L’autorevole parere che mancava

Lo sapevamo, quando hanno detto che tornavano di moda gli anni Ottanta, che c’era da preoccuparsi. Mi vengono in mente due o tre cose decenti successe in quel periodo, ma proprio due o tre: il primo disco dei gansenrosis, qualche bel film di indiana jones e la medaglia d’oro di ben johnson alle olimpiadi. Per il revival, che ti organizzano? Un nuovo disco dei gansenrosis, un nuovo film di indiana jones ed un nuovo episodio della guerra fredda. Che poi, restasse fredda, ce ne sbatteremmo, il problema è se diventa calda, che vent’anni fa non c’era il riscaldamento globale, o se c’era, se ne sbattevano, bisognava pensare alla guerra fredda.
In linea di principio, Putin ha ragione. Per l’ossezia e quell’altra regione dal nome buffo dovrebbero valere le stesse regole applicate in kosovo: una parte della popolazione di una regione vuole staccarsi da uno stato in cui non si riconosce più, dichiara unilateralmente l’"indipendenza", gli stati amici danno un aiutino militare ed il pubblico applaude a tale sfoggio di diritto internazionale. Non era stato detto, riguardo al kosovo, che si sarebbe creato un pericoloso precedente? Non l’hanno riconosciuta lo stesso senza batter ciglio, i democratici stati occidentali, l’indipendenza del kosovo? Abbiano ora il buon gusto di tacere. In fondo, quanti si lamentano del rischio di balcanizzazione del caucaso, hanno avuto il loro bel ritorno dalla balcanizzazione dei balcani. Inoltre, c’è tutta la questione dello scudo antimissile, delle basi statunitensi nell’europa orientale, delle ingerenze euroamericane nella regione. In linea di principio, Putin avrebbe tutto il diritto a risentirsi e cazzeggiare un po’.
In pratica, però, Putin ci sta prendendo in giro, perché tanto lui questo giochetto nel caucaso l’avrebbe fatto lo stesso, kosovo o non kosovo, ed il diritto all’autodeterminazione dei popoli è l’ultimo dei suoi pensieri (non che Bush ci perda il sonno, evidentemente). A Putin interessano due cose: gas e petrolio. E poi, vabbè, i soldi. E il potere, che ricava dal gas e dal petrolio, comunque. E il judo, che usa per spezzare l’opposizione. Non so come stia messo a concubine. Insomma, Putin ha un sacco di interessi, però resta lo stesso un sordido figlio di una peripatetica sifilitica e lo dico senza paura, che tanto ho la stufa a legna. Il problema è, cosa interessa a Bush? Petrolio e gas, soldi e potere, e l’alcolismo al posto del judo. Che guaio.
Guerra fredda significa, in pratica, che russia e stati uniti non avendo convenienza ad attaccarsi fisicamente a vicenda stracciano le balle al resto del mondo per il controllo delle risorse. Tutto il resto è sovrastruttura. Gli stati europei, intanto, i sarcosì e i frattini, corrono dall’uno all’altro come i figli di genitori separati e si illudono che la loro opinione conti davvero qualcosa. Dopo vent’anni siamo ancora qui, e non possono neanche più raccontarci che prima o poi cadrà il muro di berlino. A ’sto punto era quasi meglio un nuovo disco di michael jackson.


L’importante è essere obbiettivi

Neanch’io ho ben capito come mai se prima uno veniva aggredito a Roma erano cose che capitano, e adesso invece è colpa del sindaco. A prescindere dal fatto che il sindaco di Roma è una minchia col parrucchino.

Però non ho neanche capito come mai se prima uno veniva aggredito a Roma era emergenza nazionale e invasione degli ultracorpi, mentre ora son cose che capitano.


Tre col maiale

Alla prima festa del Partito Democratico è stato invitato anche Umberto Bossi, nonostante le sue recenti febbricitanti dichiarazioni. Scandaloso: il Partito Democratico fa una festa?!

(Ogni volta che parlo di Bossi mi sento in colpa, perché lo so che non bisognerebbe prendere in giro gli handicappati. Allora provo a prendere in giro il Partito Democratico e mi sento in colpa due volte, per lo stesso motivo. Vedete cosa vuol dire crescere in un ambiente cattolico.)

(Bossi. Ogni tanto [ogni giorno] ne spara una, e tutti ci scandalizziamo, ci indignamo, ci offendiamo. Il PD ha aperto con Bossi un "serrato confronto" sul federalismo, confronto reso più complicato dal fatto che "federalismo" è l’unica parola con più di tre sillabe che Bossi conosca. Mai nessuno che tanto per provare gli dica che no, il suo federalismo del cazzo non lo facciamo, e adesso metta il pisello sul tavolo e faccia la sua rivoluzione, sollevi il popolo, imbracci il fucile, così vediamo quanti padagni sono pronti a scendere in strada armi in pugno per la riconquista dell’ici e gli diamo una contata. Secondo me sarebbero solo lui e Maroni. Due, se contiamo anche Calderoli.)


Back in bunker

I pantaloni. La terza cosa più difficile del lasciarsi alle spalle tre settimane e qualche giorno di libertà sulla parola ("Torno, parola.") è il dover indossare i pantaloni. Lunghi, fino alle caviglie. Come nel medioevo.
La seconda cosa più difficile del tornare al bunker sono le scarpe. Che poi sono, vabbè, sandali, ma hanno la punta quasi chiusa ed il tallone parzialmente coperto, quindi sono molto più scarpe delle infradito che portavo fino a qualche ora fa, e sono molto odiosi nella loro scarposità.
La cosa in assoluto più difficile del tornare al bunker è naturalmente il lavoro e la voglia di morire e l’assurdo divieto di bere alcolici e la carenza di affetti e la totale mancanza di gatti, scogli o mare nel mio campo visivo e la sinistra consapevolezza che da qualche parte in questo momento le meduse stanno approfittando della mia assenza per congiurare contro il mondo, il tutto zippato per stare insieme sullo scalino più alto del podio.

Poi si chiedono perché uno si dia al brigantaggio.


Beware of hyppos

L’Istria.
A parte il fatto che è piena di italiani, alcuni dei quali nativi, è un posto meraviglioso. Ci puoi piazzare la rulòt, nuotare, guardare i pesci, inseguire i pesci, dedicarsi alla pesca dal materassino, andare in pescheria, mangiare pesce o cevapcici, stenderti sugli scogli, fumare, fumare al ristoràn!, giocare alle carte, andare in bicicletta, attaccar briga con gli indigeni, conoscere o riconoscere belle persone, prendere il sole, rimetterlo a posto, ecc. ecc. e poi tornartene a casa schivando le catastrofi assortite.
L’importante è stare attenti ai maledetti ippopotami.