9/1
2007

La ricetta ha una trama migliore

L’anno 2007 è cominciato con un tale affollamento di cose e pensieri che, in effetti, a malapena si capisce che è finito il 2006; essendo stato quest’ultimo, però, un anno difficilotto un po’ per tutti, c’è da augurarsi che l’impressione sia fuggevole e subitaneamente sparisca.
Come in tutti i simbolici momenti di svolta della vita umana (cfr. compleanno, matrimonio, colossale sbronza), l’inizio dell’anno è il periodo buono per guardarsi allo specchio e avere buoni propositi. Io, tra le molte cose, vorrei per esempio riuscire a non usare più l’aggettivo "subitaneamente", per quanto sia eufonico. A parte questo, ritornare al bunker dopo due settimane di libertà mi fa provare odio per la razza umana e per tutte quelle animali/vegetali ed un po’ di rancore anche nei confronti dei minerali, perciò invece di raccontarvi le mie più recenti mirabolanti avventure mi limiterò a riassumere la trama di un brutto film e a riportare una ricetta esclusiva recentemente scoperta (ma non da me).

Trama di film:

Via dall’incubo
(titolo originale: ’naf)

J.Lo fa la cameriera, si sposa con un bastardo pieno di soldi, fa una figlia tutta pucci-pucci e stronzatine, vive felice la sua vitarella scavolini, va in ferie a Jesolo. Scopre che il marito la tradisce con una francese che si chiama Darscella, lei se la prende, lui dice che tanto ha abbastanza forza virile per soddisfare l’intera città, lei si offende, lui la mena, lei ci pensa un po’ su, lui la rimena, lei continua a pensarci su, lui la mena ancora, lei scappa.
Lui la cerca, lei scappa, lui la trova, lui la mena.
Lei cerca il suo vero padre.
Lui minaccia di menarla.
Dopo centoventi minuti di film, lei va per la prima volta da un avvocato. Lui la deride.
Lei si allena, torna a casa del marito, lo ammazza di botte.

Sipario.

Una donna normale l’avrebbe castrato alla parola Darscella.


Ricetta:

Palle di pesce al forno

DISCLAIMER: la seguente ricetta contiene la rappresentazione di atti violenti volti all’ingestione di animali morti. Il fatto che il risultato sia delizioso potrebbe essere giudicato non sufficiente a giustificare tanta barbarie, oltre ad essere testimonianza che il mio vegetarianesimo è attualmente tra parentesi.

Ingredienti per 1 persona:

1 Branzo o spigola che dir si voglia;
1 uovo;
1 po’ di pangrattato;
sale;
spezie e minchiatine varie ad libidum.

Lavate il branzo, tranciatelo a metà in senso orizzontale*, mettetelo a cuocere in una pentola a pressione con un dito d’acqua su quel coso a spirale con i buchi. Aspettate una cinquina di minuti e tirate fuori il pesce**, che a questo punto dovrebbe essere abbastanza facile da spellare, decapitare, despinare e tutto quel genere di cose crudeli che si fanno ai pesci morti. Insomma, fategli del male fino a quando non sarà rimasta solo la polpa bianca. Se la polpa bianca è ancora dura e non riusciste a compiere le operazioni fin qui descritte, siete degli inetti e dovrete rimettere il pesce in pentola a pressione.
Separate il bianco dell’uovo dal tuorlo, montate l’albume, mescolate il tuorlo con il pangrattato e la polpa di pesce, poi delicatamente con l’albume montato, se l’impasto non è abbastanza solido aggiungete farina. Questo è il momento di aggiungere il sale (poco, che il branzino è traditore di natura) e magari un pizzico di maggiorana, o pepe, o mica posso dirvi tutto io, fate qualcosa anche voi.
Da questo impasto ricavate delle palline grandi circa come quelle di un gatto delle piccole noci, ne dovrebbero uscire circa una ventina (e chennesò, io le ho mangiate mica sono stato lì a contarle). Disponetele in una teglia con il fondo leggermente unto e mettete il tutto in un forno caldo per una ventina di minuti, anche gagliarda. Ogni tanto giratele.

Attenti a mangiarle perché fuori sono belle croccanti, ma dentro bruciano come l’inferno.

* Metà con la testa, metà con la coda. E più chiaro di così non saprei come spiegarlo.
** Quello che avevate messo in pentola, ovviamente.


E con questo spero sia chiaro che anche il 2007 non sarà un anno dei più semplici, ma cercheremo di sostenerci a vicenda.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




20/12
2006

La funzione simbolico/catartica di Paris Hilton nella società occidentale contemporanea

Non ha fatto nulla per diventare famosa, se non nascere. Poi ha partecipato ad un reality, pare persino che abbia scritto un libro, che abbia inciso un disco, ma è evidente che se di cognome non facesse "Hilton", questa chicquetta non se la calerebbe nessuno. Avrebbe potuto essere solo l’ennesima oca miliardaria, pure bruttarella, se ad un certo punto non avesse scelto di immolare la sua giovane vita alle copertine delle riviste scandalistiche ed all’inaugurazione di party alla moda. Le rubriche di gossip di TGCom ce l’hanno fatta conoscere, i ricorrenti speciali di MTV sul lusso di cui circonda se stessa ed il suo cane ce l’hanno fatta odiare, le pubblicità dei telefonini ce l’hanno resa insopportabile agli occhi e alle orecchie. Si è anche tentato di proporla come pruriginoso oggetto del desiderio, ma quel video amatoriale ripreso agli infrarossi sembrava la versione porno di alien vs predator. Solo che Raul Bova ansima meglio.
Insomma, Paris Hilton ha deciso di incarnare a tempo pieno il ruolo di simbolo di tutte le buone ragioni di chi odia la società occidentale. E’ ricchissima, bionda, volgare, appariscente, stupidina, esibizionista, viziata: un cliché vivente e buon per lei che questo sporco lavoro sembri piacerle. Tanto sappiamo anche che tra qualche anno, quando i festini non la divertiranno più, cercherà lo svago convertendosi a qualche pratica religiosa esotica e diventerà molto casta e generosa nel dispensare buoni consigli. Dipinta così, mi rendo conto, sembra che questa tizia tutto sommato insignificante sia una specie di buco nero vivente in grado di attirare il mio odio da ventimila chilometri di distanza. Beh, lo è.
Non mi stupisce che il suo nome sia risultato il termine di ricerca più usato su Google News nel 2006. Basta guardare le ricerche che la seguono in classifica: Orlando Bloom, cancro, podcasting, Katrina, fallimenti. Com’è naturale, la gente va su Google News per cercare le disgrazie.




15/12
2006

La verità vi renderà liberi

1983
Il bambino senza nome inizia la prima elementare, e contemporaneamente il catechismo, l’andare a casa di amici a fare compiti, il trovarsi nella piazza del paese a giocare all’A-Team, il bar. E’ il suo primo ingresso nel Piccolo Borgo Natio, e deve fare i conti con una realtà inaspettata: prima di lui c’era passato suo fratello. E suo fratello non era molto amato né rispettato dalla lobby bullistica del Piccolo Borgo. La lobby bullistica del piccolo borgo era molto potente e, sostanzialmente, detestava suo fratello e lo insultava coprendolo di soprannomi offensivi. Altra realtà inaspettata: in un Piccolo Borgo, i soprannomi offensivi si tramandano di fratello in fratello minore, ancora prima che uno abbia fatto qualsiasi cosa per meritarseli. Neanche la possibilità di essere insultato per i propri specifici difetti, al fratello minore; come i pantaloni, le magliette, le scarpe, i maglioni, gli tocca portare insulti di seconda mano. Il fatto è che anche i bulli che tormentavano suo fratello hanno dei fratelli minori, i quali diventano bulli a loro volta. Il bambino senza nome ma con molti soprannomi offensivi, nessuno dei quali attribuitogli per meriti personali, pensava: l’asilo, al confronto, era una cazzata.

1988
Il ragazzino senza nome inizia le scuole medie. Tutte le mattine prende l’autobus e lascia il Piccolo Borgo Natio per raggiungere il Triste Borgo Natio. Insieme a lui viaggiano molti altri compaesani, ed il ricordo dei soprannomi con cui lo hanno infastidito durante gli anni delle elementari non si perde. Bisognerebbe come minimo cambiare regione, o stato, per cambiare fratello, ormai è troppo tardi. Che tra l’altro il fratello è stato vittima pure lui, ma almeno non ha ereditato insulti usati. Alle medie, poi, i soprannomi si diffondono anche tra quelli che suo fratello non lo hanno mai conosciuto, perdendo qualsiasi riferimento, seppure fortemente simbolico, potessero prima avere con la realtà. Le botte, le minacce, le estorsioni, l’ordinario tran-tran della scuola media non lo scuotono più di tanto, ma cazzo vorrebbe almeno evitare di dover sempre portare il (sopran)nome di suo fratello. Vuole almeno essere insultato come entità autonoma.

1991
Il giovane in età puberale senza nome inizia le scuole superiori. Liceo classico, il che gli da qualche settimana di vantaggio perché i suoi coetanei del Piccolo Borgo hanno più o meno tutti preferito scegliere qualcosa di più prosaico e adatto al loro talento, tipo la "Scuola superiore di bullismo professionale". Ma prima o poi, i soliti insulti e soprannomi ormai lisi lo avrebbero raggiunto anche lì, in fondo era ormai evidente come il Triste Borgo Natio non fosse altro che una versione appena allargata del Piccolo Borgo Natio. Il giovane in età puberale senza nome si era fatto furbo, e decise di giocare d’anticipo. Si sedette diligentemente al suo banco e cercò un nome. Qualcosa con cui farsi chiamare in alternativa agli insulti, dato che comunque nessuno pareva intenzionato ad usare il nome con cui era stato registrato all’anagrafe. Qualcosa che fosse misteriosamente evocativo e vagamente minaccioso, tipo "Losco". Ma meno idiota.
Qualcosa che magari si richiamasse al suo titolo anagrafico, tipo "Lusco". Ma per l’amordiddio, meno ridicolo.
Qualcosa che
(la sera prima aveva letto "storia della Russia a fumetti", e quei tizi feroci e dignitosi avevano tutti nomi così assolutamente rispettabili)
fosse esotico, feroce, dignitoso ed assolutamente rispettabile, almeno secondo la prospettiva di un giovane in età puberale. Tipo, "Lusky".
Il giovane Lusky in età puberale mise in atto la più sensazionale campagna di viral marketing che il liceo del borgo avesse mai visto. Nuova scuola, nuovi compagni, terreno ideale per far crescere una nuova identità. Un nome inedito, che non aveva niente a che vedere con suo fratello o con chiunque altro o con qualsiasi parola intelligibile. Quando l’eco dei vecchi soprannomi giunse, il nuovo nome era ormai abbastanza cresciuto e liquidò quegli impostori con un’alzata di sopracciglia.

Ed ecco finalmente svelato il mistero, che come tutti i misteri era più affascinante quand’era velato, ma che cazzo, sono passati quindici anni e penso di avervi tenuti sulle spine abbastanza.

Tra l’altro, ora verrà da voi un haitiano grosso e calvo che vi cancellerà la memoria.




11/12
2006

Condoglianze alla CIA

Il bastardo è riuscito a svignarsela per l’ultima volta.
Fanculo.
Non mi resta che prenderne atto ed accogliere la notizia con la sobria compostezza che mi contraddistingue, senza dimenticare l’italico rispetto e la cristiana pietà che comunque si devono ai morti e blablabla.

Snoopy dance




6/12
2006

Degenerati tempi moderni vol. 1: le pornoliceali

Ci si scandalizza, si ridacchia, ci si da di gomito alla notizia che l’ennesima sedicenne è finita su Internet con un filmatino "sexy", in questo caso senza la tragedia annessa e quindi con maggiore licenza di battuta pruriginosa. Questa è la stagione in cui i giornalisti hanno troppo freddo per andare in giro a cercare notizie vere e preferiscono attaccarsi a youtube a guardare filmatini e di solito io, che ho tante tante tante cose da fare e poi io non ci posso fare niente, queste storielle non le seguo e non le segnalo.

Questo caso però è diverso, e non perché è ambientato in una scuola (questa è la stagione in cui i giornalisti scoprono il mondo della scuola, dovendo andare al visitone dei figli), ma perché la scuola è lo stesso tragiborgonativo liceo dove si sono consumati gli anni migliori dell’adolescenza mia, e di PornoRambo, e di PierBulus, e di GmGasTer, e di Nello, e di cetera e cetera.
La storia, come me l’hanno raccontata, è la seguente:
"Gosh! Hai sentito, una ragazza di sedici anni ha fatto degli strip-tease a scuola! Uno spogliarello topless in classe, e poi uno spogliarello integrale in palestra, davanti ai compagni! E qualcuno l’ha ripresa col telefonino ed ha messo il filmato su internet! Gosh!"
La storia, come la descrive il Giornale di Vincenza, è invece più o meno così:
"Una ragazza di sedici anni si è fatta fare da una sua amica e compagnia di classe un filmatino di pochi secondi, mentre nell’ultima fila si sollevava il maglione e faceva intravedere le zinne. Poi, stuzzicate da tanta audacia, sono andate in spogliatoio e la prima ha fatto uno spogliarello fino a rimanere in slip e reggiseno, mentre la seconda ha di nuovo ripreso il tutto con il telefonino. Evidentemente le due tipe non devono più essere tanto amiche, se i filmati sono finiti su internet."
Il giornalista lascia anche intendere che lo spogliarello non era niente di che, su internet si vede di meglio peggio, e comunque non è stato fatto davanti ad un’orgia sbavante di maschi con il cellulare eretto ma tra due amiche nell’intimità di uno spogliatoio. E non era neanche uno spogliarello integrale. Si può anche parlare di come gli adolescenti usino questi "riti" per cercare conferme sul proprio sviluppo o dell’importanza di dissacrare luoghi tabù come la scuola, ma penso che senza disturbarsi tanto si possa archiviare la storia come un gioco, quel genere di cose che si fa in continuazione ma di cui non si parla mai, quel pizzico di naturale malizioso esibizionismo che si sviluppa negli adolescenti e che nei casi più fortunati non scompare mai del tutto. Insomma, di fastidioso in questa storia c’è solo che sia finita su internet (forse) senza il consenso della protagonista, che sia stata stiracchiata oltre misura per farla finire sulle prime pagine dei giornali e che con la scusa di levare nuovi scudi retrogradi e moralisti se ne approfitti per raccontarsi storielle sporche sulle sedicenni di questa società così degenerata e relativista.

Ci si dice, preoccupati: "Eh, ma le sedicenni di adesso! Come parlano, cosa fanno, come si vestono, come camminano... (slurp!)"
Confermo, le sedicenni di adesso sono diverse da quelle di dieci anni fa. E tra dieci anni saranno diverse. Ora fanno gli spogliarelli nello spogliatoio, cento anni fa erano sposate ed avevano già partorito, tra cent’anni, chissà. Magari scoperanno, addirittura, o si faranno toccare le tette in classe! Ed i sedicenni, poi! O tempora, o mores!

Chissà perché una sedicenne che fa sesso o si comporta in modo più o meno erotico, consapevole della propria sessualità, colpisce l’attenzione di tutti e si guadagna le prime pagine dei giornali, mentre una sedicenne che subisce violenza finisce a pagina 3, un sedicenne che spaccia davanti alla scuola finisce forse a pagina 10, un prete indagato per pedofilia finisce a malapena a pagina 23, in basso, senza foto. Ah, ma manca il filmatino su youtube. Regaliamo più cellulari ai chierichetti.




4/12
2006

Lunga vita al generale

So che molti, in Cile e fuori, aspettano il momento della morte di Pinochet per brindare, per festeggiare la scomparsa di quel criminale che ha segnato indelebilmente la storia di quel paese e del suo popolo.

Io spero invece che lo salvino, spero che se la cavi e viva ancora qualche anno, soffrendo moltissimo, che venga finalmente processato e giudicato colpevole e che venga gettato il pubblico disprezzo su di lui e sui crimini che ha commesso in vita, che i suoi parenti gli voltino le spalle, che i suoi amici lo tradiscano come lui ha tradito loro, che passi questi ultimi anni di vita senza onore e senza gloria, che finisca rantolando tra i propri escrementi, privato delle ricchezze che ha rubato al suo popolo, che possa morire di tremila morti orribili ed il suo nome essere maledetto da tutti.

Lo so che il rancore non paga, che niente restituirà quello che lui si è portato via, che bisogna superare il passato e guardare al futuro e già cominciano le contestualizzazione storiche, le attenuanti, la realpolitik revisionista internazionale. Ma che riesca a scapparsene con un comodo infarto in una clinica di lusso, che riceva pure i funerali di stato e che la sua memoria ne esca ripulita in nome del rispetto che si dovrebbe ai morti, che riesca insomma a sgusciar via come un ratto dall’infamia che gli spetta io non riesco a mandarlo giù, è una di quelle ingiustizie che mi si strozza furente in gola. Possa il generale vivere e soffrire ancora a lungo, prima che venga per noi il giorno di brindare.




29/11
2006

Il meraviglioso mondo degli animali [4]

Italia: Deaglio indagato per turbativa dell’ordine pubblico a causa delle tesi presentate nel suo documentario "Uccidete la democrazia". Inutile dire che così, su due piedi, senza aver visto il documentario e considerando la gravità delle ipotesi avanzate, tra Pisanu e Deaglio il farabutto si riconosce ad occhi chiusi.

Cuba: Fidel Castro ha annunciato che non potrà partecipare alla festa organizzata per il suo ottantesimo compleanno. Ha un appuntamento con due gemelle svedesi.

New York: Contrariamente a quanto si crede, diminuisce in America la tolleranza nei confronti delle armi da fuoco. A New York il solo sospetto che voi possiate avere un’arma può essere punito con una multa di 50 proiettili.

Kosovo: Manifestanti indipendentisti lanciano sassi, sbirri internazionali sparano lacrimogeni. Direi che è arrivato il momento di porre fine a queste barbare discriminazioni e dare una nuova bombardata a Belgrado, giusto per.

New York: Anzi, New Amsterdam. E’ nato finalmente un movimento per restituire alla cittadina americana il suo tradizionale carattere olandese.

Iran: Non è il posto in cui acquistare casa in questo periodo, rivelano i nostri agenti d’oltrecortina.

Turchia: E’ iniziato senza incidenti il viaggio di papa ratzinger nel paese degli infedeli. Ieri il pontefice ha avuto un breve colloquio con il premier Erdogan, oggi è previsto un incontro con il patriarca ortodosso Orcodìn.




27/11
2006

Ma allora c’ha ragione Guédiguian

Cresce la tensione per il viaggio del papa in Turchia, tutti sono preoccupati tranne me e lo stesso pontefice, che ha dichiarato di non temere nulla, grazie alla sua fede ed alla Luger del ’41 da cui non si separa mai. Alla successiva domanda se avesse in programma anche un viaggio a Scampia, il santo padre ha però risposto: "Col cazzo", suscitando uno sdegnato borbottio di sorpresa da parte del cosiddetto presidente Prodi, il quale ha invece programmato una visita a Napoli per il mese prossimo. Il tempo di finire il ritiro delle truppe dall’Iraq, addestrarle meglio e spostarle nel capoluogo partenopeo. Mastella ha dichiarato che tanti pregiudizi sono infondati, a Napoli ci sono meno omicidi che a Milano, naturalmente se si escludono quelli intenzionali. Tra i politici locali, il presidente della regione Bassolino ce la sta mettendo tutta, ma quelli di Report l’hanno beccato lo stesso. Il sindaco Iervolino sottolinea ogni blitz della polizia con il mantra "Lo Stato esiste", ma detto da una che pensa che i bambini li porti la cicogna non è una grande consolazione. Che se poi è lo stesso Stato che promette miliardi di euro per una faraonica e forse inutile diga a protezione di Venezia ma fa morire i suoi cittadini in ambulanza perché non si riesce a trovare un posto in rianimazione, non sa raccogliere la monnezza dalle strade, si fa vivo solo per reprimere e si comporta in modo così squallido e malvagio che ogni settimana Santoro riesce a ricavarci una puntata, farebbe più bella figura a non esistere.

P.S.: Non che io voglia suggerire di lasciar affondare Venezia per salvare il Sud, ma... beh, se servisse, sì, se ne vada pure affanculo Venezia che tanto ci sono già stato tante volte, e la prossima volta ci pensino prima di costruire le case sulle palafitte.

P.P.S.: Ma un ghigno di solidarietà per quel vecchio farabutto derelitto non lo vogliamo spendere? Non lo vogliamo tirare un sospiro di sollievo?

[Pozza murì]




24/11
2006

Cyberpunk, cyberalienazione e cybersticatz

The sky above the port was the color of television, tuned to a dead channel.
(W. Gibson, Neuromancer, 1984)

All’inizio degli anni ’80, nasceva questo sottogenere della fantascienza chiamato Cyberpunk, i cui principali esponenti in campo letterario sono stati William Gibson e Bruce Sterling. Poi sono arrivati gli altri, i Minority Report e i Matrix e soprattutto Ghost in the Shell e Serial Experiments Lain (oh, meraviglia), ma per comodità diciamo che tutto è partito all’inizio degli anni ’80, quando il signor Gibson, che non aveva mai toccato un computer in vita sua, si accorse che l’uomo e la tecnologia stavano collidendo, che il futuro sarebbe arrivato molto prima di quanto Asimov si sarebbe aspettato. Gibson ed esimi colleghi, ma per comodità diciamo Gibson perché è di gran lunga il migliore*.

Il cyberpunk lasciava da parte le tutine argentate e le città sulle nuvole e descriveva megalopoli degradate, innesti cibernetici per rinforzare il corpo e medicinali per migliorare i riflessi, droghe chimiche e Intelligenze Artificiali in crisi d’identità, mafiosi al soldo delle Multinazionali e una sterminata rete di computer connessi tra loro in cui ciascuno poteva apparire con un’immagine elettronica e comunicare con il resto del mondo, vendere beni e informazioni, spiare e creare mondi virtuali tridimensionali in cui vivere. Non più cavalieri jedi e piloti di astronavi e raccoglitori di spezie ma cyborg mercenari, tossici, hacker, hacker tossici e tossici hacker. E cyborg-hacker mercenari tossici, naturalmente, un sacco di quelli.

OK, le ricerche sull’Intelligenza Artificiale si sono un po’ arenate, da quando qualcuno ha chiesto a voce alta "Ehi, ma chi è che paga per ’sta roba?" e non si vedono ancora in giro braccia metalliche con i bicipiti a stantuffo idraulico. Insomma, nessuno yak pagato da una zaibatsu sfonderà la nostra porta a calci almeno per qualche altro anno, però...

Mmm...

Aspetta, forse qualche arto cibernetico in effetti c’è. Se vi chiedete perché il cyberpunk è morto come genere letterario, è perché è diventato il presente o, almeno, uno stile di vita nel presente. Gibson non poteva prevedere, per esempio, che un colosso dell’informatica avrebbe rallentato il progresso informatico con un monopolio software, che quattro beduini, un texano e un rottweiler avrebbero riportato di moda le Crociate o che, uhm, in India andasse di moda impostare versetti del corano come suonerie del cellulare contro il parere degli imam. E chi avrebbe potuto? Ma se ad ispirare Gibson trent’anni fa furono i ragazzini che ascoltavano il walkman, oggi molti di noi se ne vanno in giro con in tasca tecnologia che sarebbe stata considerata fantascientifica dieci anni fa: lettori mp3, navigatori satellitari, telefoni con macchina fotografica e telecamera incorporate. Lettori DVD portatili. Dischi da 200 GB grandi come un CD. L’amico PornoRambo sta ancora attendendo il microchip con tutte le nozioni di Procedura Penale da innestarsi direttamente nel cervello e per collegarsi ad Internet c’è ancora bisogno di uno schermo e di una tastiera, ma il browser riconosce i miei comandi vocali ed i movimenti della mia mano. Volete un mondo virtuale? Beh, probabilmente World of Warcraft è ancora solo un gioco, ma su Second Life si organizzano concerti, si guardano film, si compra e si vende. Ci hanno aperto uffici Amazon, Reuters e IBM. Ha una valuta con un tasso di cambio migliore di quella albanese, scommetto, e potrebbe diventare il famigerato web 3D di cui si parla da una vita.

Non dobbiamo fare niente di particolare per essere "fantascientifici", lo siamo già. Non è che siamo già in quel futuro lì, e non è che sarà esattamente così, ma ne approfitto per ricordarvi che del cyberpunk tutto si può dire tranne che fosse un genere allegro. Ricordate quel cyborg-hacker mercenario tossico? Ed i governi e le multinazionali che cercano di spiarti 24 ore al giorno, e non ti lasciano neanche più bere una birretta in pace? E i fottuti droni da combattimento, quelli che finivano sempre con l’impazzire e sparare ai propri compagni?

Non fraintendetemi, la tecnologia in sè non è né buona né cattiva e bla bla bla e tutti questi nuovi tecno-giocattolini mi fanno impazzire. Mi piace aspettare solo due giorni invece che due anni per guardare l’ultim puntata del mio telefilm preferito, ricevere in diretta notizie sui concerti del momento a Los Angeles e nel giro di poche ore scaricarmeli sul MuVo ed ascoltarmeli andando al bunker (OK, togliendo la parte sull’andare al bunker, naturalmente). Ma quel sottile brividino che provo ogni tanto di fronte alla velocità sconcertante con cui si riempie il mio disco fisso, non sarà cyberalienazione?

The future is here. It’s just not widely distributed yet.
(W. Gibson, 1999)




* Questo, IMHO. Siccome però siamo IMFW ("In My Fuckin’ Weblog"), la "H" sta per "Homniscient".




21/11
2006

Our friend the atom

Non è solo la messa in latino, il proibizionismo bigotto o il sempre più diffuso analfabetismo di ritorno. Questa sottile impressione che abbiano riavvolto il nastro fino agli anni ’50 è trasmessa anche dal ritorno nell’agenda dei media di uno degli argomenti più gettonati di quello scintillante decennio: la guerra atomica. Non l’impegnativo argomento del nucleare civile, sul quale si torna ogni volta che salta la corrente, ma quello ben più apocalittico dell’olocausto nucleare, del presidente/generale/terrorista che preme il pulsantone rosso e (puf!) un’intera città viene cancellata dalla storia, migliaia di gatti e persone muoiono e le radiazioni rendono la Terra un posto freddo e inospitale come Jesolo a Ottobre.
Fifties E’ vero, non è che l’argomento sia mai stato eliminato completamente dal nutrito bagaglio delle paure umane: penso per esempio a piccoli classici degli anni’80 come The Day After, Ken il Guerriero o Figli dell’Olocausto. Ma erano anni in cui non credevamo più in nulla, non avevamo neanche un’iPod da difendere, la guerra atomica e la riduzione del genere umano ad un’orda barbarica semicivilizzata apparivano come un’evoluzione della specie, un’opportunità di investimento. Remote, peraltro, perché la tensione della guerra fredda si stava allentando e quella fiction sull’argomento sembrava una manifestazione di sollievo per il pericolo scampato, più che un blando ammonimento.
Ora no, la possibilità di una guerra atomica di un qualche tipo torna a farsi concreta, o almeno così sembrano velatamente suggerire da più parti. La Corea sta facendo test con le proprie armi atomiche. L’Iran pare che abbia una mezza idea di volersi costruire una bombetta. In Iraq ci stavano senz’altro pensando, prima che andassimo a, uhm, portargli la democrazia. A Bin Laden di sicuro piacerebbe averne una. Il Giappone dice "Ehi, tutti ce l’hanno e noi chi siamo, i figli della serva?", mentre i servizi inglesi hanno notato che sui siti della jihad si "chiacchierava" di voler nuclearizzare niente meno che Londra. Londra, eh. Sticazzi. E’ esagerato dire che si parla di armi nucleari e di pericolo atomico un giorno sì e uno no? Queste sono domande retoriche?

Non bastava la fastidiosa ipotesi che qualche idiota facesse esplodere un aereo, un treno, un’auto, se stesso, mentre noi gironzolavamo nei paraggi. Da una cosa così uno pensa sempre di poter sopravvivere, ma da una bomba atomica? La faccenda comincia a farsi seria. Tutti abbiamo paura della bomba atomica, ce l’hanno insegnato da piccoli, per quanto in realtà sia inutile farsi prendere dal panico. Per citare il mio vecchio professore di fisica, se qualcuno dovesse sganciare una bomba atomica sulla tua testa "non è il caso di preoccuparsi". Ma che fare se ci si trovasse invece nella poco invidiabile posizione di essere sopravvissuti all’armageddon, magari perché il giocattolino è esploso qualche chilometro più in là? Come negli anni ’50 con i documentari Disney, anche oggi gli amici americani ci aiutano a non farci cogliere impreparati. Io, per esempio, mi sto allenando puntata dopo puntata con Jericho.
L’allegra compagnia di amici di Jericho
Ecco che cosa ho imparato fino ad ora:
- Il cosiddetto "fallout radioattivo" non è altro che un po’ di pioggia che dura mezz’ora e spazza via la radioattività dall’aria. Per sempre.
- Per evitare di subire effetti negativi da detto fallout (p.e. la morte) è necessario e sufficiente chiudersi in casa finché non ha finito di piovere. Meglio se in cantina.
- Se la pioggia radioattiva ti cade addosso per, diciamo, venti minuti, è sufficiente bere una mezza bottiglia di iodio (o qualcosa del genere) per tornare in forma smagliante.
- Dopo che la pioggia ha portato tutti gli ioni malvagi a terra, bisogna togliere dalla superficie dei campi 18 pollici di terreno contaminato.
- Le foglie delle pannocchie, però, sono in grado di proteggere il granturco già maturo, quindi mangiarlo è OK.
- E’ possibile che la vecchia proprietaria del supermercato si accaparri misteriosamente grosse quantità di viveri e poi le rivenda a prezzi spropositati. E’ comunque consigliabile continuare a comprare il cibo al supermercato pagandolo a peso d’oro invece che, per esempio, ammazzare la vecchia e mangiarsela.
- Due poliziotti sono più che sufficienti per mantenere l’ordine tra cinquemila abitanti.
- La tecnologia elettronica va subito a puttane (tutta!), le uniche cose che funzionano sono quelle fabbricate più o meno... esatto, negli anni Cinquanta.
- Le persone di colore sono subdole e probabilmente complottano qualcosa.
- C’è sempre un tipo figo e misterioso, tipo Johnny Depp dei poveri, che si prenderà carico di salvare la comunità.
- A meno che il tipo figo e misterioso sia tu, puoi prendertela comoda. Versati una tequila e rilassati. In fondo è solo una bomba atomica.