Da qualche giorno violenti scontri infiammano, a volte letteralmente, le strade francesi, spagnole, albanesi e persino italiane. Si tratta soprattutto di giovani che manifestano, spesso ne vanno di mezzo delle innocenti vetrine, qualche cassonetto disarmato, il più delle volte gli stessi giovani: malmenati, pestati, feriti o arrestati dalle forze dell’ordine che tentano appunto di riportare l’ordine. Finora con scarso successo, c’è da dire. Le ragioni di queste proteste non sono chiare, specialmente se vivete in una bolla mediatica e la vostra massima preoccupazione è dove ordinare il cibo d’asporto questa sera o il tasso di melanina della gente che sfreccia in monopattino contromano. In ogni caso tutti, dal nostro paciocco presidente della repubblica ai partiti dell’opposizione, dalle forze di governo ai prezzolati giornalisti assediati nelle ZTL, condannano senza esitazione la violenza dei giovani.
Qualcuno parla di infiltrati, e senz’altro ce ne sono.
Alcuni suggeriscono una regia russa e perché no? La Russia sta bene su tutto.
Sia come sia, se si può chiudere un occhio sulla vetrina di Luis Vuitton e le ansie di Chanel, a nessuno piacerebbe l’idea di vedere la propria automobile bruciare, tanto meno dopo aver pagato il parchimetro. Neppure io sarei contento, non lo nascondo.
Mi assumo quindi le mie responsabilità di bravo cittadino unendomi senza indugio al coro di condanna della violenza, che in quanto appunto unanime non può che essere massima espressione di democrazia.
Perché le proteste vanno bene, il malcontento ha solide ragioni di esistere, manifestare è un diritto sacrosanto ma la violenza non ha mai portato a nessun risultato.
Tranne che in Francia nel 1789, certo.
O nelle colonie americane nel 1776, se è per quello.
Vogliamo poi parlare dei moti carbonari del risorgimento? Risolti in un nulla di fatto.
La rivoluzione russa? Decisamente inconcludente.
Quella cubana, quella cinese, quella vietnamita? Guardate dove ci ha portato tanta violenza, per gli dei!
Le proteste degli anni Sessanta e Settanta, cosa ci hanno lasciato a parte qualche miglioramento delle condizioni salariali, qualche diritto sul lavoro, il divorzio e l’aborto?
Anche i movimenti anticoloniali in Africa ed in Asia vanno senz’altro considerati delle esecrabili eccezioni.
Non parliamo poi della Ribellione contro l’Impero in Guerre Stellari, che sembrava inizialmente avere avuto qualche successo, ma è poi naufragata nel nulla quando in qualche modo l’imperatore è tornato dalla morte.
Le proteste veramente efficaci sono quelle civili, pacifiche ed educate, come quella di Gandhi in India.
O come…
...mi verrà un altro esempio, prima o poi. In questo momento mi tornano in mente solo decine di manifestazioni civili, sfilate colorate e tranquille, referendum ed amenità assortite che sono rimaste completamente inascoltate, ignorate dai media e minimizzate se non derise dai governanti. Mi vengono in mente milioni di persone che hanno alzato la voce ed espresso il proprio dissenso restando nei binari loro concessi dalla democrazia, ed hanno ottenuto forse la solidarietà della gente per bene ma neanche una ciotola di riso a fine giornata.
Questo non per dire che i ragazzi fanno bene a spaccare tutto, ci mancherebbe. È inutile, è pericoloso, è inaccettabile. È una vergogna. E infatti io mi vergogno un poco.
Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.