23/11
2017

La rivoluzione non è uno stato mentale

Rivoluzione. Uno dei termini più abusati dagli sciacalli del Marketing, gentaglia senza scrupoli che vive di parole ma non ne ha il minimo rispetto.
Tutto oggi è rivoluzionario: il nuovo telefono, la nuova auto, il nuovo shampoo, la nuova teoria gestionale. Tutto è rivoluzionario, e lo puoi comprare presso un dealer autorizzato del padronato organizzato. Tra quelli un po’ più a sinistra, un po’ più rivoluzionari del markettaro medio, si usa talvolta dire che "la rivoluzione è uno stato mentale", intendendo che bisogna porsi prima di tutto in una condizione psicologica divergente dal pensiero comune, avere il coraggio di effettuare scelte controcorrente. Scelte che però si riducono quasi sempre ad azioni di consumo più "intelligenti" e "consapevoli", magari addirittura "eque e solidali". Presso un dealer autorizzato dal padronato organizzato, ovviamente.
Come canta qualcuno, "la rivolta ormai è un fatto personale". Spetta al singolo individuo effettuare le proprie scelte rivoluzionarie, decidere autonomamente in che modo esprimere il proprio anticonformismo, il proprio pensiero critico. Ognuno troverà senz’altro la soluzione più adatta alla propria personalità, alla propria sensibilità, in un catalogo sempre più ampio di proposte rivoluzionarie ed assai appaganti, dal veganesimo al buddhismo, dal novax a Linux.

Qualche dubbio, però, dovrebbe sorgere. Non dico che la rivoluzione non possa essere soddisfacente sul piano personale, né che debba per forza tradursi in un bagno di sangue per le strade, vetrine rotte, Audi incendiate, Briatore alla ghigliottina, bava alla bocca e contadini con il forcone, la rivoluzione può essere anche un ballo, magari un pranzo di gala, ma per definizione dev’essere sociale. Se tutto il tuo afflato sovversivo lo esprimi comprando uova di galline allevate a terra anziché in batteria e ti senti pure più figo di Marat, temo non si tratti di rivoluzione quanto piuttosto di masturbazione. Con tutti i pregi e difetti del caso.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.