24/4
2008

Immaginati il casino su Tatooine

"Alberghi pieni. Migliaia di persone in coda. Centinaia di migliaia di pellegrini già prenotati da oggi fino al settembre 2009."

Io i cattolici proprio non li capisco*.
Tutti a far la fila per vedere un cadavere vecchio di quarant’anni. Che sia di un santo o, come credo io, di un ciarlatano, poco importa: passi la fede, passi la religiosità popolare che ha sempre bisogno di qualcosa di tangibile per credere all’infinito, ma qui si sconfina un tantinello nella morbosità necrofila.

Sarà per questo che Obi-Wan ha preferito disintegrarsi.




* Non capisco i leghisti, non capisco i cattolici, a questo punto qualcuno potrebbe pure pensare che sia un problema mio. E’ possibile. Ne dubito.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




22/4
2008

La lega non si spiega

Il tema di questa settimana è: a cosa è dovuto il successo della lega?
La prima risposta, quella più scontata e banale, è che i leghisti siano gretti e razzisti, conservatori e conformisti, egoisti che pensano solo al proprio meschino interesse, al proprio orticello, al proprio conticino in banca, che non riescono a vedere al di là del proprio naso e se la prendano quindi con i bersagli che la televisione indica loro. Un esercito di lobotomizzati telecomandati, insomma.
A fronte del grande successo elettorale di qualche tempo fa (il giorno non lo so, l’ho cancellato dal calendario) questa spiegazione non pare più sufficiente, o forse non conveniente. E allora, bisogna fare uno sforzo in più ed approfondire, cercare di capire l’enigma del leghismo, i motivi del suo successo, l’identità sfuggente della sua base.
Alcuni dicono che il voto alla lega sia un voto di protesta, uno sfogo contro una classe politica fotogenica ma incapace, bene educata ma inconcludente, una bizzarra e contraddittoria incarnazione dell’antipolitica che va tanto di moda oggi. Altri ipotizzano che tanto successo sia dovuto al radicamento nel territorio, alla presenza capillare dei leghisti nel tessuto della società civile, in poche parole alle sagre padane, ai banchetti, ai panini con la soprressa ed al folklore. C’è chi osserva anche come i politici leghisti, pur essendo dei rozzi ciarlatani a livello nazionale, siano rinomati nelle amministrazioni locali. Poi ovviamente c’è la vecchia teoria secondo cui la lega farebbe leva sulle paure della gente ed attirebbe quindi il voto degli elettori sbandati in cerca di rassicurazioni.
E comunque, ricordano i più acuti giornalisti, in fondo l’elettorato settentrionale della lega non ha tutti i torti a sentirsi sfruttato, abbandonato da roma (ché il PD non ha neanche la sede a Milano, o una roba del genere, figuratevi), tassato e tartassato, assediato dagli extracomunitari, soffocato dai prodotti cinesi, preso in giro dalla politica. Poveri, piccoli legaioli impauriti.

Mmm.

Ecco, io vivo in un posto dove la lega ha fatto quanto, il 25%?
Una persona su quattro tra quelli che incrocio per strada ha votato per loro, e non è neanche una novità delle ultime settimane. Vivo in mezzo a loro, parlo con loro, mangio in mezzo a loro, bevo con loro, il più delle volte mio malgrado. Non sono mostri, non sono alieni, sono operai, impiegati, imprenditori, professori, camerieri, idraulici, tecnici. Ci puoi scherzare assieme, ci puoi discutere di cose indolori e lontane come il cinema, lo sport, le ricette della nonna, l’SQL e l’ippica azteca. Ma sono tutti, tutti, ribadisco "tutti", dei grandissimi coglioni, lo erano prima ed il fatto di aver vinto le elezioni non li rende migliori. E non perché siano stupidi, o non abbiano cultura, ma perché sono gretti e razzisti, conservatori e conformisti, e pensano solo al proprio meschino interesse. Prendendoli nel loro complesso, e compiendo quindi una crudele generalizzazione, si potrebbe parlare di loro come di un esercito di lobotomizzati telecomandati. Il che dimostra che a volte la risposta più scontata è anche quella vera, o almeno è l’unica spiegazione che resiste a qualsiasi critica. Non è neanche una spiegazione troppo pessimistica, in fondo non è detto che ’sta gente col tempo non possa darsi una svegliata, ma al momento questo è lo stato della nazione. Vi pare impossibile che un quarto della popolazione dell’italia settentrionale sia composta da idioti? E infatti, la percentuale reale è molto più alta, ma qui solo di lega si sta parlando.
Liberi di non credermi, di condurre le vostre indagini, di analizzare le ragioni sociali dello scontento e le modalità di estrinsecazione del disagio, l’oggettivizzazione del malessere anomico e qualsiasi altra cosa vi venga in mente. Io cerco solo di farvi risparmiare tempo e fatica, ma nel dubbio provate e vedrete. Io ci ho rinunciato, perché giungevo sempre alla stessa conclusione: il leghista medio è un coglione fatto e imballato. Magari lo sono pure io, per carità, ma non avendo rappresentanza parlamentare nessuno si sbatte a studiare le ragioni del mio disagio, quindi non lo sapremo mai con certezza.




16/4
2008

Sinistra abbalenata

B.: Abbiamo perso le elezioni.
L.: Figurati, io ho perso tutto il partito.


Ora si scatena la resa dei conti a casa della Sinistra (l’) Arcobaleno. Con grande senso critico e responsabilità, tutti danno addosso a tutti, si incolpano, si defilano, minacciano passi indietro, scarti laterali, ribaltoni, smembrano il cadavere ancora caldo. Alcuni si sono dati alla macchia, e certo oggi Bertinotti può girare senza scorta solo perché ha pochissime probabilità di incontrare un suo elettore. Davvero non si spiegano ancora le ragioni della disfatta? Certo, il nome e il simbolo facevano abbastanza pena, ma forse varrebbe la pena di investigare un po’ oltre, Sherlocks.
Come beffa finale, adesso arrivano a ipotizzare come leader Nichi Vendola. Prima, quando serviva, andava bene Bertinotti, il militante del cachemire, il nonno della rivoluzione. Ora, con i buoi fuggiti, la stalla bruciata ed i lanzichenecchi accampati nell’aia, si ricordano di tirare in ballo quello che un quattro percento l’avrebbe raggiunto anche con le scarpe slacciate.

Grrr.
Qualcuno mi può ripetere un po’ i sintomi di quella cosa... "gastrite"?




15/4
2008

Il ritorno del cavaliere nero

Ingredienti per 60.000.000 di persone
120 milioni di foglie di cavolo acido
30.000 tonnellate di macinato di montone o, in mancanza, di maiale
30 milioni di cipolle
300 tonnellate di peperoncino piccante
3 milioni di litri di olio extravergine di oliva
15 milioni di uova
150.000 ettolitri di salsa di pomodoro
60.000.000 di cucchiai di prezzemolo
60.000.000 di spicchi d’aglio
brodo in quantità

Pulite e sbollentate per pochi minuti le foglie di cavolo. Stendetele su un canovaccio pulito e lasciatele raffreddare.
Impastate in una grande terrina la carne, le uova, gli spicchi d’aglio, il prezzemolo ed il peperoncino e aggiustate di sale e pepe. Dividete l’impasto in sessanta milioni di parti e avvolgete abbastanza stretta ogni polpetta con una foglia di cavolo. Alcune fighette chiudono l’involtino con uno stuzzicadente, fate voi.
Tagliate le cipolle finemente e fatele appassire nell’olio che avete riscaldato in una teglia piuttosto grande. Disponete gli involtini sul fondo della teglia e coprite con il brodo e la salsa di pomodoro. Regolate di sale e aggiungete un cucchiaino di peperoncino al liquido di cottura.
Fate sobbollire dolcemente per almeno un’ora, girando gli involtini di tanto in tanto. se ci avete messo lo stuzzicadente, a questo punto sono fatti vostri.
State all’occhio con il sale, se me avete messo troppo aggiungete acqua al brodo. Alla fine il sugo dovrebbe risultare abbastanza liquido.
Ponete il tutto in una zuppiera e servite caldo.


Dato che da oggi di cavoli acidi ne avremo in abbondanza, meglio imparare a farne buon uso.

Stanotte ho dormito male. Non solo perché (preferendo conservare il cavolo acido per i giorni a venire) ho mangiato due piatti di pasta e ceci alle undici di sera mentre ascoltavo i risultati delle elezioni, con tutte le conseguenze gastriche del caso, ma anche perché riflettevo sulla meravigliosa lezione che la vita ci ha voluto insegnare in questa occasione: un giorno puoi essere presidente della Camera, incontrare il Dalai Lama, e il giorno dopo ti ritrovi ad essere un qualsiasi militante della sinistra extraparlamentare. Ho scritto "meravigliose"? Intendevo "merdose".

Per la prima volta nella storia della repubblica italiana, non ci sarà nessun rappresentante della sinistra in parlamento. Nessuno. Forse perché non esiste più nel paese una sinistra da rappresentare, anche se mi permetto ancora di dubitarne. Ad ogni modo, se fare opposizione dentro la maggioranza era complesso e vagamente schizofrenico, farla addirittura da fuori il parlamento sarà facilissimo, e sotto il 4% si ha addirittura diritto alla tutela del wwf. Nel frattempo, prendiamo atto della sconfitta culturale, sociale e politica. Berlusconi e i suoi oggi rappresentano il 46,8% degli italiani. Non uno di più, non uno di meno: ricordiamocelo, perché ci sarà un giorno in cui tutti affermeranno di averli votati, e ce ne sarà un altro in cui tutti negheranno di averlo fatto. Un italiano su due, tra quelli che incroceremo per strada oggi, ha votato per Berlusconi o per uno dei suoi scherani. Come siamo messi, quanto c’è da fare, e questo inverno sembra non finire mai. Meglio fare scorta di montoni.




14/4
2008

I grandi concerti di KarmaChimico: Manu Katché

Quando si dice "Manu Katché", è inutile negarlo, la maggior parte della gente non pensa a un cazzo. Gli estimatori di musica invece pensano, "sticazzi, il genio delle percussioni, il maestro del jazz, colui che ha suonato con tutti i grandi della terra: Peter Gabriel, Sting, il Dalai Lama, Garbarek, Alessandro Magno". E suonando Manu Katché nel Tristo Borgo, ed essendo io tuttologo di riferimento del Tristo Borgo, potevo forse mancare al concerto di Manu Katché?
Forse, ma non. E pur avendo l’orecchio musicale di un secretaire Luigi XVI* posso dire che è stata un’esperienza sensazionale, una sarabanda di suoni travolgente, ipnotica. Gigantesco lui e bravissimi i suoi compagni sul palco, compreso quel pianista-ragno che mi son sognato tutta la notte.

E finito il concerto, ho raggiunto il Nello tornato in patria per qualche giorno e da lì in poi sono state solo tenebre e slijvovica.


Ieri, poi.
Dopo aver visto Veltroni e George Clooney bere aperitivi e scambiarsi pippe sottobanco e pacche sulle spalle, pensavo sarebbe stata un’impresa impossibile, e invece. E’ bastato consegnare la tessera elettorale, prendere le schede, entrare in cabina, spiegare le schede, guardare i simboli, ripiegare le schede, uscire dalla cabina, tornare dentro, riaprirle, pensare a chi era il più onesto, richiuderle, riaprirle, pensare a chi potrebbe essere meno disgustoso, richiuderle, uscire, tornare dentro, riaprirle, fare dieci minuti di chi kung, visualizzare il mio animale guida, pensare a chi vorrei presidente del consiglio, richiudere le schede, trattenere il respiro, chiudere gli occhi, stare in equilibrio su una gamba sola per dieci secondi, riaprire le schede, deglutire, canticchiare una canzone dei clash, pensare al voto utile, il voto utile, il voto utile, la repubblica di Weimar, il voto utile, i barbari che avanzano, il voto utile, mandarli a fare in culo, scegliere il voto dilettevole, tracciare due croci, ripiegare le schede, uscire dalla cabina ed infilare le schede negli appositi contenitori.
Così, come se niente fosse.

Ed oggi scopriremo quanto male siamo messi. Sono disponibili le opzioni: tragedia, catastrofe biblica e Daniela Santanché**.




* paragone un po’ ardito, lo ammetto, e completamente basato sul pregiudizio che i mobili non abbiano orecchio musicale.

** Circolano un paio di curiosi miti attorno a Daniela Santanché. Il primo è che sia un puttanone, fatto non dimostrabile e retaggio evidente di una cultura maschilista trasversale, il secondo che sia una gnocca, cosa palesemente falsa, a meno che non abbiate un debole per le vecchiette con la mandibola da orango. Smettiamola quindi di dare adito a queste menzogne ed attendendo con premura che ritorni nell’anonimato da cui proviene qualifichiamo la Santanché per le sue reali qualità: la stronzaggine, la fascistaggine e gli scoiattoli nel cervello.




9/4
2008

Silver is the new gold

Già lo so, c’è Bossi che dà di matto, sta per prendere i fucili, fare la rivoluzione ed io non dico niente. Eppoi c’è quell’altro, Dell’Utri, che vorrebbe riscrivere i libri di storia ed io mi sto zitto. Ed anche coso, lì, Berluscono, ne spara una al giorno, vaneggia e ritratta e delira e non si ricorda così come si addice ai signori della sua età, ed io invece di approfittarne faccio dinta di niente. E mi sto lasciando scappar via Sinistra Critica e i socialisti, che chissà se mai li rivedremo. Mi è persino arrivato a casa un cartoncino con su scritto che Veltroni e Prodi (Prodi? Prodi chi?) vogliono legalizzare l’eutanasia, il matrimonio gay, l’adozione di bambini da parte di coppie gay e l’adozione di bambini gay da parte di coppie in rianimazione, e che un bravo cristiano dovrebbe quindi votare per il Po-popopopo-pòlo delle libertà, ma ho glissato. Non trovo neanche più il cartoncino, sennò ve lo farei vedere. Per dire il disinteresse.

Ma non è solo che queste elezioni, come sempre le ultime prima di una catastrofe*, sono di una noia mortale. E’ che sono tempi bui, tempi in cui uno per vivere deve fare anche cose moralmente discutibili, come per esempio lavorare. O peggio, allenarsi duramente per una gara di tai-c, disputarla e tornarsene a casa con una luccicante medaglia d’argento. Poco importa che ci fossero così tante specialità e categorie da rendere pressoché impossibile tornarsene a casa senza almeno una tondino di latta, sta di fatto che in una particolare forma (la più semplice), tra i "principianti-maschi-over 18-con gli occhiali-stempiati-molto simpatici" non c’è nessuno che mi batta. A parte quello che è arrivato primo. O quello che è arrivato secondo a pari merito. Ad ogni modo, ho fatto caroselli tutta la notte attorno al mio ego ipertrofico.




* Dove la catastrofe, probabilmente, si concretizzerà nella vittoria di uno dei principali contendenti. Uno qualsiasi.




1/4
2008

Felicità è un panino col kajmak

La periferia di Belgrado arriva fino a Mestre. Tutt’intorno, l’odiosa stazione con il suo MacDonald’s e gli onnipresenti schermi piatti che proiettano ovunque inutile pubblicità. Al nono binario, il treno diretto ad est. Scordatevi l’Orient Express, i Casanova e gli altri giocattoli platinati, questa è una carovana sgangherata con il nome della destinazione dipinto a grandi lettere sulla fiancata di ogni vagone, ciascuno più vecchio e malandato del precedente: Budapest, Bucuresti ed, in coda, Beograd. La Serbia comincia non appena si mette piede sul predellino e scopri che tutto lì dentro è serbo, dai cartelli al controllore, dal kit di viaggio che le ferrovie serbe mettono gentilmente e a disposizione del viaggiatore (ciabatte, asciugamano, sapone, salviettina umidificata) ai pochi passeggeri. Persino il divieto di fumare è scritto in serbo, e viene ignorato alla serba, e senz’altro è serbo il panino con prosciutto, formaggio e burro che ci viene servito a colazione. Sono necessarie altre quattordici ore di viaggio per allineare la Serbia interiore con quella esteriore.

Belgrado è bella come sempre, povera come sempre, orgogliosa come sempre. Sulle facciate dei palazzi del centro che lentamente continuano a crollare su se stessi qualcuno scrive coraggiosamente il proprio no all’unione europea, no grazie ci avete appena bombardato, no grazie ci volete fregare, no grazie siamo già abbastanza europa da poter fare a meno del vostro prezioso bollino blu. Chissà poi come andrà a finire, anche lì. Le mie proposte di far uscire l’italia dall’unione europea e creare una nuova spettacolare federazione balcanico-mediterraneo sono finora cadute nel vuoto, in attesa di essere rivalutate dai posteri. Il traffico di Belgrado continua ad essere il solito incubo, quel genere di incubo in cui in ogni momento si sente che la fine è vicina, che quell’autobus non potrà proprio frenare in tempo, che quel pedone non potrà schivare il taxi, ed invece si arriva sempre a destinazione incolumi senza aver capito bene come sia stato possibile. Il cavallo di Piazza della Repubblica è sempre al suo posto, San Sava è sempre quasi completata e neanche il Royal Hotel si è mosso, per quanto non sia riuscito ad ottenere informazioni sulle blatte che ne decoravano la doccia tempo fa.

Questa volta la nostra base operativa era quasi in campagna, e dalla finestra guardavamo i vecchi contadini arrivare al mattino ed esporre sul bordo della strada o davanti al trattore due cassette di biete, ciuffi di porri, secchi colmi di uova fresche, gli zingari andare e venire sul loro carrettino, i tossici e gli ubriaconi lasciar passare la giornata con una bottiglia di birra in mano. Poi, qualche passo a piedi, qualche fermata in autobus ed eravamo seduti in riva al danubio a mangiare ćorba e pesce al forno, involtini di cavolo o gulash, o a vagare per viali e viuzze, senza preoccupazioni turistiche. L’amica Z., principale meta del nostro viaggio, conosce ogni angolo della città e ci sa sempre indicare quali tombini si potrebbero spalancare sotto i nostri piedi, ci guida tra i banchetti di alimentari e ci accudisce. I filtri e le maschere a Belgrado sembranon non servire, tutto è talmente straniero e così familiare da stordire, da costringermi a guardarmi attorno cercando di cogliere ogni dettaglio, ogni suono, di capire cosa c’è di tanto affascinante nelle macchine esauste, nella gente che mangia tranquillamente per strada, nelle vie affollate di pedoni, nell’atteggiamento di frenetica calma e serena improvvisazione che sembrano pervadere le strade, a parte l’essere antitesi della vicentinità. Siamo in Europa? No, grazie. E allora dove? Oppure ci siamo, in un angolo polveroso di quell’Europa da rivista patinata che ci propinano ogni giorno, a dibattersi tra disoccupazione, prezzo della farina e programmi tv on demand?

Ancora una volta, torno carico di bagagli sporchi e domande senza risposte. Mi sono fermato troppo poco, ho mangiato e bevuto e respirato Belgrado troppo poco, appena il tempo di rendere doloroso il ritorno a casa, di starsene rannicchiati su una cuccetta a contare malinconicamente gli spiccioli di dinaro con la sensazione di non stare andando da nessuna parte. Eppure, direbbe Galilei, ci muoviamo.




27/3
2008

Più mucche

Tanto per cominciare, stamattina sulla strada per venire al bunker ho visto i primi manifesti elettorali del Partito (o Popolo che dir si voglia) della Libertà. Non è che finora si siano molto sprecati, qui nel Tristo Borgo, ma neanche i loro competitor, a dire il vero. Il poster recitava semplicemente: "Meno tasse". E basta. Senza neanche quel famoso e sbeffeggiato "per tutti", e infatti non si capisce meno tasse per chi, come, quando, che tasse. Non si capisce niente, "meno tasse" non vuol dire niente, serve solo a far bagnare il prepuzio ai piccoli imprenditori ed ai professionisti dell’evasione. Alle prossime elezioni, immagino, metteranno direttamente un paio di tette.

Tornano di moda, intanto, i giochini prelettorali che rendono così piacevole perdere tempo su internette. A me è uscito questo:
mucche

Poi, nella mia ignoranza continuo a non capire se PornoRambo sia in Colombia o in Venefuela. Mi manda e-mail (d’amore) dicendo di essere a Caracas, però mi aveva detto che sarebbe partito per la Colombia e non ha mai smentito. ’nsomma, dove sarà finito? Avrà sbagliato aereo o non sa come si chiami la città dove si trova o aveva sbagliato la prima volta che mi ha detto la destinazione? Potrei persino sospettare che le e-mail non me le mandi lui, che sia un impostore, se non mi avesse scritto "know out" al posto di "know-how" (parlando di gay garage ed altre vecchie storie sulle quali non occorre soffermarsi ora).

Infine io stasera parto per Beo, treni e bagagli e passaporti permettendo. Auguratemi buon viaggio, tanto lo so che mi penserete.




26/3
2008

L’emisfero sinistro è ancora in letargo

Il fatto che io abbia trascorso il fine settimana prevalentemente a tentare di configurare una rete wifi per il mio iPot rende l’idea di quanto lontani alle mie spalle siano i tempi dei folli bagordi alcolici. Certo, anche il fatto che PornoRambo sia in Colombia ha aiutato. Il fatto che io ci sia infine riuscito rende l’idea di quanto mantenga l’usuale predisposizione per le imprese tanto epiche quanto sostanzialmente inutili. Non che manchino cose più interessanti da fare.
Lunedì, per esempio, sono tornato sulle piste da sci a rischiare la vita mia e di altri ignoti ostacoli a due zampe. Ho ancora alcune difficoltà con la svolta a sinistra e, uhm, la frenata, in particolare mentre sto andando in discesa (la qual cosa sciando capita piuttosto spesso) e l’emisfero destro del mio cervello è troppo impegnato a calcolare la velocità d’impatto per trasmettere stupidi messaggi ai muscoli delle gambe e mantenere il controllo della situazione come sarebbe suo preciso compito. Stupido emisfero destro. E’ pur vero che sto lentamente migliorando, ora prima di cadere riesco ad includere tra le variabili anche la forza di coriolis e l’elasticità dei tronchi d’albero (sempre sfortunatamente uguale a zero). Poi, quando mi rialzo, mi sento pure dire: "Bravo! Sei coraggioso a scendere così veloce!"
Certo. Coraggioso. E quella striscia marrone che mi sono lasciato alle spalle cos’è, neve carbonizzata?
Si sono verificati, nel complesso, un paio di episodi imbarazzanti da cui intendo dissociarmi pur essendone l’unico protagonista. Il fatto che anche stavolta ne sia uscito vivo mi conferma che a. dio è morto (probabilmente imparando a sciare) oppure b. dio era troppo impegnato a giocare con la playstation per approfittare dell’occasione propizia. Probabilmente stava sfidando gli altri dei ad un gioco di sci, il suo personaggio ero io, Budda l’ha stracciato ancora ed è per questo che in tibet stanno avendo tutti quei problemi.

(Vedete? Hanno ragione i cattolici: la religione offre una risposta a tutto, anche lì dove non c’è nessuna domanda.)




20/3
2008

’a sinistra l’arcobaleno, a destra la pioggia

C’è chi si chiede, e brillantemente si risponde, se abbia ancora senso dirsi di destra o di sinistra. Non posso che condividere le sue riflessioni e concordare: rossi e neri non sono tutti uguali, e neanche post/rossi e post/neri o neorossi e neoneri e tutto il codazzo di pararossi e paraneri e... uhmpf, avete capito. Se anche la distinzione ultimamente vale poco per i principali partiti, che tendono a venire risucchiati nella cloaca del centro, rimane valida per le persone, per quello in cui le persone credono ed a cui danno valore, e per i comportamenti che più o meno coerentemente derivano da queste convinzioni. Certo, la società ribolle di cambiamenti, le relazioni forti si fanno lasche, nuovi problemi vengono fatti rotolare in agenda e compaiono nuove forme di aggregazione, nuovi modelli di consumo, nuovi stili di vita, nuove figure sociali e tutto il blablabla di repetorio sociologico. Come sempre, e sempre più freneticamente. Magari non saranno più i jeans o la cravatta a tracciare la distinzione tra una persona di destra o di sinistra e certi argomenti di discrimine si saranno fatti più sfocati, certi scenari più confusi. Ma non poi così tanto confusi, in fondo. "Destra" e "sinistra" saranno anche etichette fuori moda, ma insomma, se sei stronzo, di lavoro fai il figlio di imprenditore, hai il SUV, ti dichiari liberista quando si tratta di fregare la gente e protezionsta per salvare le tue speculazioni finanziarie, se sei un baciapile, razzista, maschilista, testa di cazzo, arrogante e servile, se sei convinto della meritocrazia del tuo conto in banca di merda, sei bigotto e puttaniere, forcaiolo ma convinto che in fondo in fondo chi ruba fa bene, come ti dovrei chiamare? Silvio? Per me va bene, ma potrebbero esserci problemi di copyright.



Nel frattempo, continua l’ondata di emigrazione dal Triste Borgo Natio. Non è una novità che PierBulus sia ormai stabilmente a Venezia e Julio Maria Ratòn de la Suerte si faccia mantenere in quel di Madrid, mentre Nello è disperso in Bosnia da tipo un milione di anni e nun se pò vedè né sentì. A noi poveri immobilisti non resta che accontentarci di qualche giorno di vacanza, per cui PornoRambo se ne andrà in Colombia a sgominare il narcotraffico a nasate,
mentre io ed Amormio ci ritiriamo per il prossimo uikend a Belgrado*. Restano in città, che io sappia, solo il Conte di Cavour e StefaniaRambo, che il suo partner non vuole chiaramente avere tra i piedi mentre seduce le staffette delle Farc**.

* "A Belgrado! A Belgrado!" disse lui, salterellando di gioia per la stanza.
** E’ bello seminare zizzania senza motivo. :-)