KarmaChimico 2006-10-27T09:30:02Z Lusky http://www.karmachimico.it Cenni di pedagogia cimbra, vol. 1 Lusky http://www.karmachimico.it/default.asp?id=Cenni_di_pedagogia_cimbra__vol__18460046648979 2017-12-12T11:33:49Z Spiegare l’omosessualità a una bambina di 4 anni (e mezzo):
"Ci sono uomini a cui piacciono gli uomini e donne a cui piacciono le donne".
"Ah, ok."

Spiegare la differenza tra "sparare" e "spalare" la neve:
Due ore di discussione pseudoscientifica sulle precipitazioni atmosferiche, il ciclo delle stagioni, il funzionamento presunto di un cannone da neve, principi base dell’arte dello sci, nozioni approssimate di scienza dell’evoluzione e quant’altro basta a farmi mettere in discussione tutto ciò che credevo di sapere sulla vita, l’universo e tutto il resto. Il tutto complicato da difetti di pronuncia in entrambi gli interlocutori. ]]>
La rivoluzione non è uno stato mentale Lusky http://www.karmachimico.it/default.asp?id=La_rivoluzione_non_e_uno_stato_ment5980340838432 2017-11-23T12:33:00Z Rivoluzione. Uno dei termini più abusati dagli sciacalli del Marketing, gentaglia senza scrupoli che vive di parole ma non ne ha il minimo rispetto.
Tutto oggi è rivoluzionario: il nuovo telefono, la nuova auto, il nuovo shampoo, la nuova teoria gestionale. Tutto è rivoluzionario, e lo puoi comprare presso un dealer autorizzato del padronato organizzato. Tra quelli un po’ più a sinistra, un po’ più rivoluzionari del markettaro medio, si usa talvolta dire che "la rivoluzione è uno stato mentale", intendendo che bisogna porsi prima di tutto in una condizione psicologica divergente dal pensiero comune, avere il coraggio di effettuare scelte controcorrente. Scelte che però si riducono quasi sempre ad azioni di consumo più "intelligenti" e "consapevoli", magari addirittura "eque e solidali". Presso un dealer autorizzato dal padronato organizzato, ovviamente.
Come canta qualcuno, "la rivolta ormai è un fatto personale". Spetta al singolo individuo effettuare le proprie scelte rivoluzionarie, decidere autonomamente in che modo esprimere il proprio anticonformismo, il proprio pensiero critico. Ognuno troverà senz’altro la soluzione più adatta alla propria personalità, alla propria sensibilità, in un catalogo sempre più ampio di proposte rivoluzionarie ed assai appaganti, dal veganesimo al buddhismo, dal novax a Linux.

Qualche dubbio, però, dovrebbe sorgere. Non dico che la rivoluzione non possa essere soddisfacente sul piano personale, né che debba per forza tradursi in un bagno di sangue per le strade, vetrine rotte, Audi incendiate, Briatore alla ghigliottina, bava alla bocca e contadini con il forcone, la rivoluzione può essere anche un ballo, magari un pranzo di gala, ma per definizione dev’essere sociale. Se tutto il tuo afflato sovversivo lo esprimi comprando uova di galline allevate a terra anziché in batteria e ti senti pure più figo di Marat, temo non si tratti di rivoluzione quanto piuttosto di masturbazione. Con tutti i pregi e difetti del caso. ]]>
Il grande impero Manchu è nostro Lusky http://www.karmachimico.it/default.asp?id=Il_grande_impero_Manchu_e_nostro8942682147026 2017-11-11T09:06:32Z Come forse qualcuno avrà notato, anche quest’anno il bloggo è andato offline a causa di problemi con il servizio che lo ospita. Inutile dire che nel frattempo mi sono venute in mente un sacco di idee brillanti ed argomenti interessanti di cui scrivere per allietare le vostre letture, che cadranno nel dimenticatoio ora che il bloggo è di nuovo raggiungibile.

O forse no, lo vedremo. Nel frattempo, sono tornato: più stanco, più vecchio, ma ancora vivace e battagliero. Proprio come il nostro eroe Silvio.

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Diversamente giovane Lusky http://www.karmachimico.it/default.asp?id=Diversamente_giovane8454706072807 2017-10-20T17:31:08Z Una ventina di giorni fa c’è stato il mio compleanno, come sempre, e come sempre non mi hai fatto gli auguri. Forse li hai pensati, chi lo sa. Forse ti ha inghiottito un buco nero, forse sei finalmente felice, forse non mi interessa saperlo, forse ho visto una tua foto del mare, forse una tua vecchia foto con me e il cane, con i capelli arruffati come me quando avevo i capelli. Questo compleanno mi ha regalato un sacco di certezze.

Di solito affrontavo l’appuntamento annuale con una sorta di sottile piacere, l’attesa di vedere se qualcuno si sarebbe ricordato di me, perché in fondo tutta la vita su questa maledetta palla di fango lanciata nel gelido vuoto cosmico non è che uno sbattersi nella speranza che qualcuno ci voglia un po’ bene, magari non tutta ma buona parte, e di solito ne uscivo puntualmente pieno di malinconia perché contavo più le persone che non mi avevano fatto gli auguri di quelle che invece lo avevano fatto.

Questi, signori, è l’artista nudo in tutta la sua ripugnante debolezza.

Quest’anno sono partito avvantaggiato perché ero già triste prima. I quaranta, sapete. Odiavo l’idea di compiere quarant’anni quasi quanto odiavo l’idea di cedere ad un cliché così abusato. Pensavo, succube come sono dell’impero culturale occidentale, che fosse per il fatto di invecchiare, non essere più in grado di fare quello che facevo da giovane, le possibilità perdute, roba così. Però non mi tornava del tutto, in primo luogo perché anche da giovane non è che facessi granché a parte ubriacarmi ed essere arrogante, in secondo luogo perché tutt’ora riesco a fare le stesse cose.

(Certo, ci metto due settimane in più a riprendermi)

Poi, mentre tutti (non tutti, in realtà) mi circondavano del loro affetto e mi regalavano biscotti perché sanno che sono un vecchio goloso, ho finalmente realizzato. Non è il fatto di invecchiare. Non è il fatto che ho perso i capelli, che non so più dare calci in faccia alla gente, che mi ammalerò e morirò. È che non riesco a conciliare l’età anagrafica con l’età che mi sento, perché anche se chi mi conosce lo sa bene che ho lo spirito e gli interessi di una quercia secolare, io parlo a me stesso come se fossi un ragazzino. Un dodicenne, tipo, neanche troppo intelligente, come si può capire dalle battute che faccio. Ed ora sono un dodicenne nel corpo di un quarantenne che, è giudizio unanime, li porta pure male. Perciò ho deciso di scacciare la malinconia ponendomi nuovi ambiziosi obbiettivi che però esulino - attenzione - da quella solita schiera di luoghi comuni che si identifica con la crisi di mezz’età.

Niente auto sportive, jogging, amanti minorenni e droghe sintetiche, scarpe fluo e corsi di zumba.

Però sto provando Spotify. ]]>
Le cose ritrovate e poi perse Lusky http://www.karmachimico.it/default.asp?id=Le_cose_ritrovate_e_poi_perse6661493182182 2017-09-06T15:05:22Z Quand’è stata l’ultima volta che hai guardato il cielo?
Sarà l’età che avanza, l’accumularsi di noiosi compromessi e notti insonni, ma ogni alba sembra volerci levare un pezzo - di identità, di storia, di futuro. Bugie che diventano opinioni, opinioni che diventano scienza, scienza che diventa marketing in un ripugnante caleidoscopio di interesse, ignoranza e meschinità. Musica, film, libri, copie digitali destinate a scomparire al capriccio di un sottosegretario all’obsolescenza programmata. Ricordi, notti trascorse ad inseguire nella memoria il suono della tua voce. Una sete inestinguibile, una fame insaziabile. Rabbia urlata tra gif di cagnolini e foto del mare, minacce di morte, auguri di stupro, la totale incapacità di dare un senso ed un peso alle parole prima ancora che di provare compassione, umanità. Uno Stato che getta la sua maschera di civiltà per mostrare il funebre volto del potere, la mano che sola regge il monopolio della violenza. Una civiltà che poi si dimostra per quello che è, aggregazione atomica di consumatori alienati, pronti a tornare allo stato brado, animali feroci, fedeli adoratori del signore delle mosche. Una civiltà che si regge sulla stanchezza di un popolo ormai intorpidito dai sedativi, pronto a reagire a comando come un cane alla catena contro il bersaglio indicato dal padrone, una sovrastruttura in gesso finemente decorata ma ormai fragile, consumata dall’incuria e dalle intemperie.
Al netto di ogni ipocrisia, forse occorre ammettere di avere anche sbagliato. A smettere di credere. A smettere di drogarsi. A smettere di stare male. A lavarsi la faccia la mattina, cercare un governante migliore, un telefono più intelligente, un’energia più pulita. Cambiamo solo il nome a problemi irrisolvibili. La felicità non si può comprare, si possono comprare solo piccole dosi di narcotico per dimenticare quanto siamo infelici. La felicità si può conquistare solo abbattendo il sistema di produzione capitalista, costruendo una società giusta e dando vita ad un’umanità nuova. Magari con una partita a briscola ed un bicchiere di quando in quando. Del resto, siamo soli. Non abbiamo un’ideologia, abbiamo distrutto la fiducia nei nostri simili, disintegrato ogni rete sociale, ogni forma di aggregazione non votata al consumo, non controllata dalle multinazionali dell’amicizia. Queste le magnifiche sorti e progressive. Siamo soli, di fronte ai dardi dell’oltraggiosa fortuna, a quattrocento miliardi di stelle e svariati buchi neri.
Quand’è stata l’ultima volta che hai guardato il cielo?
Guardalo. È immenso, sconfinato e straordinario, persino nella provincia depressa di un continente moribondo. ]]>
Ma il mio mistero è chiuso in me Lusky http://www.karmachimico.it/default.asp?id=Ma_il_mio_mistero_e_chiuso_in_me4734918475151 2017-07-18T15:43:32Z L’altra sera me ne stavo da solo a casa a guardare un film pornografico thailandese, pellicola raffinatissima, quando inaspettatamente mi suona il campanello. Apro la porta in ciabatte. Al cancello mi aspetta un tizio che non vedo da quando, sei o sette anni fa, mi ha infilato metaforicamente un coltello tra le clavicole raccomandandomi di non raccontarlo in giro per non rovinargli la reputazione. Guardo l’orologio, era circa mezzanotte.

Il fantasma delle emorroidi passate.

Gli chiedo cosa voglia e intanto mi domando dove lo potrei colpire per neutralizzarlo prima che metta in allarme i vicini con le sue grida. Anni di pratica di arti marziali mi suggeriscono la carotide, ma decenni di ignoranza mi impediscono di localizzarla su un corpo umano.
Mi ringrazia per essere uscito anziché, suppongo, lanciargli un vaso di fiori dalla finestra del primo piano. Ci accendiamo una sigaretta. Vuole parlare.

L’ho già detto di quanto io reputi sopravvalutato parlare?

La vita ci ha prima avvicinato e poi allontanato, niente di drammatico, se non fosse per il fatto che appena io ti ho voltato le spalle ormai rassegnato a non avere più niente a che fare con te, tu hai deciso che magari valeva la pena tradire tutto quello che di buono poteva essere preservato almeno nel ricordo e passarmi sopra ancora una volta con la mietitrebbia del tuo cinico utilitarismo. Mica solo a me, eh, ma sono io il protagonista di questa storia quindi mi si permetta un secondo di egocentrismo.

Vuoi parlare del sentimento di eterna amicizia che ci lega, sentimento che si era evidentemente preso un momento di ferie tra il 2005 e la settimana scorsa. Mi dici che sei cambiato, come se fossi una di quelle signorine sifilitiche e credulone con cui copulavi in bagno durante le feste, mamma mia quante volte sono dovuto uscire a pisciare nelle aiuole perché tu tenevi il cesso occupato. Mi chiedi se porto rancore.

Chi, io?
No, il rancore fa venire il cancro.

Se per sei anni mi sono girato dall’altra parte quando ci incrociavamo per strada è perché soffro di una rara forma di torcicollo allergico agli stronzi. Se per sei anni sono stato cacciato da ogni retrospettiva su Pasolini perché solo a sentire il tuo nome cominciavo a vomitare improperi come la ragazzina dell’esorcista te lo assicuro, è stata solo una coincidenza. Non ti porto rancore, ho anche appena deciso che non ti prenderò a pugni per la strada come in fondo speri che stia per fare, per sentirti di nuovo l’uomo sensibile e civile trattato ingiustamente dal bruto ignorante.

Mi chiedi se sono disposto a perdonarti.

Ti rispondo che il perdono non è esattamente il mio forte. Ho la maledizione di avere una memoria dannatamente buona per alcune cose, ed ogni freccia avvelenata che mi hai tirato contro ci è rimasta attaccata. Ti rispondo che ciascuno in questa vita maledetta raccoglie quello che semina ed anche se tu adesso ti atteggi ad Hello Kitty, io lo so che sei un incrocio tra Barbie Facciadimerda e Chucki la bambola assassina.

Ci trasferiamo in un bar, fumiamo un’altra sigaretta. Tu bevi, io no.
Quando sono ubriaco commetto più facilmente errori, anche se la penultima volta che ci siamo visti mi hai ringhiato in faccia che le più grandi cazzate della mia vita le avevo dette da sobrio. A dimostrazione di quanto poco tu mi conosca, di quali perle io conservi della nostra eterna amicizia.

Possiamo andare al bar insieme? Certo che possiamo. Possiamo bere una birra assieme? Magari anche sì, non esiste una giuria di coerenza cosmica pronta a darmi una medaglia di cartone per non aver bevuto una birra assieme ad una persona discutibile. Nell’economia generale dell’universo, il vero dramma è che tu, fantasma, non sei migliore o peggiore dell’uomo medio: uno che se precipita con l’aereo sulle Ande comincia a chiedersi quale dei compagni di sventura abbia l’aspetto più succulento. Prima ancora di avere controllato se ci sia campo sul cellulare per chiamare i soccorsi.

Anch’io raccolgo quello che ho seminato, poco e male. Ho fatto soffrire qualcuno anch’io, anche se non al limite del serialkilling come te. Non mi sento meglio nel buttarti in faccia una minima parte degli insulti che ho confezionato pazientemente per te in questi anni, così come non credo alle tue dichiarazioni d’amore e pentimento. Forse dovrei darti questi due pugni e farla finita, magari farebbe bene ad entrambi.

Ah, ma tua moglie aspetta un figlio, congratulazioni. È per questo che tu stai qui a perdere tempo con me e a bere cercando di commuovermi facendo gli occhi da cocker. Mi abbracci, sono un po’ rigido. Beviamoci pure questa birra insieme, perché no? Non stasera, ma tra un anno o due potresti trovarmi in una disposizione più favorevole. Magari fossi in te la farei assaggiare prima da qualcuno, non si sa mai. Della nostra eterna amicizia, però, non ne parliamo più. Parliamo del tempo, della politica o meglio ancora dei vaccini. Bell’argomento, i vaccini.

E poi, ognuno a casa sua. Nessuna riappacificazione, nessun finale strappalacrime hollywoodiano. Nessuna soddisfazione, nessun rancore. Solo il vuoto del deserto di Atacama, dove per ogni lacrima sboccia un fiore, e dove incidentalmente si possono nascondere dei cadaveri con buona possibilità che non vengano mai trovati.

Eppure da quella sera, sarà che mi sto invecchiando, sarà che effettivamente abbiamo passato dei gran bei momenti insieme, sarà che sono un po’ sotto stress in questo periodo, non posso fare a meno di provare un po’ di dolce nostalgia per qualcosa che so già non può farmi altro che male. Poi per fortuna razionalizzo e no, col cazzo che ricomincio a fumare. ]]>
Dal pozzo Lusky http://www.karmachimico.it/default.asp?id=Dal_pozzo720788836479 2017-04-04T08:54:51Z Il giorno in cui sono andato a discutere la tesi sono andato a Trento da solo, con la vecchia auto dei miei. Era il 12 settembre 2001. Il giorno prima era successo qualcosa e tutti erano nervosi, ma io pensavo solo alla tesi ed ero affilato come un coltello. Scivolai dentro la facoltà pochi minuti prima dell’orario previsto per il mio appello e lì trovai un amico, teso, lì per il mio stesso motivo.

Non era proprio un amico, diciamo che stava nell’orbita dei miei amici. Molto serio, determinato, intelligente, ansioso. Ci siamo più o meno frequentati per tutti gli anni dell’università, incrociati in sala studio, in mensa, eppure di tutti quegli anni ricordo di lui solo le poche parole scambiate quel giorno.

Mi accolse incredulo sul pianerottolo di fronte all’aula, non voleva credere che mi fossi fermato a bere un aperitivo da solo, nel bar dove chi voleva laurearsi non sarebbe dovuto entrare. Lui girovagava per la facoltà da un pezzo. Per strada l’aveva fermato un cronista dell’Adige, chiedendogli cosa ne pensava degli attentati alle Torri Gemelle. Lui aveva risposto che non pensava niente, stava andando a discutere la tesi. Il cronista si era scandalizzato che non avessero sospeso gli esami in quel giorno tragico per l’umanità e lui l’aveva mandato a cagare, così mi raccontò. Poi lo chiamarono dentro l’aula, o chiamarono me, e non ho altri ricordi di lui.

Ho raccontato questa storiella mille volte, un po’ per la storia del giornalista e molto per sottolinearmi quanto io fossi figo all’epoca, che mentre tutti si agitavano andavo a bermi un prosecco alle nove di mattina sul muso dell’ansia e del terrore.

Non era proprio un amico, ma quel ragazzo mi era molto simpatico e lo ammiravo persino, si vedeva che non era un cazzaro come noialtri. Peccato che io non avessi il suo numero di telefono, che all’epoca non esistessero le reti sociali, che prima che inventassero le reti sociali io avessi completamente dimenticato il suo nome. Non la sua faccia, il suo sorriso teso del 12 settembre. Perso del tutto nel mare dell’oblio.

Poi, il mese scorso, alle tre di notte improvvisamente il suo nome mi è tornato in mente. Così, come un lampo nella notte. Me lo sono appuntato subito sul telefono, per non perderlo di nuovo, ed il giorno dopo ho scandagliato tutti i soliti mezzi per ritrovarlo e l’ho ritrovato. Ho scoperto che era poco più vecchio di me, forse per quello mi sembrava più serio all’università. Dopo la laurea è andato a vivere in Irlanda e Portogallo. Ha studiato, insegnato, scritto libri. Si è sposato ed ha avuto una figlia. È morto per una brutta malattia, quasi tre anni fa, ed io non riesco a capire perché questo fatto così lontano ed inevitabile mi faccia così tremendamente soffrire da settimane, perché mi faccia così male.

In un certo senso, l’ho tenuto vivo con me per tutti questi anni, cristallizzato in quel giorno come una farfalla sotto vetro. Giovane, nervoso, sorridente, vivo. Nella mia memoria, nella mia immaginazione egli era immortale e senza nome. Che scherzi ingiusti e volgari ci gioca la cosiddetta realtà. ]]>
La comfort zone della Costituzione Lusky http://www.karmachimico.it/default.asp?id=La_comfort_zone_della_Costituzione3799249529838 2016-12-05T14:38:52Z Di quando in quando, mi capita di incontrare qualcuno che mi dia fastidio. Succede soprattutto quando esco di casa. Io lo so che sono padrone del mio destino e non dovrei attribuire ad altri la causa della mia situazione socioeconomica, sociopolitica, socioaffettiva o sociosalutistica, tranne nel caso in cui uno effettivamente viene e mi dà una mazzata (Pope Francis docet), ma capita appunto occasionalmente che qualcuno funga da catalizzatore per il mio odio verso l’universo vuoi perché si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato, tipo nell’auto davanti alla mia che non vuole uscire dalla maledetta rotonda, vuoi perché effettivamente è un’idiota patentato che applica indefessamente le proprie energie a rovinarmi la vita.

Lascerò a voi stabilire a quale delle due categorie appartenga Matteo Renzi, faccio solo notare che non si escludono a vicenda.

Questo per dire che sono felice che se ne vada a casa. I miei studi confuciani mi stanno facendo rivalutare il valore della serenità della famiglia, peraltro, perlomeno di quella di Matteo Renzi. Ciononostante debbo ammettere di non essere del tutto soddisfatto dell’altro risultato del referendum costituzionale che si è tenuto ieri.

Ebbene, ho votato.

Ebbene, sì.

E quindi quando il Matteone nazionale si affaccia al balcone di Piazza Venezia per ammettere, con grande gesto di umiltà di ’stocazzo, che "lui" ha perso e perciò "lui" paga rassegnando le dimissioni, in realtà quella faccia da tolla mi sta scippando pure l’ultima cosa che poteva rubarmi: la sconfitta. Il bello è che nessuno di quelli che conosco che hanno votato "Sì" sono renziani, anche perché io non frequento renziani.

So bene che quella proposta dal suo governo non era una riforma costituzionale perfetta. C’erano dentro cose buone e cose cattive, più buone che cattive secondo me, e mi è scocciato doverle votare in blocco. Del resto, non ritengo sia perfetta neppure la nostra costituzione attuale, altrimenti non sarei stato dell’idea di cambiarla. Capisco le motivazioni di chi ha votato "No", c’erano ottimi motivi per votare No oltre al desiderio di mandare a casa Renzi, ma alla fine inutile negare che a fare la differenza è stata proprio quest’ultima motivazione. Se il megalomanino toscano avesse annunciato le dimissioni a seguito della vittoria del Sì, accampando qualsiasi scusa bislacca del tipo "Ritengo compiuto il lavoro che volevo fare quest’anno", "Ho fatto un fioretto alla Madonna" o "Preferisco dedicarmi alla famiglia e scrivere la mia autobiografia", oggi la riforma costituzionale sarebbe legge.

Ma non importa, quel che è fatto è fatto ed il cialtrone si è impegnato molto, ma ha sbagliato quasi tutto. Capisco ancora meglio chi si è rifiutato di partecipare a questo costoso sondaggio sull’ego di Matteo Renzi, in effetti. La verità è che il suo è stato un governo di centrodestra che è riuscito a fare un paio di cose appena, le unioni civili ed un tentativo di rifoma costituzionale, che sono comunque due cose in più di quanto fatto da qualsiasi governo negli ultimi vent’anni. Lo dico con un peso nel cuore, l’ho sempre detestato e spero si ritiri in Cambogia a sminare la giungla, ma due cose Renzi ha fatto e sono lo stesso due più di zero: sulle unioni civili, per esempio, è caduto il secondo governo dello stimatissimo Prodi (il primo era caduto sulle trentacinque ore... sogni utopistici del secolo scorso).
Ora ci ritroviamo con un Salvini felice, un Grillo felice, un Berlusconi comunque soddisfatto, un governo tecnico in arrivo e varie minacce di morte da parte delle banche. Le prossime elezioni quasi sicuramente premieranno la destra sia perché effettivamente a sinistra di Renzi c’è il deserto dei tartari, sia perché tra due mali scegliamo sempre quello che non proviamo da più tempo. La prossima riforma costituzionale probabilmente non la scriverà lo spirito redivivo di Calamandrei, come molti sembrano aspettarsi, ma la mano sudaticcia di un Brunetta o di un Calderoli, se proprio ci va d culo un Di Battista. Di Battista come l’ipotesi migliore, pensateci. E avrà dentro cose buone e cose cattive, forse più cattive che buone. Ma fa niente, vedremo cosa ci riserva il futuro e lo affronteremo di conseguenza.

Però ecco, un po’ mi dispiace. Qualcosa poteva cambiare, invece si è deciso di non cambiare, di preferire i problemi conosciuti all’incognita. Decidere di non cambiare in linea di massima mi fa sempre tristezza. Ma sarà per la prossima volta, dai. Magari ci pensa Piero Pelù. ]]>
Make America bad again Lusky http://www.karmachimico.it/default.asp?id=Make_America_bad_again4324151873588 2016-11-09T08:48:51Z E quindi pare che abbia vinto il mostro, la barzelletta, l’ipotesi per assurdo. Da un lato possiamo tirare un sospiro di sollievo: finalmente si può ritornare a dire che gli americani sono una massa di idioti, come sospettavamo. Dall’altro, avremo un pazzo furioso seduto sul trono più importante del mondo. Non che l’alternativa fosse molto meglio, eh: la Clinton è un’opaca destrorsa, ed entrambi sono comunque strumenti di chi detiene veramente il potere nelle democrazie borghesi, ovvero lobby e multinazionali. Considerando peraltro che spesso, non solo negli Stati Uniti, i danni peggiori a livello internazionale li hanno fatti presidenti di cosiddetto centrosinistra: Kennedy, Clinton, Blair, D’Alema...
Ci aspettano sicuramente tempi interessanti, ma difficilmente più cupi di quelli attuali. Se Trumpo si dimostra il pupazzo che sembra, gli confezioneranno un bell’impeachment nel giro di un paio d’anni e poi ce lo toglieremo dai piedi. Ma non scordiamoci che i politici una volta eletti fanno spesso il contrario di quanto avevano promesso in campagna elettorale, nel qual caso Donny potrebbe essere il miglior presidente della storia mondiale. ]]>
Ain’t nothin’ gonna breaka my stride Lusky http://www.karmachimico.it/default.asp?id=Ain_t_nothin__gonna_breaka_my_strid4043542742729 2016-09-30T09:19:03Z Ho combinato due o tre cose nella vita, niente di che, ma meglio di niente. Me ne restano due o trecento da fare e non mi fanno paura. Non scriverò una lista, se non altro perché da qualche parte dovrei includere pure te, ma con un po’ di pazienza e fortuna arriverò in fondo e se non sarà per questa, scroccherò altre vite come si faceva coi gettoni in sala giochi da ragazzini.

Ora ho: un amore, una piccola maestra che mi insegna un sacco di roba nuova (un po’ bella e un po’ brutta) ed un cactus sulla scrivania. Un mucchio di libri da leggere, chilometri da percorrere, canzoni da ascoltare. Un’auto col riscaldamento, pastiglie per il mal di testa, seicento caratteri di cinese semplificato, cicatrici, ricordi, nemici, complici in attività criminose. Cattive abitudini, vizi e segreti. La dannazione di una buona memoria. Un sacco argentato di tè Bao-Chung profumato.

Ringrazio tutti per tutto, infinitamente. ]]>