31/5
2011

Dementis ruinas funus et imperio parabat

Si sa che il Lestofante è stato dato per spacciato un sacco di volte e poi è sempre tornato a vincere con brio, si sa che non bisogna distrarsi, non bisogna mollare, si sa che adesso è tutto da vedere, ci sono città piene di problemi da governare, si sa tutto questo, si sa, e ci dedicheremo ad attente analisi del "come" abbiamo vinto, da sud a nord, a est come a ovest, al centro e nelle isole per non farci mancare nulla, senza lasciare alla destra in questo momento nessun posto in cui sentirsi a casa, nessuna roccaforte in cui riorganizzare le forze, del "come" dei candidati nient’affatto moderati possano portare - guarda un po’ - alla vittoria, del "come" Vendola abbia segnato un altro punto contro i disfattisti e di "come" questo dovrà cambiare la strategia del piddì pena l’estinzione del piddì stesso, ragioneremo di tutto questo e terremo gli occhi aperti anche in conseguenza alle neanche troppo velate minacce del Lestofante Capo, che non dimentichiamolo ha dalla sua parte televisioni, giornali, miliardi ed eserciti in divisa e senza. Ma ora, ora, lasciate scaturire per un momento il fanciulletto di formazione classica che è in me, nunc est bibendum, nunc pede libero pulsanda tellus, nunc Saliaribus ornare puluinar deorum tempus erat dapibus, sodales, e cacciate quel Cecubo dalle cantine.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




27/5
2011

Gmg and the fabulous unbiased review

E’ ormai un fatto ben noto come i miei amici (e pure Amormio) si bullino di me sostenendo che io di musica non capisco un accidente. E sapete cosa? Magari hanno pure ragione. Non so distinguere le note, non so distinguere gli strumenti e non so distinguere neanche i generi musicali, se mi fate ascoltare una musica e mi dite che è blues, io vi risponderò "ah-ah." ma se poi ribattete "scherzavo, è jazz", io vi risponderò lo stesso "ah-ah", con aria indifferente, e se a quel punto continuate "mannò, è musica psichedelica tedesca!" io non potrei che osservare ancora "ah-ah". Alla quarta volta no, alla quarta parte un cartone. Ciononostante, poiché vivo nell’hinterland extra-tangenziale della periferia dell’impero e qui la musica non è un fatto sociale ma privato, questa mia presunta ignoranza non fa male a nessuno ed io continuo ad ascoltare quel che mi pare facendo ogni tanto "ah-ah" dentro di me.

Stavo dicendo?

Uhm, già. Ieri ho ascoltato per la prima volta il disco di questo sconosciuto gruppo veneziano, i "Giuliomaria Garbellotto ed i Beta Project" come lo intitola itunes. Ci canta e ci suona dentro un mio amico (che si chiama Beta Project) e lo fa anche bene, direi, dato che a me il disco è piaciuto un casino. Cos’è, blues? Ah-ah, può essere. Sono quasi tutte canzoni cantate in inglese, ed a me in genere i gruppi italiani che cantano in inglese fanno schifo ma questo no (e neanche i Records, se è per questo, ma non c’entra). Ci sono alcune canzoni malinconiche (è blues!) ed altre molto allegre e danzabili (è... uhm... funky?) ed anche se in certi casi mi pare strano sentire la voce di Giulio che canta e mi fa sghignazzare, devo ribadire che ’sto disco è cantato e suonato molto bene, non da l’impressione di essere la solita roba registrata in garage col mecbuc, è una roba fina. I testi, a dire il vero, non li ho ascoltati con attenzione e non sono neanche andato a leggermeli sul sito, ma così ad intuito direi che parlano di: grandi amori finiti male, grandi amori che vanno bene (subito prima di finire male), donne che non capiscono niente di quel grand’uomo tormentato da un’adolescenza non risolta che è GMG. L’unica canzone in italiano è invece uno saluto ad una persona scomparsa a cui il cantante era molto legato, un pezzo molto sentimentale che testimonia un grande affetto ed un forte dolore, resi ancora più diretti dalla scelta della lingua natia che a volte è più d’ostacolo che d’aiuto.

Questo è il massimo che io riesca a fare come recensione musicale, ma calcolando che il 90% delle visite a questo bloggo arriva da gente in cerca di "donne nudde" direi che ci si può accontentare. Ed ora qualche breve cenno biografico su Giuliomaria Garbellotto, così che possiate farvi un’idea di cosa andrete ad ascoltare:

Giuliomaria Garbellotto nasce in una grotta nei pressi del Triste Borgo Natio (VI) intorno al maggio del 1980, anno in cui per qualche motivo moriva John Lennon. Il fatto di possedere al 50% sangue partenopeo rese la sua infanzia nelle midlands vicentine soggetta a violenze e soprusi di ogni genere, ivi compreso il famoso scherzo del panino al gatto: durante la ricreazione alle medie, gli altri bambini scambiavano la sua caponata di cozze con un autoctono panino al gatto, e poi lo deridevano mentre lui lo addentava inconsapevole della malefatta.

(effettivamente questo non è uno scherzo, è più un crimine caduto in prescrizione)

Negli anni del liceo, Giuliomaria capì che prendere in giro l’amico Nello non era sufficiente per distinguersi in quanto lo facevano tutti, e decise allora di imparare a suonare la chitarra elettrica e fare il figo alle assemblee d’istituto. La sua fama in quel periodo era oscurata esclusivamente da quella di un altro gruppo musicale che stava facendo piuttosto parlare di sè, tali "Guns n’ Roses", di cui Giulio architetterà la distruzione inviando al cantante Axl Rose lettere piene di deliranti e sperticati elogi della maestria musicale del chitarrista Slash, causando un’insanabile rottura tra i due che in breve tempo li avrebbe condannati all’oblio. Divenuto a seguito di ciò il più ambito musicista sulla scena Borghense, Giuliomaria si sente tuttavia schiacciato dal peso di tanta responsabilità e fugge a New York, dove conduce una vita sregolata frequentando l’ambiente hipster e svolgendo ogni genere di lavoro per mantenersi, purché non comportassero la necessità di lavorare davvero. Tornato in Italia negli anni duemila, si ritira a Venezia dove compone canzoni, suona canzoni e guida barchini, visitando occasionalmente l’ambiente universitario per darsi un’aria intellettuale. Nel 2011 raccoglie attorno a sè dei musicisti molto bravi e non gelosi della sua bellezza e decide finalmente di regalare (dietro modesto compenso) al mondo un po’ della sua musica, pubblicando il primo disco "Queen with no crown", noto anche per il titolo storpiato da alcuni maligni in "Queer with no cow" ma si sa che la gente è cattiva, lasciamola parlare.

Ora a meno che non abbiate la pentola sul fuoco o il cinno che frigna o un dittatore in Libia da bombardare, la cosa migliore che potreste fare sarebbe andare su www.thebetaproject.it e come minimo ascoltarvi le canzoni per poi tornare qui e dirmi cosa ne pensate.




24/5
2011

De rerum Natura

La mia breve esperienza di orticoltore mi ha insegnato che esistono sostanzialmente due tipi di vegetali: quelli che crescono sottoterra e quelli che crescono sovratterra. Nel caso non vi siate mai chiesti da dove arriva quello che mangiate o abitiate, per dire, in zone fortemente urbanizzate come Nu York, Shanghai o Sucate (MI), alla prima tipologia di verdure appartengono le cipolle, le carote, le patate, gli aglii ed i poveri scalogni, che la natura ha voluto beffare con un nome tanto sfortunato. Poi anche le rape, il sedano rapa ed altre cose disgustose che non ho seminato/piantato. Al secondo tipo appartengono le verdure emerse come le zucchine, le melanzane, i peperoni, i pomodori, i fagiuoli, i ceci, i cereali in generale e via dicendo; queste sono le mie preferite perché posseggono un indubbio vantaggio: sai sempre quando sono mature, ma soprattutto sai sempre quando esistono. Come faccio a sapere se sto guardando una pianta di patate, o solo un ciuffo di foglie sotto il quale non c’è nessuna patata? Dovrei estirparla per controllare, ma a quel punto se c’è la patata è spacciata, kartofen kaput, e allora mi tocca aspettare e contemplarle dal bordo dell’orto conservando fede e speranza (e carità) ma fino a quando, fino a quando o mio Signore? Quando sarà pronta la Tua patata, che pur nella Tua infinita saggezza non hai pensato di dotare di un led per segnalare l’avvenuta maturazione?

(Poi ci sarebbe una via di mezzo rappresentata dalle verdure che crescono rasoterra, tipo l’insalata o gli asparagi, ma la storia si sta già facendo troppo lunga)

E’ da notare infine che tra tutte le verdure le più ambigue sono le zucchine, non solo per quella strana sensazione di turbamento che provi mentre ne verifichi la consistenza alla coop, ma anche perché sono le uniche a potersi chiamare anche al maschile senza sentirsi in imbarazzo. Le zucchine, gli zucchini, è uguale. Le patate, non i patati. Le melanzane, non certo i melanziani.

Ora che la maggior parte della gente ha chiuso il browser disgustata dal mio eccesso di simpatia ed è andata a sniffare trielina per ritrovare il buonumore, posso proseguire con i pochi savi rimasti. Colti da un improvviso afflato di bucolicità, Sabato io et Amormio siamo andati a passeggiare in montagna assieme al caro vecchio dolce Pornorambo ed all’amico Diego (nome vero); avrei voluto che venisse anche il Nello ma pare che dovesse lavorare, o come ha ipotizzato qualcuno "stare fino alle sei del mattino davanti allo specchio a fumare leggendo passi di Dostoieski". Non sapendo di preciso dove scarpinare, ci siamo lasciati ispirare dal Diego che ci ha guidato sull’altipiano di Asiago fino all’Altar Knotto. Ora, per quei sei/sette miliardi di persone che non hanno mai sentito parlare dell’Altar Knotto, lasciatemi dire che si tratta fondamentalmente di un grosso sasso piatto che secondo la tradizione veniva anticamente usata per i riti pagani (e qui alzo le mani perché anticamente non c’ero), che si raggiunge tramite un’agevole passeggiata nel bosco e che si affaccia sullo strepitoso panorama della Valdastico. Beh, strepitoso... se si escludono le cave, le fabbriche e le case, a dire il vero. Strepitosinzio. Strepitosuccio. Da quanto ho poi letto sull’internette in giro per l’altipiano ci sarebbero altri roccioni simili considerati magici (secondo l’assodato principio umano che qualsiasi grosso sasso, meglio se dalle forme strane, è in qualche modo magico) ed io che nella vita non ho nulla da fare mi sono immediatamente posto l’obbiettivo di andare a vedere anche gli altri due, perché se c’è una cosa che amo è pormi obbiettivi semplici, assolutamente inutili e riuscirle nel tempo a dimenticarmene. In ogni caso, se volete aggregarvi alla gita di Karmachimico allo Spizeknotto o come knotto si chiama scrivetemi, non so neppure se l’indirizzo e-mail qui sopra funzioni.
A seguito di tutto ciò, dopo una breve sosta al laghetto di Roana dove abbiamo fatto volare gli ombrelloni, siamo andati sul Cengio che è un altro monte dei dintorni e schivando i nuvoloni temporaleschi carichi di pioggia abbiamo percorso alcuni dei sentieri e dei percorsi che i nostri bravi soldati hanno costruito durante la prima guerra mondiale per resistere all’avanzata austriaca sull’ultimo baluardo prima della pianura padana. Ci sono riusciti? Assolutamente no, gli austroungarici hanno conquistato il Cengio in una settimana uccidendo svariate migliaia di persone che senz’altro se ne sarebbero state più volentieri a casa loro. Ed è per questo che ora parliamo tutti tedesco in Veneto, vero? ...No, eh? Allora che razza di ultimo baluardo era, se anche dopo averlo conquistato gli austriaci non sono andati oltre? Mah. Misteri della propaganda bellica.

Arriveranno, un giorno, le foto di tutto ciò.




16/5
2011

It’s a Mullah Shadow

Che volete che vi dica? Che è stato meglio aver giocato a scala 51 e vinto, che mettere linoleum nei vostri salotti?
Se non altro perché non sono capace di mettere il linoleum. Ad ogni modo è primavera, tempo di rinascita, tempo di ribaltare i pronostici e ribaltare berlusconi e fare a lui quello che lui faceva alle letterine. Tempo di infradito, primi bagni al mare e rinfrescanti mojito, se vivessi in un cazzo di paese tropicale invece che nella giungla vicentina. Ma a parte questo non c’è niente che non va, odio il mondo, il governo ed i telegiornali e soprattutto odio il mal di testa, la pioggia, il vento e la ventosità in generale, il lavoro, il capitalismo, il mondo (di nuovo), quelli che guidano l’audi, i ciclisti che vanno in giro appaiati o a gruppi, le tasse, il freddo, il caldo e quelli che si lamentano di tutto. Per il resto direi tutto bene, dai, specialmente perché ieri sono riuscito a fare un pranzino con PornoRambo e Cuginet’ e poi abbiamo giocato a scala 51, ambiziosa variante abbruzzese della scala 40, e siamo andati avanti per ore perché una delle regole è che devo vincere io.


(sono in un periodo che il mondo mi disgusta, ricambiato. Ma a voi no, a voi vi voglio bene.)




2/5
2011

Meno male che siamo il bene

Osama Bin Laden, detto "zio Bin" dai suoi 4.832 nipoti, "Garbage Bin" dai detrattori e "Signor Zio Bin" da parte dei suoi seguaci, nacque nel 1957 a Lavarone (TN), una delle molte Città Sante dell’Islam, da una famiglia molto pia, musulmanamente molto pia. E’ stato del corso della propria vita di volta in volta imprenditore, nababbo, guerrigliero, cronista di Studio Aperto, capo terrorista, capro espiatorio terrorista, palazzinaro e per otto stagioni cameraman dell’Isola dei Famosi, dimostrando quindi una spiccata propensione ai lavori di merda che nessuno vuole più fare. 

Biografia
Diciassettesimo di cinquantaquattro fratelli, durante l’infanzia ebbe poche occasioni di sentirsi solo ma questa situazione non mancava di procurargli dei disagi anche gravi, soprattutto quando tutta la famiglia andava al mare su una vecchia 128. Ben presto il giovane Bin decise di affrancarsi da quella difficile situazione ed avviò una fiorente attività economica, in associazione con la famiglia reale Saudita e Vittorio Emanuele di Savoia. Fu un periodo molto duro, in cui dall’alba al tramonto ogni momento veniva dedicato al lavoro, ogni pensiero veniva dedicato ad Allah ed ogni centesimo veniva messo da parte per comprarsi la pleistescion, ma dopo quindici giorni suo padre morì e Bin Laden, volente o nolente, dovette diventare miliardario. In questi casi la maggior parte delle persone reagisce con un lutto più o meno duraturo e sofferto seguito da una lunghiiiiiiisssima vacanza ai caraibi ma Binny, ribelle anticonformista, decise invece di farsi crescere la barba ed andare a combattere i russi sul fronte afghano. Come è capitato a molti, fu questo episodio a cambiare la sua vita. L’esperienza della guerriglia contro i comunisti gli permise di conoscere ed apprezzare la durezza della vita militare, le asperità di un ambiente ostile e l’allegra serenità donata da un attentato ben riuscito, oltre che di venire in contatto con fieri compagni di lotta come i talebani, John Rambo, Gasparri* e la CIA, quest’ultima sua principale fornitrice di armi e principi liberali. Terminata la guerra con la sconfitta dell’esercito sovietico l’esultanza di Bin Laden fu di breve durata; aveva poco più di trenta milioni di dollari, poco più di trenta mogli e poco più di trent’anni, l’età in cui uno o si compra l’ipad o decide di smetterla di gioire per le guerre degli altri e mettersi in proprio. A metà degli anni Novanta fonda la celebre griffe Al Qaeda, che esordisce firmando l’esplosione di una nave americana parcheggiata dinanzi allo Yemen. Perché? Perché gli Stati Uniti sono nemici dell’Islam e fomentatori di peccato, e perché lì ci doveva parcheggiare il suo yacht. Altri sanguinosi attentati contro obbiettivi americani lo fanno presto diventare noto in tutto il mondo, tranne che in America. Frustrato, egli decide di organizzare il più terribile attentato terroristico che abbia mai avuto luogo al di fuori di un regolamentare e civile conflitto bellico, mandando alcuni aerei a schiantarsi contro le torri gemelle americane e provocando tra le altre cose:

- migliaia di morti che non c’entravano un cazzo
- due guerre e molte altre migliaia di morti che c’entravano ancora meno, per vendetta e rappresaglia
- ulteriori attentati di rappresaglia alla rappresaglia
- and so on

Indubbiamente, da quel giorno il marchio Al Qaeda è diventato piuttosto famoso, con uffici di rappresentanza in tutto il mondo. Zio Bin decise a quel punto di ritirarsi dietro le quinte e limitarsi a dirigere il potentato del terrore che aveva creato, accarezzando persiani albini (nel senso dei gatti) e pianificando altri spassosi modi di compiacere Allah, nonostante secondo molti a discapito di quest’ultimo si possa notare come mai Maometto abbia parlato specificatamente di aeroplani, stazioni della metropolitana o bombe, limitandosi ad un generico e diversamente interpretabile "Al mio segnale scatenate l’inferno".

(scusa Allah non uccidermi)

Per molti anni è calato un impenetrabile mistero su quale fosse il rifugio segreto di questo barbuto sultano del male, lo si immaginava nascosto in una caverna in afghanistan o magari in una caverna in pakistan, alcuni addirittura si spingevano ad ipotizzare che fosse nascosto in una caverna nel caucaso o in una caverna nel bel mezzo del centro di Orlando (FL), ma nessuno sospettava fino ad oggi che egli si celasse in una sordida villetta prefabbricata alla periferia di Unabotta, poco lontano da Islamad. Sul serio, Bin, che storia è questa? Una villetta? Assieme alla moglie e ai figli...? E la caverna? E le segrete in cui torturi i tuoi nemici? E lo schermo gigante su cui spii ogni loro mossa? Ed il fossato? I coccodrilli? Il vulcano con l’occhio di Sauron fiammeggiante? Ma che razza di cattivo sei, Bin? Naturalmente Osama Bin Laden non può più rispondere a queste ed alle molte altre domande che avremmo voluto porgli, in quanto è stato recentemente sopraggiunto da un gravissimo attacco di morte. O come dicono i media occidentali, così civili e compassati nell’affrontare il mistero della morte, è stato ucciso, freddato, ammazzato, eliminato, annichilito, terminato. Non ci credete? Bene, presto il suo cadavere trapassato dai fori di proiettile verrà mostrato, esposto, analizzato e possibilmente anche smembrato e diviso in piccoli pezzettini affinché ogni americano, ogni persona che ha a cuore la libertà, la democrazia ed i valori della società occidentale possa averne un brandello sanguinolento da tenere sul comodino. Ovviamente alcuni menagramo potrebbero far notare che la premiata ditta Al Qaeda è ancora ben attiva e funzionante e che in questo momento ogni terrorista del mondo sarà lì che si scrocchia le dita e tira fuori il tritolo dal congelatore, ma perché rovinare la festa al mondo libero?

Eredità culturali
Troppe, tutte negative. Tra queste non dimentichiamo la rielezione di George W. Bush, interminabili dibattiti con Giulietto Chiesa, la monopolizzazione di uno specifico giorno del calendario, un film di Michael Moore ed almeno una decina di puntate di Voyager, ognuna delle quali sarebbe sufficiente a giustificare la sua morte se in occidente non esistesse la radicata convinzione che un criminale vada rieducato, non punito e che comunque ad un reato per quanto sanguinoso non vada risposto con la vendetta, men che mai fisica, abitudine che invece era diffusa presso i popoli primitivi ed anche adesso in culture meno evolute.




* C’è da dire che in tutti i suoi videommessaggi diffusi dopo l’Undici Settembre, Bin Laden esordiva negando di aver mai conosciuto Gasparri.




11/4
2011

Tutto ricominciò con un’estate anguàna

ATTENZIONE! Questo post contiene una marchetta spudorata ad un libro di prossima uscita, abilmente mimetizzata in paragrafi subliminali sparsi qua e là attorno al resoconto apparentemente insignificante di banali episodi di vita provinciale. Nessun cimbro è stato ferito durante la realizzazione di questa marchetta e nessun euro è stato intascato (figuratevi).

Questo fine settimana estivo di inizio Aprile l’ho trascorso prevalentemente in orto, a zappare la terra e strappare le erbacce e piantare piantine e seminare semi. Yep. Sono diventato un coltivatore diretto, proprio il lavoro che mio padre sognava per me e che io mi sono sempre ben guardato dal fare in sua presenza. Una volta ero contrario alla coltivazione dell’orto per due motivi:

1. a causa delle piogge acide e dell’inquinamento le verdure dell’orto rischiano di essere comunque poco sane;
2. è faticoso.

Devo specificare quale delle due era la motivazione prevalente? E quale delle due era accampata solamente come scusa per evitare il lavoro? Mannò, se state ancora leggendo siete senz’altro persone intelligenti. E poi cosa ne so io di dove vengono coltivate le verdure che compro al supermercato, probabilmente la camorra fa arrivare le mie zucchine direttamente da Cernobyl. E poi dicono sia fondamentale il chilometro zero, ma nel mio caso dev’essere proprio zero perché io già a chilometro uno ho un inceneritore che brucia la merda tossica di tutto il veneto, quindi scordatevi la buona polentina con il mais maranello, il mais maranello se lo fai passare sotto un contatore geiger secondo me lo puoi accompagnare solo con il sushi di Fukushima, per cui questa è la lunga storia di come mai sono tornato a coltivare l’orto. Oltre al fatto che fino a poco fa non avevo alcun orto da coltivare, ma questa è un’altra storia che a voi non interessa.

Certamente ricorderete "La Valle dell’Orco", il libro che ha segnato una generazione, quindi non è affatto necessario che io vi ricordi che si tratta di un romanzo ambientato nelle contrade montane che circondano il mio Triste Borgo Natio, che riportava in auge il tema delle origini cimbre di queste terre e che narrava di un’orrida serie di delitti conclusasi [SPOILER] con un’azione di eclatante furbizia da parte del più autolesionista dei protagonisti di romanzo. Il libro che ha cambiato per sempre la mia infanzia, anche se è uscito solo un paio d’anni fa. Rinfrescata la memoria? Bene, umettatevi i pollici e preparatevi ad un’altra escursione a Cimbrolandia, perché l’autore (=il tizio che scrive i libri) mi ha testé informato che sta per uscire con un nuovo romanzo, anche questo ambientato nelle immediate vicinanze di casa mia, anche questo presumibilmente ricco di inquietanti omicidi e di fantasiose etimologie paleocimbre! E’ il vostro entusiamo questo boato che sento? 
(spero di sì)


A parte questo zappare e seminare come un gentiluomo d’altri tempi, sabato sono andato ad una cena di reduci degli anni Settanta. E’ stato molto bello ed istruttivo, sono pochi i frichettonni sopravvissuti all’eroina, al riflusso ed al pidì, certo sbevacchiano e sfumicchiano come se non ci fosse un domani ma hanno un sacco di bei libri (praticamente tutto l’Eternauta) e quei dischi neri di plastica che si appoggiano sul girapiatti e ne esce la musica ed ascoltano di quella musica che adesso non se ne sente più in giro, tipo hanno messo su Bob Marley e poi i Wild Cherry e i Traffic, e da lì è nata una discussione colta (per quanto l’alcol e le spezie consentissero) su John Barleycorn e Jack London ed il turismo nudista. E pensavamo io et l’Amor mio che se per noi non è facile vivere in questa società degenerata senza più Marx né valori per loro dev’essere ancora più difficile, per loro che si sbattevano per un mondo migliore ed invece se lo sono visti diventare sempre peggiore e però vanno avanti senza mollare, si fanno tutte le manifestazioni, camminano a piedi scalzi e rollano da professionisti. 

Il nuovo romanzo si intitola "L’ultima Anguàna" e se sapete cos’è un’anguana sapete benissimo che c’è da aspettarsi un sacco di sesso, boschi e sangue, altrimenti è il caso di specificare che non ha nulla a che vedere con le anguille quindi non è quel genere di sesso e sangue che dovete aspettarvi. E quando potremo mettere le mani su questo gioiello? Se non siete già partiti di corsa per andare in libreria avete fatto bene, perché lo troverete solo a partire dal 15 Aprile che tra le altre cose è anche il compleanno dell’amico Nello, che saluto con affetto pur essendo egli sannita anziché cimbro e totalmente fuori luogo in questo paragrafo.

Un’altra cosa che mi è successa è che è passato un tipo per una "distribuzione speciale" porta a porta di Lotta Comunista, "un giornale scientifico". Prima di tutto, qual è la distribuzione ordinaria? Devi andare a prendertelo in Corea del Nord? Perché non ricordo di averlo mai visto in edicola, compagni. In secondo luogo, in che senso un giornale scientifico? Avete un ingegnere in redazione? Perché anche se so che è sbagliato giudicare un libro dalla copertina (ma lo faccio lo stesso), da un giornale scientifico mi aspetto nomi tipo "The Mathematical Intelligencer" o "Focus" o "Playboy", mentre "Lotta Comunista" mi comunica un vago senso retrò di rieducazione politica. Si potrebbe almeno trovare un compromesso, tipo, "Conflitto sociale teso al raggiungimento di un’utopica società di eguali in senso Marxista-Leninista", magari abbreviato in qualche modo. In ogni caso, questo tipo se ne vagava per la periferia veneta come una pecora in mezzo ai lupi con il suo pacchetto di giornali sottobraccio e tutti i miei vicini di casa lo allontavano a male parole, per cui io invece gli ho smollato un euro e mi sono comprato una copia. Anche perché lo so cosa succede a chi torna al furgone senza avere venduto neanche una copia, l’ho letto su Focus. Il tipo è stato così felice, pur continuando a rassicurarmi che si trattava di un giornale scientifico, che per un attimo si è quasi dimenticato di chiedermi il numero di telefono per contattarmi in caso di manifestazioni, riunioni, dibattiti. Gli ho dato quello di Pornorambo.

In ogni caso, sento che questo sarà il romanzo che darà nuova linfa alle mie presunte e del tutto infondate pretese di ascendenza cimbra nonché alle lunghe e violente discussioni sull’argomento con Amormio e come avrete forse intuito sono entusiasta della cosa tanto che in attesa di leggerlo vi ci butto giù una manciata di punti esclamativi così a cazzo da spedire ai vostri amici e parenti: !!!, !!!, !!!

P.S.: L’artefice di tutto questo, il tizio che ha svegliato questo demone cimbro che mi rugge nelle vene (si fa per dire), si chiama Umberto Matino (con una "t"). Volevo evitare di nominarlo perché uno si deve interessare al romanzo e non all’autore, ma poi ho pensato che ci sono anche scrittori che menano.




5/4
2011

Un tizio che uno di questi giorni gli succederà una cosa e non saprà neanche perché.

Ultimamente c’è ’sto tizio, quando passo per tornare al lavoro al pomeriggio, che se ne sta su una panchina a leggere. Io me ne passo in macchina all’una e quarantacinque, per esempio, ma possono essere anche l’una e quarantaquattro o l’una e quarantasei, ho una certa flessibilità d’orario, e lui se ne sta lì, sotto gli alberi che costeggiano il torrente, su una panchina di legno non ancora deturpata dai vandali, a leggere un libro. Neanche tutti i giorni, solo quando c’è il sole o è bel tempo. Io passo di lì anche quando fa brutto, sia chiaro, vado a lavorare anche quando il cielo è coperto, quando c’è vento e persino quando piove, ma lui no, lui probabilmente in quei giorni all’una e quarantacinque (circa) se ne sta a leggere in salotto, o persino a letto, mentre quando fa bello io passo e lui se ne sta su quella panchina o nei paraggi, oggi per esempio passeggiava lungo la pista ciclabile con la testa china sul libro, forse per sgranchirsi le gambe, forse perché c’era troppo sole, io passavo in auto e lui camminava leggendo ed io pensavo, ma guarda un po’ questo figlio di puttana che cammina leggendo, di solito legge spaparanzato sulla panchina in maniche di camicia con un braccio dietro lo schienale come se non avesse nessun pensiero al mondo, a gustarsi questo piacevole sole primaverile ed il fruscio delle foglie e tutto questo genere di cose, ma possibile che non abbia nient’altro da fare, a quest’ora del giorno poi, non ha un lavoro, non ha una famiglia, dev’essere una specie di scoppiato, uno di quelli che perdono il lavoro e vanno in depressione e si mettono a leggere i libri sulle panchine mentre la gente normale (io) va a lavorare e poi tornano a casa (loro) ed uccidono la famiglia (che comunque non hanno) e poi se la mangiano, e chissà che libro sta leggendo ’sto figlio di Androchia, guarda come se lo gusta, chiaramente indossa occhiali da sole perché altrimenti il riflesso del sole sulla pagina candida gli ferirebbe gli occhi, ma si capisce dalla piega della bocca e dalla postura rilassata che ci sta proprio cavando gusto, il maledetto, questo pensavo casualmente oggi come ogni giorno mentre gli passavo accanto in macchina per andare a farmi altre quattro o cinque ore di lavoro mal salariato, in quei due virgola otto (virgola sette, virgola nove) secondi che scorrono tra quando lo avvisto sulla sua panchina e quando me lo lascio alle spalle, il parassita, e comunque chi se ne frega, sono sicuro che lui il suo libro la sua panchina il suo viale alberato il suo torrente i suoi occhiali da sole ed il suo sole sono tutti e ribadisco tutti completamente acerbi.




21/3
2011

Lo scatolone di rabbia

Mi sento un po’ in imbarazzo, in questi giorni, per via di questa faccenda della guerra in Libia. Guerra, poi. Missione umanitaria, peacekeeping, chiamatela con l’eufemismo che preferite. Il ministro degli etseri Frattini oggi ha dichiarato "no alla guerra", quindi questa non è una guerra, ma d’altra parte mi sembra che subito dopo abbia anche dichiarato la propria contrarietà al latte versato ed ai buoi fuori dalla stalla, quindi non so che pensare. Il fatto è che a me Gheddafi sta sulle balle, ma non da adesso, da prima, da prima ancora, fin da quando sono piccolissimo mi è sempre stato sulle balline Gheddafi, ricordo di quando ci tirava i missili e faceva svolazzare i mig sopra la Sila, però allo stesso tempo sono anche contrario a ricambiare il favore riempendo lui ed i suoi concittadini di missilate sulla testa. Sono un bel paraculo, vero? Già, me ne rendo conto. Molto meno di quanti per decenni hanno chiuso gli occhi sulle porcate del dittatore libico, o peggio ancora hanno chiuso gli occhi e finanziato, o peggio ancora hanno chiuso gli occhi, finanziato, baciato le mani ed ora gonfiano il petto dichiarandosi pronti a riportare la democrazia nel mondo, democrazia che per loro evidentemente significava campi di concentramento nel deserto e torture e culto del capo e dittatura. Questi falsi tirannicidi con la coscienza e le mani sporche si muovono troppo tardi, con i mezzi sbagliati e solo per il proprio interesse, ma vogliono essere venerati come eroi. Io sono contro Gheddafi, contro la dittatura ed anche contro di loro, che fino a poche settimane fa erano amici di Gheddafi ed ora lo vorrebbero rimpinzare di bomboloni all’uranio impoverito. Non sono neanche un pacifista a prescindere. Capisco che a qualcuno fare la guerra possa piacere: serberò a lungo il ricordo del nostro ministro della guerra La Russa, che evidentemente sognava questo momento fin da quando era ragazzino, che annunciava l’intervento militare con il volto emozionato e turgido, mentre con maschia fierezza eiaculava orgoglio da tutti i pori, tanto che mi è venuto da temere pure per la sorte di Istria e Dalmazia. Capisco che per alcuni altri, magari anche in buona fede, questo sia il mezzo più pratico ed efficace per togliere di mezzo il cattivo della situazione. Altre volte ci ho creduto anch’io, e la storia successiva ha sempre dimostrato che avevo torto, che mi ero lasciato prendere in giro. Non porteranno la pace neanche stavolta, le nostre bombe umanitarie, le nostre bombe intelligenti che selezionano i propri obbiettivi con accuratezza e precisione: accuratamente e precisamente dove servono gli interessi economici e politici di chi le sgancia. E ancora una volta l’ONU e le sue risoluzioni tardive ed ambigue vengono usate come scusa per imporre le scelte di una manciata di Stati, oggi in modo ancora più grave perché avviene in contrasto con il parere di altri Stati che tanto irrilevanti non sono, come la Russia, la Cina, il Brasile e persino la Germania. Ma tant’è, si va avanti, ad ogni costo: non ad aiutare la Libia, o i libici, ma a conquistarla. O a riconquistarla, nel nostro caso.




10/3
2011

Il processo creativo

Giusto per chiarire, a me di questa riforma della giustizia non interessa una fava. Separazione delle carriere, doppio csm, responsabilità civile dei magistrati... niente, davvero, non mi solleticano, non so che farci. Diciamo che ho dei pregiudizi, per usare un’espressione del nostro cosiddetto ministro della cosiddetta giustizia Angelino Al Fano: siccome sospetto che questa riforma avvantaggi il Prez, pregiudizialmente sono contrario, pregiudizialmente mi sembra un inutile cumulo di minchiate allestito più che per infastidire, per minacciare i giudici. Non mi è ben chiaro che vantaggi ne tragga il Prez, a dire il vero, ma non mi risulta che abbia mai fatto una legge che non fosse finalizzata a fargli guadagnare qualcosa (tempo, libertà, soldi, donne, buoi, paesi tuoi). D’altra parte, non è che io sia contrario tout court ad una riforma della giustizia: la giustizia fa abbastanza schifo, da queste parti. Anzi, a dire il vero, mi sembra proprio che viviamo in una società ingiusta. C’è gente - figuratevi - che guadagna un sacco di soldi senza fare un cazzo ed altri che invece si smazzano in fabbrica per poche centinaia di euro, gente che non lavora perché il padre padroncino gli passa pure i soldi per la bamba e gente che non lavora perché non ha un lavoro, ci sono donne che non vengono assunte perché c’è il rischio che un domani possano rimanere incinte e donne che diventano ministre facendo i bucchini, semianalfabeti che vengono eletti consiglieri regionali per via di un cognome famoso e laureati che passano le giornate al call center prima di essere sbattuti fuori anche da lì, ci sono manager che guadagnano venti volte un operaio, trenta volte, un trilione di volte, ci sono amministratori che truffano le banche e non vanno in galera, banchieri che truffano i risparmiatori e non vanno in galera, imprenditori che lasciano morire i lavoratori e non vanno in galera e ci sono tossici che vanno in galera e non tornano più a casa, ci sono cocainomani in ogni cda ed in ogni caserma ed in ogni porsche di questo paese e ragazzi che vengono fatti fuori di botte se escono fuori fatti di notte, ci sono milioni di persone con milioni di cose da dire che se ne stanno zitte e pochi cialtroni che controllano ogni mezzo di comunicazione e blaterano e definiscono la cultura e ci sono persino, questo è proprio da pazzi, inquisiti e condannati in parlamento a legiferare sulla giustizia e queste sono solo alcune delle ingiustizie che vedo, che sento, che soffro, per non parlare di missioni di pace, mutui sulla casa, multinazionali, amori non corrisposti, chiesa cattolica, belle ragazze depresse e giovani tristi, c’è un sacco di ingiustizia in questo paese, in questo sistema, ci sono ingiustizie sociali e politiche, ingiustizie razziali e di genere, grossissime ingiustizie economiche, ma a ricordarle si passa per populisti, per qualunquisti, magari nei giorni buoni persino per sovversivi o per comunisti, non sono questi i problemi della giustizia, mi dicono, i problemi della giustizia sono i giudici prepotenti e i processi troppo lunghi o i reati di Berlusconi, cosa c’entrano le ingiustizie con la giustizia, forse è solo un’idea mia che la giustizia dovrebbe essere giusta e che una giusta riforma della giustizia dovrebbe rendere la giustizia più giusta, che una giustizia ingiusta dovrebbe essere riformata, abolita, condannata e quindi grazie, scusate, non sono un legulejo e non me ne intendo molto e forse ho fatto un sacco di confusione ma io di una riforma che mi sdoppia il csm ma non risolve nemmeno una delle ingiustizie che interessano a me non me ne faccio niente, non la leggo neanche, sono pregiudizialmente contro, sono la sinistra del no ed anche un po’ la sinistra del vaffanculo.




1/3
2011

Queen with no cow

Io lo so che nel mondo in questi giorni stanno succedendo cose turpi e/o bellissime e che dovrei forse commentare quelle* o gli ultimi pericolosi colpi di coda del caimano morente, ma preferisco invece annunziarvi che oggi è stato pubblicato il sito del nuovo progetto musicale dell’amico Julio Maria Gonzales Garbelodos, che questo musicoso s’intitola The Beta Project (anche se per coerenza avrebbe dovuto chiamarsi The Beta Maria Project) e che il sito su cui dovete sitare è www.thebetaproject.it. Ma non vi direi niente di tutto ciò se su questo sito non fosse scaricabile il primo singolo e se questo non fosse non solo gratis come è giusto che sia, ma anche sorprendentemente bello e ve lo ggiuro, io l’ho appena ascoltato infilandomi le cuffiette spocchiosamente convinto di ascoltare le solite robette italiane sfigate, le musichette carucce ma che proprio non gliela fanno, ed apparentemente la canzone parte proprio così ma dopo neanche tre secondi si evolve e diventa una cosa meravigliosa, roba che come si suol dire non sembra neanche italiana, tanto che se anche il resto del disco è così vien voglia di comprarlo coi soldi veri ed uno pensa questi diventeranno importanti e sarebbe anche invidioso ma poi pensa a Julio e dice Non posso essere invidioso di uno con quella faccia lì (scusa Julio) però è proprio bravo, finalmente almeno un amico di cui non ci si deve vergognare (scusa Nello).

E su, quel che dovevo dire io ve l’ho detto, ora andate e scaricatene tutti.






* in due parole, in posti che noi conosciamo solo per i villaggi vacanze gente che noi conosciamo solo come immigrati muratori spacciatori terroristi si fa sparare per valori kitsch come libertà e democrazia che noi conosciamo solo per averli visti nei film americani. E intanto, quelli che "dovremmo aiutarli a star meglio a casa loro" stanno a guardare, gli altri invece pure.