Gay-Gar di prossima apertura, nonché come adetto alla rimozione degli ospiti indesiderati e dei loro cadaveri. Se qualcuno avesse delle offerte di lavoro migliori, si rivolga pure a me che sono il suo manager.

Sabato serata culturaleggiante, grazie al reading di poesia diretto dall’amico Pierbulus e recitato, tra gli altri, dall’amico ’Rmanzo. Il mi-ti-co GmGastTer si è invece limitato a comporre le musiche ed a suonare l’accompagnamento... ;-)
C’era un bel po’ di gente, il regista aveva vietato l’uso del flash e la mia macchinetta è quello che è, per cui le foto a dire il vero non sono un granché. Comunque una bella serata.
Ieri pomeriggio, con altrettanto impegno culturale, l’amico Koda ed io siamo invece andati a visitare la storica birreria Pedavena nel Bellunese, che dopo cent’anni di attività sembra purtroppo prossima alla chiusura. Ehm... per essere sinceri, non è che noi abbiamo visitato proprio la fabbrica di birra, quanto piuttosto l’adiacente locale dove prosperose cameriere dall’accento austro-ungarico ci hanno deliziato con la migliore birra. Sempre con la coscienza sociale sveglia, sia chiaro.
Ed il prossimo fine settimana, si prospetta il deghejo a Ve. Una vitaccia.
UPDATE: Dimenticavo e mi hanno fatto ricordare... il romantico bacio tra Nello ed AMG poco dopo il reading di Sabato sera, seguito dall’intrigante scambio di battute:
Nello: Ma hai le labbra turgide... cioè, umide...
AMG: No, sei tu che hai le labbra sudate, casomai!
Mentre E. assistiva allibita alla triste scena, io ridevo divertito, AMG sputacchiava disgustato e Nello si guardava attorno con fierezza sentendosi così tanto disinibito....

Ho quasi le lacrime agli occhi. No, non sono in crisi premestruale maschile, della salute di fidel castro mi importa assai poco e non mi ha neppure commosso particolarmente la scondinzolante ritrattazione del giorno sul conto del mercenario/eroe meglio noto come "guardate-come-muore-eccetera". Semplicemente, ho sonno. Mi addormento felice e dopo due, tre, quattro ore al massimo mi sveglio e resto lì ad aspettare l’alba. Non penso a niente, non ho motivi d’ansia
(lo so che vi stavate preoccupando per me, che gentili!)
ma banalmente non riesco a dormire.
Mi sento come il protagonista di fight club all’inizio del film, per dire, tranne che il mio appartamento è già esploso due anni fa. ;-)
Presto comincerò a scoprire lividi inspiegabili il giro per il mio corpo ed un’organizzazione segreta da me capeggiata cercherà di uccidermi.
Oh.
Non mi suonerebbe neppure particolarmente strano, a dire la verità.
Ora: potrei partire con uno sproloquio di venti pagine sui deliri causatimi dall’insonnia. Non lo farò, tirate il fiato. Se qualcuno avesse curiosità insoddisfatte su questo argomento, si tolga i vestiti, si infili una boccia per pesci in testa e se ne vada così abbigliato a fare la spesa in un affollato centro commerciale. Non ne saprà affatto più di prima sull’insonnia, ma sarà diventato un idolo situazionista per le masse e questo è molto più appagante.
Nel frattempo, l’amico PornoRambo credo si sia spostato allo SMAU, Grifo dovrebbe essere di ritorno dalla Lituania, io dovrei cercare almeno di andare a trovare l’amico Kandinsky. Mi mancano informazioni sugli altri sei miliardi di abitanti di questo pianeta, scusate.
Mi rattrista notare come molti si siano dimenticati di fare gli auguri al mio cane, che ha compiuto gli anni due giorni fa. Eppure è così popolare, nel suo piccolo mondo di cane.

E’ stato diffusa nelle ultime ore la dichiarazione di un capo di stato straniero che sembra richiamare da vicino, nei suoi punti salienti, alcune posizioni dell’estremismo politico italiano. Affermazioni simili potrebbero essere interpretate come la rivendicazione, in questi giorni di preoccupazione, non solo di un’affinità ideologica ma persino di una paternità culturale e di una collaborazione attiva con il terrorismo, elementi che non mancano di destare sospetti: "L’uomo nella prosperità non comprende, é come gli animali che periscono." [...] "Il ricco, aggrappato alle sue immense fortune, é convinto di riuscire a dominare anche la morte, così come ha spadroneggiato su tutto e su tutti col denaro. Ma per quanto ingente sia la somma che é pronto ad offrire, il suo destino ultimo sarà inesorabile."
[Proclama del 20 Ottobre 2004 di K. Wojtyla]
Di fronte a simili minacce il presidente degli Stati Uniti, Giorgi Dabliu Bush, non ha potuto esimersi dall’inserire Città del Vaticano nell’elenco degli "stati canaglia" ed ha invitato severamente il capo di stato vaticano a "rivedere" le proprie posizioni estremiste e violente, avvertite anche dal presidente del consiglio Silvio Banana Berlusconi come "una sfida allo stile di vita occidentale ed ai valori che esso trasmette e rappresenta".
Si diffonde nel frattempo tensione e malessere tra i pochi parlamentari che non risultano ancora essere inseriti nell’elenco dei potenziali obbiettivi delle BR. Un team di psicologi è stato incaricato di seguire con particolare attenzione i soggetti colpiti da sintomi depressivi, causati a quanto pare dal mancato raggiungimento dello status symbol politicamente più ambito dell’autunno 2004. Proseguono le indagini delle forze dell’ordine: oltre a quelli già citati nei giorni scorsi, dalla lista sono emersi oggi i nomi di Topolino, Zio Paperone e di un non ancora identificato vicino di casa che sbatteva la tovaglia sopra il balcone di uno dei brigatisti. Il coordinatore nazionale di Farsa Italia ha dichiarato: "Non sono dunque perse tutte le speranze, anch’io sbatto sempre la tovaglia fuori dalla finestra. Quell’uomo potrei essere io."
Sollievo generale invece per l’assenza dal dossier del nome di Rocco Buttiglione. "Avessero preso di mira anche lui," dichiara un parlamentare "avrebbe significato che questi brigatisti non guardano davvero in faccia a nessuno."

Tra cinquemila anni, una qualche forma di vita arrancherà tra i ghiacci o le creste smussate di una terra non più radioattiva. Forse il suo sguardo sarà attratto da un dettaglio fuori sintonia con il paesaggio, oppure il suo piede inciamperà in qualcosa che spunta dal suolo, la sua mano cercherà un appiglio e per caso lo sfiorerà. In un istante il suo cuore si riempirà di orrore e di meraviglia, purché questa forma di vita abbia ancora occhi o piedi o mani o cuore, quando lo troverà.

Sabato. Tutto lo splendido entourage di amici si chiude in casa a studiare, deprimersi, guardare fuori dalla finestra pensando ai sospirati ed ormai lontani giorni della gioventù ormai irrimediabilmente sprecati (ciascuno si segni nella casella che desidera). Io, semi-malato semi-chic semi-freak, decido invece di attraversare valli nebbiose e boscosi valichi montani per visitare una mostra nella città di T., già ben conosciuta e fatta mia in epoca remota.
La città di T. è curiosamente baciata dal sole, mentre tutt’attorno i monti sono imbiancati di neve e schiacciati da nuvole grigie. Mi immergo nel suo caratteristico traffico a senso unico e come ai bei tempi andati seguo il flusso di circolazione in tour panoramico, alla ricerca di un posto libero dove lasciare l’auto. Si sono inventati un bel collage di zone colorate riservate ai residenti, dove se solo provi a parcheggiare un vigile urbano è autorizzato a spararti in mezzo agli occhi senza chiedere scusa. Dopo una sana mezz’ora (non dimentichiamo che la città di T. è comunque un buco) riesco infine a lasciare l’auto nei pressi del famoso Castello del Bianconiglio, dove in tempi non troppo recenti ebbe sede un concilio ecclesiastico del quale ancora si discute con animato fervore ed entusiasmo. Solo entro i confini della città di T., s’intende.
Mi guardo attorno, mentre passeggio e raggiungo la galleria. Non vengo nella città di T. da quattro anni. Non è cambiato niente.
Lo stesso duomo dal rosone imponente, gli stessi turisti che sciamano attorno alla fontana del nettuno chiedendosi cosa cazzo ci stia a fare nettuno in una città posta a duecentocinquanta chilometri dalla spiaggia più vicina, gli stessi locali, gli stessi negozi, gli stessi piccioni, lo stesso tizio che ti scrocca la sigaretta, quell’altro che dal ’96 non ha ancora trovato i cinquanta centesimi che gli mancano per prendere il treno per Bolzano, gli stessi bambini con lo skateboard che si sgranano i denti sulla pavimentazione in porfido. Ecco, sì, hanno finalmente tolto l’impalcatura dalla facciata del teatro lirico. Visto il risultato, io ce la rimetterei, ma è questione di gusti.
La città di T. è morta, questa è la mia impressione. O almeno sta dormendo profondamente. L’esimio AM Conte di Cavour G mi ha fatto notare, ragionevolmente, che neppure il mal sopportato borgo natio è cambiato particolarmente negli ultimi quattro anni. Abbastanza vero. L’impressione che ho ricavato dalla città di T., tuttavia, è stata quella di una stasi paralizzante, soffocante. L’unica novità mi è sembrata questa galleria civica di arte contemporanea che forse non c’era, o forse non era così attiva, o forse ero distratto io tutto intento a disoccuparmi. La mostra sulla follia è bella ed inquietante, vale la pena di visitarla, ma uscendo il bigliettaio mi riporta subito alla reale dimensione della città augurandomi una buona serata.
Sono le tre del pomeriggio.
Dico, capisco che proseguendo verso nord in men che non si dica si arriva alla notte artica, ma cazzo, "Buona serata" alle tre del pomeriggio va oltre il mio livello di tolleranza.
Passeggio ancora un po’, vado a porgere omaggio alla fabbrica di disoccupazione dove un tempo ci si fumava allegramente i cannoni fingendo di studiare. E’ deserta ed immutata, ma essendo sabato pomeriggio chiaramente non ci si può aspettar di meglio. Sembra che un noto architetto stia mettendo mano alla città per dargli qualche pennellata di vita, ma al momento ancora non se ne vedono i frutti. Torno alla macchina prima che mi manchi il respiro, lascio la città di T. mentre alle mie spalle cinque persone si prendono a coltellate per rubarsi il posto auto tornato libero.
Terrò d’occhio questa galleria d’arte. Nel frattempo, per quanto strano possa sembrare, il ritorno al triste borgo natio sembra un’endovena di guaranà.
Nota di colore: sulla strada del ritorno mi taglia la strada uno scoiattolo. Ad occhio e croce, direi che appartiene ad una specie ritenuta estinta a fine seicento.

Sotto questo cielo grigio e dolorosamente silenzioso mi rendo conto, indignato per la banalità della cosa, che se mi sentissi solo stanco e depresso potrebbe ben essere una malattia dell’anima, ma se ho anche brividi lungo la schiena, vampate di calore al volto e dita delle mani e dei piedi congelate, più probabilmente è tornata l’influenza.
Pura biologia, avrei dovuto aspettarmelo.
Due giorni di autoanalisi sopravvalutati: ora posso anche svenire in pace.

Sono gli italiani che si chiudono in casa per paura degli extracomunitari. Sono gli uomini che si sentono minacciati dalle donne nelle proprie possibilità di carriera. Sono gli eterosessuali che denunciano il dilagante strapotere delle lobby omosessuali in Italia ed in Europa. Sono i cristiani che si struggono in lai ed alzano i pugni al cielo lamentandosi perseguitati come ai tempi di Nerone.
Sono le maggioranze perseguitate. Non più silenziose, lanciano i propri strali contro chiunque le contraddica, si straziano e pretendono protezione, diffondono il seme di una paranoia scientificamente indotta. Non so se prolifichino soltanto in questo paese dove mi capita di vivere o se siano già diventati fenomeno globale, ma ho il presentimento che in questa italia di vittime ben pasciute trovino il loro habitat naturale. Hanno paura, questo è comprensibile. Non mancano le ragioni per avere paura in questo secolo di uranio e tritolo, ma pure se venissero a mancare abbiamo fior fiore di politici e mass media pronti a fornircene di nuove. La paura è solo un altro prodotto sul banco del mercato e reclamizzato in televisione, l’unico distribuito gratuitamente alle masse e per la cui produzione Stato e privati riescono a collaborare senza ostacoli.
Si sono inventati questo nuovo baluardo della cultura occidentale da difendere. La stiamo imponendo a tutto il mondo armati di fucile e carta di credito, ma dobbiamo difenderla a casa nostra: "a casa nostra" è una delle espressioni preferite dalle maggioranze perseguitate. Tutta l’italia, tutta l’europa, tutto il "mondo occidentale" ridotti ad un’unica immensa "casa nostra" di impareggiabile bellezza architettonica dove ci si abbuffa in eleganti sale da pranzo, si fornica in lussuose camere da letto i cui armadi fin-de-siècle straboccano di scheletri, ma dalle cui finestre si continua a pisciare vergognosamente in strada.
Si difende una cultura occidentale fondata su una illuminata concezione dei diritti civili, usati come manganello contro chi non li conosce o li riconosce, ma dei quali a casa nostra ci lasciamo docilmente spogliare un pezzo alla volta, in pudico silenzio, come se non fossero altro che i pizzi ed i veli di un vestito da sposa o da puttana.
Una cultura occidentale fondata su qualche secolo di filosofia che però ignoriamo, su qualche secolo di letteratura che però non conosciamo, su qualche secolo di storia sanguinosa sulla quale preferiamo glissare perchè in fondo
Una cultura occidentale che trova le sue radici nella nostra religione, la religione cristiana. E’ questione di punti di vista. Pure la religione cristiana ha piantato radici qui dopo essere nata da qualche altra parte, e precisamente là dove il sole accecante sembra agevolare allucinazioni mistiche di ogni sorta. E’ arrivata e si è imposta con mezzi che oggi non esiteremmo a definire terroristici. In ogni caso, non mi riconosco in nessuna di queste allucinazioni e meno di tutte in quella cristiana, così come sono certo la pensino una miriade di persone che vivono in questi cosiddetti paesi occidentali. Ciononostante, mi devo sorbire ogni giorno questa grandissima noia della "nostra religione", dell’"Europa Cristiana", dei "valori cristiani"... la maggioranza degli italiani si dichiara cristiana, la maggioranza dei politici pure, siamo stati governati per mezzo secolo da un partito che fin dal nome si rifaceva a questa religione e non c’è ancora verso di schiodarsi questa cristianità di dosso a livello sociale e statale. Sono al potere in ogni settore della vita pubblica e dell’economia ed ancora si sentono minacciati da tutti, forse consapevoli che per loro incuria i cosiddetti valori cristiani si sono un po’ svalutati negli ultimi duemila anni. Bene, la smettano almeno di piagnucolare e di chiedere in giro ad ogni piè sospinto "Ma se venisse rapito un prete o una suora le televisioni ed i giornali ne parlerebbero così tanto?".
Oh, piantatela. Li farebbero santi prima della richiesta di riscatto. Voglio dire, non è possibile accendere la televisione senza sorbirsi odiosi film, telefilm o sceneggiati sulla vita di preti, papi e santi, cosa vi fa pensare che stiano per rinchiudervi al circo con i leoni?
Una cultura occidentale fondata su una supposta eterosessualità unanime. Semplicemente non è mai esistita, se non quando imposta culturalmente dalla suddetta egemonia religiosa, ma secondo alcuni ora dovremmo prendere precauzioni affinché gli omosessuali non cerchino di entrarci nei pantaloni o di minare l’inviolabile istituzione della famiglia. Dovremmo davvero pensarci bene e seriamente: in fondo Alessandro Magno, omosessuale, prima dei trent’anni conquistava il mondo, mentre alcuni brutti ceffi solidamente eterosessuali a settant’anni suonati continuano a rimanere degradanti buffoni di corte.
Non mancano davvero cose da riconoscere, da ricordare e se necessario da difendere, nella nostra variopinta cultura. Temo, però, siano in gran parte proprio quelle cose a cui le maggioranze perseguitate sono disposte a rinunciare, pur di sentirsi sicuri e protetti in quell’incoerente castello di carte che chiamano casa nostra, il mondo occidentale. Temo che sia dalla loro paura e dalla conseguente aggressività, che queste cose vanno prima di tutto difese: perché già li vedo, con tutti i bagagli di tradizioni e valori sul carro del fuggitivo, pronti a far terra bruciata dietro di sé.


Ci sono persone che invecchiando migliorano come il buon vino.
Altre che invece dovrebbero ringraziare di essere arrivate a venticinque anni.

Mi sveglio, scendo dal letto, vado in cucina, apro i balconi. Cielo blu cobalto, pioggia.
Penso "Merda, ho sbagliato a regolare la sveglia, è ancora notte."
Controllo l’orologio. No, è semplicemente iniziata la lunga notte artica dell’italia nordorientale.
Mi lavo, mi rado, mi vesto.
Penso "Ho l’ombrello in auto e l’auto parcheggiata a cento metri, sapevo che un giorno me ne sarei pentito."
Scaldo il caffè, faccio colazione.
Penso "A me in fondo Indymedia non è mai piaciuto, non lo leggo quasi mai. Forse perché troppe informazioni da troppe fonti diverse equivalgono a nessuna informazione, forse perché occasionale asilo di opposti beceri estremismi, compreso il mio."
Fumo una sigaretta, ascolto la radio.
Penso "Queste elezioni in Afghanistan sono state una farsa, una clamorosa presa per il culo ad uso e consumo di noi occidentali. Perché nessuno vuole ammettere esplicitamente che sono state una farsa? Nessun dubbio che anche quelle in Iraq saranno una farsa, ma tutti fingeranno di accoglierle come un luminoso risultato della nostra democrazia bombarola."
Continuo a fumare la sigaretta e ad ascoltare la radio.
Penso "E queste due italiane, ora hanno la conferma che sono morte. Ci sono stati più di quattromila morti in questa intifada, più di centocinquanta attacchi suicidi, ed a quest’ultimo attentato sono stati dedicati più di trenta secondi di attenzione necrofila solo perché ci sono rimaste secche due italiane. Innocenti, tanto quanto le altre vittime. Il povero Berlusconi non ci aveva dormito la notte per il pensiero, pur dovendo inaugurare sorridente il Salone Nautico di Genova."
Penso anche a Macbeth che si sfrega le mani cercando di lavarne il sangue. Penso alla Libia, riscoperta democrazia grazie alla sua riserva di petrolio che dovrebbe far scendere il prezzo della nostra benzina.
Penso a quante italiane, rigorosamente a coppie, bisognerebbe mandare in giro per il mondo per scoprire conflitti dimenticati.
Penso anche "Tutto questo fa assolutamente vomitare."
Spengo la sigaretta, finisco di lavarmi, finisco di vestirmi.
Finisco di pensare "Anche se sono un cittadino qualsiasi, o forse proprio per questo, tra qualche giorno, o qualche mese, o qualche anno, potrebbero sequestrami il sito per aver pubblicato questi miei pensieri. Proprio come hanno fatto con Indymedia, che in fondo a me non piaceva neppure."

Mettiamo le mani avanti: non posso subire passivamente un altro volume di Kill Bill. Ho deciso quindi generosamente di fare un favore a Quentin Tarantino e scrivergli gratuitamente il soggetto per il terzo episodio. Ecco quindi anche a voi (vedete che la mia generosità davvero non ha limiti) in anteprima mondiale la trama di Kill Bill vol.3. Prossimamente, in tutti i cinema.

Uno di questi giorni.
Un caporeparto di una qualsiasi azienda nordorientale, specie di mastrolindo noto per il carattere ringhiante e per il pugno di ferro che mostra nei confronti degli operai, chiede la mia assistenza per configurare la firma nell’e-mail.
C.R.: Cosa devo scrivere alla voce "Ufficio o funzione"?
Io: Quello che c’è scritto sul mansionario.
C.R.: Quale mansionario?
Io: Quello scaturito ieri dalla fantasia del nostro Documentation Department su indicazione del Sales & Marketing Manager.
C.R.: Eh?
Io: Guarda qui. Tu sei un Assembly Supervisor.
C.R.: Cosa?
Io: Assembly Supervisor.
C.R.: Stai scherzando? Sulla mia carta d’identità c’è scritto "Operaio".
Dice con tono fiero, e tira fuori il documento per farmi verificare.
C.R.: Ehi... in realtà alla voce "Professione" non c’è scritto niente! Solo delle linee tratteggiate, perché?
Io: Non lo so, probabilmente hanno chiesto informazioni sul tuo conto.
C.R.: Bastardo.

Nonostante nel mio corpo si stia ancora scatenando la versione in scala ridotta dell’epidemia di Spagnola del 1918, ieri sera mi sono incautamente recato a vedere "Non ti muovere" di Castellitto.
Tipo, meglio tardi che mai.
A dire il vero, meglio mai.
Questa notte, ho sofferto incubi nei quali il nasone di Castellitto usciva dai primissimi piani di cui è costellato il film e mi aggrediva inseguendomi per la stanza urlando
"Piangi, bastardo! Perché non hai pianto, mostro insensibile?"
Succede.
Ed il cellulare mi comunica di avere la batteria scarica ed il credito esaurito. Non mi era mai capitato di sentirmi così in sintonia con un apparecchio elettronico. Non scassate le balle, che gusto c’è a stare male se non ci si può lamentare un po’?

Talentuoso
nel far incazzare la gente, nell’esprimere il contrario di quello che penso, nell’incespicare mentre mi scuso (è che non ci sono troppo abituato)
sempre
ma l’influenza mi dà quel tocco magico in più.

Sapete, quando vi dicono:
"Eh, ma internet...
...conosci qualcuno a centinaia di chilometri di distanza e poi non sai come si chiama il tuo vicino di casa. E’ triste. Bisognerebbe riscoprire rapporti più umani."
Balle.
Molto romantiche, ma pur sempre balle.
Sono stato per più di un anno in corrispondenza con una ragazza giapponese, via e-mail; alla fine mi sono rotto un po’ le palle di sentirmi descrivere centri commerciali e zoo canini, ma riconosco che si è trattato di un rapporto molto sano, nel senso letterale del termine.
Venerdì ho avuto la cattiva idea di fermarmi sotto casa a fumare una sigaretta e scambiare quattro chiacchiere con l’inquilino del piano di sotto. In tre mesi ero venuto a conoscenza solo del suo nome: l’avevo letto sulla cassetta per le lettere. Ho così scoperto che le sue misteriose sparizioni periodiche sono dovute al lavoro, che lo spinge ad installare o collaudare macchinari elettrici in giro per il mondo. Etiopia, Pakistan, Cina, posti così. Molto affascinante. Naturalmente potrebbe effettivamente fare il trafficante di droga o il contrabbandiere d’armi, per quello che ne so io in realtà: il fatto che me l’abbia raccontato di persona non mi tutela assolutamente dalla capacità umana di mentire. Non è che se uno fa il trafficante di droga ti stringe la mano e ti dice:
"Piacere, sono Gianmaria. Il mese scorso ho comprato venti chili di eroina in Etiopia, la prossima settimana vado in Pakistan a farla raffinare e per natale la vendo a Pechino."
No, assai più probabile che ti dica:
"Piacere, sono Pierpaolo Lorenzo. Il mese scorso ho installato macchine elettriche in Etiopia, la prossima settimana devo andare in Pakistan per lavoro mentre a natale forse sarò in Cina."
Siamo franchi: il contatto visivo non ti comunica nient’altro che età e sesso apparenti dell’intervistato, il resto sono solo fastidi. Quali fastidi, chiederanno i romantici. Per esempio, poco prima di fumare la sigaretta sotto casa con il mio vicino avevo fatto la doccia; sono tre giorni che sto poco bene, ho il raffreddore e sintomi di influenza.
Questo per aver voluto socializzare con una persona di cui continuo a non sapere nulla e di cui fin da prima mi interessava assai poco.
Aspirine.
Vitamine.
Thé caldo.
Persino l’odiato latte caldo.
Le mie dita zoppiccano sui tasti, la vista è annebbiata, il naso mi duole, sono costretto a rimanere chiuso in casa la sera e tutto solo per aver stabilito un minimo contatto umano con un potenziale contrabbandiere d’armi.
Mi avesse almeno baciato, quello stupido.

Now reading: "Saggio sulla lucidità" di tale Saramago
Just watched: "Le conseguenze dell’amore" di Sorrentino
Now listening: Now now solo il rumore della stampante, but yesterevening Aphex Twin and "Desire" di tale Robert Zimmerman
Now feeling: Cold
Now thinking: It’s proprio cold
In the blood: Aspirina, Vitamins, Coffee and some red globules

Tra i fumi della tequila e dell’insonnia, riprende il progetto Gay-Gar temporaneamente sospeso lo scorso Luglio. Il locale si aprirà a Copenhagen*, all’inaugurazione pare sarà presente un noto scrittore italiano sulla cui identità preferisco evitare di pronunciarmi, ché se lo viene a sapere si becca un infarto sicuro (non è più un giovanotto) e a me l’idea di avere ammazzato Mario Rigoni Stern non piace.
Ehm.
Si fa per dire, eh, ho detto un nome così.
Inoltre, abbiamo trovato dei finanziamenti. Un misterioso investitore sembra disposto a fornirci i capitali per l’impresa in cambio di un ruolo attivo nel progetto; come contropartita chiede un fisioterapista, un personal trainer ed un chirurgo plastico a disposizione ventiquattr’ore su ventiquattro, nonché sei mesi di ferie pagate all’anno, vodka russa e sigari cubani. Mi sembra, come dire, una proposta estremamente ragionevole.
Bocciati invece i suggerimenti di Nello relativi ad una palestra all’interno del locale: renderebbe tutto così volgare. L’amico Paul (aka Koda Fratello Orso) ha per il momento rifiutato il ruolo di cameriere/intrattenitore in tanga leopardato. Infine, poiché il danese è lingua fondalmentalmente rurale e di scarso consumo, si è decretato unilateralmente che la lingua ufficiale del Gay-Gar sarà il russo, che fa tanto mafia ed è trendy a livello mondiale.
Restano alcuni problemi inerenti al come trasportare a Copenhagen il garage di PornoRambo, ma si risolveranno in tempi stretti.
* Su mia proposta è stata scelta Copenhagen dopo che erano state scartate Londra, Parigi e Vilnius. L’amico GmGasTer sostiene che il suono della parola Copenhagen risveglia la libido maschile, ergo io mi scopro a corto di libido maschile.

Il prosindaco gentilissimism ha invitato i vigili urbani ad aumentare controlli e severità nei confronti degli extracomunitari che, sostando di fronte alle vetrine, scoraggerebbero i potenziali clienti dall’entrare nei negozi.
In calce devo aggiungere che non provo alcun particolare sentimento di astio nei confronti degli abitanti di Treviso... ma sto iniziando a provarne. Dico: è possibile? Non è che ve l’abbia imposto il papa, quindi probabilmente vi sta pure bene.

Le firme sono state raccolte. Ora niente giochetti, s’ha da fare un referendum e lo si deve vincere, perché questa legge sulla procreazione assistita è oscena, restrittiva, retrograda, ipocrita e classista.
Non siamo chiamati ad una sacra battaglia, ad una crociata contro le forze del male. Non siamo chiamati ad immolarci in nome dei nostri valori, è finita quell’epoca (ma i valori rimangono). Tantomeno siamo chiamati solo ad infastidire questo governo di oscurantisti, moralisti e farabutti. Siamo chiamati a difendere, anzi, a reclamare un nostro diritto. E’una necessità oggettiva, dobbiamo pretendere che i nostri diritti civili si espandano anziché contrarsi. Non solo per principio, ma perché è della nostra fottuta vita che si parla, perché è uno strumento di cui potrei aver bisogno io, mia sorella, mio nipote. Non si sta parlando del sesso degli angeli, si sta parlando di qualcosa che tocca molto da vicino il nostro sistema nervoso, di figli e del diritto ad averli, di salute e del diritto ad averla, di libertà e del diritto ad averla. La scienza può far paura, sicuramente non è autosufficiente, ma quando si parla di vita o di morte o di malattia preferisco affidarmi alla scienza che inginocchiarmi a pregare.
Non è il momento di stare zitti, anche se cercheranno di zittirci. Non possiamo permetterci di perdere per viltà, pigrizia o pudore, anche se avremo al fianco alleati improbabili e discutibili, anche se i prelati ed i loro scherani ci soffocheranno con l’incenso e le menzogne ed i sensi di colpa, anche se gli oscurantisti ed i moralisti ci bolleranno come mostri e ci copriranno di insulti. Alla fine è tutta una questione di carne e sangue, la nostra carne imperfetta ed il nostro maledetto sangue, sui quali nessuno si può arrogare il diritto di avanzare pretese.