 25/11/2003 20.1.34 Antonello |
Permettimi di autocitarmi, Lusky, dato che mi sembra che tu abbia risposto con un po’ di acredine a un post in fondo scherzoso. Quello che ho attaccato qui sotto sono due miei vecchi (ancora non avevo visto "A better tomorrow 2") commenti decontestualizzati ad un post di Gokachu, in cui parlavamo di Pier Maria Bocchi, un cinecritico orientalista. Più o meno è l’atteggiamento che ho nei confronti del cinema orientale. ... Davvero ti fidi di Bocchi? Scusa, ma la sua conoscenza del cinema orientale è feticistica e infantile, ancorchè molto vasta. Io odio la cinefilia e quella di Bocchi è degradante senso acritico, pernicioso soprattutto per la reale comprensione di quel cinema. Io non ho nessun senso del dovuto nei confronti del cinema asiatico, che ammiro senza crociate o stronco senza riserve. Non mi piace John Woo, trovo noioso anche se talentuoso Miike, aria fritta l’ultima voga hongkongonese. Certo mi si potrà imputare una conoscenza infinitesimale rispetto al suddetto critico (e rispetto a te, Gokachu), ma comincio a stancarmi della moda tutta critica (di cui Bocchi è un rappresentante) di mettere su un piedistallo le cosoddette opere forti, radicali, a la paige epperò integralmente cinematografiche. Che comunque sono un segno dell’impotenza di oggi. Anch’io trovo che l’avanzata del cinema orientale sia stato il più importante fenomeno cinematografico dei ’90. Cionondimeno, rifuggo dal trattare l’Oriente come un solo luogo (il cinema coreano è il più avanzato dell’area e diversissimo da quello hongkongonese), e rimango dell’idea che i cineasti dell’aria cinese, capofila di questa avanzata, abbiano rispetto alla cinematografia europea una maggiore felicità creativa e una minore felicità intellettuale. Antonello | Email | 11.07.03 - 9:20 pm | # ----------------------------------- ----------------------------------- ----------- D’accordissimo con te su tutta l’ultima parte. Tra l’altro anch’io amo il cinema estremo, ma ho sempre avuto l’impressione che fosse più un movimento di intenti che una risoluzione di riflessione. Ben venga il rinnovamento di linguaggio, ma comincio a temere la maniera. "Requiem for a dream" è uno dei motivi per cui Bocchi mi ha rotto: ho la sincera impressione che tale critico abbia diviso in scomparti il cinema, volendo l’artigianato e la grammatica per il cinema americano, l’eversione sanguigna per l’oriente (mi spiace, ma l’impressione di uniformità non mi passa) e tenendo in scarsissima considerazione il cinema europeo. D’accordo che io sono il primo che si comporta da dittatore con chi spara sulle opere orientali, magari sugli anime (che sai che non mi piacciono), rinfacciando loro Matrix e la sbobba addomesticata che vedono. Ma è una questione di principio, etica cinematografica, estetica e anche lotta al razzismo. Nel merito sono molto più rigido. Inoltre, se ti interessa, le stroncature di "La tigre e il dragone" e "Hero" sono dettate da malafede fanatica (a prescindere dal fatto che Ang Lee sia stato riassorbito, se è mai uscito, e Zang Yimou sia ormai culo e camicia con il partito, già dal supino "Non uno di meno"), di integralista di sangue e merda e melodramma, e il feticismo di Tarantino è genitale, il suo tutto di cervello. E penso che Nanni Moretti (che non mi sta simpatico, nè lo approvo ora come regista) avesse ragione a demolire "Henry", così come "Strange days" o "Heat". Per inciso, Micheal Mann, questo grande amore di Bocchi, è più che sopravvalutato e "Alì" è piaciuto a tutti fuorchè ai neri americani. Antonello | Email | 11.08.03 - 3:06 pm | # ... Nient’altro. Il cinema orientale è anche questione di moda, ma è anche vero che non lo si è quasi mai visto nella sua interezza in occidente. Come molto cinema muto che si potè rivedere solo con i cineclub dei Cahiers, è soprattutto questione di cinematografia. |