11/4
2020

Calura

Ve lo ricordate com’è cominciata questa storia? La riassumo per i posteri. A gennaio sfottevamo i cinesi che si mangiano le peggio schifezze. A febbraio ridevamo un po’ meno, facevamo scorta di scatolette e cercavamo inutilmente le mascherine, ma ci dicevano che comunque era tutto sotto controllo e le mascherine non servivano a nulla. A marzo ci hanno chiuso in casa, con un esercito di spie addestrate sui social a sorvegliare le strade. Ad aprile ci dicono che possiamo uscire solo con le mascherine, che non si sa dove e come dovremmo trovare, ma comunque sentendoci in colpa. Nessuno che nel frattempo abbia mai ammesso di aver sbagliato qualche calcolo, di aver detto una cazzata magari pure in buona fede. Zaia si era scocciato dopo qualche giorno di blanda misura precauzionale nella sua regione, voleva riaprire le scuole a fine febbraio, ora con la sua voce pastosa e l’accento da tardo neolitico si atteggia a paternalista talebano della morale e della salute. Per non parlare del fatto che la sanità pubblica in veneto l’hanno distrutta lui ed i suoi amici. Sala faceva lo splendido a Milano. Zingaretti invitava agli aperitivi in centro. Su Salvini non mi pronuncio perché non considero dignitoso parlare di lui. Conte e Speranza scrivono i decreti basandosi sui commenti della loro pagina Facebook, ormai è evidente. Gli industriali preferiscono rischiare la loro risorsa più sacrificabile e sostituibile, la forza lavoro, piuttosto che togliere soldi agli azionisti: e poi dicono che la lotta di classe è finita. Nessuno che ammette di aver sbagliato. E allora comincio io. A metà gennaio dicevo che vietare tutti i voli dalla Cina era una follia irrealizzabile. A fine gennaio sostenevo per iscritto che “entro un mese” non avremmo più sentito parlare di quella specie di influenza. A metà febbraio ero fiducioso che il nostro sistema sanitario, con tante settimane di preavviso, sarebbe stato preparatissimo ad affrontare l’emergenza. Da fine febbraio sono entrato in un silenzio imbarazzato che sostanzialmente dura tutt’ora. Ho detto un sacco di cazzate.
È arrivata l’estate, e noi siamo ancora intrappolati in casa dalle nostre paure, come le proverbiali rane fatte bollire un poco alla volta. Paura di ammalarci, paura di essere puniti, trattati come i bambini irresponsabili che siamo. Poco importa che i genitori siano ancora meno responsabili e lungimiranti di noi, che prendano decisioni anche gravi basandosi sull’opportunità del momento, su idee preconcette o sulle loro stesse paure: essi hanno l’autorità di proteggerci e punirci. A volte ce lo dimentichiamo, che la presunta saggezza dei genitori è solo una caratteristica del ruolo attribuito loro socialmente, non una dote reale, non una qualità che si acquisisce in modo automatico. Lo scopriamo spesso con dolore quando siamo bambini, poi torniamo a dimenticarlo, perché ci fa comodo, fino a quando tocca a noi indossare quella vecchia parrucca e recitare la parte dei genitori che proteggono, che sanno tutto, che dicono sempre che tutto andrà bene anche quando è evidente che a causa del mio carattere di merda, difetti genetici e della contingente situazione politica, economica e sanitaria è sempre più palese che, piccolina, non andrà tutto bene proprio manco per il cazzo. O se vogliamo mantenere fede al nostro spirito progressista: andrà tutto bene, ma prima andrà tutto molto, molto male.
Nel frattempo, è arrivata l’estate, noi siamo agli arresti domiciliari a lessare, ad attendere le zanzare, senza più un lavoro, senza più l’entusiasmo dei primi giorni di quarantena. Le notizie sull’epidemia si sono ridotte all’aggiornamento serale della classifica dei paesi più colpiti, rigorosamente in ordine di morti e feriti come un bollettino di campionato. Il fatto che tutti i paesi stiano barando sulle cifre, rendendo futile pure questo macabro esercizio, non viene più sottolineato da nessuno. Tutti ci mentono, come ci si aspetta che facciano i genitori. Le videochiamate si stanno diradando così come, per fortuna, le esibizioni fintamente popolari dai balconi. Resta solo la noia ed il consumo di prodotti assai poco culturali (non per niente, la vendita di libri è stata tra quelle che hanno subito le maggiori limitazioni). Credo che il piano sia piuttosto chiaro, vogliono renderci la permanenza a casa così insopportabile che alla fine saremo costretti a compiere l’atto più abominevole che la psiche umana possa concepire: tornare volentieri al lavoro.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.