16/5
2008

Ich gestehe

"First they put away the dealers,
keep our kids safe and off the street.
Then they put away the prostitutes,
keep married men cloistered at home.

Then they shooed away the bums,
then they beat and bashed the queers,
turned away asylum-seekers,
fed us suspicions and fears.
We didn’t raise our voice,
we didn’t make a fuss.
It’s funny there was no one left to notice
when they came for us.
"
J. Joyce, 2003.


Io confesso.
Alcuni di voi l’avranno già capito, l’avrà già capito chi mi conosce di persona, ma non voglio lasciare spazio al dubbio, preferisco liberarmi la coscienza, mostrarmi nudo nella mia debolezza umana.
Io confesso.
Sarà che sono giovane, maschio, che vivo in un paesotto disperso in mezzo al nulla, che non ho avuto un’infanzia segnata da particolari traumi, che la mia tivvù non prende raiuno, tutte le attenuanti che posso trovare e che vorrete essere così gentili da concedermi, ma io, lo confesso,
non ho paura dei Rom.
Ecco, l’ho detto.
Non ho paura, ma non si ferma qui la mia colpa.
Non li trovo neanche sporchi. Non mi pare che puzzino.
Non penso siano una minaccia per me e per la mia (sic) "stretta famiglia".
Neanche per l’Italia in genere.
Penso che la soluzione migliore per affrontare il problema dei Rom sia:
nessun Rom ha mai costituito per me un problema, anche se penso che i Rom abbiano un sacco di problemi.
Forse è che sono cresciuto credendo in vecchie favole come la responsabilità individuale, nell’ingenua convinzione che bisogni garantire a tutti la libertà, eventualmente punire chi commette un crimine e lasciare in pace chi non delinque, senza star tanto lì a cioncionare sull’etnia di appartenenza, le scelte di vita ed il colore dei capelli.
E già che ci siamo, vuoto il sacco del tutto.
Mi stanno pure simpatici, i Rom. Così, in generale. Generalizzazione per generalizzazione.
Non è una scelta, ad alcuni stanno simpatici i fiorentini, con quel loro turistico accento, ad altri i napoletani, sempre allegri, a me stanno simpatici i Rom. Che ci posso fare? Aiutatemi voi.
Ma non è finita.
Qualche giorno fa, mi si è avvicinato un ragazzo Rom, uscito da un camper che probabilmente costa quindici volte la mia auto, e mi ha chiesto una sigaretta.
Non ce l’avevo, quindi non gliel’ho data. E sapete cos’ha fatto lui? Niente, mi ha ringraziato, ha cambiato argomento e poi se n’è andato. Ho lasciato l’auto parcheggiata accanto al suo camper tutto il pomeriggio e sapete una cosa? Quando sono tornato l’autoradio c’era ancora. Le ruote pure. Non mi ha neppure rigato la fiancata.
Io confesso.
Quel ragazzo non mi ha fatto paura.
Confesso.
Non mi ha fatto paura sua sorella che mi ha chiesto qualche moneta, non mi ha fatto paura sua madre seduta a chiacchierare a fianco del camper, non mi ha fatto paura suo padre ed il listino prezzi dei suoi televisori al plasma rubati.
Io confesso.
Vedendo le immagini delle baracche bruciate, delle auto e dei motocarri carichi di cianfrusaglie che si davano alla fuga, della folla ben vestita che esultava di fronte alle telecamere, dei commentatori che implicitamente o esplicitamente approvavano, io mi sono vergognato. Ho provato amara vergogna per me e per la gente in mezzo alla quale sono cresciuto, per il popolo a cui l’anagrafe mi costringe ad appartanere. Ho pensato alle persone dentro a quelle auto e a quei motocarri. Ho ricordato la Kristallnacht. Ho avuto paura.
Bruce Chatwin sosteneva che la razza umana fosse originariamente nomade, e di questo nomadismo primordiale rimarrebbero evidenti tracce nei nostri comportamenti più istintuali. Secondo questa sua teoria, l’uomo sarebbe riuscito a diffondersi in tutto il mondo e sopravvivere alla natura ostile spostandosi da un luogo all’altro e sfuggendo così alle carestie, agli inasprimenti del clima ed agli animali feroci.
Gli animali feroci, come noi.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




15/5
2008

Vermi molto cordiali e simpatici, però.

"Un mondo vecchio che sta insieme solo grazie a quelli che
hanno ancora il coraggio di innamorarsi
"
G. Mameli, 1848.


C’è da dire, con tutte le disgrazie che succedono, con tutte le cose brutte che ci sono nel mondo, gli affanni, le tristezze, le sciagure e le calamità naturali, con tuta la sofferenza di cui si compone l’umana esistenza e la vita in Italia in particolare, provo un certo conforto nell’ascoltare i discorsi pacati e razionali di Berlusconi, nel constatare come (per una volta) abbia deciso di non abusare del proprio potere, di evitare il muro contro muro e di cercare un consenso più ampio per dare al paese quella stabilità di cui c’è tanto bisogno. Si è ben meritato gli applausi di Veltroni e gli elogi di Fassino, e dimostra forse (un margine di dubbio è d’obbligo, è presto per esserne sicuri) di essere cresciuto come uomo politico e come leader.
Se solo non fosse uno psicopatico mafioso con manie di onnipotenza e malcelate simpatie fasciste!
Del resto, chi è senza peccato scagli la prima pietra, come lui stesso ebbe a dire in una precedente occasione.

La Terza Repubblica comincia quindi all’insegna della concordia e dell’amore fraterno, superando quelle sterili divergenze di opinioni che hanno caratterizzato gli ultimi improduttivi anni della nostra storia patria. Soltanto quel corvaccio di Di Pietro si ostina a voler fare opposizione in parlamento, arrivando addirittura a paragonare le aperture nel nostro Lider alla zampa tesa dal lupo all’agnello. Ma quale lupo, ma quale agnello! Quell’uomo deve avere un cuore di pietra ed un animo insensibile (o anche, sospetto, degli antenati Rom o comunisti) per scorgere una minaccia nello scambio di effusioni tra Berlusconi e Veltroni, quei teneri micetti, quegli avvoltoi implumi. E come lui quei menagramo di Travaglio, Grillo e Santoro, i tre moschettieri della cosiddetta informazione, i quali si è ben capito che non aspettano altro che essere messi sotto silenzio per potersene vantare al bar con gli amici (ammesso che ne abbiamo, di amici, con il caratteraccio che si ritrovano). Io mi sento invece avvolto da un gradevole tepore, che sale dai piedi ed arriva fino al collo, di cui mi infastidisce solo il bizzarro odore di latrina ed il quasi impercettibile brulicare di vermi.




12/5
2008

Un’estate di mojito

Questi ancora non sono riusciti a convocare il consiglio dei ministri e già parlano di usare l’esercito per risolvere i problemi della sicurezza interna. Consiglio dei ministri che peraltro includerà tra gli altri Maroni all’interno, Alfano alla giustizia, La Russa alla guerra, Tremonti all’economia, Bondi ai beni culturali, Bossi alle riforme, Fitto ai rapporti con le regioni, Calderoli alla semplificazione. La semplificazione, avete letto bene, ma del resto già lo sapevate. Sembra una di quelle storie truci che si spera sempre che siano false, ma sono vere. Ci aspettano quindi il sergente di quartiere, un governo che sta a metà tra i Sopranos e gli Addams e calderolo che ci semplifica la vita.

Per fortuna ricomincia l’estate, le magliette con le maniche corte, l’infradito ed il mojito.

Ce ne berremo un sacco di mojito quest’estate, sì sì, mentre il rumore del mare ci culla in sottofondo ed il cervello si sfuma all’orizzonte.

(21 Ministri, più il presidente del consiglio dei Medesimi, proprio il numero regolamentare per una partitella Mafiosi vs. Mentecatti. Sarà un caso?)

Mojito, mojito e mojito.
A ettolitri.
Fino a farci uscire la mentuccia dalle narici.




6/5
2008

Una questione di sigarette

Uno studente, un operaio, un promoter finanziario (qualunque cosa sia). Dicono siano figli di buona famiglia. Diamanti suggerisce che più che altro siano figli di puttana, e non posso che essere d’accordo con l’illustre collega. Ma guardate le foto, non hanno la faccia da bravi ragazzi? Non fanno paura. Non suscitano rabbia. Sembrano ragazzini, quarti di sega. Probabilmente avevano ben altro aspetto ed espressione, quando la domenica andavano ad alienarsi allo stadio, quando il sabato sera uscivano per le loro passeggiate punitive ai danni dei kebabbari, dei comunisti, dei terroni. Chissà quanto a lungo avrebbero potuto continuare, se non si fossero lasciati prendere la mano, se si fossero limitati agli stranieri. Sicuramente faceva paura, quel branco di bociazze che si credevano uomini, probabilmente erano a loro volta pieni di paura, oltre che di odio e di noia e di birra. Paura per se stessi e per i propri cari, paura delle proprie vittime. Volevano, semplicemente, ripulire la loro città da quanti ritenevano un pericolo, da quanti non andavano loro a genio, da quanti non rientravano nei loro canoni di "normalità", volevano sentirsi forti e ordinati e potenti, imporsi, farsi rispettare, essere ammirati, sfogare la frustrazione di giornate che sembrano sempre più inutili, esorcizzare i problemi trasferendoli su un feticcio esterno a loro, tanto più esterno quanto più diverso da loro, e prenderli a botte, metterli a tacere. Avevano bisogno di sicurezza. Volevano le stesse cose che vogliono i loro genitori, le loro buone famiglie, solo che hanno vent’anni e non si sono accontentati di sibilare qualche insulto al bar, di tracciare una croce su una scheda elettorale. Hanno fatto quello che i loro padri, più per codardia che per ragionevolezza, non osano fare, quello che i loro fratelli maggiori di Forza Nuova e del Fronte Veneto Skinheads, meglio addestrati ed organizzati, stigmatizzano: hanno spontaneamente tradotto in pratica le loro minacce, hanno tradotto in sangue vero, in morte vera, i proclami dei loro volantini e delle scritte sui muri. Hanno portato alle estreme conseguenze ciò che i loro simili, più prudenti, osano solo borbottare tra i denti o gridare in piazza. Il sindaco di Verona, leghista, dice che è una vergogna che questi delinquenti fossero a piede libero, che sono deficienti, teppisti, che la politica non c’entra. Se c’entrasse, d’altro canto, dovrebbe interrogarsi sulle bizzarre similitudini tra i bersagli di questi teppisti ed i metaforici bersagli del suo stesso partito, tra gli oggetti delle minacce della lega e quelli dell’omicida concretezza dei babynazi: stranieri, zingari, comunisti, omosessuali, ebrei, terroni. C’entrasse la politica, dovrebbe chiedersi se per caso non stiano sbagliando qualcosa, quanto a lungo riusciranno a cavalcare questa tigre e a tenerla sotto controllo, ed in che razza di letamaio abbiano trasformato il posto in cui viviamo. Ma non c’entra, la politica, non c’entra la città, non c’entra la classe, non c’entra il lavoro, non c’entra la paura ed il modo di gestirla, non c’entra la società ed il modo di controllarla. Era solo una questione di sigarette.




29/4
2008

Il cerchio della vita continua, Simba.

Un cartello recita:
"VELTRONI: con le primarie ha fatto cadere il governo Prodi, con le elezioni politiche ha cacciato i comunisti dal parlamento, candidando Rutelli ha perso Roma. WALTER SANTO SUBITO"

Fanno festa i neofascisti della capitale, con le loro testine rasate e le manine tese nel saluto romano, con i bandieroni con la celtica ed i tricolori. Sono pochi, nella folla che riempie la piazza, ma giustamente esultano: per la prima volta dalla fine della guerra un loro ex camerata sale al campidoglio come sindaco di roma, anche se al tempo probabilmente si chiamava "podestà" o qualcosa del genere.
"Ex camerata" non è un espediente retorico: Gianni Alemanno ha passato tutti gli anni ’80 sulle barricate con il Fronte della Gioventù, a fare a botte con gli sbirri e i comunisti, ed ancora oggi che si è sciacquato i denti a Fiuggi porta la croce celtica al collo, probabilmente perché è comunque un simbolo solare di una certa rilevanza folkloristica, o gliel’hanno regalato come medaglietta per la prima comunione, chissà.
Ad ogni modo, festeggiano i fasci, festeggiano i tassisti (scusate la ridondanza), festeggia Alemanno e festeggia senz’altro anche quella componente più moderata del suo partito/schieramento che mai si sognerebbe di infilare una croce celtica sotto la camicia, almeno per il momento. E comprensibilmente ringraziano Uolter Ueltroni ed il suo partito fantasma, che continua a fare tutti gli sbagli possibili e ad incassare una sconfitta dopo l’altra.
Dopo questo bel risultato i giornali annunciano che "comincia la resa dei conti" tra i Democratici. Balle, probabilmente. Sarebbe giusto e doveroso che quei quattro meschini si guardassero in faccia, ammettessero la propria cosmica inutilità e si ritirassero a coltivare ortensie su qualche isola sperduta del Mediterraneo, possibilmente disabitata per non disturbare gli autoctoni. Invece, si infileranno qualche coltellata tra le scapole, cadrà la testa di qualche numero due o numero tre, i cretini alla guida rimarranno immutati e presto via! Verso altre luminose sconfitte!
Il brutto è che purtroppo, in questo momento, c’è bisogno del partito democratico. Duole dirlo, ma per quanto incompetenti e squallidi sono l’ultimo baluardo in parlamento contro l’egemonia della destra, e se crollano loro, se si frantumano ora, questi cinque anni che si preannunciano terribili potrebbero diventare un incubo. Certo, sono un partito senz’anima e senza senso, pieno di gente intelligente e valida guidata da coniglietti suicidi, e non c’è alcuna garanzia che abbiano intenzione di reggere la barricata, ogni frase di Ueltroni sembra piuttosto suggerire un cordiale e masochista affratellamento con gli avversari, ma esiste almeno una flebile speranza che facciano opposizione almeno ai provvedimenti peggiori.
Per oggi, intanto, la destra vince ancora, la sinistra continua la propria latitanza, il partito democratico è allo sbando. Tutto va per il peggio.
Ma oggi è il 29 Aprile, ed il 29 Aprile di sessantatre anni fa i partigiani scendevano dalle montagne e si riprendevano il Triste Borgo Natio, strappandolo (con quattro giorni di ritardo) agli amichetti di Alemanno ed ai loro alleati celtici. La Liberazione arriva sempre troppo tardi, ma prima o poi, crepi il lupo, arriva.




24/4
2008

Immaginati il casino su Tatooine

"Alberghi pieni. Migliaia di persone in coda. Centinaia di migliaia di pellegrini già prenotati da oggi fino al settembre 2009."

Io i cattolici proprio non li capisco*.
Tutti a far la fila per vedere un cadavere vecchio di quarant’anni. Che sia di un santo o, come credo io, di un ciarlatano, poco importa: passi la fede, passi la religiosità popolare che ha sempre bisogno di qualcosa di tangibile per credere all’infinito, ma qui si sconfina un tantinello nella morbosità necrofila.

Sarà per questo che Obi-Wan ha preferito disintegrarsi.




* Non capisco i leghisti, non capisco i cattolici, a questo punto qualcuno potrebbe pure pensare che sia un problema mio. E’ possibile. Ne dubito.




22/4
2008

La lega non si spiega

Il tema di questa settimana è: a cosa è dovuto il successo della lega?
La prima risposta, quella più scontata e banale, è che i leghisti siano gretti e razzisti, conservatori e conformisti, egoisti che pensano solo al proprio meschino interesse, al proprio orticello, al proprio conticino in banca, che non riescono a vedere al di là del proprio naso e se la prendano quindi con i bersagli che la televisione indica loro. Un esercito di lobotomizzati telecomandati, insomma.
A fronte del grande successo elettorale di qualche tempo fa (il giorno non lo so, l’ho cancellato dal calendario) questa spiegazione non pare più sufficiente, o forse non conveniente. E allora, bisogna fare uno sforzo in più ed approfondire, cercare di capire l’enigma del leghismo, i motivi del suo successo, l’identità sfuggente della sua base.
Alcuni dicono che il voto alla lega sia un voto di protesta, uno sfogo contro una classe politica fotogenica ma incapace, bene educata ma inconcludente, una bizzarra e contraddittoria incarnazione dell’antipolitica che va tanto di moda oggi. Altri ipotizzano che tanto successo sia dovuto al radicamento nel territorio, alla presenza capillare dei leghisti nel tessuto della società civile, in poche parole alle sagre padane, ai banchetti, ai panini con la soprressa ed al folklore. C’è chi osserva anche come i politici leghisti, pur essendo dei rozzi ciarlatani a livello nazionale, siano rinomati nelle amministrazioni locali. Poi ovviamente c’è la vecchia teoria secondo cui la lega farebbe leva sulle paure della gente ed attirebbe quindi il voto degli elettori sbandati in cerca di rassicurazioni.
E comunque, ricordano i più acuti giornalisti, in fondo l’elettorato settentrionale della lega non ha tutti i torti a sentirsi sfruttato, abbandonato da roma (ché il PD non ha neanche la sede a Milano, o una roba del genere, figuratevi), tassato e tartassato, assediato dagli extracomunitari, soffocato dai prodotti cinesi, preso in giro dalla politica. Poveri, piccoli legaioli impauriti.

Mmm.

Ecco, io vivo in un posto dove la lega ha fatto quanto, il 25%?
Una persona su quattro tra quelli che incrocio per strada ha votato per loro, e non è neanche una novità delle ultime settimane. Vivo in mezzo a loro, parlo con loro, mangio in mezzo a loro, bevo con loro, il più delle volte mio malgrado. Non sono mostri, non sono alieni, sono operai, impiegati, imprenditori, professori, camerieri, idraulici, tecnici. Ci puoi scherzare assieme, ci puoi discutere di cose indolori e lontane come il cinema, lo sport, le ricette della nonna, l’SQL e l’ippica azteca. Ma sono tutti, tutti, ribadisco "tutti", dei grandissimi coglioni, lo erano prima ed il fatto di aver vinto le elezioni non li rende migliori. E non perché siano stupidi, o non abbiano cultura, ma perché sono gretti e razzisti, conservatori e conformisti, e pensano solo al proprio meschino interesse. Prendendoli nel loro complesso, e compiendo quindi una crudele generalizzazione, si potrebbe parlare di loro come di un esercito di lobotomizzati telecomandati. Il che dimostra che a volte la risposta più scontata è anche quella vera, o almeno è l’unica spiegazione che resiste a qualsiasi critica. Non è neanche una spiegazione troppo pessimistica, in fondo non è detto che ’sta gente col tempo non possa darsi una svegliata, ma al momento questo è lo stato della nazione. Vi pare impossibile che un quarto della popolazione dell’italia settentrionale sia composta da idioti? E infatti, la percentuale reale è molto più alta, ma qui solo di lega si sta parlando.
Liberi di non credermi, di condurre le vostre indagini, di analizzare le ragioni sociali dello scontento e le modalità di estrinsecazione del disagio, l’oggettivizzazione del malessere anomico e qualsiasi altra cosa vi venga in mente. Io cerco solo di farvi risparmiare tempo e fatica, ma nel dubbio provate e vedrete. Io ci ho rinunciato, perché giungevo sempre alla stessa conclusione: il leghista medio è un coglione fatto e imballato. Magari lo sono pure io, per carità, ma non avendo rappresentanza parlamentare nessuno si sbatte a studiare le ragioni del mio disagio, quindi non lo sapremo mai con certezza.




16/4
2008

Sinistra abbalenata

B.: Abbiamo perso le elezioni.
L.: Figurati, io ho perso tutto il partito.


Ora si scatena la resa dei conti a casa della Sinistra (l’) Arcobaleno. Con grande senso critico e responsabilità, tutti danno addosso a tutti, si incolpano, si defilano, minacciano passi indietro, scarti laterali, ribaltoni, smembrano il cadavere ancora caldo. Alcuni si sono dati alla macchia, e certo oggi Bertinotti può girare senza scorta solo perché ha pochissime probabilità di incontrare un suo elettore. Davvero non si spiegano ancora le ragioni della disfatta? Certo, il nome e il simbolo facevano abbastanza pena, ma forse varrebbe la pena di investigare un po’ oltre, Sherlocks.
Come beffa finale, adesso arrivano a ipotizzare come leader Nichi Vendola. Prima, quando serviva, andava bene Bertinotti, il militante del cachemire, il nonno della rivoluzione. Ora, con i buoi fuggiti, la stalla bruciata ed i lanzichenecchi accampati nell’aia, si ricordano di tirare in ballo quello che un quattro percento l’avrebbe raggiunto anche con le scarpe slacciate.

Grrr.
Qualcuno mi può ripetere un po’ i sintomi di quella cosa... "gastrite"?




15/4
2008

Il ritorno del cavaliere nero

Ingredienti per 60.000.000 di persone
120 milioni di foglie di cavolo acido
30.000 tonnellate di macinato di montone o, in mancanza, di maiale
30 milioni di cipolle
300 tonnellate di peperoncino piccante
3 milioni di litri di olio extravergine di oliva
15 milioni di uova
150.000 ettolitri di salsa di pomodoro
60.000.000 di cucchiai di prezzemolo
60.000.000 di spicchi d’aglio
brodo in quantità

Pulite e sbollentate per pochi minuti le foglie di cavolo. Stendetele su un canovaccio pulito e lasciatele raffreddare.
Impastate in una grande terrina la carne, le uova, gli spicchi d’aglio, il prezzemolo ed il peperoncino e aggiustate di sale e pepe. Dividete l’impasto in sessanta milioni di parti e avvolgete abbastanza stretta ogni polpetta con una foglia di cavolo. Alcune fighette chiudono l’involtino con uno stuzzicadente, fate voi.
Tagliate le cipolle finemente e fatele appassire nell’olio che avete riscaldato in una teglia piuttosto grande. Disponete gli involtini sul fondo della teglia e coprite con il brodo e la salsa di pomodoro. Regolate di sale e aggiungete un cucchiaino di peperoncino al liquido di cottura.
Fate sobbollire dolcemente per almeno un’ora, girando gli involtini di tanto in tanto. se ci avete messo lo stuzzicadente, a questo punto sono fatti vostri.
State all’occhio con il sale, se me avete messo troppo aggiungete acqua al brodo. Alla fine il sugo dovrebbe risultare abbastanza liquido.
Ponete il tutto in una zuppiera e servite caldo.


Dato che da oggi di cavoli acidi ne avremo in abbondanza, meglio imparare a farne buon uso.

Stanotte ho dormito male. Non solo perché (preferendo conservare il cavolo acido per i giorni a venire) ho mangiato due piatti di pasta e ceci alle undici di sera mentre ascoltavo i risultati delle elezioni, con tutte le conseguenze gastriche del caso, ma anche perché riflettevo sulla meravigliosa lezione che la vita ci ha voluto insegnare in questa occasione: un giorno puoi essere presidente della Camera, incontrare il Dalai Lama, e il giorno dopo ti ritrovi ad essere un qualsiasi militante della sinistra extraparlamentare. Ho scritto "meravigliose"? Intendevo "merdose".

Per la prima volta nella storia della repubblica italiana, non ci sarà nessun rappresentante della sinistra in parlamento. Nessuno. Forse perché non esiste più nel paese una sinistra da rappresentare, anche se mi permetto ancora di dubitarne. Ad ogni modo, se fare opposizione dentro la maggioranza era complesso e vagamente schizofrenico, farla addirittura da fuori il parlamento sarà facilissimo, e sotto il 4% si ha addirittura diritto alla tutela del wwf. Nel frattempo, prendiamo atto della sconfitta culturale, sociale e politica. Berlusconi e i suoi oggi rappresentano il 46,8% degli italiani. Non uno di più, non uno di meno: ricordiamocelo, perché ci sarà un giorno in cui tutti affermeranno di averli votati, e ce ne sarà un altro in cui tutti negheranno di averlo fatto. Un italiano su due, tra quelli che incroceremo per strada oggi, ha votato per Berlusconi o per uno dei suoi scherani. Come siamo messi, quanto c’è da fare, e questo inverno sembra non finire mai. Meglio fare scorta di montoni.




14/4
2008

I grandi concerti di KarmaChimico: Manu Katché

Quando si dice "Manu Katché", è inutile negarlo, la maggior parte della gente non pensa a un cazzo. Gli estimatori di musica invece pensano, "sticazzi, il genio delle percussioni, il maestro del jazz, colui che ha suonato con tutti i grandi della terra: Peter Gabriel, Sting, il Dalai Lama, Garbarek, Alessandro Magno". E suonando Manu Katché nel Tristo Borgo, ed essendo io tuttologo di riferimento del Tristo Borgo, potevo forse mancare al concerto di Manu Katché?
Forse, ma non. E pur avendo l’orecchio musicale di un secretaire Luigi XVI* posso dire che è stata un’esperienza sensazionale, una sarabanda di suoni travolgente, ipnotica. Gigantesco lui e bravissimi i suoi compagni sul palco, compreso quel pianista-ragno che mi son sognato tutta la notte.

E finito il concerto, ho raggiunto il Nello tornato in patria per qualche giorno e da lì in poi sono state solo tenebre e slijvovica.


Ieri, poi.
Dopo aver visto Veltroni e George Clooney bere aperitivi e scambiarsi pippe sottobanco e pacche sulle spalle, pensavo sarebbe stata un’impresa impossibile, e invece. E’ bastato consegnare la tessera elettorale, prendere le schede, entrare in cabina, spiegare le schede, guardare i simboli, ripiegare le schede, uscire dalla cabina, tornare dentro, riaprirle, pensare a chi era il più onesto, richiuderle, riaprirle, pensare a chi potrebbe essere meno disgustoso, richiuderle, uscire, tornare dentro, riaprirle, fare dieci minuti di chi kung, visualizzare il mio animale guida, pensare a chi vorrei presidente del consiglio, richiudere le schede, trattenere il respiro, chiudere gli occhi, stare in equilibrio su una gamba sola per dieci secondi, riaprire le schede, deglutire, canticchiare una canzone dei clash, pensare al voto utile, il voto utile, il voto utile, la repubblica di Weimar, il voto utile, i barbari che avanzano, il voto utile, mandarli a fare in culo, scegliere il voto dilettevole, tracciare due croci, ripiegare le schede, uscire dalla cabina ed infilare le schede negli appositi contenitori.
Così, come se niente fosse.

Ed oggi scopriremo quanto male siamo messi. Sono disponibili le opzioni: tragedia, catastrofe biblica e Daniela Santanché**.




* paragone un po’ ardito, lo ammetto, e completamente basato sul pregiudizio che i mobili non abbiano orecchio musicale.

** Circolano un paio di curiosi miti attorno a Daniela Santanché. Il primo è che sia un puttanone, fatto non dimostrabile e retaggio evidente di una cultura maschilista trasversale, il secondo che sia una gnocca, cosa palesemente falsa, a meno che non abbiate un debole per le vecchiette con la mandibola da orango. Smettiamola quindi di dare adito a queste menzogne ed attendendo con premura che ritorni nell’anonimato da cui proviene qualifichiamo la Santanché per le sue reali qualità: la stronzaggine, la fascistaggine e gli scoiattoli nel cervello.