23/8
2013

Il miliardo /1

Come stavo appunto dicendo, io et Amormio siamo finalmente riusciti a fare questo viaggio in capo al mondo. A Valdagno! direbbe mio nonno, che difatti era rincoglionito. No, nonno, risponderei io con inesauribile dolcezza, in Cina. Catai, Mangi, il Paese di Mezzo. Vagamente più lontano.

Scarso di inventiva, avevo adottato come principale guida turistica il Milione del dott. Marco Polo, rivelatosi sfortunatamente di gran lunga sopravvalutato ed inadatto a fornire consigli realmente utili. Gli alberghi citati, per esempio, lasciavano talvolta a desiderare e mi è risultato assolutamente impossibile comprare un fagiano per soli tre talleri veneziani presso il ponte sul fiume Giallo. Inoltre, il prof. Polo dimentica di citare diverse bizzarie della cultura, delle tradizioni e finanche delle città cinesi dove afferma di aver vissuto, e questo ci ha causato parecchie sorprese e non pochi problemi, fortunatamente tutti risolti altrimenti non sarei qui a raccontarvela.

Ad esempio, il rag. Polo non affronta assolutamente il problema della preparazione delle valigie per il viaggio. Non lo nomina neanche, mentre per me è stato fonte di grandi ambascie. Temevo che avremmo finito di preparare i bagagli alle due e mezzo della notte precedente la partenza, ma sfortunatamente mi sbagliavo. Quella è stata più o meno l’ora in cui abbiamo cominciato a farli. Abbiamo infatti terminato verso le sei, sei e mezza, ora che curiosamente coincideva con quella della partenza, stremati dal sonno, e quasi sicuramente questo è il motivo per cui poi mi sono trovato novemila chilometri più in là a chiedermi come mai nella mia valigia ci fossero un paio di calzini di lana alti fino al ginocchio ed un singolo, misero calzino spaiato di cotone.

Parlando di Hangzhou, poi, la prima tappa del nostro breve viaggio, l’avv. Polo si dilunga sulle sue bellezze ma evita accuratamente di citare la selva di grattacieli più o meno orribili che le conferiscono quell’aria alienante tipica delle metropoli cinesi, ma inspiegabilmente glissa anche sull’ufficio di cambio valute dell’aeroporto, il più lento del mondo in quanto affidato ad una banda di stagiste minorenni sottopagate che lavorano con una copia piratata di windows millenium, impiegando per ogni transazione il doppio del tempo che ci avrebbe messo un funzionario del Khan ad andare a cavallo in Europa a cambiare i soldi.

Ma, se non ricordo male, l’illustrissimo cav. Polo non nomina neppure il meraviglioso Lago Occidentale, affascinante gioiello della città presso cui passeggiare cercando di sfuggire - invano - alla soffocante calura di un’estate eccezionale. Difficile descriverne il fascino, celebrato nei miti e nelle poesie cinesi, impossibile non apprezzarne la bellezza in contrasto con la frenesia della metropoli che si arresta quasi rispettosa sulle sue sponde orientali. Poco lontano dal lago io et Amormio ci siamo accampati in un ostello grande e ben organizzato, da cui partire all’alba per visitare i dintorni e in cui rientrare non appena il sole si faceva implacabile. Per distrarci, in quei primi pomeriggi bollenti, davamo la caccia alle rapidissime blatte che sgusciavano dallo scarico della doccia. Terminate le blatte senza che il caldo accennasse ad allentare la propria morsa, con buona pace di Marco Polo abbiamo a malincuore deciso di abbandonare Hangzhou, stravolgere il nostro programma di viaggio e migrare rapidamente al nord. Destinazione: Pingyao, Shanxi.

[continua]

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




11/7
2013

La strada del Catai

Mentre il Paese tutto sta scivolando nel baratro istituzionale, sempre più rapidamente ed inesorabilmente e sempre avvolto dalla meschina indifferenza generale, io con acceso spirito critico sorseggi cocktail alla frutta e mi preparo per il mio primo viaggio in Catai.
Da turista, ovviamente. Molti preferiscono definirsi ’viaggiatori, non turisti’, per carità tutto ma non turisti, ma io applico ai miei viaggi una discriminante piuttosto semplice: prendi l’aereo, dormi in albergo, visiti i monumenti, sei un turista. Vai a piedi, dormi in una locanda malfamata, ti puntano il coltello contro ma tu li disarmi con una mossa di bartitsu, sei un viaggiatore. Io sono un turista, e tra qualche settimana me ne vado in Catai a vagabondare un po’ con Amormio.

Scopo principale di questo nostro viaggio (turistico) è raggiungere un villaggio dello Henan e praticare del taiji lì dove si dice che l’abbiano inventato milioni di anni fa, che per noi praticanti di taiji o sedicenti tali è un po’ come per un fan del rock ’n roll andare a ballare nella casa di Elvis a Menphis, credo, o come per un cattolico andare a molestare un bambino a Gerusalemme. Inoltre, intendiamo bere té e prendere treni e passeggiare per i giardini e tutto quel genere di cose che si fanno alla corte del Gran Cane.

La maggior parte dei miei conoscenti si dichiara preoccupata soprattutto dal problema alimentare, altresì tradotto come "ma che cazzo mangi in Cina". Apparentemente, i miei conoscenti sono per la stragrande maggioranza convinti che i cinesi non mangino, o si mangino tutto loro (in quanto socialisti) senza lasciarne per gli stranieri. Accennano a quella faccenda degli spiedini di serpente, delle cavallette, dei cani, roba così, come se un miliardo e mezzo di persone potessero basare la propria quotidiana alimentazione sugli spiedini di serpente trascurando animali molto più semplici da cucinare quali la mucca, il maiale, il pollo o il raviolo. Chiaro che si tratta di gente che nella maggior parte dei casi considera cucina esotica anche il riso alla cantonese del wok-sushi sotto casa, gente che spesso dovrebbe essere privata non solo del diritto di dare consigli di viaggio ma anche del diritto di volo. Perché poi te li trovi a Wuzhen a sbattersi alla ricerca di una pizzeria.

Io comunque, e qui lo dico e qui mi pentirò di averlo detto, non sono molto schizzinoso in fatto di cibagioni. Se è cotto e/o non si muove per me è commestibile. Se ho veramente fame, posso anche essere meno esigente. Vedremo se sarò dello stesso parere al mio ritorno.

In questi giorni stiamo dando le ultime spuntatine al programma di viaggio e cominciando a pensare ai bagagli, che finiremo comunque per preparare la notte prima di partire verso le due con mezzo litro di sambuca in corpo, come al solito. Nel frattempo mi preparo a quel che dovrò affrontare come un gentleman di altri tempi, leggendo Il milione di Marco Polo e ascoltando in loop Asia di Guccini.




20/5
2013

Sono un fenomeno paranormale

Io tendenzialmente sono una persona razionale, molto razionale. Sono ateo, non credo nelle scie chimiche, dubito di Babbo Natale e sono estremamente scettico nei confronti del sovrannaturale, del sottonaturale e spesso anche del medionaturale. Mi concedo qualche posizione possibilista nei confronti della medicina tradizionale, dello sciamanesimo e del vudù, perché sono anche una persona di ampie vedute o almeno mi piace che lo crediate. Ho avuto un’esperienza mistica, ma è stato tanto tempo fa ed è ormai caduta in prescrizione. Per il resto, sono un materialista storico così storico che al confronto Karl Marx pare Paulo Coelho, perciò quello che sto per raccontare è solo una curiosa coincidenza, nun me bruciate sul rogo che ho la pelle sensibile.

Due o tre case in là della mia angusta magione abita una coppia di anziani canadesi, che periodicamente hanno l’abitudine di migrare in Canada per qualche mese ad incontrare i nipoti, o chessò io. Sono un uomo moderno per cui se devo comunicare lo faccio con gli sconosciuti su Internet, mica con i vicini di casa. Ogni tanto scambio qualche parola con la vecchia canadese, perché fa o crede di fare anche lei Taiji ed è piuttosto simpatica, con il suo buffo accento canadese. Un certo bel giorno, un paio d’anni fa, sono partiti per andare in Canada e non sono più tornati. E fin qui, la vita è una zingara e va, francamente non ho tempo di monitorare gli spostamenti di tutti i miei vicini e credo sarebbe anche illegale farlo. Non ho più pensato a loro, non ne ho più parlato con nessuno, mai.

Pochi giorni fa, però, passando come ogni giorni davanti la casa dei canadesi, posando l’occhio sull’auto parcheggiata nel cortiletto da due anni e sull’erba ormai alta, mi sono chiesto che fine avessero fatto e perché non tornassero. Ci possono essere mille motivi per cui un vecchio sparisce dalla circolazione, tra cui la morte e 999 eventi improbabili. Ci ho pensato così, trenta secondi camminando verso casa. Quello stesso giorno, ad Amormio chissà perché è saltato in mente di chiedermi che fine potesse aver fatto secondo me la coppia di anziani canadesi, che erano partiti per il Canada per stare via tre mesi e non si vedevano da due anni. Che coincidenza, dico. Lo stesso giorno in cui ci avevo pensato io, non ne avevamo mai parlato prima. Qualcuno parlerebbe di telepatia.

Oggi torno a casa per pranzo, passo come ogni giorno davanti la casa degli anziani canadesi con il cortiletto infestato da erbacce e la vecchia opel in cattivo arnese, ed ecco che i canadesi sono tornati, vivi e in salute tutti e due, stanno strappando le erbacce e provando a far ripartire l’auto. Sono stato contento di vederli quanto mai prima, anche se so che ora la vecchia capiterà a casa nostra negli orari più fastidiosi (qualunque) a chiedere ad Amormio consigli per il Taiji. Mi era mancato, il loro buffo accento canadese.

Ora, questa bizzarra coincidenza tra me che penso a loro, Amormio che pensa a loro e loro che tornano dal Canada può essere spiegata agevolmente in tre modi:
1. loro hanno sentito telepaticamente che noi li pensavamo e sono tornati
2. noi abbiamo sentito telepaticamente che loro stavamo per tornare e li abbiamo pensati (eventualmente attingendo all’inconscio collettivo)
3. qualche amico o parente, sapendo che stavano per tornare, è andato a sistemare la casa dove abitano ed ha apportato una qualche piccola modifica al paesaggio della loro abitazione (spostato un vaso, cambiato uno zerbino) difficile da notare ma che sia io che Amormio abbiamo in modo inconsapevole registrato sensorialmente come un cambiamento, il che ha richiamato alla mente di entrambi la lunga assenza degli abitanti della casa.

A scanso di equivoci, dato che è un attimo finire arruolati tra quelli che credono nei rettiliani, specifico che in due anni di assenza la possibilità che i canadesi tornassero a casa in modo del tutto casuale entro una settimana dal giorno in cui pensavamo a loro erano pari a circa l’1%, una percentuale piuttosto bassa ma certamente non tale da gridare al miracolo o indire una conferenza stampa coi cardinali e tutto.




29/4
2013

Letta di classe

E’ nato, finalmente! Dopo sessanta giorni in cui la tragedia di dover vivere allo stato brado ci stava procurando un’ansia ormai insopportabile, ecco venire finalmente alla luce il governo Letta, ultima meravigliosa creazione del genio italico. Ci stanno dentro tutti, quasi tutti democristiani: inutile parlare di ex, si è ormai capito che quando uno nasce democristiano, il democristianesimo gli rimane dentro fino alla morte (e resurrezione dei corpi).

Certo il parto non è stato dei più semplici, c’è voluto sicuramente un bel po’ di mercanteggiare tra i vari partiti, le correnti e le fazioni, ma visto il risultato non si può dire che non ne sia valsa la pena. Quasi tutti esordienti, molte donne, persino una di colore (che vale come due minoranze, per cui doppiamente buona). I giornali e i telegiornali sono concordi nell’acclamare questa squadra di salvatori della patria e nell’augurare loro buon lavoro. I più ribelli ammettono almeno che, viste le circostanze, è quanto di meglio si potesse sperare e che non c’erano alternative ragionevoli, o irragionevoli, e comunque è tutta colpa di Grillo.

E certamente non vengo qui a difendere Grillo, dalle cui idee politiche sono piuttosto lontano. Il Governo dice che Grillo è un estremista, e il Governo è composto da uomini d’onore: anticipo quindi i tempi e mi adeguo anch’io al pensiero unico dominante. Viva il Governo! E abbasso il pericoloso estremismo grillino, che ha causato infiniti danni a questo Paese: la crisi economica, la disoccupazione, le imprese che chiudono, la fuga dei cervelli, la mancanza di diritti civili, i campi di detenzione per gli immigrati, le leggi ad personam, le stragi di stato, le privatizzazioni selvaggie, l’austerità, Ustica, Aldo Moro, la seconda guerra mondiale, il Biennio Rosso, Piazza Fontana, il Monte dei Paschi di Siena, la missione arcobaleno in Albania, la Moby Prince, la Vittoria Mutilata, l’interventismo, il brigantaggio, Vacanze di Natale a Cortina, Breccia di Porta Pia ed il Porcellum sono solo alcune delle colpe di cui Beppe Grillo si deve finalmente prendere la responsabilità, mentre l’acuto Alfano, il simpatico Franceschini e gli altri compagni di Letta si occuperanno di porre rimedio, restituendoci finalmente un Paese concorde e sereno, dove ogni torto verrà riparato, ogni ingiustizia giustiziata ed ogni devianza raddrizzata.

Del resto, con che coraggio schierarsi contro cotale uniformità di intenti? Penso sia dal Luglio del ’43 che un governo politico in Italia non godesse di un tale sostegno parlamentare ed è pertanto evidente come tanta armonia fosse proprio quanto gli italiani agognassero. Magari non del tutto consapevolmente, visto che hanno votato (tutti) per partiti che negavano fermamente l’opportunità di tale alleanza. Ma chi aveva dubbi, chi ancora ce li ha, presto non ne avrà più: dovendo difendere gli interessi congiunti del pidielle e del piddì, vale a dire di tutta la parte sana della Nazione, le migliori penne e le più belle facce del giornalismo nostrano sono già schierate al servizio del Bene Più Grande. Lo schiacciassassi della propaganda lavorerà per trasformare ogni pensiero dialettico in fine ghiaino. Avete sentito qualcuno parlare ancora di inciucio, in questi giorni? Di mercato delle vacche? Beh, ne sentirete sempre meno. All hail to the grosse koalition!
Allo stesso tempo, se la storia insegna qualcosa, i nostri amati amici dei servizi si saranno già attivati per dare a loro volta una mano e ripristinare la pace sociale: magari con un attentatino lì, una rivendicazioncina là, si sa che in Italia si trova sempre uno "squilibrato" a disposizione quando c’è da riportare l’equilibrio, o un "anarchico" quando bisogna spingere le masse ad invocare l’ordine e la disciplina. Magari un dossier equivoco finisce sulla scrivania di qualche prezzolato direttore di giornale, o qualcuno viola la casella di posta di una deputata. Messaggi vengono mandati e ricevuti, le divergenze si appianano. Verso la Suprema Armonia.

L’importante naturalmente è che i mercati approvino, lo spread scenda, la borsa salga, il popolo ricominci a comprare ed eventualmente anche a votare correttamente. In caso contrario si disferà tutto, sempre nel maggiore interesse della Nazione, e... suppongo Oceania tornerà ad essere spietatamente in guerra con Eurasia, com’è sempre stato. Non possiamo che essere d’accordo.




23/4
2013

Errata corrige

Giusto ieri dicevo che l’unica cosa che mi piaceva del piddì è che veniva tollerata la differenza di idee, che i dissidenti non rischiavano l’espulsione. Dario Franceschini, a cui evidentemente sto sul cazzo perché ho una barba più bella della sua, provvede a smentirmi: chi non voterà la fiducia al governo (qualsiasi esso sia) secondo le indicazioni della maggioranza, merita l’espulsione.

Grazie, Dario. Ora siamo a zero cose tonde che mi piacciono del piddì, mi sono tolto il pensiero.




22/4
2013

Guardate come muore un Partito Democratico

Io ho una cosa da dire sul piddì: non mi è mai piaciuto. Siccome so che molti italiani non amano che si parli male dei morti (tutti i morti diventano buoni in Italia) ci tengo a precisare che a me il piddì non mi è mai piaciuto neanche quand’era vivo, valga per tutti questo post che credo sia stato il primo di una serie certo lunga. Quello che è successo la settimana scorsa, il ripugnante processo di automutilazione del cosiddetto Partito cosiddetto Democratico, si è già meritato così tanti insulti e sbeffeggiamenti da ogni parte del Paese che ripeterli ora sarebbe ridondante e probabilmente passibile di querela. Franceschini, giusto per fare un nome tra i tanti, si è lamentato che sabato sera l’hanno fischiato mentre cenava in trattoria: ha omesso però di specificare che cenava in trattoria perché lo stavano fischiando anche a casa.

Ma ora sono qui per seppellire il piddì, non per dileggiarlo. Quello che fu la terza o quarta reincarnazione del più grande partito comunista d’occidente, è morto per non aver saputo trovare un accordo con Beppe Grillo. E la spiegazione che ci danno è la seguente: non si possono fare accordi con Beppe Grillo perché non rispetta la costituzione.

Ora, amici del piddì: capisco la vostra lunga consuetudine ad essere circondati da imbecilli, ma a tutto c’è un limite. Se mi dite che Beppe Grillo è un qualunquista, demagogo, scapigliato, verbalmente violento, politicamente discutibile, igienicamente depravato, cialtrone, sbruffone, ipocrita e megalomane capetto con scarsa stima della democrazia parlamentare ed una gestione quanto meno torbida dell’economia del suo partitello personale, vi do ragione. Vi do un mondo di ragione. Vi do un mondo ed una sporta di ragione... ma non se in alternativa vi alleate con Alì Berlù e i suoi 400 ladroni, e per la proprietà transitiva dell’infamia anche con Maroni ed il suo partitello personale di fascioleghisti, tutta gente che la costituzione la tiene solo in comodi maxirotoli doppio strato nella mensolina vicino al water.

Ovviamente non sapremo mai quali oscuri bizantinismi abbiano in realtà portato il piddì ad accoppiarsi con il maiale in diretta tivvù, anche se curiosamente tutti i sospetti puntano come al solito su Minimo D’Alema e la sua cricca di prezzolati filibustieri o su Matteo Renzi, di cui si può dire solo che è un giovanotto ambizioso il che riassume anche tutti i suoi meriti politici. Ma non sono qui neanche per fare l’autopsia al cadavere, che con quello che aveva mangiato oltretutto dev’essere pure un bello schifo.

Personalmente mi spiace soprattutto per Bersani. Bersani secondo me è (era) la perfetta incarnazione del Partito Democratico: intelligente, preparato, umanamente anche simpatico, con delle idee brillanti. Io ’na birretta con Bersani me la berrei, e non è una cosa che direi di molti politici. I difetti di Bersani sono anche i difetti del fu piddì: incapace di concretizzare, ansioso di compiacere tutti, eccessivamente prudente e serio fino alla noia. L’unica differenza caratteriale che mi viene in mente tra Bersani e il piddì è che il primo almeno fino alla settimana scorsa è sempre stato sinceramente antiberlusconiano.

Poi il piddì aveva un sacco di altri difetti, inutile star qui a fare l’elenco che non vorrei saturarvi la banda. Aveva un solo pregio, anche piuttosto grande rispetto agli altri partiti: era l’unico partito vero, l’unico partito a non essere semplicemente la cassa di risonanza e l’articolazione territoriale del segretario/padrone, l’unico dove la diversità di opinioni, la lotta anche sfacciata tra fazioni diverse era tollerata. Non dico che il confronto fosse sempre apprezzato, non dico neanche che fosse equo né tantomeno meritocratico, ma esisteva e permetteva talvolta ad idee dissonanti di emergere, senza che le discussioni finissero con ordini di espulsione. Non era un partito in cui parlava solo il segretario, o i cui rappresentanti avevano a cuore solo gli interessi personali del segretario. Sono consapevole che questo, soprattutto da un punto di vista mediatico, è stato anche il tallone d’achille del partito ed una delle cause della sua storica debolezza di carattere. Sarà anche l’unica cosa che mi mancherà del piddì.

Spero che le poche persone valide e di sinistra ancora presenti in quel partito, portatori di quelle idee dissonanti di cui sopra, riescano a non farsi seppellire sotto le macerie e continuino a far politica. Quanto agli altri, i cialtroni, i baciapile, i maneggioni, mi piacerebbe affondassero assieme alla barca che hanno mandato alla deriva, ma so già che in qualche modo se la caveranno: lo fanno sempre.




19/4
2013

Nei nostri cuori Prodi Che

Prodi Che



Mi sto divertendo moltissimo, sarebbe da eleggerlo una volta all’anno ’sto presidente della cosa, lì. Continuate così.




2/4
2013

La desolazione di Smaug

Sono più di dieci anni che ho aperto questo bloggo, l’anniversario sarebbe stato la settimana scorsa. L’avevo aperto più che altro per esercitarmi un po’ con l’xml, poi l’ho girato in asp e da allora l’ho usato più che altro per tenere i contatti con gli amici dispersi e per scriverci le cazzate. Ormai l’epoca del bloggo è finita, pare, ed il tempo che avevo a disposizione per scriverci si è ridotto, per cui le mie apparizioni qui sono sempe più sporadiche. Ma resisto, non si sa mai.

Avete presente quella storia dove c’erano gli uomini in grigio che rubavano il tempo? Ecco, quella era una profezia. Ricordo che in una bambina ed una tartaruga in qualche modo alla fine salvavano il mondo, ma non vedo tartarughe in giro (a parte Napolitano, ovviamente)

Dieci anni fa, subito dopo aver aperto il bloggo, mi è esplosa la casa per una fuga di gaz. C’è stata l’estate più calda degli ultimi millemila anni, i vecchi in francia cadevano come mosche. Poi sono stato a Belgrado, ho fatto pace con la musica, è morto mio padre. Ho traslocato, mi sono innamorato, ho bevuto il té a Tangeri, visto gente, fatto cose. Troppe da ricordare. Ieri mi è capitata per caso per le mani una rivista del 2003, nelle pubblicità c’erano le macchine fotografiche da 2 megapixel e pantaloni con i tasconi laterali. Me li ricordo quelli, ne avevo un paio che ho portato fino a consumarli. Come sembrano stupide le cose, viste con un telescopio di dieci anni.

Ma non tutte stupide. Dieci anni fa forse credevamo di più nella nostra capacità di cambiare le cose, di incidere sulla realtà. Manifestavamo in piazza contro l’Iraq, in tutto il mondo, ci hanno ignorato. Ci hanno chiamato pacifinti, ci hanno sfottuto da destra e hanno preso le distanze da sinistra. Facevamo i social forum, credevamo in Lula, Chavez, Prodi. Hanno continuato ad ignorarci. Sono stati altri dieci anni di smantellamento dello stato sociale, di corruzione, di mancanza di risposte, di carenza di idee, di sovraccarico di informazioni, di marketing delle religioni, di svalutazione della politica, di vorticosa crisi del sistema economico, altri dieci anni di atomizzazione e lento scivolare nell’apatia di un nuovo medioevo. Sempre meno lavoro, sempre più precario e sempre più alienante. Abbiamo smesso di credere a Prodi e a Babbo Natale e cosa ci resta? I banchieri al potere, l’antipolitico illuminato, un papa molto furbo, i social network ed un mondo in fiamme mentre i nostri giornali sbattono in prima pagina le opinioni del cancelliere tedesco sul nuovo papa riferite dall’ex cameriere di salcazzo. Ci siamo lasciati alle spalle molte cose, sfoghiamo la nostra legittima rabbia picchiando sui tasti e disprezzando chiunque sia più o meno intelligente di noi, più o meno convinto, più o meno capace. Siamo diventati più cinici, più meschini e incattiviti, come da copione dei nostri cattivi registi. Sicuramente eravamo dieci anni più giovani e questo non si può cambiare. Tutto il resto sì.




31/12
2012

Come se fosse nuovo

Pur rimanendo fermo nella mia convinzione che il regolare, banale, ripetitivo ruotare su se stesso e attorno al sole di questo grosso geode fangoso su cui viviamo sia totalmente insignificante ai fini della comprensione del mistero dell’umana esistenza e dell’universo, buon anno nuovo a tutti. E buona fine dell’anno, straordinario momento per riflettere sul tempo trascorso, tracciare i più e i meno, darsi fenomenali e tendenzialmente metaforiche pacche sulle spalle e raccontarsi menzognere promesse per il futuro.

Per quanto mi riguarda: esco poco, vedo poco, leggo poco, scrivo poco. Viviamo in tempi bui, non c’è molto da consumare, poco da salvare e molto da rigovernare, da reinventare o meglio ancora da inventare per la prima volta. Mi sono un po’ ritirato in montagna, lo ammetto, a contemplare il cosmo nella lanugine del mio ombelico. Faccio molto, non mi annoio e sono piuttosto felice, nei limiti dell’umano. Più vi leggo sull’Internet e meno vi sento vicini. Più vi parlo e vi ascolto di persona e più vi amo. Siamo una bella specie, secondo me, a parte tutti gli stronzi che girano e questa bizzarra pulsione di morte che ci distruggerà. Forse il prossimo anno andrà meglio, a me in generale gli anni dispari riescono meglio. Spero anche a voi.

Non fatevi coinvolgere in losche storie della malavita veneziana.




20/11
2012

Caro Nichi ti scrivo

Caro Nichi,

ti scrivo, mi distraggo un po’, tutto quel genere di cose. Poiché banali ragioni di calcolo probabilistico mi inducono a pensare che tu non sia un assiduo lettore di questo bloggo, rompo il ghiaccio presentandomi brevemente: mi chiamo Lu’, sono giovane bianco laureato maschio etero e quindi appartengo a tutte le categorie privilegiate di questo Paese ma non solo, apparentemente sono anche l’unico italiano della mia generazione ad avere un lavoro a tempo indeterminato, non ti dico quale perché altrimenti mi sgamano.

Inoltre, sono un tuo sostenitore da tempo immemorabile: per darti un’idea io la prima volta che ho sentito parlare Obama ho pensato "E’ una specie di Vendola nero!" ma "una specie" nel senso che il migliore eri tu. T’avrei voluto presidente del Veneto. T’avrei voluto presidente del consiglio. Ma pure papa, se fossi stato cattolico (io, non tu, tu lo sei ma pazienza). Ti scrivevo le letterine a Natale e le spedivo al Polo Nord, dubito ti siano mai arrivate. Mi sarei buttato nel fuoco per te, avrei fatto lo sciopero della fame, avrei persino votato Veltroni per te. Fortuna che non mi hai chiesto niente di tutto questo. Negli ultimi anni, devo ammettere, questo mio entusiasmo si è un po’ affievolito: una vita di esperienza mi ha lasciato amaro e cinico, mentre tu hai cominciato a frequentare troppi salotti buoni, troppa televisione, a fare troppi discorsi che mi parevano ambigui e non mi emozionavano più.

’sta faccenda delle primarie del centrosinistro, poi. Ma cosa me ne frega a me di queste primarie del centrosinistro. In Italia, perdonerai il mio francese, va tutto a puttane ed i politici del centrosinistro passano le giornate a parlare di alleanze, sciogliere alleanze, ipotizzare alleanze, ragionando come se avessero già vinto le elezioni e l’unico problema fosse spartirsi le poltrone di ministro. E pure tu, Nichi, a questo gioco un po’ ci sei stato, anche se sei l’unico che ha continuato sempre a parlare di questioni politiche. Comunque io a queste primarie del centrosinistro fino all’altro giorno non avevo nessuna intenzione di andare a votare, ho seguito poco il finto dibattito (sulle alleanze!), mi sono perso il faccia a faccia, non ho messo i due euro nel budget spese famigliari, ecc. Francamente mi sembravate una manica di dementi, con rispetto parlando.

Poi per sbaglio ti ho visto l’altro giorno dall’Annunziata, e m’hai riconquistato il cuore, Nichi. Questa cosa di cambiare il vocabolario, di smetterla di inseguire la destra sul suo linguaggio, di rimettere al centro del dibattito politico il lavoro, i diritti civili, spodestando la tirannia della finanza, non è stata una rivelazione, Nichi: era quello che pensavo anch’io. T’accusano di essere contorto e retorico, ma quello che volevi dire Domenica a me è arrivato chiaro e limpido. E mi hai di nuovo emozionato. La rivelazione vera è stata capire che non credo più in te.

Vedi vedi vedi caro Nichi, quel che ti scrivo e ti dico: non faccio un atto di fede nei tuoi confronti, non vedo più in te né il salvatore della patria né il salvatore della sinistra. Non credo in te. Non credo nelle tue idee. Credo nelle mie idee, e a quanto pare coincidono in gran parte con le tue, quindi in questo momento sei il politico più adatto a rappresentarmi. Apro una parentesi: lo so che la democrazia rappresentativa borghese è una farsa per tenere il popolo sottomesso dandogli l’apparenza del cambiamento, ma d’altra parte questo è il sistema politico in cui viviamo, o ci si dedica alla lotta armata ed io francamente non mi sento tanto all’altezza o si rinuncia all’idea astratta dell’eroe politico perfetto e si va a votare per il candidato che si avvicina di più alle proprie idee sperando che un pochino le metta in pratica, stare seduti sul proprio culo a lamentarsi vagheggiando realtà ideali oltre a fare ingrassare non serve un cazzo. Io non credo che se tu vinci poi cambierai l’Italia, credo che se tu vinci l’Italia avrà già dimostrato di essere in grado di cambiare da sola.

In sintesi, caro Nichi Vendola, anche se so che non sei perfetto, che c’hai la deriva populista e le borse sotto gli occhi, che sbaglierai e che in parte mi deluderai e ci resterò male ed un giorno imprecherò pure contro di te guardando il telegiornale, credo che domenica alzerò il culo dal divano, piglierò due euro sottraendoli dal fondo per l’università del mio gatto e bestemmiando gli stramorti del piddì andrò a votare alle primarie del centrosinistro, che Marx ed Engels mi perdonino, e voterò per te. Non c’ho niente contro Bersani, politica a parte mi sembra uno a posto, e non c’ho niente neanche contro Renzi, ma se avessi voluto votare per un giovane lampadato arrivista di centrodestra le occasioni non mi sarebbero mancate negli anni, e non c’ho niente neanche contro gli altri due, ma in questo momento sono solo gli altri due ed io non spendo due euro per fare colore, mica cadono dagli alberi. Voto te perché spero che tu vinca e sia il candidato del centrosinistro, un po’ meno centro e un po’ più sinistra, alle prossime elezioni e che tu vinca pure quelle e diventi presidente del consiglio e metti in pratica qualcuna delle mie idee che per coincidenza c’hai anche tu, realtà permettendo. E come me ti voterà pure Amormio, credo, e pure mia madre che c’ha la quinta elementare ma hai convinto pure lei, alla faccia di chi ti vuole il candidato hipster, spero anche mio zio che è un vecchio compagno (non che sia vecchio) ed ha tutta la mia stima.

Sorprendiamoli, Nichi. Facciamo le cose fatte bene.

Tuo affezionato,

Lu



P.S.: Scusa se mi sono dilungato, come ben sai non tutti hanno il dono della sintesi.

P.P.S.: Quella cosa che hai detto su D’Alema, lo "straordinario ministro degli esteri" e via dicendo, si vedeva ad inizio trasmissione che avevi un tic strano al lato della bocca, dillo che t’aveva rapito il cane e lo torturava, la gente che conosce D’Alema certe cose le capisce.