20/11
2006

L’uomo più stupido del mondo

Disse il filosofo cinese Confucio:
"E non state sempre a scrivere tutto quello che dico, cazzo."


Oggi cadono le folie sul triste borgo natio. Tutte le foglie. Contemporaneamente.
Il cielo è grigio come un vecchio calzino, anche se con un adeguato gusto coreografico è spuntato un po’ di sole mentre ascoltavo la sempre meravigliosa Novocaine for the soul degli amici Eels*.
E’ da una settimana che lotto per evitare di ammalarmi per l’ennesima volta, mia sorella ha osservato che da quando ho ricominciato a mangiare cadaveri sono sempre malato e come darle torto? A parte che è falso, sarebbe molto consolante come spiegazione. Il libro in lettura perenne è quello di Corrado Augias che smaschera Gisù come la vera mente dietro il codice Davvinci. L’ultimo disco preso dallo scaffale è Aaagh!, il penultimo era Return to Cookie Mountain*. Le serie televisive più addictive della nuova stagione americana sono (sapevatelo!) Heroes e Jericho, per quanto qui si continui a seguire la terza stagione di Lost** e ci si stia rifacendo una cultura con quei bravi e bei ragazzi di Criminal Minds. Mangio le arance, ed ho imparato a cucinare le sogliole.

E no, l’uomo del titolo non sono io***, ma un tizio di Hazleton, Pennsylvania, che ha sputato addosso ad un vigile mentre gli stava facendo una multa. L’agente del traffico, offeso, ha chiamato la polizia (probabilmente per spaccargli la faccia in compagnia) e questi hanno perquisito lo sputatore trovandogli addosso un caricatore pieno di pallotole. Allora, incuriositi, gli hanno perquisito anche la macchina e, cerca cerca, hanno trovato anche tre pistole cariche, tirapugni, manganelli, coltelli ed attrezzi da scasso.
Come conclude il Gothamist, c’è qualcosa di rassicurante nel sentire di potenziali criminali che vengono presi a causa della loro stupidità.


* Si parla di musica. Lo so che io non sono titolato a parlare di musica e di calcio, ma, ehm, comunque ho sentito che anche l’inter ha fatto un bel disco di recente.
** Per quanto si possa seguire una cosa che è, sostanzialmente, ferma.
*** No, davvero, non sono io, credimi.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




14/11
2006

Vince chi seppellisce viva la maliziosa lolita giapponese

"Volete tenere i vostri figli al riparo da esperienze simboliche rappresentanti atti di violenza fisica e psicologica, cannibalismo, scene di sangue e potenziali pericoli sessuali? Non mandateli in chiesa."
(Da un intervento del Professor Maloroso al congresso federale sulla violenza giovanile, Atlanta 1922.)

"Un gioco che stuzzica l’orco che potrebbe risiedere in chi ha il joypad in mano."
(Da una strepitosa recensione di Rule of Rose, Panorama 2006)

Il 15 Gennaio 1920, com’è noto, il professor Maloroso si trasferì per un certo periodo nella piccola cittadina di Trencibullo Sul Minghio, a soli 35 chilometri dal centro di New York; tra i motivi della sua emigrazione negli Stati Uniti va senz’altro annoverata la malsopportazione della deriva autoritaria ed illiberale che stava soffocando il suo paese natale. Egli riteneva che, nel nuovo paese, i cittadini come lui avrebbero goduto di maggiore libertà e che un governo più maturo e democratico avrebbe difeso i loro diritti senza esercitare un controllo pervasivo sulle loro vite private.
Fu quindi con un certo disappunto che accolse l’introduzione del Proibizionismo, il 16 Gennaio 1920, quando doveva ancora finire di disfare le valigie.

Manifesto  per la campagna contro i videogiochi violenti del 1920Tra le attività individuali prese di mira dal 18simo Emendamento, oltre alle sigarette ed agli alcolici, anche numerosi passatempi infantili. Nell’intento di moralizzare le masse e prevenire il dilagare della violenza giovanile si cercò infatti di proibire non solo fenomeni come il bullismo, ma anche giochi tradizionali come Guardie e Ladri, la lotta o Seppellisci viva la Bambina. Insomma, tutti tranne Nascondino e Palla Avvelenata, ribattezzata per sicurezza "Palla moderatemente tossica".
Quello che colpì il professor Maloroso, tuttavia, non fu tanto l’inefficacia del Proibizionismo rispetto ai nobili obbiettivi che si era posto, né la somiglianza di questa politica con molte iniziative simili che aveva dovuto sopportare in passato sotto governi meno liberali, né la presunzione di politici ottanuagenari, giornalisti e commentatori nel voler proibire attività che non conoscevano affatto. Quello che colpì il professor Maloroso fu il fascino del proibito che immediatamente circondò e portò al successo clandestino giochi altrimenti banali e destinati all’oblio; si calcola che la sepoltura di bambine da parte di coetanee, per esempio, fosse stata in netto declino per tutti gli anni ’10 prima di tornare eclatantemente in auge proprio nel periodo del Proibizionismo, culminando nel colossale sacrificio rituale a Yog Sothoth del 1929. Questo permise, tra le altre cose, alla cosiddetta "mafia dello Scaffale" di esercitare il totale controllo sui giochi proibiti scaricandoli in porti fuorilegge e diffondendoli per il paese.
Sulla base di queste osservazioni il professore ipotizzò che, non essendo eticamente ammissibile e materialmente possibile impedire a tutti i bambini la pratica di queste attività ludiche (tra le quali vanno comunque incluse, ricordiamo, il bere, il fumare, il praticare sesso sfrenato nei bagni della scuola), qualsiasi verboso dibattito in merito fosse inutile e dannoso. A sostegno della propria tesi calcolò che, tracciando un’ipotetica linea di sviluppo della civiltà occidentale nel secolo successivo, le politiche di stampo proibizionista si sarebbero succedute ad ondate ogni tre-quattro anni, con grande dispendio di chiacchiere a favore o contro, senza peraltro ottenere alcun risultato che non fosse l’incremento della vendita di giochi mediocri, whisky rancido e completi gessati.




9/11
2006

Un anno lontani dal peccato

Presto in allegato con Famiglia Cristiana il calendario 2007 di papa Ratzinger. Con una tardiva ma pragmatica concessione al relativismo, il nuovo calendario è stato realizzato in due versioni: lei e lui.

Finalmente una mossa concreta contro la piaga della masturbazione.

Calendario Ratzinger prima versione Calendario Ratzinger prima versione















A sinistra, la foto del mese di Luglio nel calendario in versione femminile. Questa versione del calendario è destinata principalmente alla conversione di camionisti, meccanici d’auto e studenti universitari.

A destra, lo stesso mese nella versione maschile. Secondo la Santa Sede a questa versione del calendario spetta l’ingrato compito di riportare all’ovile le pecorelle sodomitiche e le casalinghe che si sono allontanate dalla strada del Signùr.



Ed ora spippatevi su queste, sporcaccioni!




6/11
2006

Le mirabolanti avventure di Lusky a Padua

Chi sta sbavando sulla camicia dello zio?Sabato a Padova per riuscire ad andarmi a prendere un falafel ho dovuto interrompere il corteo dei naziskin. Il naziskin medio è una specie di scarafaggio nero, pelato e schifoso, ma un po’ più schifoso; la tizia del naziskin media sembra uscita dalla famiglia addams, ma senza tutto quel senso di calore umano che hanno i personaggi del telefilm. Incrociarli per strada ti dà lo stesso senso di benessere dello scoprire una ferita infetta. Sul tuo corpo. In sintesi, anche i naziskin hanno tutto il diritto di esprimere le loro opinioni del cazzo, ma andassero a farlo sul fondo di un vulcano in attività sarei senz’altro più contento. Ah, sì, poi naturalmente bisogna sforzarsi di capire le ragioni sociali del loro disagio.

A parte questi ratti schifosi, c’è da dire che a Padova c’è un negozio di scarpe gestito da Wong Kar-Wai, un Sushi bar, un kebabbaro dove fanno anche il burek, un ristorante giapponese con prezzi umani dove andrò la prossima volta ed un parco intitolato a Lina Merlin. Chiuso.

E poi quel postaccio dove si comprano mobili svedesi dove casualmente ho fatto un giro anche stavolta, pigliando giusto un altro paio di cosette per proseguire nell’arredamento di Nidodamor.

In certi giorni di Novembre potrebbe quasi sembrare una cittadina, uhm, decente. Poi cerchi parcheggio e l’impressione svanisce.




2/11
2006

Ghost in the Nell

Come lo chiamate voi uno che sta in Bosnia a fare nunsesà e vi fa telefonare da sua madre per chiedervi di fargli avere una copia del divx di Ghost in the Shell 2 con i sottotitoli in inglese, e poi vi fa ritelefonare due giorni dopo ancora da sua madre (Signora mia, che duro dev’essere avere un figlio così!) per dirvi che non serve più, ha già risolto?

Noi qui nel Triste Borgo Natio lo si chiama Nello.


[Flashback]
Domenica più o meno all’ora di pranzo. Lo zio Lusky sta gozzovigliando con i parenti stretti in occasione del battesimo della sua adorata pupetta nipotinzia, quando improvvisamente il cellulare inizia a vibrare. Il cellulare è impostato per vibrare in un certo particolare modo quando riceve una chiamata dal telefono di Nello, tipo gli ultimi scossoni di un malato di lebbra che muore. Lo zio Lusky esce a rapide falcate dalla sala da pranzo chiedendosi come possa Nello, che dovrebbe stare in Bosnia, telefonargli da casa e
Nun sarà mica successa una disgrazia? Tipo che mi chiamano i parenti per dirmi che Nello è muorto? Oppure, peggio, che Nello è tornato a casa prima del previsto?
Lo zio Lusky si precipita fuori, preme il pulsante verde presagendo la voce della madre di Nello che con tono affranto lo informi
"Lusky, Nello è muorto/tornato!"
e invece giunge alle sue orecchie la voce della madre di Nello che dice
"Lusky, Nello mi ha chiesto se puoi gentilmente fargli una copia di... aspetta.. Shell in the Ghost 2, credo... con i sottotitoli giusti, quelli che sai tu."

Nella mente dello zio Lusky tutti gli animali del creato si uniscono esaltati al nome del Creatore.

[Fine flashback]




26/10
2006

Un browser Operaio

E’ uscito Internet Explorami 7. Da quel che ho letto fa le stesse cose che Firefox fa da sei mesi, ma non l’ho ancora potuto verificare perché al momento dell’installazione ha chiesto di poter verificare l’originalità del mio Uindoz xp ed io, offeso, l’ho cestinato. Mettere in dubbio la mia onestà, che mascalzone! E poi lo sanno tutti che il mio Uindoz è originale, come lo chiamereste un sistema operativo che deve essere reinstallato (previa formattazione) tre volte di seguito per sentirsi a proprio agio? Banale?
Comunque, non vedo perché dovrei installarmi un browser che arriva con almeno sei mesi di ritardo e mi installa un sacco di spyware, In poche parole, Internet Explorami è acerbo.

E’ uscito anche Mozilla Firefoz 2.0. Finalmente! Ha metà delle cose che avevano promesso avrebbe avuto, ma in compenso...
beh, è Firefox. Quindi è figo, per usare un arcaismo.
E questa versione è piena di strabilianti novità: permette di mettere in ordine le schede di navigazione, di ripristinare tutte le schedine aperte se per caso si incrippa il computer, permette di personalizzare la barra di ricerca, di gestirsi più agevolmente i feed RSS... in pratica ha le stesse funzionalità di Opera 9, solo che Opera 9 è uscito da quanto? Almeno 4 mesi? Inoltre Opera permette di fare un sacco di giochini in più, tipo far leggere al computer le pagine web se tu sei impegnato a stirare, scaricare bittorrent senza aver bisogno di software aggiuntivi, obbedire ai movimenti del mouse come il Nintendo wii e soprattutto ha il controllo vocale, che è il sogno di ogni geek che si rispetti dai tempi dei tempi. Non so se funzioni, a dire il vero, perché non ho ancora avuto tempo di provarlo, ed in effetti non è che sia questa cosa indispensabile. Però è geniale.

Insomma, perché tutti parlano di Internet Explorami o di Firefoz e nessuno dedica la minima attenzione ad Opera? Voglio dire: Opera è gratis come gli altri, ha meno bug, è più veloce, ha più funzionalità ed è sempre all’avanguardia, costringendo i rivali ad un inseguimento che dura ormai da qualche anno. Allora perché nessuno se lo fila?
La mia teoria è che dipenda fondamentalmente da due fattori:

1) ha un nome del cazzo. In effetti, ho dovuto far appello a tutto il mio coraggio per installare sul computer un software con un nome così brutto, non parliamo di quanto ce ne sia voluto per scrivere un post in sua difesa. "Opera". Tsk, tsk, tsk.

2) ha un’icona del cazzo. Una banalissima "O" rossa con un’ombretta dietro che fa ridere. Per carità.

Internet Explorer ha dalla sua il colosso della Microsoft e soprattutto il vantaggio di farsi trovare per default installato sulla gran maggioranza dei computer. Mozilla Firefox ha dalla sua il fatto di essere il principale antagonista di Internet Explorer e di aver saputo pompare egregiamente la propria immagine come browser per gente alternativa e cool, un po’ come fa la Apple da una vita*. Opera non ha connotazioni simboliche a sostenerlo, non ha banner di supporto in giro per i siti web e in generale lascia alquanto a desiderare in quanto a supporto di marketing; inoltre, ha una storia travagliata** ed è già alla versione 9, per cui non può più presentarsi come una novità. Insomma, Opera sembra destinato alla sconfitta, pur essendo il miglior browser in circolazione.

Io c’ho un debole per i destinati alla sconfitta, che ci posso fare?
Sarà per questo che dopo aver usato Firefox fin dalla 0.2 (quand’era ancora Phoenix e blablabla) ho deciso di passare ad Opera, e dopo un paio di intense giornate devo dire che a parte il nome idiota e l’icona patetica non ho trovato altri difetti. Anzi, ve lo consiglio caldamente***, dato che comunque dovreste aggiornare il browser. Se lo fate vi prometto che in futuro potrei implementare gli stili di voce nel foglio di stile del bloggo, così se vi fate leggere un post dal computer questo avrà l’intonazione e gli altri effetti da me desiderati e sarà come se ve li leggessi io, lì seduto sulle vostre ginocchia. Ma non preoccupatevi, eh, tra un paio d’anni ci arriveranno senza’altro anche Internet Explorami e Firefox.


P.S.: Sì, io riuscirò sempre ad essere più diverso di quanto voi possiate mai essere. Sono così diverso che certe volte non mi riconosco neanche.
:-P


* Resta il fatto che sono sinceramente grato a Firefox ed alla Apple per aver minato il monopolio della Microsoft nei rispettivi settori, per ovvie ragioni.

** Prima era a pagamento, poi aveva le pubblicità, solo da poco tempo è completamente gratuito.

*** Ammesso che non sveniate vedendo le immagini idiote nelle finestrelle di installazione.




25/10
2006

Il delfino dorme al mattino

Recatosi a Philadelphia nell’Ottobre del 1912 per un convegno dedicato all’organizzazione scientifica del lavoro recentemente formalizzata da Frederick W. Taylor nel suo noto articolo "The Principles of Scientific Management", il professor Jai L. Maloroso ebbe a concludere il proprio intervento con le seguenti osservazioni:

"Non esiste in natura una specie che si svegli tutte le mattine alla stessa ora, che vada al lavoro, si dedichi a tale attività per tutto il corso della giornata e ritorni nella propria tana tutte le sere di nuovo precisamente alla stessa ora. Tutte le specie animali e vegetali alterano il proprio ritmo biologico seguendo il clima, il tempo meteorologico ed il ciclo delle stagioni; nel corso dell’anno la maggior parte di esse riducono la propria attività con l’approssimarsi della stagione fredda, giungendo talvolta a passare i mesi più rigidi in letargo a ronfare coperti di paglia sul fondo di qualche grotta. Gli animali in grado di farlo fuggono al sud e lì attendono che la natura torni ad essere ospitale.
Il mondo naturale d’autunno rallenta e d’inverno si ferma, questo è un fatto che l’umanità conosce dall’alba dei tempi. Non occorre essere un etologo per sapere che gli animali più furbi, scoprendo al risveglio che il tempo è uggioso, che fa freddino e magari è ancora buio, si girano sul fianco e restano nel proprio nido, grotta o tana a dormire sbracati fino a mezzogiorno. Taylor vorrebbe che noi esseri umani volgessimo le spalle alla civiltà e nelle medesime condizioni uscissimo di casa infagottati in pesanti cappotti, riparati a stento da ombrelli di tela ed andassimo in qualche bunker a svolgere mansioni alienanti in cambio di un’incerta ricompensa economica. Vorrebbe che preferissimo l’uscire al buio ed al freddo per andare a produrre beni di consumo al ruzzolare come cuccioli sotto le calde trapunte domestiche. Vorrebbe che fossimo contenti di questa sofferenza, la quale ci pone in realtà un bel paio di gradini sotto al ghiro sulla scala evolutiva, e la esalta definendola con termini pomposi quali
organizzazione ed efficienza. Io credo che la sola idea di migliaia, milioni di individui che ogni mattina si alzano, si vestono, escono dalla propria abitazione e si rendono produttive, in qualsiasi stagione dell’anno, con qualsiasi tempo e clima, a prescindere dalla propria volontà immanente, sia quanto di più lontano dal concetto di umanità che qualsiasi essere pensante sia in grado di concepire. Credo, lasciatemelo dire, che Frederick Taylor sia un sadico e che l’umanità mai accetterà di piegarsi ai soprusi che inevitabilmente deriverebbero dalle sue farneticanti teorie."

Una coppia di ghiri sotto le panche della terza fila applaudì con convinzione.




23/10
2006

Commenta il corano, vinci una scorta

Difendiamo il diritto della Santanché di esprimere la propria opinione. Si chiama libertà d’espressione e nessuno può negarle questo diritto, anche se la Santanché ci è profondamente antipatica, anche se la Santanché è becera ed anche se la Santanché prima di parlare di libertà dovrebbe sciacquarsi la bocca con acqua e soda caustica, visti i suoi precedenti e quelli della parte politica per cui milita.
Tuttavia, difendiamo il diritto di Daniela "Dito Medio" Santanché di esprimere la propria opinione.
Pare sia andata in televisione a commentare il corano assieme ad un imam, che a questo imam non sia piaciuta la sua interpretazione del corano e che le abbia dato dell’ignorante, intimandole di astenersi dal parlare di cose che non conosce.
Non è che sia stata lanciata una fatwa, e di minacce specifiche io non ho letto da nessuna parte; più che altro mi è sembrata la classica reazione del prete idrofobo nel momento in cui qualcuno mette le mani sul suo libro sacro. Ad andare a polemizzare con un prete su un’interpretazione dei suoi testi sacri, le reazioni sono sempre quelle: sei un’ignorante, non sai di cosa stai parlando, non ti permetto di dire una cosa del genere sulla mia religione. Qualsiasi sia il testo e la religione.
Tuttavia, difendiamo il diritto della Santanché di esprimere la propria opinione.
Pare che l’oggetto del contendere fosse il velo che molte donne musulmane indossano: se sia un simbolo di libertà o di oppressione, se sia prescritto dal corano o meno. La prima questione è molto importante, non nasce ieri e non va trattata con leggerezza, la seconda francamente è un dettaglio teologico: che il corano prescriva il velo come obbligatorio, o si limiti a consigliarlo caldamente, o lo suggerisca come bonus per chi vuole dei punti-paradiso in più, è questione che lascerei a chi cerca in quel libro le istruzioni per vivere. La Santanché, riducendo entrambe le questioni a demagogia, ha torto sia quando gioca alla piccola sociologa, sia quando gioca alla piccola esegeta. Avrebbe torto anche se avesse ragione, verrebbe da dire.
Tuttavia, difendiamo il diritto di Daniela "Oriana dei poveri" Santanché di esprimere la propria opinione.
Pare che tutta questa polemica sia assolutamente pretestuosa: se considerassimo la frase "non ti permetto di dire una cosa del genere" una minaccia di morte, dovremmo come minimo garantire la scorta a tutti gli ospiti di tutti i talk show, a tutti i partecipanti di ogni reality, dove non mancano aggressioni verbali molto più violente. Se considerassimo l’attaccamento isterico alle proprie allucinazioni religiose un indicatore di terrorismo, dovremmo ingabbiare tutta Comunione & Liberazione. Insomma, non mi pare sia successo ’sto granché, se tutte le minacce dell’estremismo islamico fossero di questo tenore potremmo dormire sonni (ancora) più tranquilli.
Tuttavia, sia chiaro, difendiamo il diritto della Santanché di esprimere la propria opinione.
Non perché tutte le opinioni abbiano lo stesso valore, ma perché la libertà di parola non è esclusiva di chi ha ragione, non è esclusiva di chi è onesto, coerente e democratico: è un diritto universale di cui devono poter godere tutti, persino l’imam di segrate e la Santanché. Dobbiamo difendere il diritto di chiunque di andare in televisione a criticare un testo sacro senza cognizione di causa, a parlare di cose serie in modo populistico ed arrogante, a fare la vittima e montare polemiche, a blaterare di profeti e paradisi ed inferni, perché anche questa è la libertà di parola e non possiamo farne a meno. Anche a causa di gente come la Santanché, siamo già al giorno in cui ogni centimetro di libertà va difeso con tutte le nostre forze, ed il giorno in cui alla Santanché non sarà permesso di parlare, saremo vicini al giorno in cui qualcuno proibirà di parlare anche a noi. E allora come faremo a dire che la Santanché è una stronza fascista?




17/10
2006

Offresi ricompensa

S’appassiscono le foglie, s’accorciano le giornate, scende la temperatura e come da regolamento puntualmente il mio corpo impazzisce, s’insonnia e s’ammala. E pensare che come un bravo castorino mi stavo giusto preparando la tana per l’inverno, accatastando ordinatamente ventiseivirgolasei quintali di legna di faggio per la stufa, riverniciando gli infissi e facendo tutte queste cose a cui ci dedichiamo noi bambini grandi all’approssimarsi della brutta stagione, oltre a bere vino e mangiare castagne arrostite e soppressa e formaggio pinciòn.

[Il karma colpisce ancora: possibile che di tutti i sei miliardi (e rotti) di abitanti del pianeta Terra, l’unico a darmi spontaneamente e gratuitamente una mano per sistemare la legna, senza neanche averlo mai visto in faccia prima, in una situazione in cui ero piuttosto nei guai e con urgente bisogno di aiuto, sia stato un veronese? Qui qualcuno vuole farmi sentire in colpa.]

Offresi ricompensa

Invece, con ancora un quattro o cinque quintali di ciocchi in giardino, mi ritrovo improvvisamente ammalato. Non proprio ammalato da stare a casa dal bunker, ma comunque troppo ammalato per lavorare, se mi capite. Emigrare al sud evidentemente non mi ha messo al riparo dai malanni di stagione o, forse, tre chilometri a sud non è una distanza sufficiente per notare miglioramenti. Fatto sta che ho tutto l’apparato respiratorio in fiamme, la testa pesante, le ossa rotte e gradirei davvero molto se qualcuno mi portasse a casa magari una bella tazza di vin brulé caldo e qualche altra caldarrosta, che le mie le ho finite (e del formaggio pinciòn, se volete essere davvero gentili). Non pretendo che accatastiate la legna al posto mio, sia chiaro, ma devo ammettere che ne sarei davvero commosso. Per quanto le mie limitate forze mi consentano, intratterrò i soccorritori con deliziose disquisizioni sulla situazione politica nazionale ed internazionale, il caso Saviano, l’emergenza rifiuti, la messa in latino e tutti gli argomenti più trendy del momento. Mi sono visto persino Report.

Nel caso non possiate recarvi da me fisicamente, accetto anche lettere di conforto, dediche alla radio, consigli della nonna contro l’influenza e scansioni di fette di formaggio pinciòn nella casella e-mail.

Nel frattempo, soccombo e aspetto Primavera.




9/10
2006

Russia, Cecenia, giornalista

In questi giorni è possibile captare, nel brusio mediatico generale che ci circonda, tre concetti in apparente connessione tra loro: Russia, Cecenia, giornalista.
Credo che la maggior parte degli italiani abbia solo un vago sentore che ci sia ancora una guerra in corso in Cecenia (chi la combatte, come, perché). Credo che siano gli stessi che hanno almeno un’idea di quale sia attualmente la situazione politica in Russia. Credo che ancora meno italiani si ricordino di che cosa sia un giornalista.

Anna Poliqualcosa.
Uccisa.

Presto questi concetti, questo nome italianizzato e questo cognome su cui la lingua incespica torneranno ad essere assorbiti dal brusio e ne emergeranno altri, più o meno importanti, un Iraq, una strage, uno scandalo. Siamo tutti troppo indaffarati nei nostri epici impegni quotidiani, troppo presi dalle nostre minute tragedie personali per prestare realmente attenzione a queste parole che ogni tanto si stagliano con maggiore chiarezza sull’oceano dell’informazione centralizzata. In fondo, il (tele/radio) giornale è solo un’altra forma di intrattenimento, un modo per distrarci cinque minuti, magari con un’espressione molto seria in viso, dai problemi veramenti seri della nostra vita: il figlio da accompagnare a scuola, la revisione dell’auto, i piatti da lavare, il raffreddore.

Ecco, prima che la Russia, la Cecenia, la giornalista spariscano di nuovo dalla nostra vita, vengano coperte dal brusio, affoghino in fondo al secchiaio, prima che di Anna Politkovskaja non si parli di nuovo più, cerchiamo almeno di prestarvi un po’ di attenzione, di salvare qualcosa. A che scopo, non vi saprei dire. Magari come esempio, come chiave di lettura, magari anche solo per ricordarsene la prossima volta che qualcuno si vanterà di essere amico di Putin, di sostenere la democrazia, di combattere il terrorismo. Magari anche solo perché certe persone non andrebbero dimenticate.