1/10
2004

Ce n’est qu’un débout

Le firme sono state raccolte. Ora niente giochetti, s’ha da fare un referendum e lo si deve vincere, perché questa legge sulla procreazione assistita è oscena, restrittiva, retrograda, ipocrita e classista.

Non siamo chiamati ad una sacra battaglia, ad una crociata contro le forze del male. Non siamo chiamati ad immolarci in nome dei nostri valori, è finita quell’epoca (ma i valori rimangono). Tantomeno siamo chiamati solo ad infastidire questo governo di oscurantisti, moralisti e farabutti. Siamo chiamati a difendere, anzi, a reclamare un nostro diritto. E’una necessità oggettiva, dobbiamo pretendere che i nostri diritti civili si espandano anziché contrarsi. Non solo per principio, ma perché è della nostra fottuta vita che si parla, perché è uno strumento di cui potrei aver bisogno io, mia sorella, mio nipote. Non si sta parlando del sesso degli angeli, si sta parlando di qualcosa che tocca molto da vicino il nostro sistema nervoso, di figli e del diritto ad averli, di salute e del diritto ad averla, di libertà e del diritto ad averla. La scienza può far paura, sicuramente non è autosufficiente, ma quando si parla di vita o di morte o di malattia preferisco affidarmi alla scienza che inginocchiarmi a pregare.

Non è il momento di stare zitti, anche se cercheranno di zittirci. Non possiamo permetterci di perdere per viltà, pigrizia o pudore, anche se avremo al fianco alleati improbabili e discutibili, anche se i prelati ed i loro scherani ci soffocheranno con l’incenso e le menzogne ed i sensi di colpa, anche se gli oscurantisti ed i moralisti ci bolleranno come mostri e ci copriranno di insulti. Alla fine è tutta una questione di carne e sangue, la nostra carne imperfetta ed il nostro maledetto sangue, sui quali nessuno si può arrogare il diritto di avanzare pretese.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




30/9
2004

Thanks for waking life

27 anni fa, secondo alcuni, iniziava il postmoderno. Le superpotenze eseguivano test nucleari ma si firmavano accordi per il disarmo, a Roma si svolgeva una grande manifestazione in occasione dei funerali di Walter Rossi, in Cina tornava al potere Deng Xiaoping. Elvis Presley e Groucho Marx erano morti da un mese e mezzo, Nabokov da tre, Andrea Pazienza iniziava la sua fulminante carriera artistica, al cinema si vedeva il primo Lynch, il primo Guerre Stellari, Buñuel, Truffault, Spielberg e la Febbre del Sabato Sera, mentre usciva "September 30, 1955" dedicato alla morte di James Dean. Da noi spopolavano ancora i cantautori, ma il centro del mondo era Londra, incendiata dai Clash ed indignata dai Sex Pistols mentre pure io, da tutt’altra parte, mostravo il culo al mondo e strillavo niente male.




29/9
2004

Un lungo applauso di noia

Silenzio dissenso




28/9
2004

Ci sono cose che riconciliano con il mondo

...una di queste, è il resoconto del fine settimana veneziano, ad opera dell’amico GmGasTer.




28/9
2004

Le monde se bascule

In giro per la mia camera ci sono un po’ di cose appese, inchiodate, appiccicate con il nastro adesivo, come in tutte le camere. Una di queste cose è una planisfero storico, tipo millecinquecento o giù di lì, proprio ai piedi del letto; pochi lo notano, ancora meno si accorgono che la cartina è rovesciata, con il sud in alto ed il nord verso terra. L’ho appeso apposta così perché mi piace rovesciare le cose, ma naturalmente non si riesce a leggere i nomi dei mari, dei paesi e delle città a meno di rovesciare anche la testa.

Finalmente, Internazionale offre una soluzione a questo problema.




28/9
2004

Numero Uno: il Bagatto

puzzle L’uomo che legge le carte cammina a testa bassa e lo sa, che alla fine è tutta una questione di creatività. Mescolare tre volte, ricombinare ed interpretare simboli vecchi come il mondo, cercando di cavarne fuori ogni volta qualcosa di nuovo e comprensibile, un segno ed il suo significato, crederci davvero o spacciarlo per verità.

L’unica carta che non sa leggere, che peccato, è la sua.
L’unica carta che teme è il Giudizio, perché ha la coscienza sporca.




27/9
2004

Battendo a caso sui tasti

Venerdì, una qualsiasi mensa aziendale di una qualsiasi piccola impresa di un qualsiasi paesotto di un qualsiasi nord-est di una qualsiasi penisola nel mediterraneo. Accidentalmente, capita che sia il posto dove sto mangiando io. Per fortuna, ho quasi finito. In tivvù, passa il servizio sull’arresto delle due donne a Treviso causa travisamento, cui avevo appena dedicato qualche riga sul bloggo. Si avvicina un collega e commenta:

Collega: "Quello sì che è un sindaco."
Io: "Come, scusa?"
Collega: "Non è il miglior politico in italia, Gentilini?"
Io: "A parte che non è più sindaco, secondo me è il peggiore."
Collega: "Stai scherzando? Lui sì che fa le cose come vanno fatte, basta che pensi a..."
Io: "No, non ci siamo capiti. Io lo legherei al paraurti della mia auto e lo trascinerei giù in Africa."

Il collega si allontana, notando pochi punti di incontro. Qualche tavolo più in là qualcuno ha sentito la conversazione e la riprende, io riesco a finire di mangiare ed alzarmi prima di sentire un dotto enunciare:

Esperto di epidemiologia: "Perchè chi è che ha portato l’AIDS in Italia, secondo te, se non gli immigrati? Ed anche il cancro... và a sapere..."

Ecco, sì. Il cancro. Appunto. Poi c’è chi mi dice che sono troppo incazzato. C’è chi mi dice che sono troppo insoddisfatto. C’è chi mi dice che dovrei essere più morbido nelle mie posizioni. Sì. Appunto.

Le uniche cose di cui posso star certo questa mattina sono:

dot one: un’ora di sonno per notte non basta alla mia salute fisica, psichica e quel che ci sta in mezzo;
dot two: il blog di Babsi Jones cambia testata così velocemente che la digos si è presa indietro di due aggiornamenti;
dot three: alla voce "pericoloso borgo natio", sono partito per venezia venerdì sera, ho lasciato l’auto nel parcheggio della stazione con il finestrino abbassato e l’autoradio presente, sono tornato domenica sera ed ho trovato ancora tutto lì. Io vi giuro che volevo risparmiare almeno i soldi della rottamazione, ma non ci sono più i ladri di una volta.

UPGRADE: dimenticavo che anche Mirumir ha cambiato grafica... vabbé allora io chi sono? Come minimo un aggiornamento alla testata ci stava... vi piace?




24/9
2004

Democratica Turchia, democratica Treviso

Secondo le stime più recenti, l’8,3% degli abitanti del triste borgo natio è costituito da cittadini extracomunitari: grosso modo, 3.200 persone. Negli ultimi anni sono stati aperti molti phone center, supermercati etnici, uffici di trasferimento valuta e ben due "fast food" che vendono kebap in centro storico. Io il kebap non lo mangio perché sono vegetariano, ma tutti i miei amici mi assicurano che è ottimo; a volte mi fermo a chiacchierare con i kebappari, che sono molto gentili e di nazionalità turca.

Immagino saranno oggi felici di sapere che la Turchia ritiene di aver soddisfatto tutti i criteri politici richiesti per entrare nell’Unione Europea, dato che finalmente l’adulterio non sarà più previsto come reato nel nuovo codice penale che verrà presto adottato. Il commissario Ue all’allargamento Guenter Verheugen è d’accordo, "non ci sono altre condizioni che la Turchia deve soddisfare". La Turchia è una grande democrazia. Ci terrei davvero a conoscere l’opinione dei miei "amici" kebappari, di nazionalità turca ma di etnia kurda, riguardo questi criteri politici e queste condizioni soddisfatte. Chissà se quando l’adulterio non sarà più un reato, loro potranno più serenamente tornare a casa e prepararsi ad entrare nella nobile e democratica Europa.

A Treviso, intanto, viene imposto alle donne il divieto di esercitare la professione di casalinga indossare il burqa in quanto espressione di sottomissione all’uomo; questa motivazione, non prevista dal codice penale italiano, è stata sottolineata viva voce dall’amministrazione comunale. Ecco il fatto: una donna (che già da tempo destava curiosità per il suo abbigliamento) è stata fermata mentre accompagnava il figlio a scuola, costretta ad identificarsi e poi denunciata perché la legge italiana vieta di girare travisati per treviso. Il fatto si è ripetuto ieri nella stessa città con una giornalista italiana, che "travestita" cercava di sondare gli atteggiamenti e le opinioni dei passanti: anche lei fermata, portata in caserma, identificata e denunciata. Bene, democratica parità di trattamento. Bene, che mai noi si autorizzi la sottomissione della donna all’uomo. Meno del burqa, mi piacciono solo i divieti. Meno dei divieti, mi piacciono le imposizioni razziste travestite (travisate) da democratiche applicazioni di diritti civili. Meno di tutto, mi è piaciuto il commento del vicesindaco e mastro burattinaio di Treviso, il famigerato gentilini: "i giornalisti farebbero meglio a rimanere nelle redazioni". La parola chiave di questa giornata è de-mo-cra-zia.




24/9
2004

Fumo molto e pigramente penso

Guardando la muraglia di condomini dal balcone, oltre la prateria ed il fumo di sigaretta, si può anche pensare

tutte le nostre città, splendide o miserevoli, sono costruite sui cocci delle città che c’erano prima, figuriamoci una vita o due

figuriamoci (se io possa aver ragione, per una volta)
e se le triglie mi invadessero la casa e mi togliessero il respiro, metterei un maglione in valigia ed andrei a trovare Heidi
ci metterei un’ora
ma si sa, io non cambio mai idea mentre tutti sono così entusiasticamente aperti, che dall’altra parte dello specchio vedono solo un silenzio agghiacciante

ed ogni città è diversa dalla precedente, cambia nome alle cose o interi alfabeti, aspetta lettere per conoscere quello che già sa, si ferma a guardare un gatto bianco e grigio che passeggia indifferente proprio sotto il balcone.




23/9
2004

Qualcuno, spero, capirà

Da anni penso ad Internet come alla "Discarica dell’informazione". Se la nostra società, come molti affermano, è la società dell’informazione nel senso che produciamo, vendiamo e consumiamo soprattutto messaggi(ni), immagini, suoni e fregnacce varie, la Rete è certamente la discarica a cielo aperto di questa società; un tempo abusiva, ora regolarizzata tramite condono, esaltata come faro di progresso. Semplicemente, si è ingigantita troppo per poterla ignorare, il suo olezzo si respira ovunque. Non sto dicendo che sia inutile: quando una società produce, vende e consuma inevitabilmente produce scarti, rottami, imballaggi e defecazioni.

Mucchi di rifiuti, dune, colline di informazioni accatastate le une sulle altre, intrecciate, in frantumi. La discarica non ha un custode ed i molti padroni non se ne curano, fingono di voler innalzare mura e reticolati ma ogni volta l’immondizia straborda, non se ne vedono i confini. Alla luce bassa del tramonto si vedono brillare frammenti di specchio e pozze d’acqua, bisogna appoggiare i piedi con attenzione perché non c’è nessun terreno sotto, solo cocci di ceramica bianca e pagine viscide di riviste pornografiche. Bisogna indossare stivali, guanti da lavoro e mascherina, se non ci si vuole tagliare o rimanere intossicati, bisogna aiutarsi con le mani e curvare la schiena per avanzare.

Camminando su queste colline di rifiuti, frugando nell’immondizia, si può occasionalmente trovare qualcosa di molto bello e prezioso, qualcosa di curioso o interessante. Si sa che la gente butta proprio di tutto, a volte persino se stessa. C’è persino chi ci abita, in questa discarica: persone che passano qui buona parte della propria giornata alla ricerca di chissà quali tesori o per gridare, in piedi su un frigorifero scassato, tutti i mali del mondo. Alcuni ci dormono pure. Molti, senza rendersene conto, da semplici visitatori sono divenuti parte della discarica, merce scartata e gettata. I più intelligenti o visionari si sono gettati da soli, in piena consapevolezza, perché forse la discarica è meglio di ciò che ne sta al di fuori.

La discarica un tempo era popolata solo di pazzi urlanti e di filosofi, di vagabondi che non trovavano altro posto per dormire e di idealisti che la sognavano una repubblica libera dai limiti della città. Ora ci arrivano in massa turisti con il metal detector e venditori ambulanti, famiglie in gita, ruffiani e spacciatori di caselle e-mail, poliziotti in borghese e predicatori in saio nero. La discarica è diventata come la città, la città e la discarica si identificano, non esiste più un confine.

Capita a volte, com’è sempre capitato, di vedere dei corvi volteggiare famelici sopra un mucchio d’immondizia particolarmente fresco ed invitante, già gonfio di grassi vermi. Odio le carogne troppo affollate, preferisco rosicchiare le mie ossa in un angolo, senza nessuno che mi disturbi. Capita a volte, però, che io decida di avvicinarmi per dare un’occhiata o lanciare un sasso, infastidito dal rumore o per umana curiosità; spesso all’ultimo minuto lo spettacolo è così rivoltante che la mano mi trema e volto le spalle agli uccelli ed ai cani che banchettano. Non li puoi scacciare né con il bastone né con le pietre né tantomeno con le parole, siano urlate o serene e ragionevoli: la discarica, come la città, è il loro ambiente naturale ed essi si devono cibare di immondizia e cadaveri come hanno sempre fatto. Provo invidia per quanti, disgustati come me, ancora trovino il coraggio di affrontare queste bestie e provare ad addomesticarle o ad allontanarle; so che non ci riusciranno e dovranno ritrarsi una volta terminate le pietre o le parole, ma invidio almeno la loro pazienza nel provarci. Io, come dico da tempo, ormai provo solo una nausea che mi debilita.

Quando avevo sedici anni, come molti altri della mia età, sdraiato sul letto fissavo il soffitto e sognavo di scappare con gli zingari, vivere sporco e lacero in giro per il mondo, di furto ed espedienti, senza vergogna o preoccupazione per le leggi e la morale di chi ha bisogno di quattro pareti ed un tetto per sentirsi a casa. Sogni ingenui ed offensivi, da ragazzino, sogni che purtroppo non ho fatto realizzare. Non sarei potuto diventare davvero uno zingaro, in ogni caso: zingari non ci si diventa ma ci si nasce, e forse è proprio questo il cuore della questione.