19/10
2004

A voler essere romantici

Tra cinquemila anni, una qualche forma di vita arrancherà tra i ghiacci o le creste smussate di una terra non più radioattiva. Forse il suo sguardo sarà attratto da un dettaglio fuori sintonia con il paesaggio, oppure il suo piede inciamperà in qualcosa che spunta dal suolo, la sua mano cercherà un appiglio e per caso lo sfiorerà. In un istante il suo cuore si riempirà di orrore e di meraviglia, purché questa forma di vita abbia ancora occhi o piedi o mani o cuore, quando lo troverà.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




18/10
2004

Sabato nella città di T.

Sabato. Tutto lo splendido entourage di amici si chiude in casa a studiare, deprimersi, guardare fuori dalla finestra pensando ai sospirati ed ormai lontani giorni della gioventù ormai irrimediabilmente sprecati (ciascuno si segni nella casella che desidera). Io, semi-malato semi-chic semi-freak, decido invece di attraversare valli nebbiose e boscosi valichi montani per visitare una mostra nella città di T., già ben conosciuta e fatta mia in epoca remota.

La città di T. è curiosamente baciata dal sole, mentre tutt’attorno i monti sono imbiancati di neve e schiacciati da nuvole grigie. Mi immergo nel suo caratteristico traffico a senso unico e come ai bei tempi andati seguo il flusso di circolazione in tour panoramico, alla ricerca di un posto libero dove lasciare l’auto. Si sono inventati un bel collage di zone colorate riservate ai residenti, dove se solo provi a parcheggiare un vigile urbano è autorizzato a spararti in mezzo agli occhi senza chiedere scusa. Dopo una sana mezz’ora (non dimentichiamo che la città di T. è comunque un buco) riesco infine a lasciare l’auto nei pressi del famoso Castello del Bianconiglio, dove in tempi non troppo recenti ebbe sede un concilio ecclesiastico del quale ancora si discute con animato fervore ed entusiasmo. Solo entro i confini della città di T., s’intende.

Mi guardo attorno, mentre passeggio e raggiungo la galleria. Non vengo nella città di T. da quattro anni. Non è cambiato niente.

Lo stesso duomo dal rosone imponente, gli stessi turisti che sciamano attorno alla fontana del nettuno chiedendosi cosa cazzo ci stia a fare nettuno in una città posta a duecentocinquanta chilometri dalla spiaggia più vicina, gli stessi locali, gli stessi negozi, gli stessi piccioni, lo stesso tizio che ti scrocca la sigaretta, quell’altro che dal ’96 non ha ancora trovato i cinquanta centesimi che gli mancano per prendere il treno per Bolzano, gli stessi bambini con lo skateboard che si sgranano i denti sulla pavimentazione in porfido. Ecco, sì, hanno finalmente tolto l’impalcatura dalla facciata del teatro lirico. Visto il risultato, io ce la rimetterei, ma è questione di gusti.

La città di T. è morta, questa è la mia impressione. O almeno sta dormendo profondamente. L’esimio AM Conte di Cavour G mi ha fatto notare, ragionevolmente, che neppure il mal sopportato borgo natio è cambiato particolarmente negli ultimi quattro anni. Abbastanza vero. L’impressione che ho ricavato dalla città di T., tuttavia, è stata quella di una stasi paralizzante, soffocante. L’unica novità mi è sembrata questa galleria civica di arte contemporanea che forse non c’era, o forse non era così attiva, o forse ero distratto io tutto intento a disoccuparmi. La mostra sulla follia è bella ed inquietante, vale la pena di visitarla, ma uscendo il bigliettaio mi riporta subito alla reale dimensione della città augurandomi una buona serata.
Sono le tre del pomeriggio.
Dico, capisco che proseguendo verso nord in men che non si dica si arriva alla notte artica, ma cazzo, "Buona serata" alle tre del pomeriggio va oltre il mio livello di tolleranza.

Passeggio ancora un po’, vado a porgere omaggio alla fabbrica di disoccupazione dove un tempo ci si fumava allegramente i cannoni fingendo di studiare. E’ deserta ed immutata, ma essendo sabato pomeriggio chiaramente non ci si può aspettar di meglio. Sembra che un noto architetto stia mettendo mano alla città per dargli qualche pennellata di vita, ma al momento ancora non se ne vedono i frutti. Torno alla macchina prima che mi manchi il respiro, lascio la città di T. mentre alle mie spalle cinque persone si prendono a coltellate per rubarsi il posto auto tornato libero.

Terrò d’occhio questa galleria d’arte. Nel frattempo, per quanto strano possa sembrare, il ritorno al triste borgo natio sembra un’endovena di guaranà.

Nota di colore: sulla strada del ritorno mi taglia la strada uno scoiattolo. Ad occhio e croce, direi che appartiene ad una specie ritenuta estinta a fine seicento.




14/10
2004

Rivelazioni

Sotto questo cielo grigio e dolorosamente silenzioso mi rendo conto, indignato per la banalità della cosa, che se mi sentissi solo stanco e depresso potrebbe ben essere una malattia dell’anima, ma se ho anche brividi lungo la schiena, vampate di calore al volto e dita delle mani e dei piedi congelate, più probabilmente è tornata l’influenza.
Pura biologia, avrei dovuto aspettarmelo.
Due giorni di autoanalisi sopravvalutati: ora posso anche svenire in pace.




13/10
2004

Le maggioranze perseguitate

Sono gli italiani che si chiudono in casa per paura degli extracomunitari. Sono gli uomini che si sentono minacciati dalle donne nelle proprie possibilità di carriera. Sono gli eterosessuali che denunciano il dilagante strapotere delle lobby omosessuali in Italia ed in Europa. Sono i cristiani che si struggono in lai ed alzano i pugni al cielo lamentandosi perseguitati come ai tempi di Nerone.

Sono le maggioranze perseguitate. Non più silenziose, lanciano i propri strali contro chiunque le contraddica, si straziano e pretendono protezione, diffondono il seme di una paranoia scientificamente indotta. Non so se prolifichino soltanto in questo paese dove mi capita di vivere o se siano già diventati fenomeno globale, ma ho il presentimento che in questa italia di vittime ben pasciute trovino il loro habitat naturale. Hanno paura, questo è comprensibile. Non mancano le ragioni per avere paura in questo secolo di uranio e tritolo, ma pure se venissero a mancare abbiamo fior fiore di politici e mass media pronti a fornircene di nuove. La paura è solo un altro prodotto sul banco del mercato e reclamizzato in televisione, l’unico distribuito gratuitamente alle masse e per la cui produzione Stato e privati riescono a collaborare senza ostacoli.

Si sono inventati questo nuovo baluardo della cultura occidentale da difendere. La stiamo imponendo a tutto il mondo armati di fucile e carta di credito, ma dobbiamo difenderla a casa nostra: "a casa nostra" è una delle espressioni preferite dalle maggioranze perseguitate. Tutta l’italia, tutta l’europa, tutto il "mondo occidentale" ridotti ad un’unica immensa "casa nostra" di impareggiabile bellezza architettonica dove ci si abbuffa in eleganti sale da pranzo, si fornica in lussuose camere da letto i cui armadi fin-de-siècle straboccano di scheletri, ma dalle cui finestre si continua a pisciare vergognosamente in strada.

Si difende una cultura occidentale fondata su una illuminata concezione dei diritti civili, usati come manganello contro chi non li conosce o li riconosce, ma dei quali a casa nostra ci lasciamo docilmente spogliare un pezzo alla volta, in pudico silenzio, come se non fossero altro che i pizzi ed i veli di un vestito da sposa o da puttana.

Una cultura occidentale fondata su qualche secolo di filosofia che però ignoriamo, su qualche secolo di letteratura che però non conosciamo, su qualche secolo di storia sanguinosa sulla quale preferiamo glissare perchè in fondo il passato è passato.

Una cultura occidentale che trova le sue radici nella nostra religione, la religione cristiana. E’ questione di punti di vista. Pure la religione cristiana ha piantato radici qui dopo essere nata da qualche altra parte, e precisamente là dove il sole accecante sembra agevolare allucinazioni mistiche di ogni sorta. E’ arrivata e si è imposta con mezzi che oggi non esiteremmo a definire terroristici. In ogni caso, non mi riconosco in nessuna di queste allucinazioni e meno di tutte in quella cristiana, così come sono certo la pensino una miriade di persone che vivono in questi cosiddetti paesi occidentali. Ciononostante, mi devo sorbire ogni giorno questa grandissima noia della "nostra religione", dell’"Europa Cristiana", dei "valori cristiani"... la maggioranza degli italiani si dichiara cristiana, la maggioranza dei politici pure, siamo stati governati per mezzo secolo da un partito che fin dal nome si rifaceva a questa religione e non c’è ancora verso di schiodarsi questa cristianità di dosso a livello sociale e statale. Sono al potere in ogni settore della vita pubblica e dell’economia ed ancora si sentono minacciati da tutti, forse consapevoli che per loro incuria i cosiddetti valori cristiani si sono un po’ svalutati negli ultimi duemila anni. Bene, la smettano almeno di piagnucolare e di chiedere in giro ad ogni piè sospinto "Ma se venisse rapito un prete o una suora le televisioni ed i giornali ne parlerebbero così tanto?".
Oh, piantatela. Li farebbero santi prima della richiesta di riscatto. Voglio dire, non è possibile accendere la televisione senza sorbirsi odiosi film, telefilm o sceneggiati sulla vita di preti, papi e santi, cosa vi fa pensare che stiano per rinchiudervi al circo con i leoni?

Una cultura occidentale fondata su una supposta eterosessualità unanime. Semplicemente non è mai esistita, se non quando imposta culturalmente dalla suddetta egemonia religiosa, ma secondo alcuni ora dovremmo prendere precauzioni affinché gli omosessuali non cerchino di entrarci nei pantaloni o di minare l’inviolabile istituzione della famiglia. Dovremmo davvero pensarci bene e seriamente: in fondo Alessandro Magno, omosessuale, prima dei trent’anni conquistava il mondo, mentre alcuni brutti ceffi solidamente eterosessuali a settant’anni suonati continuano a rimanere degradanti buffoni di corte.

Non mancano davvero cose da riconoscere, da ricordare e se necessario da difendere, nella nostra variopinta cultura. Temo, però, siano in gran parte proprio quelle cose a cui le maggioranze perseguitate sono disposte a rinunciare, pur di sentirsi sicuri e protetti in quell’incoerente castello di carte che chiamano casa nostra, il mondo occidentale. Temo che sia dalla loro paura e dalla conseguente aggressività, che queste cose vanno prima di tutto difese: perché già li vedo, con tutti i bagagli di tradizioni e valori sul carro del fuggitivo, pronti a far terra bruciata dietro di sé.




12/10
2004

Non solo Indymedia

L’F.B.I., sempre impegnata, teneva d’occhio anche Jim Morrison.




12/10
2004

Anche i PornoRambo invecchiano

PornoRambo’s birthday
Ci sono persone che invecchiando migliorano come il buon vino.


Altre che invece dovrebbero ringraziare di essere arrivate a venticinque anni.




11/10
2004

Sarà vietato pensare la mattina

Mi sveglio, scendo dal letto, vado in cucina, apro i balconi. Cielo blu cobalto, pioggia.
Penso "Merda, ho sbagliato a regolare la sveglia, è ancora notte."
Controllo l’orologio. No, è semplicemente iniziata la lunga notte artica dell’italia nordorientale.
Mi lavo, mi rado, mi vesto.
Penso "Ho l’ombrello in auto e l’auto parcheggiata a cento metri, sapevo che un giorno me ne sarei pentito."
Scaldo il caffè, faccio colazione.
Penso "A me in fondo Indymedia non è mai piaciuto, non lo leggo quasi mai. Forse perché troppe informazioni da troppe fonti diverse equivalgono a nessuna informazione, forse perché occasionale asilo di opposti beceri estremismi, compreso il mio."
Fumo una sigaretta, ascolto la radio.
Penso "Queste elezioni in Afghanistan sono state una farsa, una clamorosa presa per il culo ad uso e consumo di noi occidentali. Perché nessuno vuole ammettere esplicitamente che sono state una farsa? Nessun dubbio che anche quelle in Iraq saranno una farsa, ma tutti fingeranno di accoglierle come un luminoso risultato della nostra democrazia bombarola."
Continuo a fumare la sigaretta e ad ascoltare la radio.
Penso "E queste due italiane, ora hanno la conferma che sono morte. Ci sono stati più di quattromila morti in questa intifada, più di centocinquanta attacchi suicidi, ed a quest’ultimo attentato sono stati dedicati più di trenta secondi di attenzione necrofila solo perché ci sono rimaste secche due italiane. Innocenti, tanto quanto le altre vittime. Il povero Berlusconi non ci aveva dormito la notte per il pensiero, pur dovendo inaugurare sorridente il Salone Nautico di Genova."
Penso anche a Macbeth che si sfrega le mani cercando di lavarne il sangue. Penso alla Libia, riscoperta democrazia grazie alla sua riserva di petrolio che dovrebbe far scendere il prezzo della nostra benzina. Penso a quante italiane, rigorosamente a coppie, bisognerebbe mandare in giro per il mondo per scoprire conflitti dimenticati.
Penso anche "Tutto questo fa assolutamente vomitare."
Spengo la sigaretta, finisco di lavarmi, finisco di vestirmi.
Finisco di pensare "Anche se sono un cittadino qualsiasi, o forse proprio per questo, tra qualche giorno, o qualche mese, o qualche anno, potrebbero sequestrami il sito per aver pubblicato questi miei pensieri. Proprio come hanno fatto con Indymedia, che in fondo a me non piaceva neppure."




8/10
2004

Un ponte per Hollywood

Mettiamo le mani avanti: non posso subire passivamente un altro volume di Kill Bill. Ho deciso quindi generosamente di fare un favore a Quentin Tarantino e scrivergli gratuitamente il soggetto per il terzo episodio. Ecco quindi anche a voi (vedete che la mia generosità davvero non ha limiti) in anteprima mondiale la trama di Kill Bill vol.3. Prossimamente, in tutti i cinema.




8/10
2004

Interessanti aneddoti di vita vissuta

Uno di questi giorni.
Un caporeparto di una qualsiasi azienda nordorientale, specie di mastrolindo noto per il carattere ringhiante e per il pugno di ferro che mostra nei confronti degli operai, chiede la mia assistenza per configurare la firma nell’e-mail.

C.R.: Cosa devo scrivere alla voce "Ufficio o funzione"?
Io: Quello che c’è scritto sul mansionario.
C.R.: Quale mansionario?
Io: Quello scaturito ieri dalla fantasia del nostro Documentation Department su indicazione del Sales & Marketing Manager.
C.R.: Eh?
Io: Guarda qui. Tu sei un Assembly Supervisor.
C.R.: Cosa?
Io: Assembly Supervisor.
C.R.: Stai scherzando? Sulla mia carta d’identità c’è scritto "Operaio".

Dice con tono fiero, e tira fuori il documento per farmi verificare.

C.R.: Ehi... in realtà alla voce "Professione" non c’è scritto niente! Solo delle linee tratteggiate, perché?
Io: Non lo so, probabilmente hanno chiesto informazioni sul tuo conto.
C.R.: Bastardo.




7/10
2004

Non ti muovere, anzi resta direttamente a casa

Nonostante nel mio corpo si stia ancora scatenando la versione in scala ridotta dell’epidemia di Spagnola del 1918, ieri sera mi sono incautamente recato a vedere "Non ti muovere" di Castellitto.

Tipo, meglio tardi che mai.
A dire il vero, meglio mai.

Questa notte, ho sofferto incubi nei quali il nasone di Castellitto usciva dai primissimi piani di cui è costellato il film e mi aggrediva inseguendomi per la stanza urlando

"Piangi, bastardo! Perché non hai pianto, mostro insensibile?"

Succede.
Ed il cellulare mi comunica di avere la batteria scarica ed il credito esaurito. Non mi era mai capitato di sentirmi così in sintonia con un apparecchio elettronico. Non scassate le balle, che gusto c’è a stare male se non ci si può lamentare un po’?