19/7
2006

La Notte Bianca o un altro titolo originale a vostra scelta

Organizzare una Notte Bianca nel Triste Borgo Natio è come lanciare un bombolone alla crema in un termitaio, qualunque cosa questo significhi. Di solito le Notti Bianche non si organizzano in paesotti dove l’attività di intrattenimento principale consiste nel fissare la balle di fieno che rotolano per la strada e dove per "evento" si intende la transumanza delle pecore per le vie del centro. Non eravamo preparati. Però ultimamente è molto trendy e allora l’abbiamo fatta lo stesso.

Sono stati aperti al pubblico alcuni rimasugli di archeologia industriale, che a tutt’oggi rappresentano l’unico patrimonio culturale del Borgo, una mostra di pittura e... ehm... beh, non mi viene in mente altro. In una piazza erano stati allestiti assaggi di cucina etnica rappresentantivi delle centocinquanta nazionalità che quotidianamente si avvelenano nelle fabbriche locali, e le ragazze indiane ballavano una versione cheap della danza del ventre. Al cinema all’aperto proiettavano Metropolis e Nosferatu. Alcuni negozianti impavidi hanno tenuto le saracinesche alzate fino a tarda ora, forse mezzanotte, l’una. Ma questo era il meno:dato che tutto si può dire del Triste Borgo ma non che manchi di persone che si credono artisti, quasi in ogni bar c’erano giovanotti avvinazzati che declamavano poesie, con o senza accompagnamento alla chitarra, e letteralmente ad ogni angolo di strada c’era gente che suonava e concerti in ogni piazza. In risposta a cotanto ben di dio, si sono riversate per le vie del Borgo migliaia di persone provenienti da ogni dove, purché per "ogni dove" si intenda "nel raggio di venti chilometri". La folla era così serrata che se un tizio è svenuto nella calca e si è fatto altri trecento metri prima di cadere a terra.

Chiaramente a trarre maggiore beneficio da questa moltitudine di turisti è stata la categoria professionale sulle cui spalle maggiormente si regge l’economia del Borgo: i baristi. Ché la gente mica era assetata solo di musica & cultura. Altrettanto chiaramente, io non potevo sottrarmi al mio ruolo di referente culturale ed ho vagato sbevacchiando fino all’alba, lungo un percorso che si è snodato più o meno così:

Ore dieci: Me ne esco di casa con la motoretta intenzionato a raggiungere il centro, ma mi tocca di abbandonarla dopo pochi metri perché tutte le strade erano chiuse al traffico. La lascio sotto un portico sperando di ritrovarla al mattino (ci sarà) e mi dirigo verso il cinema all’aperto dove mi aspetta Amoremio. Tentiamo di raggiungere i PornoRambi e/o di andare a vedere il saggio di pattinaggio o la qualsiasi, ma ci arriva un messaggio del nipotinzio Mo’ e raggiungiamo invece lui.

Mezzanotte: Lasciato il nipotinzio Mo’ mascherato sulla soglia di casa a spaventare i passanti e tornata a casa Amoremio a recuperare un po’ di forze, mi unisco ai PornoRambi ed andiamo a berci un paio di birre, al termine delle quali giungeremo alla conclusione che

quando i bar sono troppo affollati ci si può anche dimenticare di pagare
e
il matrimonio è un’istituzione che non dovrebbe interessare gli eterosessuali.

Tre del mattino: scomparsi anche i PornoRambi, di tutto il bordello precedente resiste solo un robusto presidio dinanzi all’orribile duomo, dove una manciata di mentecatti privi di talento ballava musica latino americana mentre un nutrito gruppo di spettatori cercava di farsi passare la sbornia. Mentre fisso annichilito la patetica esibizione di quegli scarti da discoteca mi raggiunge il buon Pierbulus che, palesemente intontito dal sonno (e forse dall’alcol, e forse da altre sostanze, e forse dalle percosse della fidanzata), inizia a raccontarmi con nonchalance delle sue più recenti disavventure. Io lo fisso con sguardo vitreo, annuisco quando sentivo delle pause ed ogni tanto butto lì un "Te le vai a cercare" o "E’ colpa tua che non capisci un cazzo", a casaccio. Tanto ieri sera l’ho chiamato per farmi fare un riassunto di quello di cui avevamo parlato, e non era niente di particolarmente interessante.

Cinque del mattino: sparito anche PierBulus, mi guardo l’esibizione di Tai Chi dalla balaustra del duomo ed ascolto sonnecchiando i canti gregoriani che annunciano l’alba. I bar sono ancora pieni, ma ormai sono rimasti in giro soltanto i soliti alcolizzati e perdigiorno del borgo (infatti, li conosco tutti). Spunta infine il sole e mi dirigo con passo strascicato verso casa maledicendo la vecchiaia che avanza e mi logora le forze, che solo un paio d’anni fa a quell’ora sarei stato allegramente a vomitare in qualche cestino dei rifiuti per poi ricominciare.

Insomma, in un posto dove non succede un cazzo per 364 giorni all’anno tutto questo mi è sembrato un’esagerazione, uno spreco ed una confusione ed un rumore terribili, una folla insopportabile e maleducata. In altre parole, aaahhh... mi è piaciuta assai. Facciamola almeno una volta al mese.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




14/7
2006

Avviso agli automobilisti

Vi informo, nel caso vi fosse sfuggito, che ho recuperato in cantina il mio vecchio scooter delle superiori ed ho ricominciato a scorazzarci lungo le trafficate vie del Borgo. Ed è palese che vi fosse sfuggito, dato che fate sempre finta di non vederlo.
Mi sono permesso di controllare: lo scooter proietta ombra, quindi in qualche modo intercetta i raggi solari e questo mi fa pensare che non sia invisibile, per quanto io non sia una cima in fisica. Di conseguenza mi pare strano che quando dovete uscire da uno stop, attraversare un incrocio o svoltare a destra continuiate ad ignorare la sua esistenza e cerchiate di cecchinarmi, mentre io sono lì ignaro che proseguo per la mia strada. Forse, pur vedendolo, pensate che uno scooter non possieda davvero una massa e sia possibile passargli attraverso, ma mi sono preso la briga di verificare per voi anche questa ipotesi ed ho notato che se ci batto sopra con le dita fa toc-toc, se ce le batto più forte fa TOC-TOC, se lo piglio a calci cade e se mi cade sopra i piedi fa anche piuttosto male. Di conseguenza mi sentirei di escludere un’improbabile eccezione alla legge sull’impenetrabilità dei corpi.
E’ possibile infine che, pur vedendo lo scooter e sapendo che possiede una non irrisoria massa fisica, riteniate che un eventuale scontro con lo stesso non possa causare danni alla vostra automobile, trattandosi di un veicolo composto al 90% da plastica e al 10% da nastro adesivo. Nonostante la sua apparente ragionevolezza, mi spiace dover smontare anche quest’ultima ipotesi: dimenticate infatti che sopra lo scooter solitamente ci sono io e nell’eventualità di un incidente provocato dalla vostra negligenza, a meno che mi uccidiate sul colpo o mi si spezzino entrambi i femori nell’impatto, mi rialzerò dall’asfalto come il governatore della california in un celebre film e con il casco addosso vi sfonderò il parabrezza a capocciate. E se oserete scendere e protestare, o anche solo proporre una constatazione amichevole, vi rifilerò una testata nello sterno che al confronto quella di zidane era una carezza al gatto.




12/7
2006

Panem et circenses

Alla fine, dopo una settimana di estenuanti trattative e discussioni interiori, aveva vinto Protone. Elettrone se ne stava lì seduto in disparte con un muso lungo così e continuava a ribadire che guardare la partita sarebbe stato un atto d’infamia, come minimo, e ad argomentare con valide e nobili ragioni etiche la propria tesi, ma Protone rispondeva, sbuffando, che - qualunque fosse il motivo per cui gli altri cinquanta milione di tagliani si apprestavano a porsi di fronte al televisore, lui era mosso solo dalla curiosità di assistere ad un evento storico e che comunque il calcio è un gioco, qualsiasi significato ulteriore tu gli possa dare. Che la passione popolare per il calcio era arrivata prima del giro di miliardi. Che da millenni gli esseri umani perdevano la testa per gli eventi sportivi. Che per le olimpiadi venivano persino interrotte le guerre. Che nel calcio non si potevano scoprire solo gli elementi più beceri della cultura italiana. Elettrone, sfinito, fino a domenica aveva perso la voce a forza di contestare con vigore questi ragionamenti.

Tutto questo naturalmente nella mia testa, in quei dieci secondi al giorno che ho riservato all’affaire mondiali, che non mi si accusi di non avere un cazzo da fare.

Tuttavia.

Alle otto di domenica sera, mentre tutta italia in religioso silenzio si accalcava di fronte allo schermo, mentre Elettrone se ne stava in disparte a mettere in versi le recriminazioni del giorno dopo, mentre Protone spazzava via fischiettando gli ultimi calcinacci etici, mentre mi allacciavo le scarpe pronto a raggiungere PornoRambo, PornoRamba, Fu ed il resto del Triste Borgo Natio, improvvisamente mi sono reso conto di un dettaglio:

a me della finale della coppa del mondo di calcio non importava nulla.

Non avevo guardato nessuna partita. Conoscevo a malapena i nomi dei calciatori. Avevo altro da fare. Ero stanco e accaldato. Non provo nessun senso di appartenenza alla nazione, almeno dal 13 Giugno 2005. Non amo esultare e festeggiare a comando.
Certo, se avessi guardato la partita probabilmente mi sarei emozionato anch’io, non dico di no, ma insomma... Sentirmi obbligato a guardare la partita, pur senza particolare interesse, solo perché la guardavano tutti, sai che palle, e quindi non l’ho guardata e ho fatto altro.

A sentire i casini fatti nel corso della notte (le campane che suonano a festa, è mai possibile?), le dichiarazioni del giorno dopo sull’unità d’italia e l’economia che si impenna, le interviste alla nonna del lattaio del giocatore ed a persone in altre occasioni maggiormente degne di rispetto, a vedere le foto della folla accalcata al circo massimo e delle svastiche al ghetto, di prodino che ne fa uno spot ("Italiani! Faccio cortesemente notare che con berlusconi non si è mai vinta una coppa del mondo!") e l’altro imbecille che rosica, trenta pagine di speciale su Repubblica, gli striscioni ed i titoli di vago sapore fascista, insomma, dai, mi viene da pensare che forse aveva ragione Elettrone, c’erano motivi etici e politici più che sufficienti per non guardare questa partita. Il motto panem et circenses l’avete sentito tutti, quindi non starò a farla più lunga di così. Mi viene solo un dubbio: ma tutti quelli che durante il resto dell’anno schifano il calcio, gli intellettuali e i savonarola, i profeti del rugby e del curling, cos’hanno fatto domenica sera?
Non è che intendo distinguere il mondo tra buoni e cattivi sulla base di una partita di calcio, questo lo lascio semmai ai tifosi. Non è che mi ritengo migliore di chi ha guardato la partita, a scanso di equivoci, in fondo mi sono astenuto per disinteresse. Mi pare però vagamente inquietante (a parte la faccenda delle campane) non aver trovato ancora nessuno che non abbia partecipato al grande rito collettivo, che abbia resistito anche alla suspence dei rigori. Mi pare vagamente inquietante anche aver trovato solo una persona, tra quanti hanno visto la partita, che l’ha trovata piuttosto noiosa e giocata male (cosa che non posso sapere se sia vero, e magari non lo è, ma è la prima partita di calcio della storia italiana a non avere subìto critiche). Non è che sono schifato nei confronti dei miei concittadini, almeno non più di quanto lo ero la settimana scorsa, ma un po’ inquietato sì. Orwellianamente inquietato, direi.

E prima che le vostre orwelliane pernacchie mi sommergano, torniamo a parlare di cose serie, per favore.

(Per esempio, secondo me Materazzi stava spiegando a Zidane come su un piano poetico ed espressivo Godard sia sempre stato un passo avanti rispetto a Truffaut. Che poi la pronuncia di Materazzi non sia perfetta ed in francese "novelle vague" suoni così simile a "tua sorella mi ha fatto un’offerta che quelli di mediaworld se la sognano", sono quelle piccole coincidenze che rendono il mondo un posto curioso.)




5/7
2006

Dialogo di un protone e di un elettrone sopra la finale dei mondiali di calcio


Elettrone: E allora, cos’è tutto questo casino?
Protone: Pare che la nazionale italiana sia arrivata alla finale di questi mondialen di calcien.
Elettrone: Che palle.
Protone: Già. Potrebbe essere un problema.
Elettrone: Perché continueranno a scassare con questo maledetto calcio per tutta la settimana, vero?
Protone: Mmmfgh... e non solo.
Elettrone: Perché nel caso quegli idioti riuscissero a vincere, i tifosi buzzurri ti impediranno di nuovo di dormire suonando clacson, trombe e trombette fino alle due del mattino incuranti del tuo mal di testa?
Protone: Sì, sono degli odiosi vandali, e come se non bastasse...
Elettrone: Affosseranno l’inchiesta sui brogli calcistici nazionali con una benedizione per meriti sportivi?
Protone: Probabile, probabile... Nasconderanno tutto il marcio dietro il sorriso di un "volemose bene" collettivo, e addio speranze di rivedere un po’ di calcio sano nei prossimi anni. Ma non solo...
Elettrone: Va beh, ma che te ne frega? Tanto in fondo il calcio non lo hai mai seguito più di tanto...
Protone: Sì, però...
Elettrone: Però?!
Protone: Però questa finale quasi quasi mi piacerebbe vederla...
Elettrone: Cooosa? Ma sei impazzito? Ma non ti rendi conto che il calcio è solo un potente mezzo di controllo sociale, per far sfogare in momenti controllati la frustrazione accumulata in settimane e mesi di paziente sottomissione al malvagio sistema capitalistico?
Protone: Indubbiamente, sono i mass media e gli sponsor che pompano l’evento da mesi, esaltando le masse oltre ogni limite razionalmente comprensibile... Tuttavia...
Elettrone: Ma non li senti questi idioti che riempiono le piazze, si ubriacano, si lasciano andare ad una baldoria sfrenata per undici imbecilli che corrono dietro ad un pallone e poi non muovono un dito per difendere i propri diritti, restano a casa a dormire mentre i fasci fanno le loro sfilate, vanno a malapena a votare ai referendum?!
Protone: Certamente, è vergognoso. Però la finale dei mondiali è un evento sportivo di portata storica.
Elettrone: Di eventi sportivi altrettanto importanti ce ne sono assai, ma non fanno mai questo casino. E’ tutto organizzato, tutto manovrato.
Protone: Ma è un fenomeno culturale.
Elettrone: Anche i sassi dal cavalcavia sono un fenomeno culturale. Anche il maschilismo ed il cristianesimo sono tradizioni nazionali. Non è ora di evolversi e rinunciare a certe tradizioni?
Protone: Sì, sì. E’ ora di evolversi... Ma il calcio è anche un gioco dal sapore popolare, emoziona la gente perché è semplice, coinvolgente. Poi è vero che ci sono strumentalizzazioni, esagerazioni come quelle di stanotte, ma non è tutto necessariamente cattivo.
Elettrone: Uno sport popolare? Miliardari dopati che fingono di giocare partite truccate? E’ solo autoinganno che si piega supinamente agli interessi di chi manovra il gioco e l’enorme baraccone che ci sta attorno.
Protone: OK, non ho intenzione di diventare un tifoso di calcio, ma la finale dei mondiali è una cosa diversa, è un evento.
Elettrone: I missili coreani sono un evento. La finale dei mondiali è solo l’ennesima baracconata istituita dal potere per distrarti dai veri problemi.
Protone: Certo, ma io posso seguire entrambe le cose dando a ciascuna il peso che merita, non sono mica obbligato a lobotizzarmi per seguire una partita.
Elettrone: Ma se non ne hai guardata neppure una di questi mondiali, cosa te ne importa della finale?
Protone: Te l’ho detto, non mi interessavano questi mondiali. Ma la finale è diversa!
Elettrone: E’ proprio in questi momenti che bisogna tenere duro ed essere coerenti, altrimenti ti pieghi solamente al conformismo.
Protone: Mmmfgh... Vero, vero... Però secondo me tutto quello che hai detto contro il calcio si può dire di qualsiasi altro sport...
Elettrone: Il calcio è quello che muove più soldi, quindi più interesse a rincoglionire le masse.
Protone: Ma se si parla di coerenza, non dovrebbe essere importante la quantità di interessi in ballo, ma la finalità di questi interessi. Che rimane il controllo sociale, sia che si parli di calcio che di qualsiasi altro sport di successo, così come di televisione, politica...
Elettrone: Comunque il calcio è il simbolo della cultura italiana più becera.
Protone: Solo nelle sue manifestazioni più becere. Posso anche guardarmi la partita, emozionarmi, godermela, e poi continuare la mia vita tale e quale. E’ un gioco, non mi rende migliore o peggiore.
Elettrone: Non è più un gioco, te l’ho detto!
Protone: Ma io posso prenderlo come un gioco.
Elettrone: Sei un illuso! E un conformista!
Protone: E tu uno snob, pure un po’ moralista. Un anticonformista di maniera: non dovrei guardare la partita perché... la guardano tutti.
Elettrone: Quindi pensi che io mi sbagli sul calcio?
Protone: No, non ti sbagli. Ma non puoi mettere sullo stesso piano il fatto di guardarsi una singola partita ed il tifo cieco e scatenato, la legittima gioia per una vittoria di gioco e le scorribande vandaliche dei drogati del pallone, piazzarsi sul divano con gli amici, anche urlare a squarciagola per un’ora e mezza, e fare a botte con degli sconosciuti nel nome della fedeltà alla squadra. C’è chi va follemente fuori misura, tu rischi di fare altrettanto in nome della purezza (e durezza) ideologica.
Elettrone: Bisogna essere rigorosi.
Protone: Bisogna essere elastici. E morbidi. Anche se su un piano di principio non hai torto, credo che troppo rigore porti a vedere solo il lato più brutto e sbagliato della realtà.
Elettrone: Quindi hai ancora intenzione di guardarti questa maledetta partita?
Protone: Non ne ho idea. Penso che deciderò domenica, anche in base ai miei impegni. In fondo, è solo una partita di calcio ed io non ne faccio una questione di principio.
Elettrone: Io sì. E ti rosicchierò la coscienza con sensi di colpa etico-sportivi per tutto il resto della settimana.
Protone: Malediz, e tutto questo per colpa degli stupidi tedeschi che non hanno saputo batterci ieri sera!
Elettrone: Già. Maledetti crucchi.
Protone: Eh.
Elettrone: ...
Protone: ...
Elettrone: Scusa...
Protone: M?
Elettrone: Per caso hai detto batterci?
Protone: Merda. Sarà una settimana lunga.


[Continua, temo. Intanto mi leggo questo.]




3/7
2006

Un titolo divertente (post-rakija post)

Mercoledì mi sono chiuso definitivamente alle spalle la porta di Villa Gelida, che è stata la mia base operativa nel corso degli ultimi tre anni e mezzo. Ancora qualche giorno, la trafila per la riconsegna delle chiavi ed il cambio di residenza, ed avrò chiuso con quel posto sfigatissimo dove ho avuto ben poche soddisfazioni, pur essendo stato il primo buco in cui ho vissuto in modo veramente autonomo. Solitudine, tristezza e depressione, a parte qualche considerevole festa ad altissimo tasso alcolico, qualche pranzetto non male e la soddisfazione dei primi giorni.

Venerdì dev’essere successo qualcosa di notevole, perché orde di barbari sono sciamate sotto le mie finestre suonando i clacson, urlando, smarmittando con le moto. Sarebbe quasi venuto da pensare che avessimo vinto i mondiali di calcio, invece mi dicono che si trattava solo di quarti di finale. Sarebbe quasi venuto da pensare che avessimo sconfitto il Brazil, invece mi dicono che si trattava solo dell’Ucraina. Un sondaggio ha recentemente rivelato che il 58% degli ucraini non sapeva di avere una squadra nazionale di calcio. Del restante 42%, quasi tutti pensavano che la loro squadra si chiamasse CCCP. E allora mi spiegate che cazzo avete da far casino fino alle due del mattino? E se arrivano in finale che fate, incendiate le auto?

Ieri sera è riemerso dalle lande balcaniche il prode Nello, che intende farsi una settimana di vacanza al Borgo prima di tornare a fare da ambasciatore tra Mostar, Gradacac, Modrica e Banja Luka, più un altro paio di posti che non ricordo. Come notato dall’infallibile sguardo di Betty J, il ragazzo è dimagrito. Come sia potuto Nello dimagrire, è un mistero che solo lui sa. Non gli danno abbastanza cevapcici a questo ometto? E quanto ce lo fanno lavorare, che lui non ha il fisico? Ora sembra lo scheletro di Bin Laden. Ci ha raccontato molte cose interessanti della Bosnia, della Repsrpska e di tutti quegli altri staterelli lì attorno, ma il significato delle sue parole tendeva a sfumare nella rakija casalinga gentilmente importata insieme ad una stecca di Drina. Narrava il Nello, per esempio, che a Banja Luka si è trovato ospite di mille mila persone sconosciute tra le quali: una spacciatrice di ecstasy*, un fricchettone di cinquant’anni ed un tipo che inizialmente sembrava guardarlo in cagnesco (e ci credo) o perlomeno con un po’ di diffidenza (e come dargli torto), ma che poi gli fa "rollastacanna" e Nello non si sa perché non si sa percome si è trovato tre ore dopo a camminare nudo sulla tangenziale est di Banja Luka chiedendo un passaggio per Nuova Luxor. Ai poliziotti che lo hanno fermato, chiedendogli anche come mai sfoggiasse vistose bruciature a forma di sigaretta nell’incavo del braccio, il Nello ha spiegato che è una tipica usanza italiana spegnersi le sigarette nell’incavo del braccio quando si è raggiunta una certa età. Questo per dire che Nello sta mettendo a repentaglio i tradizionali rapporti di buon vicinato tra Italia e Repsrpska, e che adesso se vi fermano dei poliziotti a Banja Luka e non avete delle bruciature sul braccio, potreste passare dei guai. Grazie tante, Nello!


P.S.: Alcuni dei fatti narrati potrebbero corrispondere più alla realtà della rakija che a quella del più banale mondo sensibile.



* cfr. "Memorie di una spacciatrice di ecstasy di Banja Luka", per molto tempo nella classifica dei best-seller della repsrpska.




26/6
2006

La storia siamo no.

A me piacerebbe tanto, se vincesse il no al referendum. Mica solo per fermare questa riforma costituzionale lazzarona, mica solo per non dover attribuire a gente come calderoli il ruolo di padre costituente, mica solo per far venire la gastrite a berluscoso, che pure sarebbero motivi più che sufficienti.

Pure per vedere se finalmente bossi se ne va davvero in svizzera come più volte promesso e mai mantenuto (se non per andarsi a curare). Mi dispiacerebbe un po’ per gli svizzeri, ma per fortuna loro mica potevano votare, a questo referendum.

E se posso esprimere un desiderio ancora più ambizioso vorrei che vincesse il no persino in veneto. Lo so, questa è quasi un’utopia, ma perché per una volta lo scettro di regione più cogliona d’italia non lo lasciamo a qualcun altro?
Per una volta, dai, non muore mica nessuno.

UPDATE: OK, dai, bossi non parla più di andare in svizzera, il mio secondo desiderio non è stato esaudito, però almeno il Triste Borgo Natio non è il posto più cogliono della regione più cogliona:

Percentuale votanti: 65,53%
SI: 46,92%
NO: 53,08%

Come al solito attendo i dati dei vari quartieri. ;-)




20/6
2006

You face pressure, I face pressure.

E sposta il frigo di qua, sposta il frigo di là, anche questo fine settimana è stato gioiosamente immolato al dio Traslock, gli elettroaddomesticati sono stati gettati dal cavalcavia ed io sto prendendo in seria considerazione l’ipotesi di trasferirmi in Giappone a cacciare balene. Io, e l’amico di sempre Vittorio Emanuele Alberto, Carlo Teodoro Umberto Bonifacio Amedeo Damiano Bernardino Gennaro Maria, Disavoia, che pare abbia qualche casino con i videopoker e le puttane (insomma, è il padre di famiglia medio italiano). Io, lui e l’amico Gaetano il quale mi spiegava con pacatezza qualche sera fa che, in fin dei conti, il valore etico e politico di questo referendum costituzionale è pari a quello di una messa di sessantesimo celebrata in duomo. E smonta la cucina, e sposta la cucina, si arriva a ricevere aiuto da sponde inaspettate e a scoprire che una lavatrice pesa meno del previsto, che mio padre applicava al bricolage ed in particolare alla costruzione dei mobili una geometria non euclidea e che comunque vada, dopo una giornata di duro lavoro ci sta sempre bene una birretta fresca e davanti ad una pizza si riesce ad apprezzare meglio i ghanesi che invadono festanti le strade del Borgo Natio sventolando bandierone colorate (quelle del Ghana, presumo, ma resto nel dubbio perché che cazzo ne so io, tra l’altro mi mandano in confusione tutte queste bandiere ungheresi che di recente si vedono appese alle finestre). E smonta il computer, e sposta la scrivania, succede che con le braccia graffiate e la schiena sudata si riesca in tre a svuotare Villa Gelida e quasi quasi abbiamo finito, volendo accantonare per un momento l’idea che c’è qualche metro cubo di varie ed eventuali a cui trovare una collocazione, tra i quali il divano bluette della disperazione replica esatta del divano in pelle su cui il piccolo Sigmund Freud venne fatto oggetto di attenzioni sessuali da parte della nonna, un set completo di porcellane barilla e l’emblema di casa Savoia che il giovane Emanuele Filoberto mi ha sbolognato qualche mese fa per sottrarlo alle indagini. E stacca i lampadari, stucca i fori di proiettile e stendi una mano di bianco, si scopre che il modo più rapido per spostare ordinatamente un cassetto pieno di oggetti consiste nell’incellofanare tutto il cassetto con la roba dentro ed infilarlo in uno scatolone, il metodo più efficiente per togliersi dai piedi berlusconi non è metterlo sotto processo ma arrestare tutti i suoi amici con un’inchiesta dopo l’altra fino a quando al pover’uomo non rimarrà più nessuno neanche per giocare a briscola, mentre io ormai sono quasi completamente traslocato, non trovo più una bolletta del gaz ed ancora non ho inventato un nome per il mio nuovo alloggio (ma questo compito, ad onor del vero, l’ultima volta era stato delegato a GimGangster). You face pressure, I face pressure.




15/6
2006

Cronache di Weimar vol. 2: gli X-Men, i piccirilli e l’opossum nano del Borneo

La storia è questa: un gruppo di persone bizzare con diverse qualità non compatibili tra loro decide di unirsi per combattere un supercriminale che vuole conquistare il mondo. Tale straordinaria alleanza è resa possibile da un capo saggio e moderato che, agendo nell’ombra, mitiga le loro esuberanze individuali e si sforza di mantenerli focalizzati sull’obbiettivo, in modo che non facciano male né a se stessi né a coloro che dovrebbero difendere. La trama è resa ulteriormente complessa dal fatto che i comuni cittadini spesso non riescono a comprendere le motivazioni che muovono questi eroi; molti, ammaliati dal supercriminale avversario, arrivano addirittura ad osteggiarli, altri rimangono comunque diffidenti e solo pochi riescono a capirli davvero (forse, solo loro stessi si capiscono davvero). La domanda è: si tratta degli X-Men o del governo Prodi?

(A me finora quasi tutte le idee presentate dai neoministri sono piaciute. Peccato siano state tutte bocciate.)

In Italia periodicamente succede una disgrazia famigliare dai contorni misteriosi, sulla quale con un po’ di culo i giornalisti possono tirare a campare fino a Settembre. Peccato vada sempre a finire allo stesso modo: l’assassino è la madre o un parente stretto o l’amante o il convivente. E’ sempre previsto il coinvolgimento degli zingari che immancabilmente risultano innocenti o meglio, non c’entrano una fava e non sanno neppure di cosa si stia parlando. E’ inoltre indispensabile trovare per le vittime dei nomignoli leziosi ed idioti da accompagnare o sostituire al nome; purtroppo l’accanimento e la falsa compassione dei media non impediscono alle vittime di rimanere vittime.

Nel frattempo, nel suo covo segreto il Bossi ipotizza vie non democratiche per cambiare la Costituzione nel caso vinca il no al referendum. Peraltro, c’è da dire che per essere un referendum che potrebbe modificare mezza Costituzione al momento sta suscitando un tasso di interesse pari ad un sondaggio sulle tecniche di corteggiamento degli opossum nani del Borneo. Fuori dalla televisione e da internet, non ho ancora sentito nessuno parlarne. Nessuno. Neanche in quel brainstorming di cazzate della mensa aziendale del bunker. Notevole però la faccia di merda dei vescovi, per i quali improvvisamente andare a votare diventa un dovere civico. A questo punto credo sia il caso che almeno io esprima la mia opinione in merito: secondo me l’opossum nano del Borneo dovrebbe metterci più passione nei preliminari.




14/6
2006

2006: Fuga da Villa Gelida

Sto leggendo un libro, Supervita, di tale Marco Bacci. Spesso i libri di fantascienza italiani non mi sono piaciuti ma questo ha alcuni indiscutibili pregi: è scritto bene e senza complessi fantatecnicismi, mi diverte con paradossi spazio-temporali e multidimensionali, ha una gran bella copertina bianco aipòd (che è così tremendamente fico anche per noi che non ce l’abbiamo, l’aipòd). Inoltre, è composto da racconti brevi e interconnessi, quindi riesco a non perdere troppo il filo anche se l’unico tempo che ho a disposizione per leggere è quello impiegato per il tragitto casa-bunker. Non al volante, non ancora, ma nelle pause ai semafori e nei pochi minuti residui tra il mio arrivo al bunker e l’ultimo momento utile per varcarne la soglia.
Perché il resto della mia vita, escluse otto trascurabili ore presso il suddetto luogo di quotidiano sfruttamento lavorativo, viene ogni giorno immolato alla più crudele delle divinità pre-babilonesi: il Trasloco.

Il Trasloco è il motivo per cui il genere umano si è dedicato alla costruzione di società stanziali. Il Trasloco è il motivo per cui le comunità stanziali provano rancorosa avversione per le comunità nomadi. Il Trasloco è l’attività fisica e mentale che assorbe il 95% della mie energia da sveglio, lasciandomene solo un 4% per scaccolarmi ed un misero 1% per mangiare senza sbrodolarmi la maglietta. Io, con la calma e la serenità spirituale che mi contraddistinguono e mi fanno levitare una spanna sopra la massa, sto cercando naturalmente di gestire il tutto senza troppi affanni, ciononostante devo ammettere che alcune questioni mi lasciano ansiosamente perplesso. Per esempio: com’è arrivata in bagno la lavatrice, visto che apparentemente pesa una tonnellata? E sarà possibile farle fare il percorso inverso giù per le scale? E il frigorifero? E il divano? E dove mai nell’universo troverò tanto cartone da poterci imballare la cucina che peraltro devo ancora cominciare a smontare? E quando devo disdire l’adsl? E il bindoncino blu per l’umido a chi lo devo restituire? E dove metterò tutti questi maledetti mobili? E quando ridarò la tinta alle pareti? E dove cazzo sono le mie fottutissime gocce di tiglio e biancospino?

Ehm.
Stavo dicendo.
Naturalmente sono tutti falsi problemi che si risolveranno quasi da sé, con naturalezza, e infatti non mi sto mica preoccupando davvero. Eppoi non sono mica solo. Eppoi è divertente spostare le cose e sistemarle in un Posto Nuovo. Eppoi ogni tanto mi posso fermare e cenare con una deliziosa panzanella all’abruzzese. Eppoi a furia di spostare scatoloni mi sta venendo fuori un fisico così:

Lusky riflette stanco e pensoso su come spostare il divano
(Nella foto, Lusky riflette stanco e pensoso su come spostare il divano)




9/6
2006

Contakarma

Sono seduto su una panchina del lungomare di Jesolo. Guardo il paese reale scorrere dinanzi a me in fouseaux neri, nike argentate, chiappe troppo molli che traboccano da pantaloni troppo stretti, occhiali da sole progettati alla NASA e microtelefonini, guardo la famiglia tipo in vacanza tipo addestrare il bambino tipo ad odiare odiato i genitori tipo crescendo ansioso, paranoico, protetto e sicuro come un omogeneizzato COOP e penso

Il pianeta Terra ha una circonferenza di 40.000 chilometri. Siamo così abituati a cifre stratosferiche - due milioni di morti, sei milioni e mezzo di montepremi, sette miliardi di manovra finanziaria - che quarantamila chilometri sembrano pochini. E sono pochi. Guarda il contachilometri della tua auto. 50.000 chilometri. Avresti potuto fare il giro del mondo e un quarto, bere un caffè turco a Beo, bere un té caldo a Istanbul, fumare una sigaretta amara a Samarqand, camminare per le spiagge dell’India, visitare un monastero cinese, inerpicarti lungo la spina dorsale del mondo in Nepal, immergerti nella colorata follia di Tokyo, tentare la traversata coast to coast degli Stati Uniti per sentirti un po’ protagonista di un film di culto degli anni ’70, scoprire che sapore hanno le banane colte mature dall’albero, guardare l’oceano, sbarcare a Lisbona, accarezzare la sabbia del deserto, conoscere persone, luoghi di cui ignori persino il nome, qualche parola in venti lingue, invece sei solo andato duemila volte da casa al lavoro, dal lavoro a casa, quattrocento volte da casa al supermercato, dal supermercato a casa, centocinquanta volte alle poste a pagare una bolletta, quaranta volte in comune per una pratica, quattro volte ad un centro Ikea ed una volta a Jesolo. Guarda il contachilometri della tua auto. 100.000 chilometri. Due volte il té ad Istanbul, due volte una discussione animata con uno studente di Berkeley sul futuro dell’economia mondiale in un assolato pomeriggio al parco, due volte a guardare le stelle sdraiato a pancia all’aria nel Sahara. 250.000 chilometri. Machu Pichu. La Terra del Fuoco. Surf sulle onde della costa australiana non lo potrai mai fare, perché ormai l’auto è vecchia ed è da buttare, devi cambiare auto, i soldi che spendi per cambiare l’auto ti costringono a lavorare e ti impediscono di partire, di muoverti. Se tu fossi partito per tempo, ora potresti essere in un café alla moda di Seattle, nella foresta Amazzonica, in un tempio indonesiano, a mangiare pesce appena pescato in Islanda o ad Hong Kong. Avresti consumato gli stessi litri di benzina, lo stesso spessore di pastiglie dei freni e di copertoni, avresti perso meno capelli ed avresti messo su meno chili superflui. La tua auto non sarebbe diversa. Tu saresti diverso.

Non aspettatevi delle conclusioni coerenti da pensieri tanto profondi: si sa che il genio cresce nella sofferenza.

P.S.: l’uso del presente storico nel primo paragrafo non vi autorizzi a credere che io sia in ferie. In realtà sto traslocando anima, corpo e soprattutto mobili e soprammobili.