23/1
2012

Son tutti bravi a fare i leghisti coi governi degli altri

In questi giorni, trovandomi a vagare per la steppa vicentina o guardando la tivù, non posso fare a meno di notare come la lega sembri tornata in gran forma. Manifesti rabbiosi, slogan, volantini offensivi e da ieri persino una parvenza di ritrovata armonia tra il capo Bossi ed il suo mastino Maroni, ennesima dimostrazione che loro per le secessioni sono proprio negati.

A loro il cambio di governo ha decisamente giovato. Dopo anni in cui si presentavano pubblicamente in modo serioso, sobrio, quasi da primati, costretti ad imbarazzanti giustificazioni del proprio operato politico così diverso dalle roboanti promesse, ora possono finalmente tornare ad alzare la voce, sbracarsi, ventilare rivoluzioni, sparare minacce di cui nessuno chiederà mai loro il conto e mandare a fanculo tutto e tutti.

Vedendoli così agguerriti, determinati e compatti, così fieri dei propri fazzolettini verdi e della propria violenza, non mi pare fuori luogo approfittarne per far loro qualche domanda. Ai capi gongolanti, più che altro, ma se mi volessero rispondere i simpatizzanti sarei contento lo stesso.

Prima di tutto, cos’è ’sta storia di "Giù le mani dalle pensioni"? Dove eravate quando il governo Berlusconi varava quella riforma delle pensioni che Monti ha anticipato di un paio d’anni? E la riforma Maroni del 2004, per esempio, non ha una curiosa assonanza con il nome del ministro del Welfare di quell’anno?

Seconda domanda, e le tasse? Non eravate al governo quando Berlusconi tra le altre cose portava l’iva al 21%? Eravate d’accordo con lui? Non eravate d’accordo? Avete fatto cadere il governo?

Terza domanda, ora pretendete la Tobin Tax e sparate a zero sulle banche. Siete stati al governo fino a due mesi, perché non l’avete proposta allora?

A questo proposito quarta domanda, come mai tutte le buone idee vi vengono in questi due mesi che siete all’opposizione e non vi sono venute in tutti gli anni che siete stati al governo?

Ma in fin dei conti, quinta domanda, a parte la Tobin Tax che non è certo farina del vostro sacco ma avete scippato alla sinistra, quali altre proposte avete? La secessione, la moneta padana? E qualcosa che non sia solo una fanfaronata da sagra, qualcosa che sia realizzabile nei prossimi sei mesi? Nel prossimo anno?

E tornando al discorso delle banche, vi facevano così schifo anche quando giocavate a fare i banchieri con la CredieuroNord e con gli amici della Banca Popolare di Lodi? Di quali poveracci difendevate gli interessi, allora?

Ma in generale, settima domanda, visto che siete stati al potere per dieci degli ultimi dodici anni, cos’avete fatto per evitare il disastro della situazione attuale? Avete provato a fare qualcosa che non ha funzionato, oppure non avete fatto proprio niente? In altre parole, mentre vi ingrassavate con gli stipendi romani siete stati più incompetenti o fannulloni?

E infine, ottava e ultima domanda, quant’è bello poter insultare tutto e tutti senza dover mai rendere conto a nessuno, eh, brutti coglioni microcefali ladroni e bugiardi?



P.S.: Se per presa di posizione ideologica o carenze educative non foste in grado di rispondere a queste domande in italiano corrente, su richiesta posso fornire la traduzione delle suddette in dialetto veneto, ovviamente bestemmie incluse.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




16/1
2012

Servire il popolo, colpire il lussolo

Se uno riesce a guadagnare soldi e ne avanza alcuni dopo aver comprato quello che gli serve per vivere, tipo chessò il cibo, l’elettricità, le mutande di lana* e l’affitto, è normale che li spenda per qualcosa che secondo lui è utile o almeno dilettevole, secondo altri è senz’altro superfluo se non addirittura un vizio da estirpare: l’auto, i viaggi, la droga, una casa più grande, una fidanzata più giovane, l’hi-fi, altra droga, giojelli, computer, telefonini, sigarette, vestiti di marca ed ancora un po’ di droga. In una di queste cose, o in qualcos’altro, anch’io e pure tu abbiamo senz’altro sputtanato soldi, quella volta che siamo riusciti ad intercettarli nel rapido passaggio di mano da un datore di lavoro ad un debitore. Ma su altre voci di questa lista, per quella roba lì mai, per quella roba lì io i soldi non solo non li smollerei mai, ma non la vorrei neanche gratis, e penso che uno debba essere un pazzo, un fesso o un delinquente per spendere anche solo mezzo euro in quel modo idiota. Anzi, bisognerebbe porre un freno a tale scialaquio, scoraggiarlo, punirlo severamente, tassarlo di più, vietarlo per legge. Sono pochi gli uomini probi che mettono da parte i risparmi e li conservano per i posteri, certamente nessuno dei miei avi, mentre sono molti i castigatori delle scimmie altrui. Io, per esempio, per educazione ed inclinazione personale tendenzialmente condurrei uno stile di vista abbastanza sobrio e spartano, in particolar modo quando non c’ho pilla, eppure ogni tanto qualche ninnolo, qualche sfizietto piccoloborghese riesco a permettermelo. E a parte questo sputtano ogni centesimo che guadagno. Ma basta parlare di me, era solo una lunga premessa per dire che io non ce l’ho con il lusso, per me è sbagliato condurre una battaglia ideologica contro il lusso, uno può spendere quello che guadagna lecitamente in ogni modo lecito, è solo in quella parola che per risparmiare ho ripetuto due volte il problema: lecit*.
Non si tratta di colpire il SUV, si tratta di acciuffare le decine di migliaia di euro che avresti dovuto versare al fisco e con cui invece ti sei comprato il SUV**. Non è accannirsi contro i negozianti, i ristoratori o i liberi professionisti, bensì mettere questi figli di libere professioniste in condizione di dover pagare le tasse come i poveri sfigati (hi mommy, it’s me) che devono pagarle per forza. Per forza, sì, se le tasse fossero volontarie non le pagherebbe nessuno, forse uno o due elettori stalinisti di rifondazione, è per questo che hanno inventato lo Stato, per picchiare i barboni e passare a raccogliere le imposte. Perciò non è il lusso che si vuole colpire, o almeno, di certo non è Monti che lo vuole colpire, scommetto che anche lui dalla lista di cui sopra almeno un paio di voci le spunterebbe a cuor sereno, si è visto mai un milionario con un’avversione per il lusso, è il fatto di sottrarre alle bramosine mani dello Stato soldi che, in entrata o in uscita, potrebbe o dovrebbe incamerare lui. Che poi, se tutti pagassero le tasse allora tutti ne pagherebbero meno, o se tutti pagassero le tasse allora lo Stato potrebbe comprarsi quegli F35 nuovi fiammanti che desidera da tempo, quello è un altro discorso.

Un altro aspetto da sottolineare è ovviamente l’efficacia della faccenda. E’ più o meno dal tempo dei Gracchi che in Italia tutti i governi si affannano a dire di voler combattere l’evasione fiscale, ma questo è un compito obbiettivamente difficile da realizzare perché va in contrasto con altri obbiettivi prioritari dei nostri governanti. Ad esempio, come fa un imprenditore a pagare la mazzetta al politico se non evade un po’ le tasse? Mica sono soldi che puoi fatturare, quelli. E via dicendo. Non ha certo aiutato il fatto di aver messo a capo del governo per quasi tutti gli ultimi diciotto anni un tizio che l’evasione fiscale la conosceva molto bene, ma per tutti i motivi sbagliati. Io adesso non è che sono un esperto di fiscalità, ma non penso che questo problema adesso si possa risolvere con un blitz a Cortina, un blitz a Roma, un blitz a Millicucco perché hai sbagliato uscita mentre andavi a fare il blitz a Taormina e ti sei perso per le stradelle. Qui in Italia da sempre si va avanti di blitz in blitz per essere sicuri che non cambi un caz, ma i blitz servono solo a spaventare i spaventevoli e a far scrivere titoloni ai giornali. Sapete cosa servirebbe? Mica la galera per gli evasori, che tanto lo Stato non ha poi i fondi per fare tutti questi controlli, ormai a su di blitz la Finanza dovrà comprare a credito pure la benzina per le auto di servizio, e non è neanche che le patrie galere siano così spaziose da poterle riempire di elettricisti, dentisti e medici in pensione. Servirebbe che se l’idraulico mi propone uno sconto per evitare la fattura, io sapessi che lo Stato me ne fa uno più alto se invece la chiedo. Va bene anche un rimborso, un premio, dieci ore di parcheggio gratis in centro, una corsia preferenziale alle poste, chennessò. Preferibilmente qualcosa di tangibile ed immediato, come i soldi che mi farebbe risparmiare l’idraulico, che ho dei vizi da mantenere.

Ah, e poi i pretacci malefici, da quelli sì che bisogna andare a batter cassa, s.u.b.i.t.o.


* Never understimate the need for mutande di lana, it’s cold.
** Che poi secondo me sarebbe giusto anche accanirsi contro il SUV, ma per altri motivi.



[nessun hi-fi e nessun Gracchio è stato maltrattato durante la stesura di questo post]




20/12
2011

Nel frattempo, altrove [2]

Wukan è un villaggio di pescatori e contadini nel Guandgdong, in Cina. Come in tutta la Cina, anche qui i funzionari locali del partito comunista espropriano con la forza i terreni agricoli per venderli agli speculatori edilizi, ennesima piaga dell’ipercapitalismo cinese, i quali vi costruiranno poi altre città fantasma, com’è già successo ovunque nel Paese. Questo naturalmente è uno dei problemi più sentiti da parte delle popolazioni rurali e negli ultimi anni ha dato vita a numerosi scontri ed a proteste, spesso represse con la forza dalla polizia o da mercenari assunti al bisogno.
Ma a Wukan, per qualche motivo, le cose sono andate diversamente. Dopo i primi scontri (ed i primi morti) gli abitanti del villaggio invece di arrendersi si sono ribellati in massa ed hanno cacciato i funzionari corrotti, dando vita ad un raro esperimento di autogestione. L’eccezionalità di Wukan consiste anche nel fatto che le forze di polizia, almeno finora, si limitano ad assediare il villaggio mentre al suo interno gli abitanti resistono ed insistono nel chiedere la restituzione delle terre, maggiore trasparenza e rispetto delle leggi. Il resto della Cina, perplessa, resta con il fiato sospeso chiedendosi cosa succederà in quel piccolo villaggio che resiste all’impero. Perché tutto questo sia importante per la Cina lo potete trovare chiaramente spiegato in quest’articolo di Simone Pieranni.




16/12
2011

Settanta mi da tanta violenza (ft. Andrea Sterling)

Qualche tempo fa sulle pagine di questo bloggo vi avevo parlato di quel gentile signore che risponde al nome di Andrea Sterling, un galantuomo che ha dedicato tutta la propria vita a proteggere e servire l’Italia organizzando complotti, torturando, uccidendo e mettendo a segno attentati. Si tratta naturalmente del protagonista di "Confine di Stato" del barbuto Simone Sarasso, perché di certo personaggi del genere nel mondo reale non ne esistono.
Ad ogni modo, riassumendo per i più distratti:

Wilma Montesi? Andrea Sterling.
Mattei? Andrea Sterling.
Giangiacomo Feltrinelli? Andrea Sterling.
Piazza Fontana? Andrea Sterling.
Piove? Governo ladro, ma ad eseguire materialmente la pioggia è stato Andrea Sterling.

In pratica Sterling è l’uomo da ringraziare se l’Italia è quel che é, e non fatemi dire quel che è, perché nessuna di quelle mezzeseghe al potere sarebbe riuscita a mettere in pratica tutti quei piani macchiavellici per asservire il Paese e narcotizzare la democrazia se non avesse potuto contare sulla spietata fedeltà alla Causa e sull’efficiente esperienza torturatrice della carogna Andrea Sterling, un bastardo che al confronto Gambadilegno sembra un personaggio Disney.

Ecco. Come potete a questo punto immaginare, Andrea Sterling è tornato.

(Già da un pezzo, a dire il vero, ma poi io nun c’avevo tempo di leggere e poi nun c’avevo tempo di scrivere la rece e sai com’è [come non è] te ne dimentichi finché un giorno non ti arriva a casa una busta con dentro i proiettili e potrebbe essere stata inviata da chiunque, ma è a carico del destinatario e quindi capisci che solo una persona potrebbe essere così carogna e quella carogna è Andrea Sterling.)

In "Settanta", sempre di quel barbutone di Simone Sarasso, Andrea Sterling ha perso un po’ di quell’entusiasmo che motivava le sue stragi nei decenni precedenti. Tutto nasce dal fiasco del Golpe Borghese, e qui devo fare una premessa necessaria: nel libro non si chiama Golpe Borghese anche perché non c’è quella merdina fascista del Borghese. Un po’ per garantirsi maggiore libertà creativa, un po’ per evitare di dar lavoro agli avvocati, il Sarasso ancora una volta cambia tutti i nomi dei personaggi storici e incasina i fatti quando gli serve. Si prende pure la briga di specificare che no, tizio non è Andreotti e caio non è Aldo Moro, e chi sono io per dargli contro, il libro è suo. Ma siccome il bloggo è mio e non mi ricordo tutti gli pseudonimi, preferisco rimettere i nomi a posto così mi evito tutti gli ammiccamenti e ci si capisce qualcosa. Se poi Andreotti mi vuole denunciare, beh, stia in guardia perché ho un avvocato in gambissima (cough, cough).

Il Golpe Borghese, dicevamo. Sterling se ne sta lì pronto a fare il colpo di Stato che attendeva da sempre, insieme ai suoi amichetti fasciomassoni e alla mafia, quando tutto viene annullato all’improvviso senza spiegazioni e gli allegri congiurati se ne devono tornare a casa con le pive nel sacco. Qualcuno deve aver tradito, ma chi? Andreotti, Aldo Moro, Kissinger, la mafia, i fasci? Difficile capirlo, son tutte persone per bene. Certo lo scorno è grande: il capofascio di Gladio si ritira a meditare in Cile, dove nel corso della meditazione si dedica ai salutari hobby che potete bene immaginare, ed uccidin uccidendo pure Sterling per qualche tempo gli fa compagnia. Ma poi anche il capofascio viene fatto secco a tradimento e Sterling cade in depressione, vuole vendicarsi e non sa su di chi, uccidere non gli procura più la soddisfazione di un tempo e di punto in bianco anche l’uccello non gli si rizza più. Destino beffardo! Cos’ha mai fatto di male Andrea Sterling perché tu ti accanisca tanto contro di lui?!

(a parte le stragi, le torture, gli omicidi, i depistaggi e forse un paio di stupri)

Andreotti, che nella finzione del romanzo trameggia nell’ombra, gli butta lì una pista: forse a mandare a scatafascio il golpe è stato Aldo Moro, perché è un cacasotto che vuole allearsi con i comunisti. Sterling decide quindi di risolvere la questione con la raffinatezza che lo contraddistingue: piazza una bomba sul treno Italicus su cui dovrebbe viaggiare Moro con l’intenzione di esploderlo. Ma Moro, com’è noto, non sale sul treno e la bomba fa strage di civili innocenti, lasciando Sterling a rammaricarsi per l’esplosivo sprecato. Mentre tenta ancora (senza successo) di far fuori Moro, gli succede però di far carriera: diventa in breve capo di Gladio e persino capo dei servizi segreti e questo è forse un po’ il punto debole del romanzo, mi pare totalmente inverosimile che in Italia un fascista psicopatico coinvolto in trame occulte a fianco della mafia e dei massoni possa diventare capo dei servizi segreti, dai sù, non è mica tanto credibile. E poi il nome Sterling me lo ricorderei.
Dall’alto di questa posizione, comunque, Sterling riesce a metter su tutta un’organizzazione paramilitare fascista che compia attentati qui e lì in giro per il Paese, in modo da avere carne da cannone da contrapporre alle organizzazioni terroristiche di sinistra e per distrarre l’opinione pubblica da Gladio e dai veri burattinai dell’anti-Stato. Insomma, la strategia della tensione all’ennesima potenza.

(nel frattempo il libro segue altri personaggi, il giudice idealista che viene mazziato ma poi si riscatta, il protagonista di film polizieschi che sclera, Vallanzasca, Dalla Chiesa, le Brigate Rosse... in questo libro peraltro le Brigate Rosse hanno più infiltrati che simpatizzanti)

Insomma, Sterling è un pezzo grosso, ma si deprime: i grandi intrighi lo stressano, lui è fatto per le bombe, le pistole, gli inseguimenti rocamboleschi, i manifestanti inermi a cui spaccare le ossa. La politica non fa per lui, è un brutto mondo. Riesce a trovare una qualche serenità solo facendosi fare l’elettroshock ai testicoli dalle prostitute, ma come ben sappiamo questo non può essere che un palliativo temporaneo. Maggiore sollievo glielo dà l’organizzazione del rapimento dell’odiato Aldo Moro, ma anche questo dura poco e la soddisfazione per l’esito positivo (dal punto di vista di Sterling) è oscurata da un’amara scoperta: fin dall’inizio a manipolare tutta la faccenda era stato in realtà

(non lo direste mai)

(colpone di scena)

il perfido Andreotti!

Questo ovviamente, ci tengo a ricordarlo, nella finzione del romanzo. Era stato lui a tradire, lui a tramare, lui ad usare Gladio ed i fasci e la mafia e le br per i propri fini, lui a manipolare Sterling come fosse una marionetta. E tutto questo perché? Qui emerge tutto il genio di Sarasso. Non ci crederete, stavolta sul serio non ci crederete: si trattava precisamente di un elaborato piano del gobbo per smettere di fumare.

Se Andreotti si fosse pigliato i cerotti alla nicotina come tutti, per dire, Sterling sarebbe rimasto disoccupato a pag. 2 e noi a quest’ora vivremmo felicemente in una repubblica socialista sovietica, ma è inutile piangere sul sangue versato.

Andrea Sterling, come potete immaginare, non prende tanto bene questa rivelazione. Mentre un personaggio secondario sta finalmente accumulando le prove per incastrarlo, lui decide di vendicarsi (aridaje) su Andreotti, e non gli viene in mente niente di meglio che (aridaje/bis) farlo esplodere con tutto il treno su cui viaggia. Del resto non è colpa sua se in Italia viaggiano così tanti treni e così tante bombe (in realtà sì, Andrea Sterling scrive ancora oggi gli orari di Trenitalia). Peccato che (aridaje/tris) qualcosa vada storto, qualcun altro tradisca e la bomba anziché sul treno venga piazzata in stazione a Bologna, a sugellare il trionfo di Andreotti con l’ennesima sanguinosa strage di innocenti. Sterling riesce infine a scappare, sconfitto ma non domo, dopo aver ucciso tipo milleduecentocinquanta poliziotti che stavano trasportando un pentito che avrebbe testimoniato contro di lui e questo ovviamente solo a dimostrazione del fatto che ormai è un uomo disilluso e stanco di violenza, perché ai tempi d’oro avrebbe potuto tranquillamente attendere che il pentito testimoniasse e poi uccidere lui, la scorta, i giudici, la giuria, il pubblico, i giornalisti e tutto il personale del tribunale, compreso quello a casa per malattia o in permesso maternità.

E’ dunque finita per Andrea Sterling? Ha vinto il Grande Centro, è tramontato il sogno dell’eversione e non c’è futuro per un onesto sadico eroinomane psicopatico fascista in questa Italia normalizzata? Non sappiamo ancora cosa riservi il destino a quella gran carogna di Andrea Sterling, ma personalmente non me lo vedo a coltivare cavoli in un orto sugli Apennini, a meno che non siano cavoli esplosivi in un orto tossico su degli Apennini di violenza.




P.S.: Questa rece conteneva spoiler, ma ormai che ve lo dico a fare?
P.S.2: Potrei avere o non avere confuso qualche passaggio, del resto è passato qualche mese dalla lettura e ’ste trame nere sono tutte un gran casino, questo ovviamente ribadisco solo nella finzione del romanzo.
P.S.3: Il libro è bello, scritto meglio di Confine di Stato anche se più malinconico. Alcune sottotrame possono magari essere meno interessanti di altre (a me il giudice Incatenato, per dire, ha sfracellato i maroni) ma in fondo le sottotrame sono solo apostrofi rosa tra le parole "Andrea Sterling, dietro di te, sei morto."
P.S.4: Oggi come allora, e non solo nella finzione del romanzo, il fascio è merda.




14/12
2011

Samb Modou, Diop Mor

"I wish it need not have happened in my time," said Frodo.
"So do I," said Gandalf, "and so do all who live to see such times. But that is not for them to decide. All we have to decide is what to do with the time that is given us."

(J.R.R.Tolkien, you know why)


In questo paese alcuni devono morire ammazzati per avere diritto ad un nome. E non è neanche così semplice: devono morire ammazzati in modo eclatante, di giorno, in una città famosa, da un bastardo fascista. Se fossero morti in modo più discreto, affogati in mare, accoltellati fuori da un bar o gettati in un fosso, nessuno avrebbe sentito i loro nomi, non li avremmo letti da nessuna parte, sottintesi crudelmente nelle pagine di cronaca o annacquati nelle statistiche. Avessero continuato a vivere, li avrebbero chiamati per nome solo gli amici, mentre per gli italiani di passaggio sarebbero stati solo altri di quei negri che vendono le cazzate taroccate per strada, da schivare con fastidio o da avvicinare con sospetto. E’ fatto così il razzismo profondo di questo paese che non si credeva razzista: lo straniero vive nell’ombra e cade sotto il mirino dei riflettori solo quando è coinvolto in qualche fatto violento, a rinforzare i pregiudizi diffusi. Per il resto del tempo, pur vivendo e tirando a campare come tutti gli altri, resta sullo sfondo delle città, in mezzo ai campi, nelle fabbriche. Senza di loro l’Italia andrebbe a scatafascio, ma vivesse pure in Italia per sempre lo straniero è destinato a rimanere straniero, a ricoprire il suo ruolo di straniero: braccia senza volto quando tutto va bene, capro espiatorio all’occorrenza e bersaglio quando l’odio non si accontenta più della silenziosa violenza di tutti i giorni. A tirare il grilletto, ancora una volta, è stato un fascista, a caricargli l’arma un diffuso contesto di fasciobastardi violenti, casa pound e compagnia strisciante, e ad indicargli l’obbiettivo almeno vent’anni di politiche razziste, di governi a cui ha fatto comodo emarginare gli immigrati e fomentare ignoranza e guerre tra poveri anziché creare socialità. Ma non dimentichiamoci di chi ha votato quei governi, di chi ha approvato anche solo col silenzio quelle politiche, di chi alla fin fine si lascia pigramente convincere che anche il razzismo abbia le sue ragioni, non dimentichiamoci gli italiani. E soprattutto non dimentichiamo chi muore in modo più discreto, facciamo qualcosa per chi vive.




12/12
2011

Non tutti i monti vengono per nuocere

Prima di scoprire dal prossimo estratto conto che non c’ho più un euro, ho pensato di approfittare del ponte dell’immacolata per andare a farmi un po’ di vacanza. Poi non dite che sono lontano dai gusti intellettuali dell’italiano medio. Dopo una breve consultazione (dei prezzi) io & Amormio abbiamo scelto come destinazione una ridente valle dell’Alto Adige, la Val Casies che colgo l’occasione per salutare e ringraziare per l’ospitalità. Per i pochi che accidentalmente non dovessero conoscerla, la Val Casies è una valle che parte grosso modo da Monguelfo e sale verso nord fino ad entrare nel nulla del nulla che più nulla non si può, una specie di Molise del Sudtirol, il posto ideale per chi è in cerca di pace e tranquillità e del nord e del nulla. Per chi pensa che l’Alto Adige sia solo piste da sci e strudel e gente che parla con un buffo accento vorrei subito dire che sì, è tutto questo ma non solo, sarebbe come dire che la Calabria è solo schiacciata piccante o che cazzo ne so io, non sono mai stato in Calabria, perchè ho cominciato questa frase, continua a cadermi una virgola dopo l’altra, non riesco più a fermarmi, comunque c’è anche lo speck ed un sacco di ottimi dolci e quel pane molto buono con dentro i fichi e l’uvetta e le noci e dei cani giganteschi, non ho mai visto un cane altoatesino che pesasse meno di duecento chili. A parte questo l’Alto Adige è una regione normalissima della Svezia nella quale si possono fare un sacco di cose interessanti. Un giorno, per dire, ci siamo incontrati con l’Anna ed il suo fidanzo barbudo che pure loro erano in vacanza da quelle parti (eh, ma allora c’ha ragione il BBerlusconi) e siamo andati a vedere il riflesso dei monti sul lago di Braies. Peccato che, in modo del tutto sorprendente in una regione nordica d’inverno in alta montagna, la superficie del lago di Braies fosse completamente ghiacciata e coperta di neve e quindi non si vedesse altro che il riflesso della nostra delusione, ben presto mitigata dall’entusiastica constatazione che Uau, un lago ghiacciato, son mica cose che si vedono tutti i giorni e infatti ci siamo messi come cinni a scivolare sul ghiaccio o lanciare palline di neve nell’acqua per vedere se si scioglievano o scrutare con aria molto seria e pensierosa le cime dei monti. Poi, sempre con Anna e il Barbudo, siamo andati a gironzolare senza meta per le strade di montagna senza riuscire sfortunatamente a perderci ed infine siamo finiti a Dobbiaco dove ci siamo imbattuti fortuitamente nella parata dei Krampus, una specie di diavoli travestiti da esseri umani che secondo la tradizione locale se ne andavano in giro a molestare i bambini e sedurre le vecchiette, ma da quando la Chiesa Cattolica fa metà del lavoro si limitano a spaventare i turisti e a far sognare i fan del Signore degli Anelli. Il giorno seguente, invece, abbiamo vagato in lungo e in largo per la Val Pusteria, invadendo accidentalmente piste ciclabili, dando un’occhiata sprezzante agli inutili mercatini di natale e litigando con i frustrati sciatori di passaggio convinti che qualsiasi strada battuta ma anche qualsiasi superficie orizzontale di colore bianco fosse una pista da sci e pertanto di loro esclusivo dominio. Ieri, poi, mentre tutti si incolonnavano fedeli sulle strade del ritorno, noi ci siamo ricongiunti ancora con A+B e deviando per la spettacolosa val Badia siamo andati a Bolzano a visitare l’omino del Similaun, che a dire la verità non sembrava passarsela troppo bene. Magro, rinsecchito, completamente inerte, solo la mancanza di naso permette di distinguerlo da Fassino. Abbiamo però scoperto una curiosa somiglianza tra lui ed il Barbudo fidanzo dell’Anna, una somiglianza a dire il vero così spiccata - naso a parte - che non mi spingerei fino a definire una parentela ma quasi certamente lo è. Altra curiosità: in tutte le ricostruzioni, le foto, i filmati, l’omino ghiacciato ha sempre addosso un perizoma, si può ispezionare al microscopio un frammento del suo femore ma non gli si vedono mai le palle e questo non può che generare curiosità. Perché non si vedono le palle di Otzi, cos’hanno le palle di Otzi da nascondere? Faccio appello alla comunità scientifica perché risolva questo mistero.




7/12
2011

La classe pensionistica del 2045

E’ successo qualcosa di strano negli ultimi decenni in Italia, un ribaltamento nella cultura nazionale per cui i giudici sono progressivamente diventati "di sinistra" così come la serietà, la compostezza e l’austerità, mentre lo svacco, l’irresponsabilità e la scostumatezza sono diventati "di destra" e quel qualcosa, naturalmente, ha un nome ed un cognome e decine di codici fiscali.
Per questo, e solo per questo, messi temporaneamente da parte quel qualcosa ed il suo circo di mezzeseghe e prostitute il governo Monti ci è sembrato una boccata d’ossigeno, la tanto attesa rivoluzione culturale. Persone per bene, nel senso che nostra nonna dava al concetto, persone educate e vestite a modo in grado di spiegare le proprie ragioni senza urlare, senza fare battute sconce, senza dare l’impressione di essere completi imbecilli. Rispetto a quelli che c’erano prima si tratta di giganteschi passi avanti, rispetto a quelli che c’erano prima anche un manipolo di banchieri sembrano l’avanguardia dell’armata rossa. L’iconografia è tornata indietro di trent’anni: professori democristiani in abito grigio si aggirano con sguardo greve per il palazzo che fu dei Borgia.

Il rischio è che siano diversi solo nella forma e non nel contenuto. Magari è ancora troppo presto per dirlo, in fondo sono al potere da appena tre settimane, ma certo gli auspici non sono dei migliori. Staremo a vedere se la sua manovra SalvaItalia (BUM!) saprà placare per un po’ la voracità dei mercati e l’interesse delle agenzie di rating imperanti, ma intanto non si è rivelata né socialmente equa né politicamente difendibile. Chi si aspettava davvero una manovra che andasse a colpire le banche ed i padroni, magari addirittura la Chiesa, chi si aspettava che andassero a prendere i soldi da chi non li aveva mai pagati o almeno da chi ne aveva in abbondanza, è stato deluso: questo è un governo di destra, un governo di conservatori "per bene", per cui la sua ricetta per salvare l’economia nazionale è una ricetta reazionaria. Se non vi va bene, la prossima volta votate a sinistra, babbei.

Sgonfiato quindi l’entusiamo iniziale per la cacciata dei barbari, contro i quali dovremo restare sempre vigili e rinforzare le frontiere all’istante, è giunta l’ora di guardare in faccia la realtà: anche questo governo è ben lontano dall’essere il migliore possibile, anche se può essere il meglio che ci meritiamo in questo momento. Accettare senza discutere questi famosi sacrifici in nome della situazione economica, della crisi, perché rischiamo la catastrofe, siamo sull’orlo del baratro ed altre amene figure retoriche usate a fini terroristici, non vuol dire avere senso di responsabilità, significa rinunciare ad una parte importante della nostra libertà e della nostra democrazia, abdicare i nostri diritti. Certo l’economia sta in un guaio, questo è innegabile, e quando manca il pane è difficile parlare di libertà, ma l’economia non è solo un valore da raggiungere a fine trimestre, non è solo un indice di produzione, uno spread, un tasso d’interesse, l’economia non è solo numeri ma anche lavoro, organizzazione, rapporti sociali, rapporti di produzione, non è solo un quanto ma anche un come e un perché e perdipiù l’economia non è tutto, non è autosufficiente, non è la stregacomandacolore dell’universo. Se manca la libertà, il pane sa di poco.

Monti sarà anche una specie di Prodi di destra, ma dalle premesse è sicuro che non ci farà dormire. E va benissimo, fa bene a tenerci svegli, perché abbiamo un sacco di cose da fare.




18/11
2011

Inutile che fai finta di niente

Silvio, rimembri ancora quel tempo di tua vita mortale quando beltà attraea il portafogli tuo rigonfio e fuggitivo?

Ah, dici che non è finito?

Hai ragione, non è finito quel tempo e non sei finito tu.

Ancora una volta ti danno per morto, Prez, ma si sbagliano. Politicamente morto, s’intende, perché se tu morissi fisicamente non ci sarebbero tanti dubbi, se non altro per i due urli di gioia urbiaca e molesta che lancerei e che farebbero incrinare i vetri di palazzo chigi pure se abito ai piedi delle dolomiti, due urli Silvio il primo appena sento la notizia ed uno dopo i tre giorni canonici, per sicurezza, e questo sarebbe il più fastidioso perché andrebbe a incrinare i vetri nuovi di palazzo Chigi appena cambiati.

Ma tu non sei morto, Silvio, né fisicamente né politicamente, nonostante i bandieroni in piazza e gli orgasmini di Repubblica. Hai tirato a campare fin dove potevi, e quando i topi in fuga hanno reso lampante che stavi per affondare hai saggiamente scelto di passare la palla a qualche altro sfigato. Saggiamente. Perché così non ti hanno cacciato, formalmente. Perché adesso Monti dovrà adottare tutte le misure impopolari che tu non avevi il coraggio di fare, dovrà frugare nelle nostre tasche ed in ogni orifizio disponibile alla ricerca degli spicci e dovrà bastonarci duramente anche per zittire le probabili proteste. Perché il PD, storicamente amante dell’austerity altruy e geneticamente pirla, appoggerà tutte queste misure come un male necessario mentre tu potrai boicottare, o millantare di boicottare, qualsiasi azione vada contro gli interessi del tuo bacino elettorale. E tra sei mesi, un anno o quandunque la marea di merda sarà scesa sotto un livello accettabile per la balneazione, ti ripresenterai come un eroe a salvare la Patria da questi banchieri succhiasoldi. Candido come Santa Maria Goretti. Ancora giovane e fresco come Nosferatu. E la gente, perché è la gente che fa la storia, immemore degli scandali, inconsapevole delle responsabilità e complice della cialtroneria, ti rivoterà e ti riporterà in trionfo. Ti stai già attrezzando, Silvio, ti vedo. E se nel frattempo, o al momento opportuno, l’incessante emergere di emergenze rendesse necessarie "misure straordinarie", "poteri speciali"? Che grazia sarebbe, eh, Silvio, proprio quello che sogni da tempo.

Resta solo un’incognita, forse, a disturbare la meticolosa pianificazione della tua resurrezione (politica, s’intende). Sei mesi, un anno? Quanto ci vorrà perché la marea cali? Stavolta è bella alta. La gente è abituata a fare apnea nella merda, s’è ben allenata, ma se passa troppo tempo prima o poi i polmoni scoppiano. Fuori di metafora, c’è il rischio che il sistema si rompa del tutto, che la gente debba inventarsi qualcosa di nuovo, che magari si sviluppi un imprevisto. Lo so, è improbabile, Silvio, alla gente piacciono le cose che conosce già, ma sai mai. Sai mai. E poi pure te, quanto tempo puoi resistere, mica duri per sempre. Fisicamente, s’intende.




25/10
2011

Confetti rossi

C’era il sole, faceva fresco ed io non avevo la giacca, facevo lo spocchioso in maniche corte.
C’era Navigator che tanto per mantenere fede al proprio nome è riuscito a rimanere bloccato con il furgone tra due sbarre del parcheggio, dovendo allertare i vigili, i tecnici comunali e tutti gli impiegati del municipio per arrivare alla brillante conclusione di salire sul marciapiede e scendere facendo zig zag tra le aiuole, sperando che non gli appioppino una multa.
C’era tutta la comunità abbruzzese del Triste Borgo Natio, perché noi non ci facciamo mancare niente.
C’erano ovviamente PornoRambo, ora ufficialmente mio compare, che vigliaccamente ha collaborato alla stesura di una pretestuosa richiesta di risarcimento per tutti i lavori che lui ed altri baldi giovani hanno svolto per ristruttura la Salarossa sede del festino, come se le pacche sulle spalle non fossero una valuta più che sufficiente.
C’era Nello che preso dalla foga dei propri discorsi come ai bei tempi andati, è inciampato arretrando ed è finito a gambe all’aria. C’era la vecchia che per guardare Nello che finiva a gambe all’aria è caduta dalla bicicletta, pretendo poi che lo stesso Nello ed un corteo di fanciulle la accompagnassero a fare la spesa, tutte le commissioni della lista ed infine a casa.
C’era la Cuginet’, nel corteo di fanciulle.
C’era zio Tobe nel prestigioso ruolo del Testimone, che ha svolto con la solita impeccabile classe e con il suo caratteristico savoir-faire da burbero rivoluzionario.
C’era Stefandra che si è prodigata a distribuire pizze a tutti, e l’impagabile zia Lorella che le dava man forte dopo aver testimoniato a sua volta.
C’erano l’Anna ed il suo barbuto fidanzato intervenuti dalle pianure emiliane, Max il siculo e la moglie dalla metropoli lombarda.
C’era Ivo con il suo forno portatile che sfornava pizze in continuazione, pizze fredde, pizze calde, pizze salate, pizze dolci, pizze ovunque, una strage di pizze.
C’erano il Catechista e Signora, comprensivi di due marmocchi irrequieti che hanno passato il pomeriggio a rotolarsi nel fango, forse per dimenticare il peso biblico dei propri nomi.
C’erano Manuel e la sua dolce metà, la birra. Molte, molte bottiglie di birra. E poi la moglie di Mauel, naturalmente.
C’era la Salarossa agghindata a festa dopo mesi di lavoro, con le pareti ridipinte di bianco e rosso, i vetri nuovi, tavoli coperti di tovaglie rosse, piatti e bicchieri di plastica, piante verdi.
C’erano anche Gerry, Glaudia, Donatella e tutti gli altri che in questi mesi mi hanno insegnato a fare la malta, staccare il mastice dal ferro, il silicone dal vetro, che mi hanno aiutato a spostare mobili e far fuori scorpioni, trasformando un magazzino abbandonato in una sala festosa ed accogliente.
C’erano i parenti, quelli più stretti e quelli che vogliamo tenerci stretti.
C’erano i cinni, quelli appena sfornati e quelli che ormai tentano di farsi la barba.
C’erano le lanterne cinesi che volavano alte nel cielo del Borgo.

E c’era lei, la Sposa, bellissima in rosso.
Ed io, felice.




17/10
2011

Modern Welfare

"A Roma hanno bruciato delle auto."
"Speriamo almeno fossero Audi."

Sabato non sono andato alla manifestazione. Primo, c’avevo da fare. Ho la giustificazione del mio commissario politico, se serve. Secondo, non vedo perché fare tutta quella strada fino a Roma quando se voglio mia nonna è ancora disposta a picchiarmi gratis. Terzo, non ero riuscito ad andare a Genova nel 2001, e non mi piace assistere al remake senza aver visto l’originale.

Però abbiamo mandato in missione l’agente Nello, il noto provocatore barbuto la cui lingua è più efficace di una molotov tanto nel rompere i coglioni quanto nel cunnilinguus.

(Avete mai provato a farvi fare un cunnilinguus da una molotov? Provate. Sono sicuro che rimpiagerete Nello e la sua barbetta abrasiva.)

Il Nello ci ha riferito di scontri, cariche, scariche e tutto quello che avete letto nei giornali, ma con più suadente accento beneventino. Non ho le idee molto chiare, e non sono il solo. Che la gente sia incazzata non solo è comprensibile, ma è giusto. Che in mezzo a tutta la gente incazzata ci sia una minoranza che sfoga la propria incazzatura sfaciando cose, è prevedibile. Non è bello ma è prevedibile, specialmente se non trova altro modo di comunicare la propria rabbia, la propria frustrazione, se ogni altro canale comunicativo è negato o, peggio, non lo sanno usare. Quello che non capisco è perché, al momento, le auto incendiate e le manganellate in faccia se le sono beccate solo a Roma, mentre in altre 80 città del mondo le manifestazioni si sono svolte senza incidenti di rilievo. Siamo messi peggio, siamo più incazzati? E’ perché noi abbiamo non solo la crisi economica ma anche gravi problemi di democrazia, e la manifestazione non era quindi "solo" economica ma politica? O perché il movimento italiano è disorganizzato, approssimativo, poco propositivo?

Nun zò. Ci si ragionerà. Ma intanto.

Ovviamente tutto è stato strumentalizzato, le prossime manifestazioni saranno ancora più rare, più difficili e più violente. Si parla come al solito di infiltrati. Si sentono storie di Neri andati a fare il "master" in Grecia, col traghetto, a imparare la guerriglia urbana, di anarchici divisi in falangi. Come se due anni di guerriglia in Grecia avessero cambiato la situazione di uno zero virgola cazzo. Come se vedere gente vestita di nero parlare di falangi non dovesse farmi scendere un brivido lungo la schiena, istintivamente. Io penso che gli Indignati, al di là del nome che non si può sentire, abbiano tutte le ragioni, penso che oggi più che mai sia necessario rimettere in discussione tutto e farlo subito, anche in maniera radicale. Non sono un pacifista per partito preso, e so bene la distinzione tra la violenza di un sistema che ti condanna alla fame o alla morte per precarietà e la distruzione di oggetti simbolici ed insensibili. Ma io con chi mi parla di falangi, di bersagli, di volume di fuoco non ci voglio stare, io in questa guerra così Nera su entrambi i fronti non ci voglio entrare. Dicono che le manifestazioni pacifiche sono belle ma non servono a un cazzo. Ah, vero. Quante ne abbiamo fatte, quanto niente ci hanno ascoltato. Mancano però di dire che quelle violente sono brutte e non servono ugualmente a un cazzo. Tanto vale tenerci allora almeno la bellezza, l’inutile colore, prima di diventare brutti, tetri e assassini come quelli che combattiamo.