SputaIlVeleno
red pill

28/12/2003 13.50.6

Antonello

Non è rimangiarsi il contenuto, è la forma che mi sembra a volte un po’ grezzamente accusatoria. Io so essere più finamente accusatorio, sai...
Per esempio non volevo dare del razzista a chi preferisce il doppiaggio, ma a chi fa di tutto l’oriente un fascio o sprezza una lingua con i soliti quattro monosillabi in croce. Magari lo stile veemente ha confuso le piste.
Per il fatto del digitale, il problema non sta naturalmente nella sincronizzazione del labiale, ma nella resa auditiva del doppiato: in pratica il digitale dà un senso di realtà immediata che un po’ il doppiaggio smorza. Inoltre spesso il digitale, soprattutto quello "povero", si affida spesso a dialoghi più irregolari, con più intercalare o toni smorzati che poi sono difficilissimi da riprodurre; in pratica la velocità del tempo di ripresa facilita quella che chiameremmo una recitazione naturalistica, determinata anche dall’ambiente sonoro circostante. Questo accade soprattutto nel cinema americano indipendente, che fa della presa diretta un vanto: in "Elephant", campione di questo cinema negli ultimi mesi (e con meno vezzi di questo) tutti i suoni sono riprodotti in ambiente e il doppiaggio, pur molto buono, a sentirlo bene può risultare stonato col resto. Ma come ripeto in questo caso la versione doppiata va bene lo stesso.
Per il cinema dei grandi numeri, in particolare quello americano, invece, il sottotitolato è molto meno necessario, per impostazione fittizia di tutta la traccia sonora riprodotta in studio e per il fatto che gli attori sono tenuti in fase di postproduzione a doppiare se stessi! Quindi il problema si riduce alla dissonanza col labiale e alla perdita della voce originale dell’attore, cosa pur triste ma meno inficiante.

red pill

27/12/2003 21.32.5

ramboerrata

RISCRIVO LE ULTIME RIGHE:

Insomma riassumendo, è vero che un film andrebbe più aprezzato nella sua lingua madre (figurati vedere un Brancaleone in cinese cosa ne viene fuori)ma è anche vero che se la lingua non la capisci non aprezzi comunque nulla nel vedertelo sottotitolato,ad esempio "io" cinese mi guardo brancaleone in italiano sottotitolato cinese: cosa ne guadagno non capendoci nulla dell’idioma ma solo percependo una diversa intonazione nel recitare la battute?
sbaglio?

green pill

27/12/2003 21.21.51

rambo

io invece come al solito scrivo di getto non rileggo e non si capisce un cazzo a parte gli errori, sono aperto a chiarimenti

white pill

27/12/2003 21.19.4

rambo

poi nello smettila di prima paralre o scrivere da irritato e poi rimangiarti tutto chiedendo scusa come fai sempre, le cose dette sono dette senno ci si pensa prima no?

red pill

27/12/2003 21.17.54

pornorambo

ahi... proverò a dimostrare la tua incapacità mentale al momento dello scritto ma sarà dura...
A parte che dare del razzista a una persona per il solo motivo di un disinteresse (condiviso) a vedersi un film in lingua totalmente sconosciuta, anche da persone mediamente poliglotte, mi sembra solo una provocazione inutile e perciò molto stupida...
Io come tanti altri normodotati penso che a star dietro a leggere i sottotitoli, vuoi per miopia o per lentezza di lettura, sia castrante e snervante nella visione di un film, al massimo posso capire il vedere un film prima in italiano poi in lingua originale con sottotitoli, avendone il tempo ovviamente... , non tutti siamo iperdotati come te che basta una fugace vista allo scritto per leggere/capire/memorizzare tutto cio che appare nelo schermo, noi siamo ancora esseri limitati scusaci.
Questa tua presa di posizione mi sa molto da "io dò il verbo, voi dite idiozie, limitatevi agli articoli determinativi" e non la condivido.
Sono d’accordo con te sul fatto che molti film vengano snaturati dal doppiaggio, oltre a quelli da te citati me ne vengono in mente molti altri tra cui penso tutti quelli di Kitano, tutta la serie "Jay and silent bob" e altri che non cito per motivi di spazio..
Ma sono ancora piu d’accordo che leggere i sottotitoli è piu limitante del doppiaggio in certi casi; sempre i sottotitoli sono riassunti di quello che il personaggio dice, a volte intere battute non vengono nemmeno tradotte per ovvie ragioni di tempo/spazio, purtroppo l’unica possibilità per godere veramente un film sarebbe quello di conoscere perfettamente la lingua parlata nel film cosa che a me (forse a te no) risulta imapossibile oggi, in futuro non so, a meno di innesti cerebrali sfotware linguistico...
Ah,se ti interessa l’obrobioso formato dvd da mesi (penso 2) ha messo in commercio Picnic ad Hangiin Rock incredibile vero?
Vorrei poi chiederti se mi illumini su questa tua uscita "...il doppiaggio poi è molto più difficile quando il film è ripreso in digitale, in quanto questo formato facilita una certa naturalezza in presa diretta, e il doppiaggio per l’appunto sembra qualcosa di assolutamente posticcio" che non ho capito... come puo il formato (invece che usare una pellicola si usa una cassettina digitale) far variare la difficolta del doppiaggio oltre alla naturalezza della presa diretta? non è vero il discorso che hai fatto della registrazione dei suoni in quanto non è cambiato nulla rispetto a una volta, non è cambiato il metodo di registrazione del film ma la distribuzoine dello stesso, o mi sbaglio? cioe qui sono aperto a una tua spiegazione...
Insomma riassumendo, è vero che un film andrebbe piu aprezzato nella sua lingua madre (figurati vedere un Brancaleone in cinese cosa ne viene fuori)ma è anch vero ch ese la lingua non la capisci , io cinese che mi guardo brancaleone in italiano sottotitolato cinese, cose ne guadagno non capendoci nulla dell’idioma ma solo percependo una diversa intonazione nel recitare la battute?
sbaglio?

green pill

27/12/2003 21.7.4

Non agonje

Il tono irritato di due post fa nasce da contingenze del momento. Se intesi provocare, non fu la sfida di valorosi caratteri ad esservi implicata.

red pill

27/12/2003 20.25.37

Per il pugno...

A norma, il tradimento lo individuo nell’impossibilità di prevedere quando me lo sferrerai. In tal caso, se vorrai attenerti alla regola di trasparenza, sarai tenuto a informarmi prima dell’atto, con un margine di tempo adatto alla mia sicurezza basilare, o alla preparazione di una risposta nei tuoi confronti. Nessun patteggio, dunque.

white pill

27/12/2003 20.22.11

Antonello

Io dei dvd ho ancora ben poca considerazione, se ti importa. Nel senso: non ho mai noleggiato un dvd (non che sia importante...), e non ho di quei problemi tipo: << Sono refrattario al sistema analogico >>, che si sente dire in giro. Per ora registro su vhs, e non me ne dolgo. Con questo i miei acquisti li faccio per lo più in dvd, soprattutto quando c’è da prendere un film vecchio o un film molto straniero. D’altra parte è da lì che si prendono, in vhs non si trovano. "Picnic ad Hangiin Rock", invece, l’ho preso in vhs, e nuovamente non me ne dolgo. "Il decalogo" lo sto registrando a futura capitalizzazione. Mai come in questo periodo la mia videoteca si sta ampliando per mia iniziativa - e non per quella di mio padre.

Per quanto riguarda la tua risposta, scusa, ma non mi sembra che risponda granchè. I problemi distributivi non li tocchi, sei passato tranquillamente sopra il fatto che i sottotitoli non danno realmente fastidio (leggenda, ripeto), e non mi venire a tirare fuori le storielle razziste su Chin Chon Chan, perchè devo proprio ad un abitudine consolidata negli ultimi mesi (vedere, laddove possibile, il film in originale) la possibilità di riconoscere più o meno subito se una persona dai tratti orientali (e ce ne sono parecchie in giro) è dell’aria cinese o giapponese. Insomma, naturalmente avrai da ridire, ma ti assicuro che è meno difficile di quanto sembra, e mi aiuta a non dire le solite stronzate - se non si è capito odio sentire al giorno d’oggi cazzate che potevo capire nei ’50. Di certo non voglio aspettare che i Cinesi diventino i nuovi padroni per cominicare a capirli.
Ancora: facciamo un gran parlare, e anche bene, di canali peer to peer da cui si può scaricare più o meno tutto, e poi una convenzione assolutamente arbitraria e unica nel mondo ci mette i paletti fra le ruote. Mi sembra così tanto novecentesco, se mi intendi.
Il doppiaggio poi è molto più difficile quando il film è ripreso in digitale, in quanto questo formato facilita una certa naturalezza in presa diretta, e il doppiaggio per l’appunto sembra qualcosa di assolutamente posticcio, insomma registrato in studio mentre il resto della traccia effetti e voci è ambiente.
In film di carattere storico-sociale, il doppiaggio può snaturare l’impostazione di base, magari appiattendo il conflitto linguistico: in "No man’s land" fa piacere sentire parlare in Francese i Francesi, in Inglese gli Inglesi e in tedesco i Tedeschi, un po’ meno in Italiano i Serbi e i Bosniaci. In "Fino all’ultimo respiro" viene quasi del tutto cancellato il fortissimo accento americano di Jean Seberg, rendendo incomprensibile parte dei dialoghi del film (che vertono appunto sulla difficoltà linguistica). E si potrebbero fare molti altri esempi - per non parlare del doppiaggio che è malvagio per motivi interni, vedi T3 o peggio "I Monty Python alla ricerca del Santo Graal".

Io capisco che non possa interessare nulla della deontologia cinematografica, nè dell’etica ne dell’estetica, nè delle cinematografie orinetali, o iraniane, o quel che vuoi. In molti casi è un atteggiamento saggio, proprio perchè il rigore della cinefilia ha assunto a volte dimensioni esagerate, e fin fanatiche. Io non sono di quelli che pensa che al cinema si debba tutto, anzi penso, come Celarent ben sa, che la maggior parte dell’industria cinematografica incontra la mia più ostentata censura. Un tempo ho spesso speso tempo a ribadire che sarebbe dovuto un atteggiamento esternalista, strutturale, che possa demistificare il cinema nelle sue componenti prima di tutto centripate. In realtà, un atteggiamento da estendere a tutte le arti, con la dovuta capacità di discernimento, il che non è proprio all’ordine del giorno e richiede una fatica anche notevole. Il rapporto con una società mi è sempre sembrato prioritario, senza escludere i grandi autori (ma precedentemente riconosciuti come tali) e ancor di più il cinema popolare, che ha un senso più chiaro di ogni altro cinema. Il cinema che aborro è proprio quello che si situa in mezzo, quello tra l’altro più permeabile alla discreta invasione dei padroni del momento, o di chi si vuole padrone o fratello (il cinema ungherese negli ultimi anni del fascismo!).
Dunque, da una parte desiderando la preservazione dell’opera in quanto così ideata da qualcuno che aveva evidentemente più di un motivo per volerla così, anche le voci originali che rientrano prepotentemente nell’ambito della direzione degli attori e delle loro capacità; dall’altra serenamente constatando che non esiste in Italia un cinema popolare in quanto non esiste più un popolo (quasi più), posso dire di non trovare più molte motivazioni se non laconiche alla persistenza del doppiaggio. Non è un caso se uno dei pochi filmoni mainstream che mi è stato dato di apprezzare almeno in parte (e che è facilmente riconducibile tra l’altro ad un fascino retrò, come da più parti segnalato), quell’Isda shantosissimo, non abbia incontrato da parte mia nessun rifiuto nell’eventualità di sentirlo doppiato. E ho sempre ammesso quando un doppiaggio risulta ottimo: "Berlin Alexanderplatz" è un esempio magistrale, ma è un caso più unico che raro. Giancarlo Giannini che doppia Al Pacino, soprattutto in Carlito’s way, ne è un altro.

Ripeto, a fronte della scarsa amicizia con cui i sottotitoli vengono visti in Italia e anche dell’assunto vagamente ricattatorio dei posti di lavoro in perdita, che la soluzione migliore per un trapasso sia la doppia scelta alla francese, con sale con versione in originale e sale con doppiaggio più o meno equamente ditribuite sul territorio. Non mi nascondo comunque che sarà difficile proprorre qualcosa del genere in Italia - il cinema da sala in Francia è tipicamente assai frequentato (proiezioni mattutine per statuto) e qualititivamente migliore per distribuzione e spettatori (20 milioni di Euro per "Spirited away", contro i quattrocentomila italiani) - sulla qualità della produzione interna, la divaricazione fra opere ottime (mai viste in Italia, per lo più) e infime è grandissima.

red pill

27/12/2003 15.2.9

avv.Porno

fossi in te andrei al patteggio Nello

red pill

27/12/2003 12.33.38

Ellepunto

Ed hai ragione, i pugni a tradimento sono da evitare.
Ma siccome ormai te l’ho detto, immagino non sia più a tradimento, no?

Chiedo il parere del mio stimato leguleio, PornoAvvocato.

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