12/9
2007

Berlino Est

Lo: Sono stata a Berlino solo una volta, negli anni ’80. Berlino Ovest stupenda, piena di vita, musei, mostre, quartieri realizzati dai più grandi architetti del mondo... Una volta arrivata a Berlino Est l’impatto è stato terribile. Ho fatto subito una brutta figura: mi sono fermata a prendere un gelato ed ho chiesto un cono al cioccolato e alla vaniglia. Il gelataio mi ha guardato male e solo allora mi sono accorta che c’era un solo gusto di gelato.
Lusky: E quel gusto era "Cemento".
Lo: No!
Lusky: Si è scusato perché fino al giorno prima aveva anche il gusto "malta fina" ma il governo l’aveva appena proibito.
Lo: No! Poi ho visto un gruppo di persone che mostravano dei fogli di carta con scritto qualcosa, e io subito ho pensato che fossero dissidenti politici. Dopo ho capito che stavano soltanto cercando biglietti per un musical.
Lusky: Un musical?
Lo: Sì, avevano questi biglietti con scritto il titolo del musical, e cercavano dei biglietti per andare a vederlo. Sai, quel musical inglese, "Cats"?
Lusky: E sui biglietti quindi c’era scritto...?
Lo: "Katz".
Lusky: Fossero stati dissidenti sarebbe stato scritto "Pork Putt!"



[Sono tornato, e pure da un bel pezzo, ma no tempo per scrivere. Ulteriori aggiornamenti in seguito. Restate sintonizzati.]

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




31/8
2007

Go east, young man.

Mentre qui si snocciolano bestemmie come candide perle del rosario a causa dei recenti attentati alla viabilità pubblica, progettati presumo da un qualche architetto con il fidanzato in consiglio comunale ed approvati da un qualche assessore che ha imparato tutto quello che sa di urbanistica da SimCity, mentre si trema e suda per gli ultimi squallidi gialli estivi e per un telegiornale edizione dopo edizione sempre uguale che ripete sconsolato che brutta fine facciano le brave ragazze e quanto a indizi, oggi ancora no, domani forse, comunque che storia signori telespettatori, mentre mezza italia si prepara già alle alluvioni autunnali e l’altra metà è ancora in fiamme a pagina sei dei principali quotidiani senza creare troppo scandalo e senza far versare troppe lacrime, ad eccezione di quelle papali le quali però, portando egli notoriamente una sfiga nera, causerà con ogni probabilità l’esplosione contemporanea del vesuvio e dell’etna, mentre ci si chiede perché mai i sindaci siano così felici di avere i parabrezza sporchi e cosa ci offra di bello Venezia dove anche quest’anno non siamo stati invitati e se il governo resisterà al peso dei propri fardelli e flagelli e se non si stesse meglio quando si era cuccioli innocenti che giocavano ad addentarsi e a rincorrersi, mentre tutto mentre niente io me ne torno all’est, di là della collina, a prendere il sole o la pioggia ed ascoltare musica lasciando che i miei occhi si riempiano di mare e nient’altro e le orecchie si svuotino del brusio della ventolina di questo computer e dei motori a scoppio e tutta questa polentaggine svanisca all’orizzonte, sdraiato sugli scogli a mettere da parte un po’ di sole per le notti d’inverno.


E voi ormai siete tutti in città. Gné. Gné. Gné.




29/8
2007

Grosso guaio in Cina

Una volta si pensava che il problema della Cina, come di tutti i paesi comunisti, fosse il mancato rispetto dei diritti umani. Si credeva che la Cina fosse un brutto posto, uno stato da evitare e isolare e mettere al bando, perché i dissidenti politici venivano imprigionati e uccisi, perché la stampa era imbavagliata, perché i lavoratori erano sfruttati, perché non c’era, insomma, la democrazia, bensì quell’altro malvagio sistema di governo che andava sotto il nome di comunismo.

Poi il comunismo è morto, pace all’anima sua, e con il passare del tempo la Cina ha cominciato ad aprirsi alle pratiche economiche capitalistiche. Chi vuole investire in Cina, ora, può farlo. Anche gli stranieri possono farlo, ed ecco susseguirsi un via vai di missioni politiche e commerciali assieme, capi di stato ridottisi a fare da lacché ed apripista alle imprese dei rispettivi paesi o alle multinazionali, proprio come ai bei tempi delle conquiste coloniali. Più i cinesi aprono, più stranieri entrano, ansiosi di aprire la filiale, la fabbrichetta o la fabbricona, là dove i costi di produzione sono bassi ed il mercato ancora vergine. I cinesi imparano rapidamente a fare gli imprenditori, ed i prodotti Made in China che sbarcano nel West euroamericano non sono più solo la produzione terziarizzata dei grandi marchi, ma anche autentiche schifezze prodotte da autentici marchi cinesi, e noi giù a commentare quanto siano scadenti e chissà che materiali e chissà come vengono trattati i lavoratori che li hanno fatti e comunque è concorrenza sleale.
Torniamo indietro di tre righe: i "nostri" imprenditori, i mattel/puma/nike/sony ecc. ecc., sono andati in Cina prima di tutto perché i costi di produzione erano più bassi. Costi di produzione più bassi significa: stipendi più bassi e norme meno severe sulla tutela dei lavoratori e dell’ambiente. Significa: puoi pagare meno i dipendenti, sottoporli a turni massacranti, far lavorare i bambini, inquinare e disfarti dei materiali di scarto nel modo più economico possibile, you’re welcome.
E non è che sia una novità, ogni tanto emerge qualche caso eclatante, qualche iceberg particolarmente schifido in questo mare di escrementi socioeconomici, si monta lo scandalo e l’opinione pubblica occidentale cade dal pero e se ne occupa per qualche giorno, poi la multinazionale coinvolta fa una dichiarazione d’intenti, sposta la fabbrica trecento chilometri a sud, versa due milioni in beneficienza e buonanotte. Noi ci scandalizziamo e poi ci descandalizziamo con disinvoltura, ché siamo ormai abituati. Con l’espansione dell’economia cinese il fenomeno non è in diminuzione, casomai sta aumentando, e questo nonostante le operazioni di facciata e di immagine messe in atto dal governo cinese e sostenute dall’Internazionale Capitalistica, quali i prossimi Giochi Olimpici.

Il vero problema della Cina, quindi, non erano i diritti umani. Era il fatto che gli imprenditori occidentali, e quindi indirettamente i consumatori occidentali, non potessero sfruttare economicamente quella vantaggiosa mancanza di diritti. Quelli che non sono d’accordo con questa situazione, possono ancora una volta scegliere tra il silenzio e l’illegalità: la libertà di stampa è ancora un miraggio, e neppure l’avvento di Internet è riuscito a spezzare le catene del controllo governativo, anche grazie alla complicità tecnologica delle multinazionali informatiche sempre pronte a fornire strumenti per controllare, censurare, identificare. A cui segue, volendo, arrestare e condannare. Alcuni, cabarbiamente, ci provano lo stesso: è di questi giorni la notizia che oltre mille personalità del mondo intellettuale cinese hanno rivolto una lettera aperta al proprio governo chiedendo la liberazione dei prigionieri politici, libertà di stampa e libertà di parola. Rischiano non poco e del resto anche questa notizia, in Cina, è già stata censurata. Servirebbe magari che almeno qui queste richieste di democrazia trovassero sostegno, che venissero rilanciate, che si facessero pressioni, che i nostri governi ed intellettuali e giornalisti fossero un po’ meno ipocriti.
Ma non è chiaro quanti di questi dissidenti cinesi abbiano cugine gemelle bionde e losche, per cui probabilmente non se ne parlerà più di tanto.




24/8
2007

Come sono due punto zero

Pensare che io, di mio, sarei permanentemente in versione 0.9. Però come cantava il buon DeGregorovich "i tempi si sa che cambiano" perciò ora ho anch’io un account su Flickr dove potrete vedere quanto il tramonto sul mare sia un soggetto facile ed un account su Anobii dove potrete vedere quali libri leggo a colazione e quanti altri ne leggerei se qualcuno mi pagasse per farlo*. Il primo, vabbé, ormai ce l’ha anche mia nonna quindi è inutile spiegarlo. Il secondo credo serva fondamentalmente a far vedere a tutti quanto si è fighette e quanti libri si leggono e quanto poco tempo ci si metta a leggerli (me escluso), ma la uishlist potrebbe rivelarsi fondamentale se il 24 dicembre non sapete ancora cosa regalarmi.
Naturalmente, in un mondo ideale tutti i miei amici dovrebbero essere dotati di simili strumenti, così si creerebbe un network di cazzate e passeremmo tutti il tempo a fare gli intellettuali e darci di gomito l’uno con l’altro, scambiandoci foto e consigli e opinioni, nessuno lavorerebbe più e nel lungo periodo il sistema capitalistico crollerebbe.
E noi ce ne accorgeremmo soltanto nel momento in cui tagliassero la luce.

I link li trovate anche nel menu a sinistra, per il momento c’è ovviamente poca roba, con il tempo ce ne sarà sempre meno perché si sa che i bei giochi durano poco. E anche sì, mi vergogno un po’.


* Seriamente, è una proposta. Pagatemi.


P.S.: Per avermi fatto scoprire Anobii ed avermici invitato devo ringraziare (con solo due mesi di ritardo, ehm) Babsi Jones.




23/8
2007

Cartoline dall’Istria

Istria, Agosto 2007. Il sole tramonta sul mare. Una coppia cammina sugli scogli, fino a scegliere una roccia tra le più piatte. Lei si siede voltando le spalle al mare, mentre lui, con aria sognante, inizia a frugare nella borsa della spesa che ha portato con sé, tirando fuori due bicchieri, una bottiglia, della frutta.
"Una cenetta romantica sulla spiaggia", pensiamo.
Invece, lui dispone i bicchieri e la bottiglia sulle rocce, valuta con attenzione la composizione, vi aggiunge una pesca sulla destra, la sposta a sinistra, ne aggiunge un’altra, lei lo segue con lo sguardo, lui tira fuori dalla borsa della spesa una macchina fotografica, allunga il cavalletto, verifica l’inquadratura ma qualcosa non va: il sole al tramonto è troppo forte, bisogna spostare tutto sull’altro lato della roccia e fotografare voltando le spalle al mare, tenendo sullo sfondo gli alberi e la strada.
"Ma così potevano farla anche a casa." commentiamo noi, tre scogli più in là.
Lei si annoia, forse vorrebbe mangiare ma lui sta ancora disponendo le pesche in una nuova natura morta. Fa un paio di scatti, poi sposta ancora il cavalletto e tira fuori dal sacchetto di plastica anche una telecamera, sostituendola alla macchina fotografica. Inizia a riprendere lei che sospira di fronte al mare, ormai trasformato in una distesa di metallo incandescente, lei che se è sana di mente sta probabilmente meditando di affogarlo o chiedere il divorzio. Stanco di zoomare e girarle intorno, lui fissa finalmente la telecamera ed iniziano a cenare, sforzandosi di assumere l’aria più naturale possibile.

La sera dopo, pressapoco alla stessa ora, stiamo tornando verso la nostra tenda da battaglia ed eccoli di nuovo lì, che salgono il sentiero verso gli scogli con la borsa della spesa e tanta voglia di ricominciare.
Ridiamo così forte da star quasi male.

Metallo

(Io: campeggio economico sconosciuto alle guide, vicini di tenda sloveni scassapalle con cane e radiolina che non erano capaci di sintonizzare mai, altri vicini ragazzini tedeschi di diciotto anni e un minuto buoni solo a far l’amore tutto il giorno, che pure non è poco, giornate passate sugli scogli a prendere il sole, ascoltare musica, nuotare tra le orate così fresche che erano ancora vive, riposarsi gli occhi guardando il mare, ferirsi i piedi sulle rocce taglienti, cucinare sul fornelletto da campo, bere birra ceca e vino corso, assaggiare quel sapore essenziale che ha la realtà lontano da casa, quella nostalgia per un luogo dell’anima ancora alieno al frastornante sciabordio di cazzate futili o serissime che ci assediano da ogni parte. Come sempre, tornare dall’est è un errore.)

(Tornare all’est, invece, è piuttosto probabile.)




21/8
2007

Bar Balcanico Segreto

Beccate sto vudù e che non se ne parli più

Qualche giorno fa, prima di partire a rigenerarmi per le lande meravigliosamente deindustrializzate dell’istria, avevo scritto un breve post che a causa di problemi tecnici non sono poi riuscito a pubblicare. Vi raccontavo, con brevi frasi ad effetto ed alcune sagaci battute, di come il prode Nello ci avesse fatto scoprire un bar balcanico segreto (d’ora in poi abbreviato in b.b.s.) nascosto nel centro del borgo. Nascosto, perché composto da un paio di stanze quasi spoglie ed un paio di tavolini fuori, molto stile anni ’70, senza eleganti motivi di design ad impreziosire l’ambiente, senza pezzi di antiquariato appesi per dare un’aria di vecchia trattoria veneta, senza poltroncine anatomiche con imbottitura in microfibra antiacaro, o esposizioni di bottiglie di vino pregiato. Insomma, un bar. Questo b.b.s. è normalmente frequentato solo da ex-ju vari e da Nello stesso, il cui modo di parlare in serbocroato/bosgnaccaro ha inevitabilmente fatto commentare alla barista che nessuno, in realtà, parla in modo così corretto e scolastico, proprio come gli diciamo noi da una vita (ma riferendoci all’italiano). In pochi lo conoscono perché non ha un’insegna sulla strada, nessun copywriter gli ha studiato un nome, ed è nascosto dagli occhi dei passanti dal locale a fianco, sempre affollato di tristi borgatari natii impegnati a sfoggiare il loro essere trendy. Raccontavo, in quel post perduto, di come i baristi o gli avventori del b.b.s. (non era molto chiara la differenza) ci avessero accolto amichevolmente ed offerto un giro di birre, mentre allo Schiosco che è praticamente la nostra seconda casa non ci offrono un bicchiere d’acqua dal lontano 2003. Non raccontavo di come (ovviamente) qualcuno avesse bevuto troppo e fosse dovuto (come sempre) scappare in bagno a gomitare, perché non voglio infierire e poi io non posso sapere cosa si prova perché non ho mai bevuto come ha bevuto quella persona.
Insomma, volevo esprimere la mia soddisfazione per aver scoperto una bettolina tranquilla e accogliente come piace a me, e per il fatto che a farci scoprire questo posto (e forse anche a garantire per noi presso la mafia serba, chissà) sia stato proprio Nello, detto la gazzella di Tuzla, che fino a pochi anni fa non sapeva distinguere un bar da un pulisecco, e come cambiano i tempi, e come diventiamo anziani, e tutto quel genere di cose.

Ma inutile soffermarsi su quel post che non ho mai pubblicato, parliamo invece delle ferie che ho passato languidamente sdraiato sulle pietre assolate dell’istria. Più tardi.




11/8
2007

Perché le dita incespicano sui tasti, e altre storie

Improvvisamente, mentre eri distratto a preparare i bagagli per l’imminente forse partenza per l’agognato mare, s’alza il vento, scnede la temperatura, arriva l’inverno e bella lì. Perla prima volta da Maggio, sei costretto a mettere un paio di scarpe chiuse e la sensazione è come quella di mettere le tue zampe da papera in gabbia senza giusta causa, e infatti giustamente quelle chiamano il telefono verde e ti fanno partire una denuncia. Manica lunga, jeans, quel genere di cose, e capisci che può essere già venuto il momento di fare i conti sull’estate ormai alle tue spalle.
Considerando che non ti sei mai mosso da casa, questo giustifica gli scrosci di bestemmie più fragorosi della pioggia. Comunque, esci.

E’ lui che comandaNel Triste Borgo Natio, l’assessorato alla Viabilità è gestito direttamente da Satana in persona, senza intermediari. Questo solo può giustificare il fatto che, senza scuse credibili, abbiano improvvisamente deciso di rivoluzionare il traffico che permette l’ingresso, ma soprattutto l’uscita, dall’odiato borgo secondo i seguenti principi:

- tutte le strade a doppio senso di circolazione diventano a senso unico;
- tutte le strade a senso unico diventano a doppio senso di circolazione;
- tu comunque non ci puoi andare;
- i passaggi a livello si chiudono, e mai più riapriranno;
- se devi andare a sinistra, devi prima andare dritto, fare quattro giri attorno alla rotonda gettandoti ad ogni giro una manciata di sale dietro la schiena e recitando un rosario al contrario, pugnalando nel frattempo l’icona di padre pio sul cruscotto;
- se devi andare di là, devi prima uccidere tua madre e spargere il suo sangue su una chiesa sconsacrata.

Inoltre, non ti è chiara questa faccenda della rotatorie alla francese. Conosci il mal francese, la fuga alla francese, il bacio alla francese, ma la rotatoria alla francese ti sfugge. Non ti aiuta il fatto che all’imbocco della rotatoria sia appeso il cartello "Rotatoria alla francese", proprio no. Non hai preso la patente alla Sorbona, in fondo. E’ per questo che odii l’assessore alla Viabilità e progetti malsani vudù nei suoi confronti.

Apparentemente, dopo un certo numero di mojito(s), biancorossi e schifezze indefinite alla fragola cominci a diventare divertente, perché taluni diffamatori ti scambiano per ubriaco. O tempore, o mores. La redazione della tua nuova rivista di satira non sembra molto convinta, al momento. Pare ci sia ancora da lavorare su un paio di dettagli.

Comunque, la bevanda chiave dell’estate 2007 è indiscutibilmente il mojito. Perché lui, perché ora, non si sa.




3/8
2007

Ricordi, messaggi ed omaggi

Il senatore Giulo Andreotti esprime solidarietà al deputato dell’UDC Mele, recentemente pizzicato con le mani nel sacco ed il naso sporco di farina: "Eh, le notti brave di Roma! Le squillo, la cocaina! La giovinezza, la guerra! Sicuro, è capitato anche a me. Solo che a quei tempi non avevano ancora inventato le squillo, perciò quella notte in albergo eravamo io, una taverniera di Addis Abeba e Lucifero. Lucifero, quello che si è sentito male ed ha dovuto chiamare il pronto soccorso. Che tempi!"

Contemporaneamente Prodone, il nostro lider minimo, scrive un’ispirata lettera ai suoi elettori, ricordando quanto siano belli e necessari i sacrifici, quanto sia fondamentale mantenere uno spirito critico ma senza mancare di fedeltà al governo, ed altre amabili sciocchezze. Avrebbe risparmiato un sacco di francobolli se l’avesse destinata a chi ha intenzione di votarlo di nuovo.

Il grande regista scomparsoNel frattempo, è morto il regista Michelangelo Antonioni. Si dice che già da tempo non si sentisse tanto per la quale, e che sul set fosse costretto a sussurrare le istruzioni ad un suo assistente il quale a sua volta le riferiva agli attori ed al personale tecnico. Lunedì scorso l’assistente non si è presentato al lavoro ed Antonioni, impossibilitato a lavorare, è morto di crepacuore. L’assistente si chiamava Ingmar Bergman.




1/8
2007

Guidare con prodenza

Da qualche giorno a questa parte, vengono trasmessi sulle radio nazionali alcuni spot per invitare gli automobilisti ad un maggiore rispetto del codice della strada. Testimonial d’eccezione: i nostri amati parlamentari.
Lo dico per mettervi in guardia.
Immaginate di essere ai centocinquanta in autostrada, con donzella al fianco e pargoli sul sedile posteriore, ed improvvisamente l’ultimo successo dei Dead to me o dei Loved ones viene interrotto dalla voce del colosso di Prodi che vi invita a "Rispettare... il limite... di velocità... per... amore... dei vostri... cari... e... del... prossimo..."
Il colpo di sonno è assicurato, e spataciak! Addio mare, addio monti, addio vita di tribolazioni.
Oppure state affrontando una serie di pericolosi tornanti in montagna, e come se niente fosse si materializza dalla vostra autoradio Tremonti che vi ricorda di "Vicovdati di vispettave la distanza di sicuvezza."
E questa sarà l’ultima cosa che ricorderete al vostro risveglio in Rianimazione.
E al gioco partecipano anche Crapa Pelata Napolitano, Veltroni, Fini (!!!) e chissà quanti altri. Piacerebbe tanto che fosse una stronzata, vero? Invece no. Statevi accorti.
Anche in questo caso, si lamenta la mancanza di creatività delle istituzioni. Chi darà retta a Veltroni che invita gli italiani a controllare bene la macchina prima di partire? Non mi pare che lui l’abbia fatto, con questo partito democratico.

Ad ogni modo, personalmente ritengo che fossero migliori gli spot scartati in fase di selezione. Tipo:
Fassino: "Ricordati che un modo veloce per rallentare è scalare le marce. Fidati, io di scalate me ne intendo."
Pannella: "Accelera pure. Morire è un diritto."
Berlusconi: "Non correre! Da quando sei partito, il governo potrebbe aver istituito una nuova tassa sulla velocità."




24/7
2007

Ancora a proposito di "cultura"

Questo è un altro di quei post di denuncia sociale che dovrebbero risvegliare le coscienza e invece fanno addormentare la gente, o forse sono solo io che ho molto sonno. Comunque, io non lo leggerei, poi fate come vi pare. Avvisati.

Overture.
Una donna a seno nudo entra e si ferma al centro del palcoscenico, si pone in posizione plastica e lancia un acuto. Dietro di lei vengono proiettate ombre di rami mossi dal vento. Lancia un altro acuto. Un altro. Continua a lanciare acuti, per dieci minuti di orologio, poi scioglie la posizione plastica ed esce dal palco.
Entra un tipo vestito da donna, si siede al pianoforte e comincia a suonare, neanche male. Vengono proiettate ombre di rami mossi dal vento ed un ingrandimento delle sue mani che suonano. Entra un’altra donna, con due lunghi bastoni in mano, e comincia a declamare poesie scritte dalla sua nipotina di quindici anni innamorata di Cesare Cremonini. Ritorna la donna di prima, sempre a seno nudo, camminando all’indietro con un enorme mitra/fallo in mano, poi esce.
Il pianista continua a suonare. La seconda donna continua a declamare con voce vellutata poesie che parlano di amore, sogni, ossicina di pollo sul letto, cose così. Ci si aspetta che succeda qualcosa. Niente, questo è tutto quello che continua a succedere.

Gli spettatori più accorti capiscono la fregatura e se ne vanno. Ne rimangono comunque abbastanza per esplodere, alla fine dello spettacolo, in un applauso di cinque minuti.

Che succede a questa gente? Cos’hanno che non va?
Da un lato, teatranti convinti che meno è comprensibile il loro lavoro, più li renda fichi al cospetto delle masse incolte. Sbagliato. Si può fare teatro e allo stesso tempo offrire qualcosa di sensato: ci riescono i bambini delle elementari, meglio di molti registi ed attori acclamati. E ricevono anche applausi più sinceri. Neanche il teatro sperimentale deve per forza essere un susseguirsi di scene e situazioni che hanno un significato solo per chi le scrive, se non altro perché l’abbiamo già visto fare centinaia di volte e allora dove cazzo è la sperimentazione?!
Dall’altro lato, però, non riesco a capire neppure le decine di persone che sono rimaste sedute fino alla fine sotto il palco ed hanno persino applaudito. Pochissimi poi hanno ammesso che gli fosse realmente piaciuto; tra questi, la rappresentanza locale del fan club dei lunapop ed alcuni di quegli intellettuali di riferimento che si guardano attorno, vedono che tutti schifano, e allora decidono di elogiare per mantenersi la fama di bastian contrario. Perché l’intellighenzia italiana, come capacità critica ed onestà intellettuale, è ferma alla quinta elementare.
Persino Nello, per dire, che è solito apprezzare cose che io non riesco nemmeno a pronunciare, scuoteva il capo e fingeva di applaudire battendo stancamente con le mani un codice morse all’aviazione bosniaca, il cui significato era: siete una civiltà superiore, bombardateci.
Vi confesso, miei cari amici e nemici lettori, che lo spettacolo ai cui primi venti minuti ho assistito sabato sera era una desolante stronzata. Certamente io non sono un critico teatrale. Certamente non sono più i tempi di Shakespeare ed Aristofane. Ma so riconoscere una stronzata quando la vedo, riesco a distinguere la sottile filigrana dell’autocompiacimento intellettuale e del "non-ci-capiscono-quindi-siamo-bravi". Non dico che l’artista non debba essere presuntuoso, ma almeno potrebbe esserlo in modo creativo: non è di questo che trattava l’essere artisti? La presunzione noiosa e fine a se stessa dovrebbe essere ricompensata in modo equo e solidale con pomodori marci, fischi o almeno con una platea vuota. Il fatto è che siamo ancora succubi dell’autorità acquisita da chiunque salga su un palco e si spacci per artista, forse perché abbiamo paura di sembrare ignoranti, forse perché lo siamo davvero. Nel dubbio, comunque, la prossima volta saranno pomodori.

P.S.: Come sempre, prendiamo per un attimo in considerazione l’ipotesi che lo spettacolo fosse geniale e che io sia troppo scemo per averlo capito. A volte ho come questi momenti di rispetto per le opinioni altrui, ma poi passano.

P.P.S.: Se avete riconosciuto lo spettacolo di cui sto parlando, l’avete visto l’anno scorso al festival della Cultura Incompresa di Agrigento e vi è piaciuto benissimo, commentate liberamente con copiosità di insulti. Ne terrò adeguato conto nel distribuire i miei virus informatici preferiti.