27/5
2010

L’ecstay provoca paranoia ed aggressività, l’LSD solo yellow submarines

La seconda tappa del tour roulottistico 2010 è stato un campeggio presso la ridente cittadina di Submarine, CA. Naturalmente, se sapeste che "Submarine" in realtà si chiama Sottomarina e "CA" non sta per California ma per ChioggiA il tutto sembrerebbe molto meno ridente, ma così come ci ha insegnato il buon prof. Maloroso io continuo a preferire un mio universo personale, piuttosto che credere nella vostra noiosa realtà sensibile. Una delle principali peculiarità di Submarine (CA) è il suo affacciarsi sul mare Adriatico, il che la rende meta privilegiata dei vacanzieri veneti a corto di soldi o di fantasia (io ho molta fantasia). Non che sia possibile farci il bagno, in quel mare, perché l’acqua ha il colore del piombo, la schiuma, odore di fogna ed una sottile patina di marghera sopra, per cui capirete perché ai veneti tutta quella faccenda della fuga di petrolio in Lousiana fa assai poca impressione, è una banalità. Il mare a Submarine e dintorni è lì solo per bellezza, o per bruttezza, ad ogni modo è solo lì che fa le solite cose che fanno i mari: occupare spazio, ondeggiare leggermente ed annegare le persone. Per fare il bagno si va in piscina, tutti i campeggi sono dotati di piscina, il che significa che si potrebbe benissimo non andare affatto al mare ed andare piuttosto in piscina in alta montagna, ma l’avevo già fatto la settimana scorsa. Per dovere di cronaca , dopo aver parlato tanto male delle acque putride del mare di Submarine, devo anche ammettere che uno sconosciuto incontrato per caso al bar mi ha informato di come in realtà quel tratto di mare non sia affatto inquinato come sembra alla vista, all’olfatto ed al palato, ma sia soltanto "torbido" a causa del fondo fangoso. Whatever, man. Quel fondo fangoso odora di merda, e d’altra parte se dessi retta a tutto quello che mi suggeriscono gli sconosciuti incontrati per caso al bar a quest’ora sarei senza un rene, o vivrei in un bunker sotterraneo con un cappello di carta stagnola in testa monitorando le scie chimiche degli aerei, o apprezzerei i quadri di Castello.

Ad ogni modo, pur non facendo il bagno in mare, io & Amormio ci siamo divertiti, ed anche i PornoRambi sembrano essersi divertiti, dato che incredibilmente e con nostro grande piacere ci hanno raggiunto ed hanno piantato la loro tendina accanto alla nostra e ci siamo fatti delle belle scorpacciate di pesce e passeggiate sulla spiaggia e schivato l’immondizia sulla spiaggia e bevuto birra e tutto quel genere di cose. Il momento clou è stato quando StefaniaRambo ha attaccato briga con un pazzo, lei è tanto una cara ragazza ma ha questa cosa di trovarsi sempre in situazioni violente, anche se di solito è lei a sollecitare la violenza. In questo caso no. C’era una casa adiacente al campeggio, abitata da alcuni indigeni non del tutto civilizzati: gente che ascolta il punz!-punz! al sabato pomeriggio, per dire, ed ancora alla domenica mattina, ed alla domenica pomeriggio, il che mi fa sorgere il dubbio che ascoltino il punz!-punz! in ogni fottuto momento della loro deprecabile esistenza. Un bel momento, siamo lì fuori dalla roulotte che chiacchieriamo amabilmente del più e del meno quando accidentalmente StefaniaRambo solleva gli occhi in direzione del balcone da cui proveniva il punz!-punz! ed incrocia lo sguardo di un tizio affacciato al balcone, un ragazzo seminudo con i capelli brillantinati e lo sguardo di chi ha il cervello lanciato al galoppo in una discarica tossica. E’ stato solo un attimo, solo un fugace incrociarsi di sguardi che nessuno di noialtri aveva neppure avvertito, ma tanto è bastato perché scoccasse la scintilla, quella scintilla che in alcuni esseri umani accende l’amore, mentre in altri esseri non del tutto umani accende un barile di ecstasy come fosse nitroglicerina.
"Cazzo guardi?" fa il tipo, con l’accento di uno che gomorra.
Noi effettivamente ci guardiamo intorno, per capire con chi ce l’aveva. Un tizio che stava caricando i bagagli in macchina venti metri più indietro torna di corsa nel bungalow e sbarra èporte e finestre.
"Tu, tu. Cazzo hai da guardare?"
Ce l’ha con StefaniaRambo, che l’aveva guardato.
Qui bisogna dire che siamo stati molto bravi a mantenere il sangue freddo, sia perché non volevamo rovinarci la vacanza, sia perché non volevamo che il tizio scendesse ed essere quindi costretti a farlo rinsavire con pesanti iniezioni di calci nel culo, sia perché esisteva pure sempre la non trascurabile ipotesi che il tizio se ne uscisse con una pistola. Son cose che succedono, sapete. Il gazzettino veneto è pieno di notizie del genere. Quindi abbiamo mantenuto il sangue freddo, consapevoli della ruota del karma che girava e di come la nostra vita e quella del troglodita dipendessero in quel momento dalla risposta che avrebbe dato StefaniaRambo, una ragazza capace di attaccare rissa per futili motivi anche con Tony Jaa. StefaniaRambo l’ha fissato dritto negli occhi ed invece di insultare sua madre e tutte le troie della sua famiglia com’ero certo che stesse per fare, si è limitata a rispondere qualcosa tipo "Guarda che non sei al centro della mia attenzione, decisamente." e poi ha cominciato sprezzantemente ad occuparsi d’altro mentre Amormio si preparava a menar le mani, io coraggiosamente guardavo in un’altra direzione riflettendo sulla caducità della vita umana e PornoRambo stava ancora cercando di capire chi avesse guardato chi.
Dopodiché, il tizio se n’è rimasto affacciato al balcone per altri dieci minuti a proferire insulti, poi ha chiamato tutta la sua famiglia e gli ha raccontato cos’era successo (una ragazza lo aveva guardato) e credo che suo padre l’abbia mandato a cagare, dev’essere dura avere un figlio così, povero diavolo, allora ha chiamato il vicino dell’altro balcone ed ha riferito l’accaduto e quello gli ha detto di abbassare il punz!-punz! ed allora si sono messi a litigare tra di loro, il tutto mentre noi avevamo già ricominciato da un pezzo a farci i fatti nostri. Ma col cazzo che abbiamo di nuovo guardato in direzione di quel balcone.

E poi c’era questo bambino, sull’altro balcone, che voleva chiamare un suo amico di nome Samuel, ma siccome era molto piccolo e forse un po’ ottenebrato dall’ambiente sociale in cui sta vivendo non riusciva a pronunciare il nome correttamente ed urlava "Sangue!", "Sangue!", "Sangue!", tutto il giorno. Anche questo ci ha fatto molto ridere.

(Amormio dice sempre che racconto storie sconclusionate che dopo grandi premesse si perdono nel nulla. Vero che non è vero?)

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




20/5
2010

Ad un Merano assomiglia il mio amore

some serious mountainsVenerdì sera. Mentre i temporali si prendono una pausa ed il Borgo tira un sospiro di sollievo, io et Amormio carichiamo il kit di sopravvivenza sulla roulotte ed inauguriamo la stagione roulottistica 2010.

(lo so che siamo un po’ in ritardo, a nostra discolpa posso solo far notare che finora c’è stato un tempo fottuto e bastardo e temperature polari e nubi vulcaniche, nel caso abbiate passato questo presunto scampolo di primavera chiusi in casa ad aggiornare lo status di facebook)

il glorioso fiume PassirioDestinazione prescelta: Merano, detta la Las Vegas dell’Alto Adige, per via di tutte quelle lucine di Nasale ed anche perché in Alto Adige non disprezzano un po’ di sano sarcasmo, mi auguro. Per chi non avesse ben chiaro dove sia Merano, basti dire che si trova a nord di Bolzano, nell’estremo settentrione della penisola, laddove nessuno si aspetterebbe di trovare ancora vita intelligente o vita in generale. La zona confina pesantemente con alcune lande barbariche solo parzialmente civilizzate dai romani (tempo fa), come si può desumere dalla quantità spaventosa di berretti tipici tirolesi e dal buffo accento visigoto degli abitanti. Bisogna poi ammettere che l’ingiusta appropriazione di queste terre da parte del Regno Italico, pare in cambio della cessione di Trapattoni, è stato un affare più per noi terroni che per loro, che probabilmente avrebbero preferito restarsene in pace nelle loro valli a coltivare mele e speck invece di essere costretti a capire il testo delle canzoni di Tiziano Ferro.

una piccola kiesetta di montagnaMerano, comunque, è una gran bella città. C’è una strada tutta affiancata da portici, case di cura per vecchi gottosi ed un invitante impianto termale, ma essendo snob noi chiaramente abbiamo preferito non andarci, perché si sa che per trovare delle terme decenti bisogna andare minimo fino a Budapest. Abbiamo invece passeggiato amabilmente lungo il torrente Passirio (ahah, che nome ridicolo per un torrente), cercando di resistere al vento sferzante e a tutto quel genere di cose. La sera abbiamo nuotato nella piscina coperta del nostro confortevole campeggio terrazzato con vista panoramica, per poi concederci una lussuosa cenetta nella roulotte a base di pizza riscaldata e speck. Se non siete mai stati in Alto Adige, non avete idea di cosa sia lo speck da quelle parti. Alla Coop del Borgo arriva solo una pallida imitazione di quella squisitezza, un parente povero che in un’ipotetica riunione di famiglia degli speck mondiali se ne starebbe seduto in un angolino con aria diafana ad ascoltare canzoni di Marco Carta con le cuffiette attirando sguardi di biasimo e di commiserazione, mentre lo speck che ho mangiato a Merano sarebbe a capotavola in piedi sulla sedia a recitare elegie dionisiache sull’importanza di non farsi traviare dalla potenza delle proprie stesse metafore.

il vero speck si fa con questiLa vita in roulotte è una pacchia colossale. Capisco che poi la gente odii gli zingari, è tutta invidia. Una notte dormi sul retro di un distributore di benzina in valsugana, il giorno dopo sei appollaiato in mezzo alle montagne, apri la tendina e vedi uno scorcio di Val D’Adige. Può costituire invece un problema il fatto di far trainare la roulotte da una (gloriosa) volvo a gpl, perché non sempre è facile trovare un distributore gpl aperto. Sapete com’è, per il gpl non funziona il self-service, perché se funzionasse ci sarebbe sicuramente un idiota che andrebbe a fare il pieno con la sigaretta in bocca e poi bisognerebbe mandare uno shuttle nello spazio a scrostare i suoi resti da qualche satellite per evitare che blocchino il segnale di qualche stazione televisiva a pagamento, e questo ne farebbe aumentare enormemente i costi. Pertanto può succedere di vagare per città sconosciute alla ricerca di un distributore di gpl e quando finalmente lo si trova scoprire che è chiuso e quando si chiede al benzinaio, che sta seduto al bar a bersi una birretta dopo il lavoro, dove sia possibile trovare un distributore aperto sentirsi rispondere: "Bizoña ke fai ferzo la zuperztrada e poi zöu, ferzo tzrschms", con il risultato di girare un’altra mezz’ora alla ricerca di qualcosa o qualcuno che risponda al suono gutturale di "tzrschms", per poi arrenderti ed entrare in zuperstrada e farti altri dieci chilometri prima di riuscire finalmente a fare il pieno.

Non dico che sia successo a noi sabato, eh, è solo un ezempio.

sono segnali per gli alieniDomenica invece abbiamo vagato per le valli del circondario, a rimirare i prati verde smeraldo e le montagne incapucciate di neve e le chiesette graziose ed i lama al pascolo, costringendomi a ripensare tutto quello che credevo di sapere sulla fauna alpina. Sulla strada del ritorno ci siamo concessi anche una deviazione per andare a vedere le piramidi di Segonzano. Nel caso non abbiate visto l’ultima puntata di Voyager, le piramidi di Segonzano sono delle bizzarrie architettoniche create molto tempo fa dagli egizi di Segonzano, che per non farsi mancare niente le hanno sormontate dai dei cappelli di pietra tipo i mohai dell’Isola di Pasqua. Coincidenze? Io non credo.

Per una volta, questo pregevole resoconto di viaggio è affiancato da una ricca testimonianza fotografica la quale però, poiché sono cretino, non è stata prodotta dalla bellissima macchinetta superefficyente che ho dimenticato a casa, ma dal mio stupido, stupido telefono cellulare. Cliccando sulle immagini potrete ammirarle in tutta la loro ignominiosa gloria.




12/5
2010

Pliz save miss Firouz

Ero giusto qui che pensavo a quanto fosse deprimente la pioggia, e che freddo c’era maledetta primavera, alle mie ciabatte infradito ancora necessariamente rinchiuse nell’armadio e a quanto nessuno fosse più infelice di me, quando mi è capitato di leggere la storia di Kiana Firouz.
Te la riassumo perché so che sei pigro. Kiana Firouz è un’attivista per i diritti civili. Capita, dirai tu. E’ iraniana. Cominci ad intravedere il problema? Si sbatte soprattutto per i diritti degli omosessuali, e penso che abbiamo tutti almeno una vaga idea di quale sia la situazione gaya in Iran, a meno che tu non sia quell’unica persona al mondo secondo cui non esistono omosessuali in Iran. E insomma, com’è come non è, Kiana Firouz ha preferito traslocare in Inghilterra, dove tra le altre cose ha preso parte ad un documentario proprio sulla propria storia, sulla situazione gaya in Iran. E tra le altre cose nel documentario, gosh, lei bacia un’altra donna, ed il governo iraniano è rimasto basito e le ha chiesto di tornare un attimo in patria che le devono chiedere una cosa. Lei non vuole tornare, forse perché le piace il pudding o forse perché sa che secondo la legge iraniana le spettano qualche centinaio di frustate ed una graziosa cravatta di canapa. Allora ha chiesto asilo politico al governo inglese, il quale - sorpresa! - gliel’ha negato, probabilmente con la motivazione che i documentari sulle lesbiche vanno bene solo se scaricati da youporn. Nonostante il rifiuto lei, Kiana Firouz, proprio non vuole saperne di tornare in Iran a farsi impiccare, dalle torto, ed ha lanciato un appello online per convincere gli inglesi a ripensarci.
Ecco, te l’ho messa giù il più semplice possibile. Puoi cliccare qui per firmare la petizione. Ci metterai cinque secondi, quindi probabilmente non servirà a niente se non a metterti a posto la coscienza. Allora potresti anche scrivere una mail all’indirizzo public.enquiries@homeoffice.gsi.gov.uk nel miglior inglese che riesci a sputar fuori e chiedere che dai, sù, smollino questo asilo politico alla Firouz prima che gli sbirri di Ahmadinejad vengano a prendersela. Non è che devi scrivere la divina commedia, in questo caso ci metterai cinque minuti, dieci se hai bisogno di google translator. Probabilmente non servirà a molto neanche questo, ma qualcosina di più. Certo sarebbe tutto più semplice se tu fossi il nuovo primo ministro inglese, nel qual caso "Hello! Pliz save miss Firouz!", ma cosa ci faresti qui?
Io intanto ho cliccato, ho scritto, ho sparso la voce. Non lo faccio quasi mai, ma stavoltà sì. Se per caso ti capita di quando in quando di voler andare a letto con qualcuno senza che il governo o Allah o il papa o chicchessia possano intromettersi e torturarti e ucciderti e via dicendo, muovi quelle ditina pigre sulla tastiera e fallo anche tu. Fallo per Kiana, fallo per me, che sono tanto simpatico, fallo per i gattini morbidi e cucciolosi, fallo per amore del cinema porno, fallo per migliorare la tua conoscenza delle lingue, fallo per qualsiasi cosa ti passi per la testa, se proprio non ti basta sapere che lo stai facendo anche per te.




7/5
2010

La pericolosa vita di provincia

[Reperto 1: non si vive per lavorare, né si lavora per vivere.]
#: Questa è una di quelle riunioni che iniziano tranquille e finiscono con la gente che si butta giù dalle finestre.


[Reperto 2: nostalgia per la giovinezza.]
#: ... quindi questo mio amico tira fuori dalla tasca un coltello e...
G: Un coltello?
#: Beh, sì, negli anni Novanta tenevamo tutti un coltello in tasca. Erano anni pericolosi.


[Reperto 3: quando l’uomo con la roulotte incontra l’uomo con il fucile.]
#: E quindi posso lasciare qui la roulotte e poi venirla a prendere quando voglio, giusto? A qualsiasi ora, anche di notte?
Custode del dormitorio per roulotte: Certo, quando vuoi. Però se sento dei rumori dopo le dieci e mezza di sera, io esco con il fucile e sparo basso. Non spreco un colpo in aria, con quello che costano le cartucce. Sai com’è, custodisco anche roba di valore qui dentro, può sempre trattarsi di un ladro. Poi se invece è un cliente mi dispiace... quindi è meglio se mi avverti prima di passare.




30/4
2010

Libero Borgo Natio

Come ho già avuto modo di ricordare in passato, nel Triste Borgo Natio la Liberazione non è arrivata il 25 Aprile ma il 29. Non so cos’abbiano fatto partigiani e americani quei quattro giorni, probabilmente stavano discutendo se lasciare il veneto in mano ai fascionazi o meno (forse avevano previsto che alla lunga non ne sarebbe valsa la pena).

Ad ogni modo, dato che oggi è il 30 ma ieri avevo da fare, ecco questo bel video scovato dalla cara Kumquat:



In esso si può notare come ben poco sia cambiato al Borgo dai tempi della Liberazione a parte il fatto che sì, c’erano molti più partigiani in giro e no, non si ammazzano più i fascisti, e tutta quella gente in piazza credo non si veda da quando è venuto Fiorello con il karaoke.




28/4
2010

Giorno e giornamenti

Nelle ultime settimane la cronaca ci ha dato diverse soddisfazioni: i preti pedofili, il vulcano islandese, Fini che cerca di tirare sul prezzo dimenticando che il suo padrone è un professionista del mercato delle vacche. Ma non sempre si può ridere e scherzare sulle disgrazie altrui, a volte è necessario anche occuparsi di cose più futili. Per esempio, a causa di questa grave crisi che sta per ucciderci tutti, quest’anno le vacanze in Grecia costeranno di più o di meno?

Apocalipsi Nau, regia di Francis Ford Coppola, musiche dei Doors. Il film comincia con una giungla incendiata e degli elicotteri e sotto la musica dei Doors. Il film è costato tantissimo, solo di elicotteri sicuro più di un milione di dollari.

In questo periodo leggo poco, non ho molto tempo. Però leggo bene, mi sto dedicando a quel poderoso "2666" di Bolaño che per qualche motivo non avevo mai sentito nominare fino a pochi mesi fa ed ora continuo a trovare dappertutto. Beh, scriveva da dio, è una vergogna che lui sia morto, però intanto che io mi faccio strada tra le novecento e rotte pagine del suo capolavoro altri libri continuano ad accumularsi intonsi sullo scaffale (quello vero) ed io non avrò abbastanza vita da leggerli tutti. Sul serio, ragazzi, smettetela di scrivere, o meglio ancora trovatemi un lavoro in cui io sono pagato per leggere oziosamente tutto il giorno.

Marlon Brando è Kurtz, ed è praticamente il protagonista. Infatti il vero protagonista non me lo ricordo, perché è diciamo un pretesto, diciamo un tramite, per arrivare al vero protagonista che è Marlon Brando, che muore mentre uccidono un bue. Fatto apposta, notare bene.

Questo fine settimana l’ho dedicato interamente ad uno stage di tai chi con un maestro cinese estremamente bravo, che pratica uno stile estremamente interessante e che, a differenza della maggior parte dei maestri di arti marziali, sa anche parlare bene e spiegare i principi ed i fondamenti teorici di quello che pratica. Ora potrei intrattermi per ore ad illustrare nel dettaglio tutte le mie riflessioni sul Chen metodo Hong, sul tai chi e sui diversi scopi di chi pratica un’arte marziana, in fondo è il mio stupido bloggo e ci posso fare quello che voglio, ma ne verrebbe fuori un discorso molto lungo e mortalmente noioso per chiunque non sia me.

Apocalipsi Nau configura la scena di una sfida, la sfida dell’uomo con la natura, e poi, mmm, la sfida dell’uomo con la natu... E qualcosa che c’entra con un serpente.

Il 2 Settembre a Bologna suonano gli Arcade Fire, uno dei migliori gruppi di questi ultimi anni, secondo uno dei migliori blogger che state leggendo in questo preciso momento. Io chiaramente non ho la più pallida idea di cosa farò il 2 Settembre ma mi piacerebbe molto essere a quel concerto, per cui so che invece succederanno contemporaneamente una o più delle seguenti catastrofi: Pornorambo che decide di sposarsi proprio quel giorno, parenti o altri animali che soccombono, Gravi Impegni di Lavoro, influenza, casa crollata, terremoto, una tremenda inondazione, le cavallette! Ma almeno è bello saperlo con quattro mesi di anticipo.

Questa non è una società meritocratica, comunque.




23/4
2010

Piove sul giusto e sull’iniquo

Non sempre è facile comprendere quello che succede in questo paese, soprattutto se ci si ostina a dire no alle sostanze psicotrope. Perciò mi è sembrato importante fare un piccolo riassunto della situazione, senza grandi pretese, giusto per sapermi riorientare nell’androne politico (si dice così, no?) quando l’effetto di questo maledetto francobollo lisergico avrà finito il suo effetto.

1.) Fini dice che non c’è democrazia nel pdl.
Mica se n’è accorto ieri, lui erano anni che voleva dirlo, ma poi per un motivo o per l’altro non c’è mai stata occasione. Succede anche a me, di avere in mente qualcosa di assolutamente importante ed urgente da dire e di non riuscire a dirlo, e poi quando lo dico tutti mi guardano storto e sbottano eh, ma potevi anche dirlo prima. Ed io ho molti meno impegni di Fini, me lo immagino. Me lo immagino, alla Camera o in una di quelle riunioni molto serie di postfascioni, che si schiarisce la voce ed apre la bocca per dire che non c’è democrazia nel partito e all’improvviso Gasparri se ne esce con una cazzata e tutti ridono, o squilla il telefono, o c’è un terremoto, una tremenda inondazione, le cavallette, o salta su una pop up per dire che le mucche su farmville stanno tutte morendo, si distrae un attimo e la faccenda gli scappa di mente. Capita! Ma ora finalmente l’ha detto, forse non pensava di essere ascoltato ma l’ha detto.

2.) Si è scatenato un bel casino nel pdl.
Perché se c’è una critica che Berlusconi non può accettare è che lui sia entrato in politica per evitare guai con la giustizia, se ce ne fosse una sola, ma un’altra che proprio non gli va giù è che lo si accusi di essere basso, o anche mafioso, o che sfrutti le proprie televisioni per vincere le elezioni, o che paghi le tipe per portarselo a letto, o che non gli tiri, ma se ci fossero, poniamo, mille critiche che Berlusconi non può accettare, una di queste sarebbe senz’altro che nel suo partito non ci sia la democrazia. Era un’accusa che non gli piaceva nel partito che aveva prima, quella specie di culto della sua persona che aveva fondato con annuncio televisivo e di cui si era autoproclamato unico leader, ed a maggior ragione gli ripugna in questo, che ha tirato fuori dal culo cilindro in mezzo alla folla giuliva senza neppure consultare i propri alleati.

3.) Berlusconi si vuole liberare di Fini.
Colpo di scena! Perché niente dice "democrazia" quanto cacciare dal partito chi è in disaccordo con la leadership, come giustamente insegnava l’Unione Sovietica. Ma così come nessuna festa è una vera festa finché un pazzoide ubriaco non inizia a pisciare nel punch, nessuna bega di maggioranza è divertente finché non interviene Bossi, e Bossi è intervenuto annunciando che farà da paciere tra i due contendenti oppure straccerà l’alleanza e farà cadere il governo, a seconda che l’abbia vinta la sua metà buona o quella malvagia. Se qualcuno se lo stesse davvero chiedendo, la metà buona è quella con l’ictus.

4.) Bossi teme ostacoli sul percorso delle riforme.
Dove per "teme" naturalmente si intende "spera", perché da quando ha abbandonato la sua idea della Padania come repubblica spaziale indipendente (l’ha lasciata nell’altra metà di cervello) tutto il programma politico di Bossi si basa sulle riforme. Quali riforme non se lo ricorda, il che è un bel problema per gli alleati che cercano di accontentarlo. Tutto ciò che gli è rimasto in testa è il federalismo fiscale, che è già un bel po’ di più di quello che ha in testa suo figlio, ma se per caso il governo riuscisse a mettere in atto questo benedetto federalismo fiscale poi Bossi che fa? Di che parla tutto il giorno? Per non parlare del rischio concretissimo che il federalismo fiscale si riveli un pacco terribile anche per i suoi elettori, e allora come giustificarsi dopo vent’anni di promesse mirabolanti? Meglio far cadere adesso il governo, tanto come ha anticipato Zazà "si sa di chi sarebbe la colpa", e continuare a cavalcare la tigre a tempo indefinito.

5.) Non ci sono più le mezze stagioni.
Tra intrighi, alleanze, minacce, promesse mancate e bisticci vari ormai il partito di maggioranza sembra soffrire di tutti i peggiori difetti del partito di opposizione, il che è reso estremamente più agevole dal fatto che il partito di opposizione ha da tempo fatto tutto il possibile per assomigliare al partito di maggioranza. Se si andasse a votare ora, Marx ce ne scampi e liberi, avremmo di fronte due forze politiche praticamente identiche, afflitte dai medesimi mali e con programmi politici equiparabili. Solo che una delle due ha almeno un leader nano e mafioso (ma democratico, eh, nun te incazzà) mentre l’altra un personaggio assolutamente marginale e privo di carisma. Per non parlare poi del PD.




19/4
2010

L’amore ai tempi della golf

Sabato, otto del pomeriggio. Mentre la città dorme io, alcuni fidi compagni di sbornie ed altri personaggi non accreditati ci ritroviamo in un noto locale ex di sinistra del Triste Borgo Natio per festeggiare il compleanno dell’amico Nello. Diventare un maestro di pianoforte, visitare il Nepal in bicicletta, scrivere il Romanzo Maledetto del XXI secolo, lavarsi: incredibile quante cose puoi riuscire a non fare in trent’anni, ma a noi Nello piace così, con la barba folta di problemi e lo sguardo teso a scrutare gli angosciosi misteri della natura umana, come un cantante dei Baustelle meno ricco e famoso. La serata ha seguito il tradizionale copione delle feste di compleanno, così come si svolgono in veneto dai tempi della calata degli ungari: giro di aperitivi, chiacchiere, gossip, insulti, ubriachezza, vanagloriose affermazioni di mascolinità, minacce, atti di vandalismo, discesa agli inferi, pentimento, espiazione, morte simbolica, resurrezione dell’eroe, altro giro di aperitivi e poi finalmente la cena, a base di carne alla griglia ed alcolici.

Prima nota di demerito: Nello con la grigliata ordina il bianco. Come nei peggiori bar di Parigi.

Seconda nota di demerito: una persona di cui non svelerò il nome per tutelarne la privacy, ma noto come la terza persona singolare del passato remoto del verbo essere (mod. indicativo), ha finalmente svelato il segreto del proprio fascino irresistibile. Le donne cadono ai suoi piedi non in virtù del suo aspetto fisico (e mi pareva), non per le dimensioni ciclopiche del suo membro virile, non per il biglietto da cinquanta euro che allunga fuori dal finestrino, bensì grazie alle stupefacenti proprietà afrodisiache della sua auto nuova, in grado di calamitare fanciulle vogliose nel raggio di svariati chilometri come il nettare con le api.

Una golf.

Siete perplessi quanto me, vero? O anche di più, se avete appena acceso il mutuo per comprarvi l’audi.

Terza nota di demerito: una persona di cui non svelerò il nome per tutelare la dignità di questo bloggo si è scandalizzata del fatto che qualcuno possa arrivare a pagare 1000 euro per una escort e poi, tipo, lasciarla in vita, perché lui per quella cifra come minimo pretende di poterla squartare, una donna.

(sì, abbiamo già segnalato ai carabinieri, grazie)

Quarta nota di demerito: una persona di cui non svelerò il nome (vabbè, Vania, ma che v’importa?) non ha saputo spiegare perché dopo tanti anni sia ancora fidanzata con il tipo di cui sopra. A parte i 1000 euro, naturalmente.

Quinta nota di demerito: Pornorambo ha svelato che il tipo del punto 3 possiede un membro virile di dimensioni ciclopiche, pur essendo del tutto sprovvisto di golf. A questo punto è chiaro che qualcuno non ci sta dicendo tutta la verità.

Sesta nota di demerito: ad un certo punto è arrivato anche Gianni Barattolo, gli ho fatto notare quanto fosse ingrassato, non si è offeso ma ha cercato di vendermi un software gestionale da svariate centinaia di migliaia di euro. Non ero così ubriaco, Gianni! Comunque si vede che altre volte è più fortunato, dato che palesemente il pane in tavola riesce a portarlo.

Settima nota di demerito: tutti hanno giudicato offensive le mie battute sull’adipe di Gianni, ma quando si è seduto a tavola gli hanno offerto solo il piatto dell’insalata.

Ottava nota di demerito: stavo appunto raccontando delle mie avventure come SuperSochologo, il supereroe che entra in azione ogni qualvolta un bizzarro fenomeno sociale ha bisogno di essere interpretato, quando un tizio vestito come un cantante hip hop della vecchia scuola di Cinisello Balsamo ’96 è entrato e si è seduto di fianco a Nello.

Nona nota di demerito: la golf, cazzo, da non credere. Cosa non può fare l’odore di similpelle dei sedili nuovi.

Decima nota di demerito: ho visto gente approcciarsi alle costine di maiale con coltello e forchetta. Santi numi.

Undicesima nota: E’ stato osservato che la maggioranza dei maschi eterosessuali non ha idea del colore delle piastrelle della propria cucina, ma solo la vaga sensazione di avere delle piastrelle in cucina. Non è dimostrato, non ha validità scientifica, è quindi una teoria sochologica® .

Dodicesima nota di demerito: Nello che mangia la polenta. Neanche Salvador Dalì avrebbe potuto immaginare un tale paradosso.

Insomma, è stata una serata bella, e di certo mi verrebbero in mente mille e mille altri spassosi aneddoti se solo non avessi tutto questo sonno. Ma sono certo che l’amico Pornorambo o eventuali altri commensali si premureranno di colmare le mie lacune. In caso contrario, chiudo con un’ultima pregiata citazione:

A.: Vorrei della tagliata, grazie.
L.: Della tagliata? Ma se non riesci neanche ad aprire la bottiglietta dell’aceto! Vedi di porti degli obbiettivi più alla portata dei tuoi limiti.


E dopo tale simpatia torno a rispondere alle minacce di morte che assediano la mia posta elettronica.




15/4
2010

Don’t mess with sochos

Dato che in Italia non abbiamo problemi più seri di cui occuparci, tipo vecchi miliardari psicopatici e pure un po’ ciccioni che vogliono diventare teledittatori per conto della mafia, è da qualche giorno che tiene banco sui giornali la dichiarazione di un tale cardinale Tarcisio Bertone, una specie di primo ministro del Papa, secondo cui ci sarebbe una dimostrata relazione tra omosessualità e pedofilia. Io francamente non avevo dato gran peso a queste affermazioni, sia perché non ho figli in età pedofiliaca di cui preoccuparmi, sia perché per la mia formazione scientifica preferisco affidarmi a Focus. Oggi però mi ci sono messo d’impegno ed ho letto un intero trafiletto riportante la notizia, scoprendo che secondo il cardinale "molti sociologi, molti psichiatri hanno dimostrato che non c’è relazione tra celibato e pedofilia e invece molti altri hanno dimostrato, me lo hanno detto recentemente, che c’è una relazione tra omosessualità e pedofilia.". Avete letto? "Molti sociologi". In virtù dei molti anni trascorsi in un covo di aspiranti brigatisti a fumare spezie e studiare Weber tra i canederli e le kefiah puzzolenti, mi sento tirato in mezzo.
Sgombriamo il campo da ogni sospetto specificando innanzi tutto che io non sono tra quelli citati dal porporato, anche perché non ho mai dimostrato alcunché. Non mi sono neanche mai interessato accademicamente all’argomento, il che da un lato fa di me un incompetente ma dall’altro mi rende privo di pregiudizi scientifici e quindi più obbiettivo e distaccato nella mia analisi (questa è la sochologia, pezzenti). Mi limiterò pertanto ad analizzare con sguardo sochologico le dichiarazioni di questo sig. Tarcisio Bertone. "Tarcisio"? Cazzo, solo il prete poteva fare. Nessun problema se ti chiamo "Tarcy", vero?
Bene, Tarcy, si va. Ammettiamo pure che tu sia in buona fede (ahahahahah) e che ti sia limitato a dire la verità, perché in fondo sei un uomo di chiesa intento a trovare uno stratagemma per difendere l’istituzione da cui derivano la tua autorità ed il tuo potere e fornire una copertura ai tuoi colleghi invischiati in vicende ripugnanti, quindi non vedo perché dovresti mentire. Questo non significa, purtroppo, che tu non abbia detto lo stesso un’idiozia di proporzioni bibliche.
Prima di tutto, è ben noto che qualunque dichiarazione inizi con "Molti sociologi hanno dimostrato che" non ha alcuna credibilità. Per ogni sochologo che dimostra qualcosa troverai un altro sochologo che dimostra il suo contrario, e questo perché la sochologia è una scienza creativa, viva, ruspante, non una scienza esatta come la noiosa matematica. E poi "molti", molti quanti? Metti cazzo su tavolo e spara qualche fonte, Tarcy, ma ti avviso che stavolta non è valido moltiplicare ogni nome per tre. In secondo luogo, "non c’è relazione tra celibato e pedofilia". Affermazione generica, antiscientifica ed anche un filino improbabile, visto che un bravo sochologo (io, per esempio) riuscirebbe a trovare una relazione tra qualsiasi insieme finito o infinito di elementi fenomenici, compresi celibato e calvizie, celibato e infiammazione del tunnel carpale, celibato e passione per le scarpette di Prada. Lo studio, per dire, è stato condotto su tutti i celibi o solo su quelli che erano obbligati a rimanere celibi per tutta la vita a causa delle rigide norme imposte dal proprio onnipotente datore di lavoro? Perché è una variabile che scompiglia non di poco le carte in tavola, eh. Uno che è celibe perché suona il basso in un gruppo rock e passa le giornate a fornicare con le groupies è meno probabile che adeschi i bambini rispetto ad uno che magari a causa della veste talare non riuscirebbe ad avvicinare sessualmente nessun adulto consenziente. Ha anche meno tempo a disposizione. Per quanto riguarda, infine, il "molti altri hanno dimostrato che c’è una relazione tra omosessualità e pedofilia", che ha fatto comprensibilmente arrabbiare tutti gli omosessuali da qui a Phuket, anche qui ci dobbiamo affidare ciecamente alle tue parole, Tarcy. OK, dei tizi che conosci tu hanno dimostrato, immagino con il camice bianco e gli esperimenti in laboratorio e tutto, che esisterebbe una relazione tra queste due inclinazioni sessuali. Questo vuol dire che gli omosessuali sono tutti potenziali pedofili? No, anche se ti piacerebbe darcelo a bere. Si parla di relazione, non di causazione, ovvero i due fenomeni sarebbero stati riscontrati contemporaneamente in un numero significativo di soggetti, ma non è specificato se uno dei due causa l’altro, o se sono entrambi causati da una terza variabile, o quale si manifesta prima, o perché, o quando, in che condizioni, ecc. Non è specificato neanche quanto forte è la relazione. Scientificamente è come dire che c’è una relazione tra la presenza di neve al suolo e l’allestimento del presepe. Secondo i tuoi presunti amici sochologi, quindi, tra omosessualità e pedofilia esisterebbe una "relazione", il che può anche significare che molti pedofili prediligono violentare bambini del loro stesso sesso e questo, ammesso che sia vero, è molto diverso dal dire che molti omosessuali sono anche pedofili, o che l’omosessualità induce desideri di pedofilia, come la tua frase lasciava volutamente supporre. Mi fermo qui, caro il mio Tarcy, consapevole di averti messo sul vetrino solo per difendere il buon nome della sochologia e per educare le masse mentre è assolutamente evidente che le tue insinuazioni non intendevano ambire a validità scientifica, ma piuttosto fornire un appiglio ai cattolici in difficoltà indicando loro un argomento di discussione apparentemente incontrovertibile: "Sì, è vero che i preti si scopano i bambini, ma recenti ricerche hanno dimostrato che i froci se ne scopano molti di più."
Incontrovertibile per chiunque sia disposto ad accettare senza metterla in discussione qualsiasi affermazione esca dalle sante labbra di un cardinale, naturalmente, a maggior ragione se sostenuta da un’aura di presunta ragionevolezza scientifica. Ma la sai un’altra cosa che possono fare i sochologi, Tarcy, oltre a scrivere stupidi libri sull’ammore o pseudodimostrare pseudorelazioni tra pseudopatologie? Possono prendere le teorie paracule di un vecchio ecclesiastico con l’acqua alla gola, farle a pezzi e metterne in luce la feroce stupidità, la violenta stereotipizzazione e la studiata ambiguità. Questo pure ci hanno insegnato a fare, a socho. Pertanto, se vuoi continuare ad ammaliare il gregge ed a proteggere i delinquenti raccontando favole sui miracoli e gli esseri sovrannaturali e le vergini ascese in cielo fa’ pure, è il tuo lavoro, non verrò certo io ad insegnartelo. Ma la prossima volta vedi di non pestare i piedi alla sochologia, Tarcy, ha amici suscettibili ed alcuni di questi potrebbero essere persino pericolosi.




14/4
2010

Bruxè, le retour / de terugkeer

Dopo lunga attesa, ecco finalmente un breve resoconto della mia scorribanda a Bruxelles, che non mancherà di stupire chi si aspettava di leggere qualcosa di intelligente.

Belgio, land of the brave. Bruxelles, città in cui emigrano le nostre migliori ex-veline ed i nostri più stimati politici di serie c per dedicarsi con passione a dormire su un seggio dell’europarlamento, gettandosi coraggiosamente alle spalle una dura vita di orgasmi e lavoro comunque spudoratamente simulati. Che altro dire di Bruxè che non sia già condensato egregiamente nella parola "cavoletto"? Due o tre cose, in effetti.
Il volo è stato tutto sommato tranquillo, nonostante l’imbarazzante proposta dell’assistente di volo ryanair di lucidarmi le scarpe per cinque euro. La ryan farebbe ormai di tutto per racimolare spiccioli e posso anche capirlo, finché riescono a farmi volare a prezzi accettabili sopporto ben volentieri di far entrare ogni mio avere nel bagaglio a mano, di partire alle prime luci dell’alba e di atterrare a decine di decine di chilometri dalla città dove intendevo veramente atterrare. Però devo ammettere che quando il pilota mi ha chiesto se per cinquanta euro volevo giocare un po’ coi comandi mi sono preoccupato, nonostante il bambino prima di me se la fosse cavata benissimo.
Bruxelles, eredità coloniale e coppie multietniche, vibrazioni creative.
L’albergo era molto vicino ad una fermata della metro, il che si traduceva in una comoda possibilità di andirivieni nel corso della giornata per riposare le stanche membra, mangiare qualcosa, collegarsi fugacemente al wifi della hall. Non era neanche un albergo, in realtà, ma una specie di albergo con dentro dei miniappartamenti per cui ci si poteva cucinare, eventualmente, qualche raffinato piatto italiano che gli indigeni non avrebbero neppure lontamente potuto concepire. Tipo la pizza surgelata, o il cafè solubile (la mancanza di dio ci perdoni). D’altra parte, qualsiasi posto a Bruxè è vicino ad una stilosa fermata della metro, perché ce ne sono ovunque. Gare du Midi. Louiza. Porte de Namur ed il suo quartiere congolese, Parc, i suoi viali arroganti ed i palazzi spocchiosi, Gare Centrale con la sua minuscola e preziosa Grand Place, le guglie e le decorazioni dorate contro il cielo grigio. Heysel, il suo famigerato stadio e l’atomo di ferro spaziale da cui si può ammirare il panorama. Merode ed il suo parco ventoso. Schuman e gli orribili grattacieli dell’unione europea. Eccetera, eccetera, con i suoi graziosi mercatini.
Bruxelles, patria del waffel al cioccolato e della birra quadruplo malto.
In tre giorni scarsi abbiamo visto più o meno tutto quello che si può vedere senza entrare in nessun posto. Niente Magritte, che il museo aveva degli orari improponibili, niente Frida Kahlo, che a malincuore non siamo riusciti a cogliere, ma pazienza, tanto io ho sempre preferito gli astrattisti concettuali. Niente museo del fumetto, che tanto i fumetti sfigati di cui sono innamoratissimi in Belgio interessano soltanto a loro, a noi touristi di passaggio basta ammirarli dipinti sulle pareti dei palazzi. Siamo stati in qualche chiesa, che hanno di buono il fatto di potersi sedere e di avere l’ingresso gratuito, anche se noi per cortesia abbiamo preferito lasciare comunque in dono un chierichetto.
Bruxelles, laboratorio di sconsiderati esperimenti a base di luppolo e ciliegie.
Un pomeriggio semipiovoso ci siamo infilati in una birreria sotterranea che aveva centocinquanta tipi di birra sul listino corto, quello a disposizione sui tavoli/barili. Il listino lungo, che potevi andare a richiedere al banco solo se avevi un mandato dell’alcolisti anonimi, pare ne avesse più di duemila, alcune delle quali clamorosamente fuori norma CEE. C’era uno spazio riservato ai fumatori ed uno, molto più piccolo, riservato ai patetici non fumatori e la cosa sorprendente è che tra i due spazi non esisteva alcuna barriera fisica, semplicemente il fumo restava nella parte fumatori e non invadeva la zona sfigata. Perché ovviamente il fumo era francofono, e sullo spazio non fumatori era stata appesa una bandiera fiamminga.
Bruxelles, quante altre cose mi tornano in mente, quanti divertenti aneddoti, quanti noiosi dettagli. Potrei andare avanti per ore, se mi pagaste, ma dato che la realtà è quel che è preferisco cavarmela con qualche stupida foto, che non ho neppure avuto tempo di ritoccare. Stupitevi di Bruxelles, dove tutto è bilingue e le donne vagano in inverno senza calzini:

Non si fanno mancare le gallerie in stile italianoPolitically scorrectTipo m’illumino di meno, ma con Darth FenerQuesto è un atomo di ferro, sapevatelo









Altre, molte altre, sono (già!) su flickr. E alcune sono belle.