27/9
2007

Where all those crazy monks live

Alcuni, vedendo le immagini delle proteste contro il regime in corso in Myanmar, potrebbero chiedersi come mai laggiù la popolazione si faccia in quattro per proteggere ed aiutare i preti

la popolazione aiuta i monaci in Myanmar

mentre qui in italia molte frange della popolazione vedono il clero con sfavore:

la popolazione vorrebbe impalare i vescovi

Eppure, in entrambi i paesi i religiosi sembrano mantenere un certo gusto per la coreografia e le sfilate in costume:

preti a passeggio
preti a passeggio

E nonostante i monaci birmani debbano in questi giorni vedersela con dei nemici piuttosto minacciosi,

bet on red
l’esercito birmano, o qualcosa di simile

per non parlare di chi li finanzia (e emtterà il veto su qualsiasi risoluzione dell’ONU),

chi sgancia la plata

anche i vescovi cattolici devono vedersela con avversari di tutto rispetto:

il temibile Charles Darwin le malvagie cellule staminali il diabolico Dr. Preserva

Perché, dunque, tanto sostegno ai monaci di Myanmar e tanta ostilità nei confronti dei loro colleghi vaticani?
La risposta potrebbe essere questa:

monaco birmano ferito in battaglia il vescovo Bagnasco

Ovvero, il monaco buddista è figo come il piccolo Buddha, si veste in rosso meraviglia e dorme languidamente tra una battaglia e l’altra; non c’è traccia sul suo viso del sorriso pedofilo che caratterizza il vecchio babbione nostrano, e non sfoggia chincaglieria dorata. Per questo, noi sosteniamo la protesta dei monaci buddisti in Myanmar contro il regime militare o qualsiasi altro sia il problema di quella gente.

free myanmar


Se ti incuriosisce questa cosa del Myanmar ma i media occidentali non ti permettono di capire una fava, clicca per esempio qui o qui.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




26/9
2007

Ahmadinejad, un uomo per molti ma non per tutti

E’ facile immaginare perché il presidente iraniano Ahmadinejad sia così simpatico. Di estrazione popolare (il padre era fabbro), sobriamente elegante sia nel tradizionale completo scuro sia in maniche di camicia, spesso con il volto illuminato da un ampio sorriso e fieramente determinato nel combattere le tendenze guerrafondaie ed imperialiste di americani ed europei. Inoltre, assomiglia molto all’amico Nello. Potrebbe essere il figlio segreto di Nello e Nanni Moretti, se solo la natura non avesse saggiamente reso impossibile il concepimento di una simile mostruosa creatura.
Un paio di giorni fa, invitato a parlare alla Columbia University di New Amsterdam, Ahmadinejad è stato insultato fin dalla presentazione; per quanto ognuno sia libero di esprimere la propria opinione, non si capisce perché invitare una persona ad un dibattito e poi delegittimarlo ancora prima che prenda la parola. Evidentemente gli organizzatori sapevano di avere a che fare con un personaggio scomodo, che avrebbe espresso opinioni non convenzionali e fatto digrignare i denti a quegli americanucci sempre pronti a guardare cosa uno fa o non fa a casa propria ma estremamente miopi ed ipocriti sulle violazioni dei diritti umani perpetrate dal loro governo, sulle bugie spacciate dai loro mezzi di comunicazione e sul razzismo e l’etnocentrismo che domina le loro vite. Ahmadinejad ha infatti ricordato come, Olocausto o meno, gli israeliani dovrebbero smetterla di maltrattare i palestinesi; ha ribadito l’intenzione dell’Iran di sviluppare il nucleare per scopi pacifici, com’è pienamente nei suoi diritti nonostante le pretese di potenze egoiste; ha espresso solidarietà per le vittime dell’undici settembre, pur invitando ad una più profonda indagine sulle cause e gli autori di quell’evento.
Sarebbe quasi l’uomo perfetto, Ahmadinejad, se solo non fosse effettivamente anche un populista ansioso di vedere il giorno in cui "l’onda islamica travolgerà il mondo", nonché un assassino con il vizietto di far ammazzare gli omosessuali per poi affermare candidamente che in Iran "non ce ne sono, non so chi vi abbia detto che ne abbiamo". Anche la situazione della libertà di stampa, dell’accesso ad Internet, della libertà di parola e di associazione non è per niente rosea. Sembra pure che nelle carceri iraniane si pratichi un po’ troppo spesso la tortura, ed anche la pena di morte eseguita tramite pubblica lapidazione non dev’essere simpatica. A nessuno piacciono le minoranze etniche e religiose, ma in Iran sembra che queste soffrano di particolari problemi, che comprendono il carcere e per l’appunto la tortura. Per quanto riguarda l’opinione espressa da Ahmadinejad secondo cui "le donne in Iran sono rispettate", sarebbe allora da chiarire perché si tengano periodicamente delle manifestazioni per richiedere la fine della discriminazione, e perché queste manifestazioni vengano disperse con la forza dalla polizia, con conseguenti arresti e ancora torture. Pare che la tortura, in effetti, sia una merce abbastanza inflazionata nell’Iran di Ahmadinejad, per quanto indubbiamente non l’abbia inventata lui. Ora, sappiamo tutti che neanche Amnesty International è priva di macchie, tuttavia queste considerazioni gettano più di qualche ombra sulla figura del presidente Ahmadinejad, che pure ci piacerebbe considerare solo per i suoi aspetti positivi (che sono, desidero ricordare, il suo aspetto da presidente operaio, il suo sorriso da ciuchino ed il suo odio per gli Stati Uniti).
Essendo irrealistico ipotizzare che esistano due Ahmadinejad, tipo il gemello buono, bello e simpatico ed il gemello cattivo, fetente, fondamentalista, negazionista, razzista, omofobo e torturatore sembra necessario concordare con il presidente della Columbia University nel definire il presidente iraniano "a petty and cruel dictator", un dittatore coccolone e crudele.




P.S.: Questo testo è stato scritto con l’approvazione dei Guardiani della Rivoluzione iraniana, che sono poi quelli che decidono in realtà quello che Ahmadinejad può andare in bagno al mattino o deve tenersela fino a scoppiare. Lo sponsor vi ricorda che Allah è grande e Marameo è il Suo profeta, o qualcosa del genere.




24/9
2007

Kosovo Round-Up

Venerdì inizieranno, presso l’Assemblea Generale dell’ONU, le negoziazioni dirette tra le autorità serbe e quelle kosovare per decidere il futuro della provincia serba. Sono colloqui importanti, in una sede importante, e si spera che verranno prese decisioni sensate. Da una parte, ci saranno il presidente serbo Tadić, il primo ministro Koštunica* ed un paio di ministri, dall’altra le autorità kosovare e tutti i paesi occidentali della democrazia all’uranio impoverito. I primi propongono per il Kosovo un’autonomia sostanziale all’interno della nazione serba; per i secondi, com’è noto, l’unico modo per porre fine alle violenze ed alla tensione che da anni caratterizzano il Kosovo è dichiarare l’indipendenza della regione. Non è chiaro come questo migliorerebbe la situazione, visto che a subire la tensione e le violenze è soprattutto la minoranza serba, ma evidentemente tutti danno per scontato che i serbi se la darebbero tutti a gambe per paura di essere uccisi. Mi sembra, devo ammettere, un’ipotesi ragionevole: già molti serbi hanno preferito abbandonare le loro case nella provincia serba del Kosovo, per esempio a causa delle fiamme che invadevano il soggiorno o dei proiettili che disturbavano la ricezione dei telefonini. Da una parte, quindi, abbiamo i malvagi serbi, autori di ogni malefatta dalla caduta del Muro in poi, che chiedono la pacifica ed autonoma convivenza di serbi ed albanesi entro i confini esistenti e sostengono la linea della diplomazia ad oltranza, dall’altra i poveri ed indifesi albanesi del Kosovo che preferirebbero una nazione autonoma ed etnicamente pura. A bordo campo, a rendere più speziata la vicenda, si contorcono l’Unione Europea ("E’ rischioso sia mantenere la precaria situazione attuale, sia intraprendere un’eventuale azione. Quindi? Boh, un protettorato? Una quattro stagioni senza funghi?"), la NATO ("Qui tutti aspettano l’indipendenza, potrebbero esserci violenze, come potrebbero non essercene, noi comunque siamo pronti, anche se non sappiamo a cosa."), gli Stati Uniti ("Indipendenza, indipendenza!"), la Russia ("Nessuno decida niente senza averci consultato") e persino il fino a ieri sconosciuto ai suoi stessi cari Milorad Dodik, primo ministro della graziosa Repubblica Srpska, il quale ha sottolineato che se i kosovari ottengono l’indipendenza allora la vuole anche lui. Come se l’ONU sapesse che esiste la Repubblica Srpska, che ingenuo.
I kosovari, Allah li abbia in gloria, hanno già detto che sono stufi di chiacchierare e porteranno pazienza al massimo fino al 10 Dicembre, dopo di che non aspetteranno a lungo prima di dichiarare unilaterlamente l’indipendenza (o almeno così sostiene il primo ministro del Kosovo Ceku, e trattandosi di un ex comandante dell’UCK sarei portato a dargli retta).

Nel frattempo, Venerdì cominciano i negoziati all’ONU, da oggi Tadić è a New York a cercare di spiegare la posizione serba a più primi ministri possibili e questa notte a Priština** un’esplosione sul Bill Clinton Boulevard ha ucciso due persone e ne ha ferito altre undici. Se solo avessimo pensato di mettere sotto copyright la Strategia della Tensione, questo sarebbe il momento di farci dei bei soldi. Naturalmente, di quanto ho scritto finora in questo post, quella dell’esplosione e dei relativi morti é l’unica informazione che ho sentito dai notiziari italiani. Sui negoziati, sulle proposte, sulla diplomazia si è mantenuto il silenzio, della bomba (pochi) ne parlano. Di quelle che scoppieranno questa settimana, forse ne parleranno un po’ di più perché ad ogni bomba il tasso di "notiziosità" sale in modo esponenziale. Il messaggio che viene lanciato e ribadito, neanche troppo velatamente, è sempre quello: "Non c’è nessuna possibilità di convivenza pacifica". Il Kosovo indipendente e democratico, secondo alcuni.


UPDATE: Sembra possibile, anzi probabile, che l’esplosione abbia più a che fare con la florida criminalità locale che con gli scontri politici ed etnici che peraltro (anche) questa settimana si sono verificati nella regione. Chi vivrà, vedrà. Gli altri, come al solito, no.


* No, non quello che ha fatto quei film spassosi. Non è lui e non si chiama neanche così.
** Che è la capitale del Kosovo, giovane smemorato.




19/9
2007

In difesa del Grillo qualunquista e del suo esercito di scimmie spaziali (che dovrebbe essere mio)

[Questo post è così lungo che se devi andare in bagno é meglio se ci vai adesso]

In questi ultimi giorni, a meno che non viviate in una caverna sul fondo dell’oceano (difficile) o in un paese più civile del nostro (facile), avrete sentito parlare spesso di Beppe Grillo. Da quando ha scoperto Internette, infatti, l’ex-comico genovese ha infatti intrapreso una serie di iniziative finalizzate ad attirare l’attenzione su alcuni temi che gli stanno a cuore, come per esempio il risparmio energetico, i mezzi di comunicazione di massa, lo squallore del mondo politico, ecc. il tutto ovviamente accompagnato da fiumi di parole più o meno surrogate da fatti e prove concrete, ma comunque indignate, infuriate, accattivanti come nella tradizione della migliore demagogia occidentale. Poi metti che una volta Beppe Grillo era anche simpatico, metti che Grillo è uno che non le manda a dire e chi non le manda a dire generalmente passa per onesto e disinteressato, metti che in questo paese alla gente che urla diamo sempre ragione, fatto sta che il blog di Beppe Grillo è diventato uno dei più visitati al mondo, forse il primo in Italia o comunque giù di lì.

Bisogna concedere che questo successo non è del tutto immeritato: il ragazzo ha delle doti, spesso solleva malamente l’attenzione su problemi reali e molto importanti, non si lascia intimidire né dall’autorità né dalle regole della buona educazione (borghese). E poi, il populismo non lo si acquisisce per grazia divina, ma è un’arte che va coltivata con fatica.
Duemila commenti a post tuttavia darebbero probabilmente alla testa a chiunque, ed al comico imbolsito è successo esattamente quello che succede a me nelle rare occasioni in cui di commenti ad un post me ne trovo dieci: è stato sopraffatto dal delirio di onnipotenza, da quella piacevole megalomania che ti spinge a progettare città con il tuo nome con al centro un’enorme piazza circolare intitolata a te ed una tua statua in oro con una targhetta in platino sul piedistallo dov’é inciso in stampatello maiuscolo il tuo nome ed una popolazione che ti adora ed un esercito di scimmie spaziali pronte ad eseguire ogni tuo ordine. Il problema è che generalmente proprio quando sto cominciando a dare un nome a ciascuna delle scimmie spaziali, che non dovete intendere come quelle di Fight Club ma come vere e proprie scimmie vestite da pirata spaziale, mi cade il server e per quindici giorni non ricevo nessuna visita (se non quella solita dello psichiatra), poi ne ricevo una al giorno per i sei mesi seguenti, e via così. Il problema è che Beppe Grillo ha un server migliore del mio, e così è nata quella simpatica pazziata del V-Day*, ovvero un happening di massa per far notare al governo che "noi cittadini" siamo stufi di essere governati da una banda di ladri e furfanti (e quindi siamo a tanto così dal far tornare al governo Berluskaiser).
Finché si trattava solo di attirare centinaia di migliaia di persone a visitare un bloggo, Beppe Grillo è passato inosservato. Quando è riuscito ad attirare centinaia di migliaia di persone in piazza, Beppe Grillo si è guadagnato un posto fisso al telegiornale. Di conseguenza, Beppe Grillo ha alzato la posta: non intende fondare un partito, ma concederà a qualsiasi lista civica di portare il suo "bollino" previa autorizzazione. Concederà anche alla zecca di mettere la sua faccia sui biglietti da cinquanta euro ed al papa di chiamarlo "Capo". Ogni esponente politico, dall’assessore alla viabilità di Galvarate ad Ahmadinejad, ha espresso la propria opinione su Grillo, con commenti che andavano da "è la spia di un malessere**" a "bisognerebbe impiccarlo con gli intestini del suo animale da compagnia prediletto". E Beppe Grillo, di rimando, ha espresso la propria opinione su qualsiasi politico non gli dichiarasse amore incondizionato, con commenti che vanno da "valium-Prodi" a quel "puttaniere" di Berlusconi, da Mastella "ignorante" a Casini che "fa il Family Day perché ha due famiglie". Insomma, la sacrosanta verità, e per una volta pure suffrogata da abbondanza di prove.
Forse però Grillo si è spinto un po’ troppo in là. C’è un sacco di gente in Italia con il delirio di onnipotenza, ed il brutto del delirio di onnipotenza è che è incompatibile con i deliri di onnipotenza altrui: avere una propria statua in oro è bello solo se ce l’hai solo tu.

Dev’essere questo il motivo per cui oggi all’una del pomeriggio il direttore del tg2, Dr. Mauro Mazza, ha indicato in un editoriale Beppe Grillo come il possibile istigatore di violenze contro i politici. Ha paragonato il ciccione genovese ai "cattivi maestri" degli Anni di Piombo, ricordando come questi, additando al pubblico personaggi di varia natura, per esempio commissari, ne abbiano indirettamente provocato la morte, ancorché non li abbiano uccisi personalmente ma siano stati fonte d’ispirazione di qualche squilibrato. Cosa succederebbe, si è chiesto il Dr. Mazza in una passabile imitazione di Lucarelli, "se un mattino, un brutto mattino", dopo aver ascoltato le arringhe infuocate di Grillo, "qualcuno sparasse all’improvviso" contro uno dei nostri beneamati politici?
Non lo so, viene da rispondere d’istinto, ma certo sarebbe molto più strano se uno sparasse con cinque minuti di preavviso.
Così il Beppone, che probabilmente intendeva soltanto vendere qualche milione di libri in più e farsi nominare re d’Italia a furor di popolo, viene messo improvvisamente sul banco degli imputati con l’accusa preventiva di possibile istigazione all’omicidio politico ed al terrorismo. Mica roba da ridere. Tradotto in altri termini significa: finché ti limiti a parlare male di entità indistinte come la fame nel mondo, l’inquinamento o la telecom senza nessuna possibilità di incidere effettivamente sulla realtà, va bene, ti lasciamo fare, è il lavoro dei buffoni di corte. Se però fai troppo casino, troppa gente ti ascolta ed addirittura esce di casa per seguire le tue iniziative, sta’ attento, il gioco potrebbe farsi troppo grosso per te. Magari qualcuno fa fuori un vigile urbano a Gioia Tauro e dice che l’idea gli è venuta dopo aver visto un tuo spettacolo, e tu ti ritrovi condannato a vent’anni di carcere. Che te ne pare, Grillo? Se noi diciamo che sei pericoloso diventi automaticamente sospettato. Metterti contro la politica significa metterti contro lo Stato, l’establishment, la Società Occidentale e tutto quello che c’è di buono e giusto nel mondo. Inoltre, guarda che noi siamo quelli che si sono inventati la fottuta strategia della tensione, e tu vorresti mandarci a fare in culo così?

Insomma, si tratta del più ridicolo ed eclatante tentativo di intimidazione che sia mai stato messo in atto in questo paese di professionisti dell’intimidazione. Roba da casermetta di periferia. Solo che è andata in onda al tg2 delle 13.00.

Beppe Grillo naturalmente farà tesoro del consiglio di Mazza, ovvero si straccerà le vesti atteggiandosi a martire della società dell’informazione ed aumenterà ulteriormente il proprio capitale di euro e di potere mediatico. Questo non toglie nulla alla gravità del fatto, il tentativo di sventolare la minaccia dell’istigazione al terrorismo per zittire qualcuno che sta ottenendo troppi consensi nelle sue accuse populiste contro il Palazzo.
Anche le opinioni qualunquiste, come tutte le altre, hanno diritto di essere espresse ed eventualmente di raccogliere consensi; non si può continuare all’infinito con il vecchio giochetto del "o con lo Stato o con i terroristi", che impedisce qualsiasi dissenso o critica con la scusa che potrebbero "armare la mano di un folle". Se Beppe Grillo sta istigando qualcuno a delinquere, o sta organizzando la nuove BR, qualcuno lo arresti; fintanto che sta solo facendo prediche con un linguaggio colorito, ha non solo tutto il diritto di continuare a farle ma anche quello di non essere screditato con paragoni patetici in un goffo tentativo di metterlo a tacere o costringerlo a moderarsi nei suoi attacchi alla classe digerente. Sono così disgustato che arrivo persino ad esprimere la mia solidarietà a Beppe Grillo, anche se potrebbe sembrare che un semidio barbuto circondato da un esercito di scimmie spaziali ed odalische nude che sussurrano il suo nome non abbia bisogno di solidarietà.





* Delle tre iniziative di legge popolare promosse dal V-Day bisogna dire che la prima, quella che vieta l’elezione al parlamento alle persone condannate in via definitiva, pur sembrando simpatica e carina discrimina a mio avviso ingiustamente chiunque abbia commesso un reato magari anche di piccola entità, molti anni prima e senza alcun collegamento con l’attività parlamentare. Poi lo so che nel mondo reale i ragazzini che rubano un pezzo di fame per sfamare i fratellini difficilmente vent’anni dopo si candidano al parlamento, ma perché discriminarli?
La seconda iniziativa, quella di vietare (retroattivamente!) la presenza in parlamento per più di due legislature, è così smaccatamente demagogica che non la commento neanche. La terza, l’elezione diretta dei parlamentari da parte dei cittadini anziché dalle segreterie di partito, è l’unica ragionevole.

** In Italia, a partire più o meno dal 1861, c’è un malessere. Di questo malessere vengono individuate periodicamente diverse spie, che si succedono tra loro, senza peraltro che si arrivi mai ad una diagnosi né tanto meno ad una cura. Recentemente sono state "spie del malessere": la lega nord, forza italia, i no global, i centri sociali, i naziskin, nanni moretti, il bullismo a scuola, la disaffezione dal festival di sanremo e tangentopoli. Precedentemente, in ordine sparso: la mafia, la p2, il sessantotto, il settantasette, i paninari, il futurismo, il fascismo ed il brigantaggio.




14/9
2007

Date che la Storia ricorda

La Storia è il modo con cui le stupide scimmie senza pelo che hanno conquistato il pianeta* archiviano per comodità e pigrizia il magmatico "succedersi" di "avvenimenti" di loro interesse ovvero, per dirla intermini più semplici, il loro mutato percepire lo stato dell’essere. Per ulteriore comodità, indice anche questo della grande pigrizia innata nell’Homo percosìdire Sapiens, la Storia viene suddivisa in fasi o Ere (es.: Preistoria, Medio Evo, Mike Bongiorno) e vengono individuati dei precisi momenti nello scorrere del tempo che rappresenterebbero dei simbolici passaggi da un’Era all’altra. Per esempio, il 16 Settembre del 62.870 A.C., quando Prometeo inventò il fuoco, spacciandolo in seguito per una creazione divina e non incassandone una lira in diritti d’autore. Oppure il 22 Settembre 4.592 A.C., giorno in cui l’ornitologo egiziano Thauth inventò la scrittura, spacciandosi in seguito per una divinità e ricevendone onore e gloria**.
O ancora, il 4 Settembre del 476 D.C., quando Odoacre depose Romolo Augusto ponendo fine dell’Impero Romano D’Occidente***, o il 1 Settembre 1939, inizio della Seconda Guerra Mondiale, o l’11 Settembre 2001, vigilia della mia laurea in sociologia. Di fatto, l’uomo ha trovato estremamente comodo porre tutte le date significative in Settembre, e nessuno saprà mai perché. Restano undici mesi all’anno in cui non succede un cazzo di niente, un grande mistero per gli storici, ma a dire il vero non è che ci abbiano indagato più di tanto.
Ora c’è una nuova data da aggiungere all’elenco, ed è il 13 Settembre 2007: il giorno in cui PornoRambo ha superato con successo l’esame di Procedura Penale. Perché questa data è così importante da porre PornoRambo allo stesso livello di personaggi come Prometeo, Thauth o Odoacre****? Non solo perché la sua preparazione ha richiesto più tempo e fatica dell’attentato alle torri gemelle, e si è svolta nella stessa grotta in afghanistan, ma anche e soprattutto perché "Procedura Penale", da quel che ricordo, è l’ultimo esame ungherese tra quelli che impediscono a PronoRambo di diventare avvocato. Quando dico esame "ungherese", va da sé, intendo esame [voce gutturale] GROSSO [/voce gutturale], perché poi credo restino solo quisquiglie come "Diritto dei criceti", "Diritto e Rovescio nella storia del Tennis" e soprattutto il suo ostacolo storico, "Procedura Prenatale", che si sperava riuscisse a comprendere almeno con l’aiuto della dolce PornoRamba. Questi tuttavia sono comunque esamucci che non richiederanno al nostro eroe più di due o tre anni per essere superati, poi c’è la tesi, ma per quella si versa la solita tangente ed è fatta! Ecco finalmente PornoRambo libero di scegliere tra la disoccupazione e due anni di schiavitù in praticantato! E non appena avrà fatto la scelta, ecco finalmente i quattro cavalieri dell’apocalisse, la pioggia di fuoco, lo sprofondamento dei continenti e la fine della civiltà umana! Che sollievo per il povero panda, la foca monaca e tutti gli altri amici pelosi!

Ecco perché questa data andrà ricordata, quando rimarranno solo i delfini ad aggiornare wikipedia.

(Contemporaneamente, questa sera si festeggia anche l’imminente partenza dell’amico Nelu che va ad insegnare italiano ai Bosni ed ammansire i lupi balcanici. Nello, ricorda: "Moglie e buoi dei paesi tuoi". Se proprio non riesci a tenerti lontano dalle fanciulle jugoslave, vedi almeno di non molestare nessun bue, che chilli so’ animali incazzusi.)


P.S.: Questa è una marchetta fatta su richiesta dello stesso PornoRambo, del quale sono la sgualdrina prediletta. Se volete posso scrivere post a pagamento anche su feste di laurea, matrimoni, prime comunioni, ecc.



* Ehi! Sei tu! Sorridi.
** Thauth, noto anche come Thoth o "Tò" per gli amici, era un bel po’ più furbo di Prometeo. Tra l’altro va notato anche come si debba ad un suo amico, che incontrava di rado, l’espressione "Tò, chi si vede!"
*** Sì, questa era su wiki.
**** "Odoacre" si spiega da solo, visto che per dedicare più tempo allo studio l’amico Porno non si è lavato per settimane.




12/9
2007

Berlino Est

Lo: Sono stata a Berlino solo una volta, negli anni ’80. Berlino Ovest stupenda, piena di vita, musei, mostre, quartieri realizzati dai più grandi architetti del mondo... Una volta arrivata a Berlino Est l’impatto è stato terribile. Ho fatto subito una brutta figura: mi sono fermata a prendere un gelato ed ho chiesto un cono al cioccolato e alla vaniglia. Il gelataio mi ha guardato male e solo allora mi sono accorta che c’era un solo gusto di gelato.
Lusky: E quel gusto era "Cemento".
Lo: No!
Lusky: Si è scusato perché fino al giorno prima aveva anche il gusto "malta fina" ma il governo l’aveva appena proibito.
Lo: No! Poi ho visto un gruppo di persone che mostravano dei fogli di carta con scritto qualcosa, e io subito ho pensato che fossero dissidenti politici. Dopo ho capito che stavano soltanto cercando biglietti per un musical.
Lusky: Un musical?
Lo: Sì, avevano questi biglietti con scritto il titolo del musical, e cercavano dei biglietti per andare a vederlo. Sai, quel musical inglese, "Cats"?
Lusky: E sui biglietti quindi c’era scritto...?
Lo: "Katz".
Lusky: Fossero stati dissidenti sarebbe stato scritto "Pork Putt!"



[Sono tornato, e pure da un bel pezzo, ma no tempo per scrivere. Ulteriori aggiornamenti in seguito. Restate sintonizzati.]




31/8
2007

Go east, young man.

Mentre qui si snocciolano bestemmie come candide perle del rosario a causa dei recenti attentati alla viabilità pubblica, progettati presumo da un qualche architetto con il fidanzato in consiglio comunale ed approvati da un qualche assessore che ha imparato tutto quello che sa di urbanistica da SimCity, mentre si trema e suda per gli ultimi squallidi gialli estivi e per un telegiornale edizione dopo edizione sempre uguale che ripete sconsolato che brutta fine facciano le brave ragazze e quanto a indizi, oggi ancora no, domani forse, comunque che storia signori telespettatori, mentre mezza italia si prepara già alle alluvioni autunnali e l’altra metà è ancora in fiamme a pagina sei dei principali quotidiani senza creare troppo scandalo e senza far versare troppe lacrime, ad eccezione di quelle papali le quali però, portando egli notoriamente una sfiga nera, causerà con ogni probabilità l’esplosione contemporanea del vesuvio e dell’etna, mentre ci si chiede perché mai i sindaci siano così felici di avere i parabrezza sporchi e cosa ci offra di bello Venezia dove anche quest’anno non siamo stati invitati e se il governo resisterà al peso dei propri fardelli e flagelli e se non si stesse meglio quando si era cuccioli innocenti che giocavano ad addentarsi e a rincorrersi, mentre tutto mentre niente io me ne torno all’est, di là della collina, a prendere il sole o la pioggia ed ascoltare musica lasciando che i miei occhi si riempiano di mare e nient’altro e le orecchie si svuotino del brusio della ventolina di questo computer e dei motori a scoppio e tutta questa polentaggine svanisca all’orizzonte, sdraiato sugli scogli a mettere da parte un po’ di sole per le notti d’inverno.


E voi ormai siete tutti in città. Gné. Gné. Gné.




29/8
2007

Grosso guaio in Cina

Una volta si pensava che il problema della Cina, come di tutti i paesi comunisti, fosse il mancato rispetto dei diritti umani. Si credeva che la Cina fosse un brutto posto, uno stato da evitare e isolare e mettere al bando, perché i dissidenti politici venivano imprigionati e uccisi, perché la stampa era imbavagliata, perché i lavoratori erano sfruttati, perché non c’era, insomma, la democrazia, bensì quell’altro malvagio sistema di governo che andava sotto il nome di comunismo.

Poi il comunismo è morto, pace all’anima sua, e con il passare del tempo la Cina ha cominciato ad aprirsi alle pratiche economiche capitalistiche. Chi vuole investire in Cina, ora, può farlo. Anche gli stranieri possono farlo, ed ecco susseguirsi un via vai di missioni politiche e commerciali assieme, capi di stato ridottisi a fare da lacché ed apripista alle imprese dei rispettivi paesi o alle multinazionali, proprio come ai bei tempi delle conquiste coloniali. Più i cinesi aprono, più stranieri entrano, ansiosi di aprire la filiale, la fabbrichetta o la fabbricona, là dove i costi di produzione sono bassi ed il mercato ancora vergine. I cinesi imparano rapidamente a fare gli imprenditori, ed i prodotti Made in China che sbarcano nel West euroamericano non sono più solo la produzione terziarizzata dei grandi marchi, ma anche autentiche schifezze prodotte da autentici marchi cinesi, e noi giù a commentare quanto siano scadenti e chissà che materiali e chissà come vengono trattati i lavoratori che li hanno fatti e comunque è concorrenza sleale.
Torniamo indietro di tre righe: i "nostri" imprenditori, i mattel/puma/nike/sony ecc. ecc., sono andati in Cina prima di tutto perché i costi di produzione erano più bassi. Costi di produzione più bassi significa: stipendi più bassi e norme meno severe sulla tutela dei lavoratori e dell’ambiente. Significa: puoi pagare meno i dipendenti, sottoporli a turni massacranti, far lavorare i bambini, inquinare e disfarti dei materiali di scarto nel modo più economico possibile, you’re welcome.
E non è che sia una novità, ogni tanto emerge qualche caso eclatante, qualche iceberg particolarmente schifido in questo mare di escrementi socioeconomici, si monta lo scandalo e l’opinione pubblica occidentale cade dal pero e se ne occupa per qualche giorno, poi la multinazionale coinvolta fa una dichiarazione d’intenti, sposta la fabbrica trecento chilometri a sud, versa due milioni in beneficienza e buonanotte. Noi ci scandalizziamo e poi ci descandalizziamo con disinvoltura, ché siamo ormai abituati. Con l’espansione dell’economia cinese il fenomeno non è in diminuzione, casomai sta aumentando, e questo nonostante le operazioni di facciata e di immagine messe in atto dal governo cinese e sostenute dall’Internazionale Capitalistica, quali i prossimi Giochi Olimpici.

Il vero problema della Cina, quindi, non erano i diritti umani. Era il fatto che gli imprenditori occidentali, e quindi indirettamente i consumatori occidentali, non potessero sfruttare economicamente quella vantaggiosa mancanza di diritti. Quelli che non sono d’accordo con questa situazione, possono ancora una volta scegliere tra il silenzio e l’illegalità: la libertà di stampa è ancora un miraggio, e neppure l’avvento di Internet è riuscito a spezzare le catene del controllo governativo, anche grazie alla complicità tecnologica delle multinazionali informatiche sempre pronte a fornire strumenti per controllare, censurare, identificare. A cui segue, volendo, arrestare e condannare. Alcuni, cabarbiamente, ci provano lo stesso: è di questi giorni la notizia che oltre mille personalità del mondo intellettuale cinese hanno rivolto una lettera aperta al proprio governo chiedendo la liberazione dei prigionieri politici, libertà di stampa e libertà di parola. Rischiano non poco e del resto anche questa notizia, in Cina, è già stata censurata. Servirebbe magari che almeno qui queste richieste di democrazia trovassero sostegno, che venissero rilanciate, che si facessero pressioni, che i nostri governi ed intellettuali e giornalisti fossero un po’ meno ipocriti.
Ma non è chiaro quanti di questi dissidenti cinesi abbiano cugine gemelle bionde e losche, per cui probabilmente non se ne parlerà più di tanto.




24/8
2007

Come sono due punto zero

Pensare che io, di mio, sarei permanentemente in versione 0.9. Però come cantava il buon DeGregorovich "i tempi si sa che cambiano" perciò ora ho anch’io un account su Flickr dove potrete vedere quanto il tramonto sul mare sia un soggetto facile ed un account su Anobii dove potrete vedere quali libri leggo a colazione e quanti altri ne leggerei se qualcuno mi pagasse per farlo*. Il primo, vabbé, ormai ce l’ha anche mia nonna quindi è inutile spiegarlo. Il secondo credo serva fondamentalmente a far vedere a tutti quanto si è fighette e quanti libri si leggono e quanto poco tempo ci si metta a leggerli (me escluso), ma la uishlist potrebbe rivelarsi fondamentale se il 24 dicembre non sapete ancora cosa regalarmi.
Naturalmente, in un mondo ideale tutti i miei amici dovrebbero essere dotati di simili strumenti, così si creerebbe un network di cazzate e passeremmo tutti il tempo a fare gli intellettuali e darci di gomito l’uno con l’altro, scambiandoci foto e consigli e opinioni, nessuno lavorerebbe più e nel lungo periodo il sistema capitalistico crollerebbe.
E noi ce ne accorgeremmo soltanto nel momento in cui tagliassero la luce.

I link li trovate anche nel menu a sinistra, per il momento c’è ovviamente poca roba, con il tempo ce ne sarà sempre meno perché si sa che i bei giochi durano poco. E anche sì, mi vergogno un po’.


* Seriamente, è una proposta. Pagatemi.


P.S.: Per avermi fatto scoprire Anobii ed avermici invitato devo ringraziare (con solo due mesi di ritardo, ehm) Babsi Jones.




23/8
2007

Cartoline dall’Istria

Istria, Agosto 2007. Il sole tramonta sul mare. Una coppia cammina sugli scogli, fino a scegliere una roccia tra le più piatte. Lei si siede voltando le spalle al mare, mentre lui, con aria sognante, inizia a frugare nella borsa della spesa che ha portato con sé, tirando fuori due bicchieri, una bottiglia, della frutta.
"Una cenetta romantica sulla spiaggia", pensiamo.
Invece, lui dispone i bicchieri e la bottiglia sulle rocce, valuta con attenzione la composizione, vi aggiunge una pesca sulla destra, la sposta a sinistra, ne aggiunge un’altra, lei lo segue con lo sguardo, lui tira fuori dalla borsa della spesa una macchina fotografica, allunga il cavalletto, verifica l’inquadratura ma qualcosa non va: il sole al tramonto è troppo forte, bisogna spostare tutto sull’altro lato della roccia e fotografare voltando le spalle al mare, tenendo sullo sfondo gli alberi e la strada.
"Ma così potevano farla anche a casa." commentiamo noi, tre scogli più in là.
Lei si annoia, forse vorrebbe mangiare ma lui sta ancora disponendo le pesche in una nuova natura morta. Fa un paio di scatti, poi sposta ancora il cavalletto e tira fuori dal sacchetto di plastica anche una telecamera, sostituendola alla macchina fotografica. Inizia a riprendere lei che sospira di fronte al mare, ormai trasformato in una distesa di metallo incandescente, lei che se è sana di mente sta probabilmente meditando di affogarlo o chiedere il divorzio. Stanco di zoomare e girarle intorno, lui fissa finalmente la telecamera ed iniziano a cenare, sforzandosi di assumere l’aria più naturale possibile.

La sera dopo, pressapoco alla stessa ora, stiamo tornando verso la nostra tenda da battaglia ed eccoli di nuovo lì, che salgono il sentiero verso gli scogli con la borsa della spesa e tanta voglia di ricominciare.
Ridiamo così forte da star quasi male.

Metallo

(Io: campeggio economico sconosciuto alle guide, vicini di tenda sloveni scassapalle con cane e radiolina che non erano capaci di sintonizzare mai, altri vicini ragazzini tedeschi di diciotto anni e un minuto buoni solo a far l’amore tutto il giorno, che pure non è poco, giornate passate sugli scogli a prendere il sole, ascoltare musica, nuotare tra le orate così fresche che erano ancora vive, riposarsi gli occhi guardando il mare, ferirsi i piedi sulle rocce taglienti, cucinare sul fornelletto da campo, bere birra ceca e vino corso, assaggiare quel sapore essenziale che ha la realtà lontano da casa, quella nostalgia per un luogo dell’anima ancora alieno al frastornante sciabordio di cazzate futili o serissime che ci assediano da ogni parte. Come sempre, tornare dall’est è un errore.)

(Tornare all’est, invece, è piuttosto probabile.)