
Mentre noi qui si perde tempo in cazzate, Enki Bilal ha pubblicato (en France, s’entende) un nuovo album della sua tetralogia del mostro.
E io manco sapevo che fosse una tetralogia.
E scommetto che Nello dirà che lo sapeva già da Maggio, che Bilal lo ha incontrato in Bosnia e ci ha bevuto il caffé assieme e gli ha confessato che reputa "Immortal" una fetecchia.

oggi sono incattivito. E non solo perché mi fa male la spalla, perché il mondo va a rotoli, perché mi sono trovato ventisei mail nella cassetta di posta del bunker e tanto lavoro che non so quando finirò, perché devo leggermi un mese di vari blog arretrati e perché dopo cinque giorni di sole e mare mi è toccato tornare nel posto più merdoso dell’universo ad eccezione di Adria, ma anche... no, solo per questo, in effetti. Sono incattivito perché tutto fa schifo e c’ho il pessimismo cosmico e vorrei andare a fare il pescatore in Istria. Anche se l’Istria è un incrocio tra il veneto, la slovenia e la croazia, quindi lontanissimo dal paradiso terrestre, ma sempre meglio di questo buco di culo solforoso dove vivo. E per fortuna che è una bella giornata, ché se pioveva sarei in giro a far saltare i treni. Con lo sguardo.
[Flashback]
Andare in vacanza in Istria significa andare in vacanza nell’unico posto al mondo (che io sappia e mi interessi sapere) dove la lingua straniera più parlata è l’italiano. Questo vuol dire che non ho avuto occasione né di tenere in esercizio il mio tisico inglese, né di rispolverare quelle dieci parole di serbocroato che ricordo dal mio precedente viaggio in Balcanolandia, a parte hvala, molim, pivo e ronhill. Questo vuol dire anche che il posto è pieno di italiani, soprattutto odiosi veneti e lombardi e furlani, ma anche taluni meridionali; tutti sapete come si comportano gli italiani all’estero, ad eccezione ovviamente di chi vi sta parlando (sempre, chiunque vi parli, stigmatizzerà il comportamento degli italiani all’estero). Gli italiani all’estero sono cafoni, si sentono padroni del mondo, trattano gli indigeni come sottosviluppati da civilizzare, fanno un sacco di casino, parcheggiano male e quando sono sazi di cevapcici pretendono la pizza e si lagnano che non è buona come alla Bellanapoli sotto casa. Gli italiani bisognerebbe ucciderli alla frontiera. I veneti bisognerebbe ucciderli alla frontiera dopo sei ore di torture feroci.
Ad eccezione ovviamente di chi vi sta parlando.
Qui ci sta il paragrafo obbligatorio in cui vi dico che il mare è limpidissimo, che non c’è la sabbia ma gli scogli e le pietruzze che ti tagliano il piede, che si mangia molto bene e non si spende molto. Mettetecelo voi.
Aggiungo quello che non si dice mai abbastanza spesso quando si parla della croazia: la bandiera a scacchi dopo la cinquantaduesima volta che la vedi nella stessa mattina fa venire il voltastomaco, ma è meglio non farlo sapere ai croati che sono cancheri e si impermalosiscono. Io, me ne sono ben guardato. Ho preferito rilassarmi sguazzando nel mare di cui sopra (quello descritto nel paragrafo scritto da voi), prendendo il sole, mangiando i calamari con la nutella che sono la novità dell’estate istriana 2006 e insomma facendo tante cose belle insieme ad Amoremio.
Ed ora
[Fine Flashback]
mi ritrovo di nuovo qui lontanissimo dal mare, dagli scogli, dai materassini, dalle sardine appena pescate, dalle kune e dalle gostionica a fare i conti con il bunker che mi permette di pagarmi pranzo e cena e con il Triste Borgo Natio e la sua gente stanca. Si capisce che sono incattivito. Qui i calamari hanno la consistenza del ciungam e i cevapcici sembrano stronzi di cane e per andare in motoretta ci vuole il casco.
[Altro Flashback]
Giusto per non deludere Amoremio, vi informo che in un posto chiamato Orsera c’è un cartello che indica la zona industriale. Se volgete lo sguardo nella direzione indicata dal cartello, vedrete un capannone grande come il desktop del mio pc.
[Fine Altro Flashback]
E a prescindere dalle varie condizioni socioeconomiche e geopolitiche (tipo il fatto che la Croazia è un paese governato da chiesa cattolica e fascisti, come qui da noi fino ad aprila) un popolo che chiama i croissant croasan ci è culturalmente superiore.

Siete stati in vacanza? O peggio ancora siete tra i fortunati/invidiati che vivono in riva al mare? Bene.
Avete preso il sole? Bene. O siete stati tra quelli che avevano prenotato a Jesolo con sei mesi di anticipo e si sono beccati dieci giorni di pioggia rinchiusi in un albergo? Ancora meglio. Come... eravate in campeggio, stretti in una tenda gocciolante* con il maglioncino addosso mentre fuori diluviava? E siete tornati a casa prima? E ci avete rimesso pure i soldi della prenotazione?
Meglissimo.
Io, dopo tre settimane passate rinchiuso nel triste borgo natio ad imbiancare pareti e preparare un ottimo succo di susine ed un decisamente meno ottimo succo di mele (anche i cliché della bucolicità sono sempre gli stessi) mi accingo finalmente a partire. Tornerò tra soli cinque giorni pronto per rimettermi ai remi, ma nel frattempo aspirerò forte il profumo del mare e scaccerò tutte le tossine, e se la fortuna vorrà che trovi il sole sulle mie spiagge e sulla mia pelle non mancherò di dedicarvi un pensierino.
Dalla risata satanica conseguente saranno esclusi solo gli amici che sono andati ad Amsterdam a fumarsi i canotti, perché tanto lì il tempo non conta**.
* Perché non la sapete montare.
** E comunque, Amsterdam è acerba.

... per farvi vedere questo video. Sorry, è in inglese. Ma Lusky approverà lo sstesso. E’ semplicemente geniale, finale compreso
Lo trovate qui

Prima c’era il sole. Un sole implacabile, che non lasciava scampo, ed il vostro bloggatore preferito si sollazzava con l’aria condizionata in ufficio, se ne andava in giro in motoretta con i capelli bagnati, si esponeva alle correnti d’aria, faceva insomma di tutto per sfuggire all’insopportabile calura.
Poi venne la sinusite, e con essa vennero febbre, mal di testa e tosse, per non parlare di una dose non trascurabile di raffreddore. Il vostro bloggatore preferito si aggirava per casa come lo spettro dell’uomo che era, tossendo e starnutendo e maledicendo tutto il pantheon induista.
Poi venne il freddo. Le temperature si dimmezzarono, il vento soffiò così forte da strappare i rami dagli alberi e la pioggia cadde così forte da filtrare tra le assi del tetto e bagnare i preziosi volumi della libreria del vostro bloggatore preferito. Egli, bloccato in casa da un’infausta mutua, non poté fare altro che continuare a tossire, starnutire ed estendere le proprie maledizioni ad alcune divinità minori del Bangladesh mentre pittava le pareti di bianco ed arancione.
Infine, tornò il sole, e con esso le ferie tanto agognate, che forse porteranno il vostro bloggatore preferito sui lidi francesi, forse nelle pianure serbe o sulle coste montenegrine, forse più semplicemente sulle aride e fresche alture di St. Oderich, mentre ormai i pomodori bramano di essere raccolti.
Ed altre meravigliose avventure.