 15/5/2004 1.17.59 cinecosofan |
Per quando avrò l’ adsl spero vivamente di poter trovare online i video dei nello-dibattiti post visione... state provvedendo all’ archiviazione per i posteri vero ? Siccome belli soddisfatti del cinecoso non parlate più degli ultimi eventi culturali della programmazione cinematografica nazionale e internazionale (che so, The passion, o Van Helsing), volevo propormi io per recensire L’ Alba dei morti viventi, perché dissento totalmente dalla tesi che va per la maggiore, ossia che questo sia un remake "superficiale" e "privo di significati" rispetto all’ originale di Romero. Purtroppo devo rinuciare, perché sono dieci giorni che l’ ho visto e ancora non mi è passata la paura (è che mi fa paura specificatamente il concetto "romeriano" dello zombi) Comunque, visto che sono entrato in argomento, riprendo anche il vecchio discorso di Pornorambo sul remake "dal vivo" di Kyashan/Casshern, copincollando questo articolo di cui ignoro autore e provenienza (ovviamente dissento da quanto dice su Dawn of the Dead) Shinzo Ningen Casshern (Casshern, uomo dal nuovo corpo) << Kolossal epico e horror. Con le proiezioni di Troy e di Dawn of the Dead, a poche ore di distanza una dall’altra, Cannes ha voluto esibire quest’anno una nuova apertura verso il cinema popolare di genere, quello da grosso pubblico, meno spigolosamente «d’autore», in un’edizione già salutata da tutti come particolarmente Hollywood friendly. Peccato, però, che in questa sua nuova ricettività per il genere il festival abbia poi scelto in modo timido, un po’ insipido, se non addirittura conservatore. Perché, altrimenti, non inserire in questo nuovo orizzonte della selezione un film come Casshern, opera prima del famoso fotografo di moda e videoclipparo Kazuaki Kiriya, tratta da una popolarissima serie animata degli anni `70? È un film come questo, infatti - proiettato ieri in una delle salette del mercato, fuori dalla sezioni ufficiali del festival - che meglio rappresenta una delle tendenze di punta in cui stanno muovendo il cinema fantastico e quello epico contemporanei. Non l’Iliade raccontata da Wolfgang Petersen o un remake di Zombi completamente svuotato della forza dell’originale di Romero. Opera barocca fino all’incredibile, digitalizzata come con l’aereografo (al punto da sembrare dipinta), assolutamente scollata da preoccupazioni di verosimiglianza fotografica ma anche narrativa, Casshern è ambientato in un mondo futuro, in una Terra semidistruttta da decenni di guerre e dal veleno di scorie nucleari e biologiche, in cui la Federazione Orientale ha trionfato sui paesi dell’Europa. Cercando una formula per rigenerare le cellule che gli permetterebbe di salvare sua moglie dalla malattia che la consuma, uno scienziato scopre involontariamente un modo di resuscitare i morti, e grazie a un improvviso temporale, i corpi di decine e decine di vittime di una guerra di pulizia etnica vengono ricomposti e rimessi in vita. Si tratta di una nuova razza di umanoidi, i Neo Sapiens, che da una fortezza piena di torri dichiarano immediatamente guerra alla razza umana. Antimilitarismo, ecologismo, melodramma, epica guerresca, un eroe mitico (il Casshern) che è un po’ un angelo custode, un’iconografia che va dall’anime al fantafumetto francese a Leni Riefenstahl. Sono questi gli zombi del duemila, non quelli di Zak Snyder. >> |