21/2
2011

Be your own Mazzini

Ve lo confesso, io me ne starei a casa, sul divano, ancora mezzo influenzato, a guardare film d’azione cinesi con le tapparelle abbassate, bevendo liquori forti in questo clima da basso impero, mentre in televisione scoppiano rivoluzioni, scoppiano dibattiti, l’europa attonita se ne sta a guardare mentre i popoli che aveva affidato a solidi portinai si riprendono la libertà ed il diritto, per farne cosa si vedrà, me ne starei attonito anch’io, imbottito di antivirali democratici ed occidentali, lacerato tra il mio animo illuminista ed il pragmatismo asburgico, tra Voltaire e Bismark, a fare aeroplanini di carta con la dichiarazione dei diritti dell’uomo mentre m’interrogo sul destino degli oleodotti, a ciondolare in pigiama verso il frigo mentre in strada non passano manifestazioni, mentre si attendono sconvolgenti rivelazioni e cambi di governo, senza neanche saper bene dove siano Bengasi o il Bahrein o il Wisconsin, annichilito da psicofarmaci a maggioranza semplice me ne resterei su questo divano a leggere intercettazioni, a veder sbarcare barconi, a cercare bambini scomparsi, mentre scoppiano festival di musica leggera ad ogni lancio d’agenzia spero in un tirannicidio, in un duemiladodici, un terremoto, una rivolta degli immigrati, una carboneria, una brigata ninja silenziosa e letale e vedo solo ignavi che odiano gli indifferenti ed indifferenti che odiano tutti indistintamente, ben educati valletti che dicono sempre di sì, cinici che per non sbagliare non credono più neanche a se stessi, tutti in attesa, tutti sospesi, tutti ragazzi interrotti, micce tagliate un secondo prima dell’esplosione, tutti pronti a dire che loro erano sempre stati contro, sempre stati a favore, loro, comunque liberi, mai intercettati, tutti in fondo ansiosi di sapere cosa succederebbe se anche a noi staccassero telefoni ed internet, se anche a noi ci manganellassero in massa, se ci bombardassero in piazza, vedere se finalmente ci scuoteremmo dal nostro torpore bicamerale con soglia di sbarramento, se come muli intontiti dal digitale liberale a furia di bastonate sulla groppa infine ci muoveremmo, noi famosa società civile, me ne starei a casa, barricato fuori, con il telefono spento, barricato dentro, me ne starei ad aspettare la fine del mondo o quantomeno del pidielle, se credessi agli aventini ed alle torri d’avorio, taglierei i ponti con chiunque mi abbia deluso e lancerei petardi dalla finestra a chi si avvicina, mi fingerei pazzo e darei fuoco alla casa e ricomincerei a fumare se pensassi davvero, davvero, che solo l’asteroide l’alieno l’onu la musica l’amore ci possono salvare, mentre qui c’è tutto un mondo che aspetta, invero un po’ scocciato, di essere distrutto e ricostruito.

Brasato, se preferite.

E davvero, davvero, non verrà qualcuno a farlo al posto nostro. Non un magistrato. Non un kamikaze. Non Gianfrancofiny. Non la Rosybindi. Non uno scrittore. Non un cantante. Non un faccendiere montenegrino. Non la mafia russa. Non una portaerei piena di tunisini incazzati. No-fuckin-body. Solo noi e la febbre.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




15/2
2011

Il gelo sopra Stoccolma

Non so cos’abbiate fatto voi Sabato sera, io me ne vagavo per i vialetti ghiacciati dello Skogskyrkorgarden, l’immenso cimitero di Stoccolma, a cercare tra le fila di lapidi sepolte dalla neve la tomba di Greta Garbo, diva del cinema muto.

E’ andata così. C’è quest’amica serba di Amormio che per motivi suoi da qualche tempo abitava a Stock, ed ora che per altri motivi sempre suoi deve sloggiare ci ha invitato per qualche giorno in città, così da condividere con noi l’ebbrezza della vita nelle terre selvagge. Noi, pur consapevoli della latitudine ostile, non ci siamo fatti scappare l’occasione, abbiamo messo in valigia tutti i maglioni che la grettezza di Ryanair ci consentiva di portare e siamo partiti.

Il volo non è andato affatto male e l’atterraggio notturno sulla pista coperta di neve è stato spettacolare, soprattutto considerando che il pilota era uno stagista Ryan. Una volta sbarcati dall’aereo, nel piccolo aeroporto periferico di Salkåzza, la mia prima sensazione è stata

 

 

[F R E D D O]

 

 

di trovarmi in un luogo che presenta caratteristiche estremamente avverse alla presenza della specie umana, o almeno alla mia. La Swezia, mi sono reso conto in un istante, non è solo la gigantesca sconfinata distesa di mobili ikea e macchine volvo che immaginavo, ma una gigantesca sconfinata distesa di prati candidi ed alberi che con una caparbietà degna di ammirazione affondano le radici nella terra gelata attendendo pazientemente il proprio turno per essere trasformati in mobili ikea. Una gigantesca sconfinata distesa di nulla ghiacciato.

Appoggiate le valigie a casa dell’amica serba, che d’ora in poi per comodità chiameremo Zorkinica, siamo rimasti a chiacchierare e a raccontarci i fatti fino a notte fonda, guardando la neve cadere. In Swezia, prima scoperta, non usano le tende alla finestra ma appoggiano una lampada sul davanzale convinti che in questo modo non si riesca a vedere all’interno. Amici swedesi, vi sbagliate! Vedevo tutto! Non che ci fosse granché di interessante da guardare, peraltro.

Il giorno dopo, mentre il vento spazzava la neve dai tetti e la temperatura scendeva verso abissi mai visti, per prima cosa siamo andati a fare la spesa alla Coop. Seconda scoperta, anche in Swezia hanno la Coop. Terza scoperta, hanno delle verdure così tristi e striminzite che probabilmente sono quelle buttate via dalla Coop italiana. Tra zucchine e peperoni incellophanati uno per uno come reliquie e ciuffi di radicchio che sembrano scampati ad un incidente automobilistico, credo che le uniche verdure autoctone della Scandinavia siano le patate e le rape. In compenso, gli scaffali sono colmi di insaccati dall’aspetto improbabile, salse di ogni genere e cibi pronti, eppure - quarta scoperta -  non esistono swedesi grassi. Non so se li mangino o li caccino dal Paese o se dipenda dal metabolismo, ma non ho visto nessuno sovrappeso, nessuna rotolante palla di ciccia nordica vagare per le strade dopo essersi ingozzati di wurstel di renna. Quinta scoperta, vendono la carne di renna al supermercato. Sesta scoperta, usano veramente quelle macchine che tu ci metti dentro le bottiglie di plastica vuote o le lattine o il vetro ed in cambio ti danno i soldi. Soldi in cambio di rifiuti! Se ne installassero in Italia, la gente passerebbe le domeniche a ripulire i boschi e le spiagge! I tossici ti fermerebbero per strada a chiederti se per caso non hai un po’ di monnezza da regalargli! Ma invece no, noi siamo furbi, noi incentiviamo la differenziata con le promesse di un mondo migliore.

Verso sera, prendiamo finalmente la metro e andiamo a fare una passeggiate nella città vecchia. Sarà stata la neve, i lumini alle finestre, le insegne che penzolavano sui vicoli o il fatto che non ci fosse nessun altro ad arrischiarsi per le strade gelate, ma per quanto mi riguarda è stato amore a prima vista. Di giorno certamente fa un effetto diverso, sconta la presenza dei turisti e le botteghe aperte, ma quella notte pareva di essere entrati in una fiaba nordica, almeno fino a quando abbiamo dovuto infilarci nell’androne di un museo a scaldarci un poco. Sesta scoperta, in Swezia hanno le panchine di marmo con il sedile riscaldato, e chiunque abbia inventato questa cosa merita una sfilza di premi nobel. Per cena siamo andati in un ristorante italiano gestito da serbi, dove ho mangiato il miglior filetto al pepe verde con salsa misteriosa che io abbia mai mangiato in vita mia, nonché credo l’unico. Pare che Stoccolma sia piena di serbi, o forse è l’impressione che ho avuto io girando sempre con dei serbi.

Il giorno dopo, Sabato, abbiamo fatto molti altri passi per il centro cittadino, ci siamo fermati a mangiare un panino e poi come al solito abbiamo cominciato a girare con la metro ed i commuter per raggiungere gli angoli più sperduti della città, le periferie degradate. Settima scoperta, Stoccolma non ha periferie degradate. Anche nei quartieri dormitorio, i satellitari dove vivono molti immigrati e si fa fatica a trovare una farmacia o un giornalaio, ci sono parchi giochi e piste ciclabili ed interi boschi tra un condominio e l’altro. Se c’è una cosa che non manca in Swezia è lo spazio, e lo usano con prodigalità. Ottava scoperta, gli Stoccolmesi parlano tutti inglese e rispondono sempre quando chiedi un’informazione, anche se inizialmente sembrano un po’ restii. Nona scoperta, sono restii perché non sanno la risposta, non conosco un cazzo della loro città o della stazione della metro in cui lavorano, ma rispondono lo stesso per educazione. A caso. Ti dicono Sì, mi pare che da quelle parti ci sia un cambiavalute. E non c’è. Ti dicono Sicuramente se vai da quella parte lo trovi, e la risposta regina a tutte le domande: Sempre dritto. Un buon 75% delle domande che ho fatto ha ricevuto come risposta "Sempre dritto, non puoi sbagliare" e nel 100% dei casi sono andato sempre dritto e mi sono sbagliato, sono tornato indietro, ho chiesto indicazioni ad un’altra persona e mi ha ripetuto la stessa cosa ed io ci sono cascato di nuovo, rischiando più volte di salire su un treno per Oslo. 

Il nostro peregrinare, come dicevo, ci ha portato infine a Skogskyrkorgarden, uno dei pochi posti dove se proprio dovessi morire vorrei essere sepolto. Grandi spazi, alberi, neve, semplici lapidi senza tante croci o frizzi e lazzi ed un’atmosfera più riflessiva che lugubre. E poi c’è Greta Garbo. Io con la Garbo ho un rapporto speciale, perché è una delle poche grandi dive del cinema di cui non ho visto neanche un film. In compenso ho visto la sua tomba, una semplice lapide di marmo con incisa la firma, senza date o foto, e due rose rosse che qualcuno aveva portato.

La mattina dopo la sveglia ci ha strappato dal sonno alle cinque e mezzo, abbiamo fatto una frugale colazione e ci siamo poi precipitati a prendere l’autobus per l’aeroporto. Anche in questa occasione l’abitudine swedese di dare indicazioni a caso non ci ha aiutato, e sicuramente avremmo perso autobus e aereo e tutto e saremmo stati costretti a vagare per sempre per quelle lande artiche se non ci fossimo imbattuti in un tassista serbo da cui la cara Zorkinica è riuscita ad ottenere delle informazioni precise ed affidabili. Decima scoperta: Stoccolma ha sempre un serbo in serbo nel momento del bisogno.

 

Note a margine sparse: la temperatura non è mai salita sopra i -4 neanche durante le ore più calde della giornata, che comunque non esistono. Gli swedesi hanno sei possibili tonalità di capelli: immigrato, castano, biondo, molto biondo, estremamente biondo, regina delle nevi. Se ti piace il modello Galadriel, in Swezia troverai sicuramente la ragazza dei tuoi sogni. Lì si possono ancora usare le gomme chiodate. Hanno l’abitudine di masticare tabacco. Hanno un sacco di bagni pubblici. Nei supermercati non si possono comprare alcolici di gradazione superiore al 3,5%. Credono che il pesto alla genovese sia una salsa da usare come condimento.




7/2
2011

Ridere ancora

Mi sono giunte lamentele perché ultimamente aggiorno di rado il bloggo. Va beh, mi è giunta UNA lamentela, da parte di un amico incontrato sabato in discarica, e non era PornoRambo, nonostante sabato in discarica abbia incontrato anche lui, perché qui al Triste Borgo Natio il sabato per incontrare degli amici bisogna andare in discarica, nelle città importanti magari c’è un café storico o un locale alla moda o al limite una biblioteca, una piazzetta, un palazzo governativo da assaltare, qui al Borgo invece si va in discarica per incontrare i vecchi amici o fare nuove conoscenze, magari tra i tossici in rehab che fanno la sorveglianza.

(a proposito, so di non essere nella posizione più adatta per dirlo, ma bel lavoro di merda. Valeva la pena bucarsi e divertirsi come pazzi per poi finire a dare indicazioni ai vecchi su qual è il container giusto dove destinare il sacchetto del rusco? Siete il miglior spot contro la droga in circolazione, piuttosto che fare questa grama fine continuo a schiantarmi di cabernet a vita)

Comunque, non è che non sto aggiornando perché non ho niente da scrivere. Abbiamo organizzato nel Borgo una giornata interamente dedicata a taiji, qi gong e amenità assortite, è venuta un sacco di gente ed io personalmente ne sono stato molto contento, mi pare anche tutti gli altri. Ho visto diversi bei film cinesi e quattro stagioni di Mad Men. Rischio di perdere il lavoro qui nel bunker, perché pare che Hello Kitty non ci conceda la licenza per la nuova linea di mine antiuomo. Ho passato il fine settimana a scavare nella monnezza (che poi ho portato in discarica) e sto già pensando alla stagione roulottistica primaverile. Sono in ballo grandi ed entusiasmanti progetti per l’AssoTaiji di cui sono socio. Il prossimo fine settimana io ed Amormio facciamo un salto a Stoccolma, così, giusto per vedere se il freddo vero è sempre qui, in fondo al mio cuore di sbarbo, o se anche un meno quindici sulla pelle è abbastanza convincente. Ho una nuova nipote da andare a visitare. Sto studiando cose molto interessanti, un quarto d’ora al giorno tra le 6.50 e le 7.05. Mi muovo in continuazione, dentro e fuori. Cose da scrivere ce ne sono, ce ne sono state, ce ne saranno sempre e sempre bisognerà scriverle. Talvolta restano a bollire sotto la superficie, ogni tanto esplodono come vulcani islandesi e disturbano con la loro pesante nube di metaforica ingerenza le fragili rotte delle compagnie aeree capitaliste, qualsiasi cosa questo significhi.

Solo che, ecco, il tempo è tiranno e non vuole lasciare la carica altrimenti il Paese rischia di sprofondare nel caos, ed io mi sto forse un po’ disinnamorando del mezzo, ormai conteso pure lui tra l’invadenza delle multinazionali ed il cinismo sterile dei self-made intellectuals. Ma non mi preoccupo, dopo la pioggia viene il tempo bello e questa primavera - chissà - potrebbe essere la migliore di sempre, se solo smettessimo di aspettare che le rivoluzioni in casa ce le portino gli altri.




21/1
2011

O brothel, where art thou?

L’altro giorno ero lì su internet che cercavo di spedire un bonifico a Ruby e ad altre povere ragazze perseguitate a causa della malvagia pubblicazione dei propri numeri di telefono sui quotidiani giudobolscebicomassonici, quando mi sono imbattuto per caso in un articolo sul nostro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Stupito, ho notato che non raccontava delle sue ultime avventure galanti e non riferiva le sue più esilaranti esternazioni, ma riportava le dichiarazioni di un certo pentito secondo il quale ci sarebbe proprio lui dietro le stragi del ’93. Non è la prima volta che si sentono queste voci e come sempre vanno valutate, dimostrate, provate, mica si può infangare un uomo onesto con tanta leggerezza. Tuttavia, mi son detto, si parla pur sempre del possibile coinvolgimento del Prez in una serie di bombe mafiose che hanno causato dei bei morti. Non sta a me stabilire se tutto questo sia vero o meno, pago un sacco di tasse per far lavorare i giudici al posto mio, ma in un Paese democratico serio questa sarebbe comunque una notizia della massima importanza, ne parlerebbero tutti, potrebbe far cadere un governo; persino se fosse uscita in Italia solo qualche anno fa non sarebbe finita certo schiacciata tra il gossip e la cronaca nera. D’altra parte, sono pure abbastanza convinto che in una dittatura seria questa notizia non sarebbe apparsa per niente, non ne avrebbe parlato nessuno, tutti zitti ad acclamare il premier, a guardare la parata militare o quel genere di cose che si fanno nelle dittature. È stato allora, tra la realizzazione che non verranno a salvarci manco i caschi blu e la visione di un futuro in cui solo il gossip è lecito e tutta l’Internet è censurata tranne i siti porno, che mi è sorta spontanea la domanda: ma noi qui, questo posto, cosa diavolo siamo diventati?




18/1
2011

Al rogo gli erogatori di roghi!

Buongiorno, buon anno. Cominciamo bene la settimana con questa faccenda del tizio di Venezia che vorrebbe rimuovere dalle biblioteche i libri degli scrittori che hanno firmato un appello a sostegno di Cesare Battisti, in una raccolta firme di Carmilla del 2004. Chi sarebbe questo mona?, si chiederanno i miei piccoli amici, che evidentemente come me aprono i giornali una volta al mese. Beh, ve lo direi, cari ragazzi, ma il mio avvocato mi consiglia di rimandare la raccolta di querele al termine del suo praticantato, quindi cercate su gugul o accontentatevi di sapere che è un mona. Uso questo termine perché, a differenza sua, sono un democratico e voglio che capisca bene cosa intendo, quindi evito di usare parole difficili come "mentecatto" o "patetica progenie di una peripatetica", che sono i miei insulti preferiti.

Questo tizio (il mona) si è preso del nazista un po’ da tutta l’internet, si è paragonata la sua monastica idea ai roghi dei libri e d’altra parte se salti fuori dal nulla con proposte del genere il minimo che ti possa capitare è che ti scambino per Goebbels. Per farsi dare del mona da questo bloggo, però, bisogna fare qualche piccolo passo in più, e questo signore li ha fatti con l’agilità del gatto con gli stivali. Lunghi, eleganti balzi per rivendicare pubblicamente il proprio diritto ad essere riconosciuto in quanto mona:

- In primo luogo, ha ridato dignità ad una raccolta di firme di Carmilla, che pur con tutta la simpatia ormai se la leggevano solo Evangelisti e la Digos. Bravo!
- Poi restituisce smalto alle biblioteche pubbliche, che fino a tre giorni fa pareva ci andassero solo i fuoricorso ed i vecchietti e si potessero chiudere per risparmiare sull’irpef comunale mentre oggi sono tutti lì che le difendono come se fossero gli ultimi templi della cultura occidentale. Proprio bravo!
- Per non parlare di tutti quelli che in questi giorni scorrono la lista degli scrittori epurati e si chiedono per esempio "Agamben? E chi cazzé questo Agamben? ’Spetta che lo leggo così faccio un dispetto alla destra oscurantista e fassista..." Per ogni copia in meno in biblioteca, ne venderanno dieci di più in libreria. Bravissimo!
- Che poi, non si capisce la logica di togliere dalle biblioteche i libri di quelli che hanno espresso sostegno per quell’altro, quando negli scaffali vicini si possono trovare le opere di molti altri ex-terroristi, per non parlare di quelle di dittatori sanguinari di ogni sorta  e dei loro sostenitori. Cos’avrà in più Battisti per meritarsi un livore che neanche Stalin, Hitler o Bruno Vespa hanno ricevuto? Mi ha messo curiosità, davvero bravo!
- Infine, dulcis in fundo, ha scatenato una gara di solidarietà nei confronti dei sostenitori di Battisti, e quindi indirettamente nei confronti di Battisti, anche da parte di persone che per l’ex capo dei PAC provavano la più sentita indifferenza quando non ostilità e disprezzo. Niente niente, può succedere che persino Saviano cambi idea di nuovo e rifirmi l’appello. Complimentoni!

Bravo, mona. Vorrai perdonarmi se mi rivolgo a te di persona, e con insulti così lievi che neanche tua madre te li riserverebbe. Ad essere sincero, le accuse di nazismo nei tuoi confronti mi sono sembrate quanto mai affrettate e superficiali: i nazisti erano delle vere merde, teutonicamente spietati ed efficienti nei propri compiti di distruzione e di morte, se si escludono quelli che in cui si imbatteva Indiana Jones. Tu, invece? Hai ripulito la cultura italiana o almeno quella veneziana dalla vergogna filoterrorista, hai rinfocolato la riprovazione nei confronti di Battisti e dei suoi sodali, hai allontanato la minaccia bolscevica dalle italiche sponde? Macché. Tu, apparentemente con un certo impegno, sei riuscito solo a far incazzare i bibliotecari, a macchiare il tuo nome di infamia perenne e a suscitare l’indignazione di un manipolo di hipster su tumblr. E sai perché? Parché te si mona.




13/1
2011

Le parole sono importanti

referendum [re-fe-rèn-dum] s.m. inv.
1 Istituto giuridico in virtù del quale il popolo viene chiamato alle urne per esprimersi su questioni istituzionali e politiche essenziali || r. abrogativo, indetto per abrogare una legge o alcune sue disposizioni | r. propositivo, indetto per avanzare proposte di legge
2 estens. Consultazione diretta di una categoria di cittadini: indire un r. tra i lavoratori sull’accordo sindacale; indagine volta a rilevare l’opinione delle persone intorno a qlco.: la rivista ha indetto un r. tra i lettori
• a. 1892

ultimatum [ul-ti-mà-tum] s.m. inv.
• Nell’ambito del diritto internazionale, ingiunzione con la quale uno stato fa conoscere a un altro le proprie proposte su una questione, accompagnandole con la minaccia di rompere le trattative o di ricorrere alla forza se queste non verranno accettate: mandare un u.; estens. nel l. com., ingiunzione perentoria, che non ammette discussioni o repliche, anche in senso scherz.: i sequestratori hanno mandato un u.; in famiglia mi hanno dato l’u.
• sec. XVII

Diktat s. neutro ted. (pl. Diktate); in it. s.m. inv. (iniziale minusc.)
1 Trattato di pace imposto dai vincitori ai vinti senza possibilità di negoziazione
2 estens. Imposizione della propria volontà ad altri. Sinonimo: ordine
• a. 1942

ricatto [ri-càt-to] s.m.
• Intimidazione, di carattere materiale o morale, con cui si costringe una persona a pagare una somma di denaro, a compiere atti contrari alla sua volontà; estens. pressione psicologica, in senso scherz., richiesta a cui è impossibile opporre un rifiuto
• a. 1872

Marchionne: "Se non ci sarà il 51% di sì la Fiat investirà altrove, le alternative sono molte, ovunque, Canada o Michigan per esempio. Se vinceranno i No, torneremo qui a Detroit a festeggiare. Abbiamo fiducia che prevalga il buon senso."



[poi, in effetti, uno come lui cosa volete che dichiari. Spero che qualcuno gli righi la macchina.]




30/12
2010

Un altro giro di giostra

Penso si possa ormai dire senza timore di smentita che il 2010 sta per finire. Molti terranno un sospiro di sollievo, compreso il 2009 che in prospettiva ci sta facendo un gran bella figura. Per quanto mi riguarda, questo è stato un anno intenso e ricco di dis/avventure, almeno secondo gli standard di un piccolo impiegato piccolo borghese di bassa statura. Tra le mie grandi scoperte del 2010 c’è che odio i revisori di conti, per cui non vi annoierò con un bilancio preciso e mi terrò alla larga dalle classifiche. Sono stato in giro, ho visto gente, ho fatto cose. Ci sono state morti e nascite, metaforiche ma più che altro fisiche, ci sono stati piani e progetti a cui ho preso parte e chissà che strada prenderanno, ci sono stati pochi film e pochissimi libri e tanta musica, separazioni, gioie, insulti ed ubriachezza, piccole vittorie e modeste sconfitte. Sono stato in Africa (due volte, se diamo retta agli standard locali). Mi sono perso nei boschi. Ho visto cose interessanti in televisione e cose terribili su Internet, l’ignoranza al potere ed il cinismo di mestiere. Ho trascorso notti insonni, e giornate a dormire. Ho sentito il rombo cupo di un torrente in piena. Ho scoperto che in una dittatura puoi pubblicare solo quello che è gradito al governo, mentre in una democrazia puoi pubblicare tutto quello che non è sgradito al governo, e non mi è più così chiara la differenza. Ho capito che certi governi non cadranno mai, e che a volte il popolo deve avere paura solo di se stesso. Ho aiutato una donna incinta al supermercato. Sono diventato più social e più asociale, e poi di nuovo meno social, annoiato e snob. Ho visto gente arrabbiata quand’ero arrabbiato anch’io, per le cose di cui ero stanco io, e mi sono rincuorato un poco. Siamo ancora la minoranza, non so se più o meno dell’anno scorso. Siamo ancora pochi, ma più di quanti ne vorrebbero avere contro. Il mio miglior augurio per il nuovo anno, per me e per voi silenziosi lettori, è di non diventare come loro.




14/12
2010

Il signore ti conservi sott’olio

Lunga vita al governo Berlusconi! Sia lodato il Prez!

Contrariamente a tanti pavidi traditori, bolscevichi agenti del vile complotto giudiziarioplutomassonico, io non ho passato le ultime settimane a crogiolarmi nell’onanistica illusione che oggi cadesse il governo, precipitando il Paese nel tetro baratro dell’ingovernabilità o, più probabilmente, in un Berlusconi bis o in qualche altra fanfaronata. 

Anzi!

Se c’è una cosa che ho desiderato ardentemente in questi giorni è stato che la portiera della mia auto si aggiustasse da sola, ma se ce ne sono due la seconda era senz’altro che il Prez rimanesse al governo, saldamente in sella come un vecchio miliardario su una prostituta minorenne cleptomane. E ne ho azzeccata una, quanto meno. 

Certo, il giorno in cui il Lestofante Capo cadrà io farò festa, mi ubriacherò e scenderò nudo in piazza a ballare come tutte le persone di buon senso, ma è un bene che non sia stato oggi. E non solo perché fa molto freddo. Questo governo, il peggiore da quando è caduto l’ultimo, ha passato gli ultimi due anni e fischia a fare danni. Mentre imperversavano la crisi economica, la disoccupazione, Marchionne, le catastrofi ambientali, il terremoto ed il vulcano islandese questo governo si occupava solo degli affari del Prez, degli interessi economici e giudiziari del Prez e degli amici intrallazzatori, delle puttane e dei picciotti del Prez. L’unica emergenza che si sono attivati efficacemente ad affrontare è stata l’influenza H1N1, che infatti si è risolta da sola. Ed ora che il letame è arrivato ben oltre il livello di guardia, ora che il Paese è allo sfascio, l’economia in ginocchio, la nave sta affondando, la mia scorta di metafore è allo stremo e la gente sta cominciando appena appena ad incazzarsi, loro vorrebbero svignarsela? Ennò! Adesso ve ne state lì, con i vostri  quattro voti di maggioranza, in pugno ai capricci di ogni infame voltagabbana come dei Prodi qualsiasi, vittime dei vostri stessi sotterfugi. Non voglio affatto che ve ne torniate a casa, sereni davanti al televisore* ad accarezzare la testa della vostra  escort preferita mentre un Bersani o un Vendola si arrabattano a porre rimedio alle vostre malefatte, prendendosi tutta la colpa dei tagli e dei sacrifici e permettondi di tornare scintillanti al potere tra pochi mesi, a furor di popolo. No, voi dovete stare al governo ora, a raccogliere ciò che avete seminato, e continuare a fare riforme e gozzovigliare e fare danni senza pudore, fino a quando da quei palazzi verranno a tirarvi fuori con le picche ed i forconi, fino a quando anche i più spregevoli giornalisti di regime vi avranno voltato le spalle, e nessuno in tutta Italia (isole comprese) potrà ammettere ammirazione per voi senza essere accolto da un coro di pernacchie e risate. 

Fosse stato oggi, quel giorno, magari. Ma arriverà, vale la pena aspettare. Nel frattempo, governate pure serenamente, godetevi il frutto della volontà popolare. State affiduciati. 



* P.S.: Gasparri, maledetto anello di congiunzione tra la scimmia e la riforma delle telecomunicazioni, io su questa minchia di digitale terrestre non prendo ancora la rai. Ti do una settimana per sistemare, poi passo a casa tua e ti brucio la divisa da balilla del nonno. 




6/12
2010

Che roba, Contessa

E finalmente anche il bunker si è deciso a fare sciopero. Abbiamo sopportato la crisi, abbiamo sopportato i tagli, abbiamo sopportato la ristrutturazione riorganizzazione razionalizzazione condivisione sinergica delle risorse con il resto del mondo del lavoro, ma quando ci hanno detto che per qualche assurdo motivo non avremmo più trovato carpaccio di delfino in mensa, abbiamo capito che non si poteva sopportare oltre. Saremmo persino saliti sul tetto della fabbrica, se il regolamento aziendale non lo vietasse.

THE DAY BEFORE
T.: E allora domani mi raccomando, portiamo gli striscioni, le bandiere, i tamburi. Canteremo Bandiera Rossa!
Il popolo bove: Sì! Giusto!
#: Aspetta... Com’è che quando le cose vanno male mi diventate in massa di sinistra? Sei mesi fa non eravate tutti leghisti?

Boss di Fine Livello: Questo lavoro mi servirebbe per domani mattina.
#: Te lo faccio oggi pomeriggio.
Boss di Fine Livello: Ottimo. Comunque domani mattina forse dovremo rivederlo.
#: Allora bisognerà che mi lanci un urlo dalla finestra, perché io sarò giù in strada.

Il problema, trattandosi del Far North East, è che qui la gente non le sa fare queste cose, non è abituata. Gli parli di sciopero e credono sia una cosa che si fa col fotosciop. Ho perso il co to di quanti, in questi giorni di lotta, mi hanno chiesto se bisognava prendersi ferie, se occorreva lo stesso timbrare il cartellino. Cumpà! Quelli vogliono togliere i diritti ai lavoratori, e voi non li avete neanche mai usati! Per forza poi votate Zazà!

THE STRIKE DAY
#: E insomma, tutti zitti? Nessuno conosce una canzone adatta all’occasione?
T.: "Chi non lavora non fa l’amore."

#: Dai, ci sarà qualcuno con esperienza di queste cose!
C.: Mi ricordo ancora l’ultimo sciopero che ho fatto. Era il ’79, e...

Finito lo sciopero e tornati noi tutti più sereni alla nostra catena di montaggio di mine antipanda, certi di non aver ottenuto un cazzo ma di aver quantomeno fatto mezza giornata di team building come i nostri capi, si passa ovviamente a contare chi c’era e chi non c’era, perché lo sciopero è un diritto ma rigare le macchine è un piacere.

THE DAY AFTER
S.: Di tutto il piano, è venuto in ufficio solo Pinco.
#: Ah, il figlio del padrone?
S.: Sì, dice che non crede nello sciopero.
#: E ti credo.
S.: Poi però alle due è sparito, come al solito, e nessuno l’ha più visto per il resto della giornata.
#: E che c’è di strano? Si vede che non crede neanche nel lavoro.




29/11
2010

Le finimonde diplomatique

Vatti a fidare dell’hype. Dopo tanta attesa, dopo tanta tremarella da parte dei governi mondiali, quello che è uscito finora dai documenti divulgati di wikileaks ha di sconcertante soltanto la capacità di provocare "boo" di delusione. Dove sono le rivelazioni sui crimini di guerra in iraq e afghanistan, sull’influenza delle multinazionali nell’economia mondiale, i nomi e cognomi dei mafiosi, dei fabbricanti d’armi, dei trafficanti di droga e dei politici mondiali che li sostengono? Mi spiace per i giornalisti, sempre all’erta e pronti allo sciacallaggio, ma che Berlusconi faccia le orge, che l’Iran sia considerato un po’ da tutti un regime fascista e che Pechino avesse coordinato gli attacchi contro google lo sapevamo già. E senza godere del supporto di misteriosi hackerz, peraltro, dato che erano notizie apparse su tutti i giornali (o su quasi tutti, nel caso delle orge di Berlusconi). Gheddafi ama le zoccole ed è matto come un cavallo? Si sapeva. Berlusconi e Putin sono culo e camicia? E’ storia vecchia. La Russia è governata dalla mafia? Vedi il punto precedente. E le fonti? Adesso tutto cambia perché prima erano solo gossip mentre adesso ci sono le prove? Neanche per sogno. E’ tutto un "secondo un funzionario dell’ambasciata", "secondo le confidenze di un informatore", e "mio cuggino mi ha detto che una volta da piccolo è morto", esattamente come al solito. Niente foto di Ahmadinejad che si fa frustare il culo da prostitute thailandesi vestite da gerarchi nazisti, insomma, almeno fino ad ora. Vergogna! Questo sarebbe lo scoop del secolo? L’11 Settembre diplomatico? E neanche un accenno, chessò, ai gasdotti ucraini, ai tentativi di uccidere Fidel Castro, almeno agli amanti di Carla Bruni, al prossimo modello di iphone? Le scie chimiche? Gli ufi? Niente, nada, niet? Va bene, magari il meglio deve ancora venire e gli scribacchini hanno preferito accanirsi sul gossip, ma la mia impressione è che questa enorme nuvola di fumo senza arrosto, di allusioni prevedibili e sospetti arcinoti, oltre a servire come ripasso generale per i marziani appena sbarcati abbia giusto giusto un paio di obbiettivi o, se non vogliamo giocare al complottismo, un paio di effetti collaterali: il primo è quello di mettere nei guai l’amministrazione americana, di inchiodare la Clinton, far perdere credibilità a Obama e costringere tutti gli ambasciatori del mondo ad usare soprannomi nello scambiarsi i pettegolezzi*, il secondo quello di avere un’ottima scusa per porre un freno a questa sconsiderata anarchia di internet che infiniti lutti addusse agli achei, all’anonimato online ed ai quei lacciuoli che ancora limitano il controllo dei governi sui contenuti che girano in rete. Certo non sarà facile convincere i cittadini dell’opportunità di azioni così impopolari, non bastano i vari suicidi/omicidi indotti da feissbuuk o i serial killer conosciuti in chat che sono pur sempre casi isolati, al massimo un paio per ogni stagione televisiva di ogni serie poliziesca, servirebbe un fatto davvero grave, su scala globale, qualcosa con pesantissime ripercussioni anche nel "mondo reale", qualcosa di cui parlino i giornali per giorni, un grosso pericolo per la sicurezza mondiale messo in atto da un hackerz misterioso ed imprendibile che sfrutta le falle del sistema, una "nuova forma di terrorismo", qualcosa tipo... uhm... un "11 Settembre diplomatico"? Ops, sto di nuovo facendo dietrologia.



* Es.: "il Nano Pelato", "Faccia di Cavallo", "Sarkonò", "Michael Jackson", "Cervello di Burro", "lo Zio di Ruby", "Elvis", "l’amichetto del Nano Pelato".