4/8
2011

Il paese è sordido

Da quando son nato ricordo che c’è crisi. C’è sempre stata crisi. Crisi economica, crisi culturale, crisi morale, crisi politica, di governo, crisi istituzionale, cri cri cri. Fa sempre un gran comodo instillare nella gente la paura della fame, invitare le parti sociali alla coesione, chiedere la collaborazione dell’opposizione. Confessano con faccia di bronzo che il loro sistema sta andando malissimo, non funziona, ci sta trascinando verso la catastrofe, quindi dovremmo fare molti sacrifici per salvarlo. E noi sì, intanto facciamo i sacrifici, salviamo il sistema perché non possiamo rischiare di trovarci senza lavoro prima della stagione degli acquisti natalizi, poi con calma si penserà a come cambiare. Con calma. Gustiamocelo fino in fondo, questo senso di democrazia decadente, questi vecchi eleganti che ci comandano, queste rivolte popolari di sottofondo, facciamoli durare ancora un poco, sorseggiamo ancora un bicchiere di tè alla menta al tavolino di questa terrazza, affacciati sulla zona internazionale.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




26/7
2011

Pregasi distinguere tra estremismo ed ultraestremismo

Ha ragione Borghezio a riconoscersi nelle parole e nelle idee di Anders Behring Breivik, il cazzillo biondillo assassino norvegese. Ha ragione, perché sono le sue stesse parole, le sue stesse idee, potrebbe averle scritte lui. In quelle millecinquecento pagine di cazzate che nessuno leggerà mai fino in fondo se non per lavoro, in quegli sragionamenti scopiazzati da wikipedia, da unabomber e da qualche slashfiction dell’Orlando Furioso in versione Frank Miller, ci sono tutti i punti di forza del pensiero leghista, prima ancora che di quello nazipop il quale pure a Borghezio non dispiace. Non si discute su croci uncinate o divinità vichinghe nel manifesto di Breivik, ma di Eurabia, multiculturalismo, radici cristiane e supremazia storico-culturale. Potrebbe averlo scritto la Fallaci, quel documento, se solo non fosse così irrimediabilmente morta. Potrebbe averlo scritto lo stesso Borghezio, se solo sapesse, o Gentilini, o uno qualsiasi dell’ala esaltata di quel loro rivoltante partito. Le azioni di Breivik sono l’ennesima traduzione in pratica di quelle parole, sono il portare coerentemente a compimento quelle idee: prendere in mano i famosi fucili e sparare, ribellarsi con la forza ad un governo buonista e troppo permissivo, porre fine al dialogo e passare alle maniere forti, uccidere i traditori della cultura e dell’identità nazionale, compiere un gesto atroce ma necessario a risvegliare le masse addormentate. Oklahoma City, ma anche tutto lo stragismo nero italiano. Com’è che si diceva da noi, poco tempo fa? E’ ora di "essere cattivi"? Breivik è stato cattivo. Certo è più facile essere cattivi quando si minaccia o si infiamma la folla dall’alto di un palco, o tippettando sconsideratamente sulla tastiera di un quotidiano, ma Breivik sfortunatamente non si è limitato a scrivere al giornale.

Borghezio però allo stesso tempo prende le distanze dai propositi di violenza e dal terrorismo assassino "stile Al Qaeda" del templare norvegese, ipotizza complotti giudoplutomassonici volti a screditare le sue idee peraltro "profondamente sane". Lui e i suoi, evidentemente, quando negli ultimi vent’anni hanno parlato di fucili e rivoluzioni mentre ripetevano sostanzialmente gli stessi concetti di Breivik lo facevano così, per dare colore al discorso, e lo stesso fanno le decine di leader politici, intellettuali e giornalisti che in tutta europa e nel mondo condividono la sua stessa linea di pensiero. Va bene, quindi, avete delle idee di merda che io non condivido, volete porre fine al multiculturalismo, al relativismo, al buonismo, al laicismo, al femminismo, al comunismo, al kebabbismo, volete porre fine ad una serie di cose che in gran parte non esistono neppure per sostituirle con un’improbabile omogeneità culturale, religiosa e/o razziale, ma lungi da voi l’idea di farlo con la violenza, se ho ben capito, la violenza la predicate a scopo retorico ma se qualcuno la mette in atto non è dei vostri, è un pazzo isolato pilotato dal mossad. OK. Ci credo. Prendo nota che quando Borghezio parla di "risposta identitaria e cristiana di tipo templare" al dilagare delle idee mondialiste e all’invasione islamica ha in mente dei cavalieri templari nonviolenti e placidamente inseriti in un contesto democratico, dei templari paciocconi che respingono l’avanzata dei saraceni facendo pascolare i maiali lungo la linea gotica e spostando progressivamente sempre più a nord i ministeri. Non vedo perché non credergli, mi sembra una così brava persona.



(Di quell’altro infame che ha scritto quella cosa sui bambini che avrebbero dovuto difendersi invece che farsi ammazzare non scrivo invece neanche il nome, altrimenti si sporca di merda il monitor.)




15/7
2011

Summer is coming

Summer is coming

























Credo non serva aggiungere altro (almeno per una settimana).

Aloha.




12/7
2011

Teoria dell’espansione spiraliformica di una coppia di gatti domestici in condizione ipnotica

Il giovane prof. MalorosoL’accoglienza alquanto tiepida con cui l’ambiente accademico aveva accolto la sua "Teoria dell’espansione talamica relativa del gatto domestico in condizione ipnotica" spinse il prof. Maloroso a concentrare i propri studi su argomenti di maggior interesse scientifico (o "più mainstream", come lui amava definirli) quali l’antimateria, gli universi multipli e la scissione degli elettroni usando solo semplici arnesi da cucina. Giudicando tuttavia eccessivamente frivole queste materie, non mancò molto prima che egli sentisse ardere in petto il desiderio di una rivalsa. Quello che aveva lasciata perplessa la comunità scientifica, aveva concluso il Maloroso, era stata senza dubbio l’eccessivo numero di incognite presenti nella teoria: l’impercettibile movimento felino che spinge un gatto a reclamare come propria l’intera superficie di un letto scacciandone i precedenti occupanti seguiva uno schema logico, o era solo dettato dal caso? "Non può essere un caso," si rispose da solo il Maloroso non avendo trovato nessun interlocutore alla propria altezza, "Dio non gioca a dadi".

(fun fact: un giovanotto che passava in quel momento sotto le finestre del laboratorio del prof. Maloroso sentì questa esclamazione e, colpito, se la appuntò per rivenderla più tardi come sua. Quel giovanotto, come avrete intuito, altri non era che Peter Tomaslowsy, il ghost-writer di Albert Einstein.)

Per approfondire i propri studi Maloroso decise di introdurre una nuova variabile, secondo il noto principio scientifico che quando non si capisce un cazzo di qualcosa è sempre meglio aggiungere un’altra variabile e sperare che si ammazzino tra di loro. Dopo aver sedotto con il proprio baffetto languido la ricca vedova di un fazendero brasiliano, almeno stando a quanto riportano i fotoromanzi dell’epoca, nel 1887 l’eminente professore riuscì ad investire un ingente patrimonio nelle proprie ricerche e aggiunse un secondo esemplare di Felis silvestris catus al talamo su cui conduceva la maggior parte dei suoi esperimenti. I risultati, come esemplificato da questo raro filmato d’epoca, furono sorprendenti:

Teoria dell’espansione spiraliformica di una coppia di gatti domestici in condizione ipnotica








La successiva rivoluzionaria "Teoria dell’espansione spiraliformica di una coppia di gatti domestici in condizione ipnotica", che per un certo periodo in Wyoming venne insegnata al posto dell’evoluzionismo, recitava così: "Dati una superficie orizzontale X, un comune felino domestico Y di massa e dimensioni costanti ed un altro felino Y2 più giovane, Y e Y2 posti su X, senza produrre alcun movimento apparente, tenderanno ad occupare tutto lo spazio disponibile entro un lasso di tempo T muovendosi lungo un’ipotetica spirale di Fibonacci e tutto questo Signori Miei è meraviglioso, come riassunto dalla formula:

Y + Y2 / X * T = Fibonacci :-) "

Pare che questa teoria, pur suscitando all’accademia dei Nobel un clamore ed un dibattito non certo inferiori alla precedente, valse al prof. Maloroso il soprannome di "Baffetto Languido".




30/6
2011

Oui, je suis une très plus personne

Nel caso mi abbiate scritto e-mail all’indirizzo lì in alto (lusky/xcioso/blu.it) negli ultimi tre mesi sappiate che non mi è arrivata perché quei petacchini di libero me l’avevano disattivata senza informarmi. La scusa? Non la uso mai. E infatti me ne sono accorto solo ora. Ma il fatto che io non usi mai una cosa vi sembra un buon motivo per togliermela? E allora a Bossi dovrebbero togliere mezzo cervel... Ops, sbagliato esempio.

Comunque, in quella casella adesso ho 839 e-mail non lette, TUTTE di spam, per cui se per caso doveste scrivermi è meglio che usiate quell’altro indirizzo, se non lo sapete non importa, nel senso che quello che mi dovete dire non è importante. Poi adesso c’è questa nuovo social-perdita-di-tempo di google che mira a far fuori facebook, è carino, nuovo e funziona solo su inviti, quindi ce l’hanno già tutti io compreso, ma se per caso qualcuno avesse ancora bisogno di un invito per dargli un’occhiata ed avere una scusa per liberarsi in un colpo solo dei suoi 4325 "amici" su fb chieda e gli sarà dato.

Ed ora scusatemi ma ho appena trovato questa mail di un principe nigeriano che sembra piuttosto interessante.




28/6
2011

Noi che eravamo banditi negli anni Novanta

Fino a qualche tempo fa giravano molto sull’internetz quelle liste tipo "noi che eravamo giovani negli anni ’80", elenchi stucchevoli di mode, abitudini ed oggetti di consumo che i giovani d’oggi non conosceranno mai, struggenti madeleine tipo le cassette con il mangianastri e la casa nella prateria ed i pattini a rotelle che si allungavano con il crescere del piede. Ora per fortuna non girano più, o si sono ritirate in anfratti della rete che in questo periodo io non frequento ed è un gran bene perché francamente ormai avevano frantumato gli zebedei a tutti, a prescindere dalla decade in cui erano nati.
A chi non piace ogni tanto sedersi e sfogliare i vecchi album di fotografie e guardare i babbi e le mamme e le loro ridicole pettinature e ricordarsi bambini? Dai, a un sacco di gente non piace, chi è che ha tempo per queste menate. Poi c’è un’altra cosa da dire:

[SHOCKING TRUTH ON LANDING]

Essere bambini non è questo granché. Essere adolescenti è ancora peggio che essere bambini. Avere vent’anni, è in generale, molto meglio che essere bambini o adolescenti perché gira un sacco di droga ed alcol e sesso, a volte anche con persone diverse da te. Ma avere trent’anni, avere trent’anni è il meglio, se si esce dall’ottica italiana del "ma a vent’anni mi mantengono i miei mentre a trenta mi tocca lavorare, sob! sob!". Avere trent’anni, finora, è l’età migliore che ho avuto. Sui quaranta non so, visti da qui non sembrano male. I cinquanta in prospettiva mi sembrano i trenta quando ne avevo quindici, i sessanta sono lo spazio profondo, oltre sfuma tutto nella metafisica. Ma nei trenta ci sto da papa.

[SHOCKING TRUTH LANDED]

Negli anni Settanta in America dicevano di non fidarsi di nessuno sopra i trent’anni, ma lo dicevano in America e lo dicevano negli anni ’70, il contesto era un po’ diverso. Poi se non volete fidarvi non fidatevi, si tratta solo di mie arroganti considerazioni personali, se non avete ancora trent’anni mi auguro ci arriverete (cantanti rock esclusi), se li avete passati probabilmente sapete già di cosa sto parlando a meno che non siate davvero i tipi che passano le giornate a consumare le vhs di mazinga mentre la mamma vi stira le camicie. Nel qual caso, scoprirete tutto a quaranta, dopo aver sprecato un decennio della vostra vita.

A trent’anni, per prima cosa, sei economicamente indipendente. Questo in Italia è un concetto a dire il vero un po’ forzato, ma di media sei economicamente più indipendente di quando ne avevi venti. Questo comporta il fastidio di dover lavorare, ma ha il grande vantaggio di renderti libero dai tuoi genitori. La dipendenza economica produce dipendenza mentale e vincoli di ogni tipo, mentre guadagnare quattro lire - poche sporche e maledette, ma tue - ti permette di riacquistare dignità e renderti autonomo. Questo, ovviamente, vale per quanti riescono a lavorare e guadagnare le quattro lire di cui sopra, agli altri resta solo da tirare a campare e questo direi è il motivo più lampante per cui bisogna sbattersi per cambiare radicalmente le regole del lavoro in questo paesaccio in cui si vive.

Data la premessa di cui sopra, di avere un lavoro che ti permetta di mantenerti in modo dignitoso, un altro vantaggio dei trent’anni è che ti fai le tue regole. Vuoi stare tutta la sera in mutande a giocare col computer? Puoi. Vuoi uscire a far festa il martedì sera, tornare ubriaco alle due e la mattina dopo andare al lavoro con il mal di testa e le borse sotto gli occhi? Puoi. Vuoi mangiare pizza surgelata tutte le sera? Puoi. Vuoi fumare ottanta sigarette al giorno? Puoi. Non è che non ci siano conseguenze, ovvio che ci sono e le dovrai pagare fino all’ultima cambiale, ma nessuno ti può impedire di fare cazzate a trent’anni a meno che tu non conceda a qualcuno il potere di impedirtelo. A trent’anni puoi anche (sempre data la premessa ecc. ecc.) pianificare il tuo futuro. A vent’anni lo sogni, ma sei ancora in parte dipendente da quello che altri decidono per te, abiti dove abitano i tuoi, la tua situazione economica è determinata dalla loro, nei casi più sfortunati studi nelle scuole che loro ti hanno "suggerito" per il tuo bene. A trenta pianifichi e possibilmente metti in atto, se odii la tua città puoi fare i bagagli e traslocare, se ti piacciono le auto sportive puoi rovinarti di rate e comprartene una, se t’innamori puoi scegliere di vivere insieme alla persona che ami, magari sposarti o fare figli o comprare una casa. A trent’anni puoi prenderti delle responsabilità, magari non vuoi o preferiresti non potere, ma puoi. Il che vuol dire che puoi anche non prendertele, spesso non si è neanche obbligati a farlo. A trent’anni, poi, hai già imparato un sacco di cose, una miliardesima parte di quelle che ti servirebbero per vivere bene o essere saggi o quel genere di cose, ma molte di più di quelle che sapevi a venti. Cose indispensabili, che non insegnano a scuola e che i genitori ti tengono accuratamente nascoste, nozioni segretissime e preziose come: il modo più veloce di stirare una camicia, in che ufficio/sito bisogna andare per pagare tasse, bollette, tributi e balzelli vari, come si compra una macchina, quando è il caso di chiamare un avvocato, come si pulisce il sifone del lavandino, come si fonda un’associazione, qual è il miglior posto per nascondere un cadavere. Come immaginavi, si tratta di misteri riservati ad una ristretta cerchia di iniziati composta da tutti quelli che hanno più di trent’anni e conoscerli ti rende più semplice la vita. Inoltre ti dà la speranza che tutto quello che ancora ti sembra ancora misterioso possa essere svelato o imparato in futuro, come le relazioni sentimentali o il 770.
A trent’anni, poi, la vita ti ha già bastonato. Forse hai già visto il peggio che la vita ti può dare, o almeno qualche succoso assaggio. Qualcuno che amavi è morto, ed hai sofferto come un bastardo. Una ragazza che amavi ti ha lasciato, ma non come succedeva al liceo, stavolta una ragazza con la quale volevi vivere tutta la vita ti ha lasciato perché fuck you, that’s why, e tu non ti senti più l’età di scrollare le spalle ed andare al bar a cercarne un’altra. Hai litigato con un amico a cui tenevi molto, o vi siete semplicemente persi di vista per troppo tempo e quando provi a ricucire scopri che ormai stai parlando con uno sconosciuto. Hai perso il lavoro, vivendo per qualche tempo con il terrore di non arrivare alla fine del mese. Ti accorgi che non riesci più ad essere forte, agile e resistente come dieci anni fa, ti accorgi magari di non essere più neanche così bello, hai messo su un po’ di pancetta o di cellulite ed il fronte dei capelli continua ad arretrare e capisci che ops, neanche tu sei immortale. Le cicatrici fisiche e psicologiche di mille avventure e disavventure ti sfregiano la pelle. Dopo i trenta, in effetti, se la vita non ti riempie di cazzotti in bocca e disillusioni ad ogni giorno dispari del calendario ti puoi considerare una persona fortunata. Ma sai cosa? Non ci muori, in genere. In qualche modo che forse capirò quando avrò sessant’anni, si sopravvive a tutte queste sfighe e si va avanti, perché del resto si è ancora abbastanza giovani per conoscere persone nuove, stringere amicizie, innamorarsi, cambiare lavoro, mettersi a fare sport, adottare animali, coltivare orti, manifestare in piazza, progettare rivoluzioni, sollevare il divano, ubriacarsi, scappare dalle cariche della polizia, ricominciare tutto da capo. Scommetto che anche a quaranta si può, sui cinquanta non vi so dire. A trent’anni hai imparato a conoscere un po’ di più te stesso, in fondo ci hai vissuto dentro ormai un sacco di anni, sai i tuoi punti di forza e le tue debolezze e trovare un equilibrio tra le due cose. Hai capito che non diventerai mai un calciatore professionista, ma sai lavorare bene in squadra con la gente. Devi ammettere di non essere il prossimo Steve Vai, ma hai imparato a coniugare la tua capacità di suonare la chitarra alle feste con il dono di portarti a casa le ragazze dopo le feste. Non sarai un astronauta, ma le persone vengono da te a chiedere consiglio perché sei straordinariamente empatico. Sei timido ed impacciato, ma a letto sei una forza della natura. A trent’anni impari a vivere con le tue sfighe o ad affrontarle e combatterle, a coltivare i tuoi lati positivi e a metterli a frutto o a passare le giornate sul divano a guardare il soffitto ascoltando musica emo e pensando a quanto è ingiusto il mondo, ma almeno lo decidi tu. A trent’anni, che ti piaccia o meno, sei padrone del tuo destino. Non cambierei tutto questo con un paio di pattini a rotelle che si allungano, una gommina a forma di goldrake o un calippo all’arancia.


[Aspè, sull calippo all’arancia in questo momento ho dei dubbi, ma giusto perché fa così caldo.]




23/6
2011

Non è finita finché non è finita

E così vogliono bloccare l’inchiesta sulla cosiddetta P4, nome alquanto fantasioso riferito ad una piccola cricca di faccendieri, politici e pulotti che si scambiavano soldi, favori ed informazioni per bloccare le inchieste su tutto il resto. Il tutto nell’interesse, pare ("ma figurati se è vero") del nostro dolcissimo Prez del Conz e della sua tenera cricca politica, tanto per cambiare.

Non fermiamoci.

Ed il beota leghista va a Pontida e rivolgendosi ai fedelissimi che ancora gli credono, che hanno fatto di lui un’icona sbavante simbolo di importanti valori (negativi) in un mondo senza più nulla a cui appigliarsi, promette sfaceli contro il governo di cui fa parte da interminabili anni, esige ministeri ed altre rassicuranti parole chiave, mentre il suo ministro dell’interno che purtroppo è anche il nostro invoca con forza la secessione.

Non fermiamoci.

E l’opposizione di nuovo sparita, dopo aver goduto a tradimento per il successo dei referendum che avevano appoggiato molto fiaccamente sono di nuovo spariti in trincea, ad aspettare che qualcun altro o un altro colpo di fortuna faccia "cadere il governo", spazzi via quella malapianta che loro hanno lasciato crescere così a lungo. Contano sempre sul fatto che poi, la gente, per esasperazione, per mancanza di alternative, quando sarà il momento di scegliere metterà la croce sul loro simbolo.

Non fermiamoci.

E la risposta dell’oligarchia che ci comanda è ancora una volta spingere sull’acceleratore della disinformazione, della distrazione, scandali estivi e calcioscommesse, intercettazioni frivole e cronaca nera, cetriolo killer e vacanze al mare, mentre cade il silenzio sugli scontri di piazza, sulle proteste civili, sulla gente che non ne può più di dormire senza neanche il diritto di sognare. Intanto loro maneggiano e si accordano e trattano e intrigano, eunuchi e vizir e concubine alla corte dell’imperatore, cullandoci nel calore dell’estate, convinti che sia un gioco al quale giocheremo poco.

Invece noi, non fermiamoci. Non accontentiamoci. Teniamoci vivi e svegli. Agitiamoci.

Continuiamo a seminare il dissenso, qualche bella pianta crescerà.




21/6
2011

Di lavoro, ferie ed altri animali

Alcuni fatti interessanti tratti dalla mia autobiografia non autorizzata:

Quando son giornate di scazzo ma devo lavorare seriamente, cioé senza distrarmi a guardar cazzate sulla malefica internett, mi metto le cuffiette e ascolto musica. Così se qualcuno entra in ufficio non lo sento arrivare, quindi mi conviene che sullo schermo non ci sia una vigna di makkox, per esempio. 

Lavoro sempre nell’amministrazione di una fabbrica di mine antiuomo. Il nuovo modello a forma di Lady Gaga sta vendendo benissimo e non fate quella faccia, se non ci fosse domanda avremmo già chiuso baracca. La vostra cosiddetta democrazia è causa e scopo del nostro fatturato.

A volte, quando son giornate di scazzo ma devo lavorare seriamente, un secondo prima di infilarmi le cuffie la mia collega si gira e comincia a raccontarmi cose. Cose tipo: Twilight, i suoi figli, lei che guarda Twilight con i suoi figli, gli esami di conservatorio dei suoi figli, i libri di Twilight che i suoi figli stanno leggendo. Io faccio quella faccia di uno che improvvisamente non solo deve, ma ha persino voglia di lavorare seriamente.

Sabato io et Amormio siamo andati in Val di Fassa, per motivi nostri. Siam partiti la mattina presto che qui al Borgo c’era l’afa, siamo arrivati lì nel pomeriggio che pioveva. E faceva freddo. Non avevamo pensato di guardare a che altitudine fosse la Val di Fassa, prima di partire, e quando siamo scesi dall’auto in maniche corte e sandali la gente del posto ci fissava stupita e si grattava la testa sotto il colbacco. Gli yak che pascolavano lungo la strada avrebbero dovuto farci intuire che qualcosa non andava secondo i nostri piani.

Gran belle montagne hanno da quelle parti, comunque. La Marmellata, il Catinaccio, il Sasso Lungo, il Sasso Piatto... a quanto pare dopo solo due montagne già si erano rotti le palle di inventarsi nomi, in ogni caso è pieno di gran bei sassoni. Peccato non aver avuto il tempo di scarpinarcisi sopra.

Da un paio di settimane stiamo dando ospitalità ad un nuovo felino in casa, un piccolo battufolino morbidino di pelo che la natura matrigna e pure un po’ stronza ha voluto dotare per contrappasso di piccole zanne aguzze, piccoli artigli affilati e lo spirito reincarnato di Genghis Khan un giorno che era incazzato. Lui è tanto dolce e tanto affettuoso quanto sanguinario e molesto, fa le fusa roteando le zampine come le lame del mixer in cerca di soffice carne umana da tritare, io lo amo molto ma sto pensando di farlo fuori con un’iniezione di lexotan prima che le cicatrici sulle mani mi rendano impossibile digitare tutto l’affetto che provo per lui.

Fino a pochi minuti fa ero convinto che Cosenza fosse in Romagna, e pensavo che Brunori Sas fosse bravissimo a dis/simulare l’accento. Mi chiedo a cosa stessi pensando durante tutte quelle ore di geografia alle elementari, non so neanche gli affluenti della Dora Baltea.




14/6
2011

Poi dicono la sinistra del no

Passata la grande euforia per il risultato dei referendum di ieri, ci sono un paio di appunti che vorrei lasciare. Ma prima, un altro po’ di euforia:


Lo snoopy delle grandi occasioni

Prima di tutto, lo devo confessare, io non ci credevo. Fino alla sera prima ero pacifico che il quorum non sarebbe stato raggiunto, ho cominciato a crederci leggendo i titoloni di Repubblica nel corso della giornata di domenica e ancora di più le percentuali sulla lavagna del mio seggio, ho incrociato le dita fino all’ultimo. Non ci credevo perché ai referendum del 2005, che trattavano sicuramente temi meno "vendibili" ma forse non meno importanti, si era arrivati a malapena al 25% e questo nonostante su internet non si parlasse d’altro. Nel frattempo, evidentemente, internet è cambiata, gli utenti di internet sono cambiati ed io avevo sottovalutato questo cambiamento, dovuto in parte anche al tanto vituperato feizbuc. Certo, i blogger, ma quelli c’erano già da prima. Certo, twitter, il post, la nonna di heidi, quel che volete, ma secondo me su internet a fare una grossa differenza sono stati i venti messaggi al giorno che da un paio di mesi hanno scassato le beneamate su ogni singola bacheca dell’italico faccialibro. Twitter non lo legge mia nonna, temo che in percentuale lo leggano le stesse persone che leggevano i blog sei anni fa, comunque gente già scantata ed informata. Facebook non solo lo legge mia nonna, ma anche la nonna di mia nonna e via via tutte le nonne di tutte le nonne d’Italia, che hanno così scoperto che: 1. c’era un referendum, anche se la televisione non ne parlava, 2. bisogna votare quattro sì per fermare il nucleare, mantenere pubblica l’acqua della fontanella e mandare in galera berlusconi, ma anche per non perdere l’amicizia di tutto il club dell’uncinetto. Fuori dall’internet ovviamente hanno pesato altri fattori nel successo di questo referendum ed in particolare lo sbattimento di molti promotori, il passaparola, il volantinaggio, le bandiere appese, i messaggini, un tam tam partito dal basso che si è diffuso grazie a gente che ci credeva, tanti singoli piccoli gesti. Ho visto un tizio (che applaudo) prendere la parola durante un pranzo in mezzo ad una trentina di emeriti sconosciuti e ricordare a tutti di andare a votare, rischiando di farsi una colossale figura di merda, lui lì, di faccia sua, ho visto cose così che mi hanno fatto per una volta sentire parte di una società civile che può discutere anche seriamente di problemi concreti che non comincino con la "B". Probabilmente ha pesato, bisogna ammetterlo, anche il "via libera" della Chiesa Cattolica che a differenza dell’altra volta non ha boicottato in modo criminale la votazione ma anzi l’ha persino tardivamente appoggiata, e non è un aiuto da poco in un Paese che si fa ancora molto influenzare dall’opinione del Papa e dalla predica domenicale. Infine ovviamente avranno pesato anche l’effetto Fukushima, la primavera, la sfiducia nei confronti dei governo e un po’ in generale la voglia di far soffrire il Prez. Come diceva Pascal, "è la somma che fa il totale" ed è un totale che per una volta mi va in positivo, mi da persino un briciolo di speranza nel futuro politico di questo caro stivalaccio, a patto che non si dia la volpe per morta e si continui su questa strada buona.

A margine, vorrei indicare al pubblico ludibrio il comportamento dei partiti politici in generale e di uno in particolare. Nessuno dei partiti esistenti, grandi e piccoli, si è particolarmente sbattuto a fare campagna per questo referendum. Se i partiti di governo ovviamente sono giustificati dal fatto che loro non volevano che la gente andasse a votare e quindi non volevano neppure che si sapesse che c’era un referendum e se i partiti più piccoli hanno sempre problemi di pilla, immagino, c’è da dire che neanche il grande partito di opposizione si è dato tanto da fare. Se devo giudicare l’impegno dei partiti guardando il numero di manifesti appesi in giro per il Triste Borgo Natio direi che, per fare un esempio casuale, il piddì si è impegnato tanto quanto "Veneto Stato" (ebbene sì, esiste) e nel complesso molto ma molto meno che per qualsiasi elezione comunale. Ciascuno si dia le spiegazioni che crede, ma io quando li vedo ora prendersi il merito del risultato sento ancora più forte del solito l’istinto di sputargli in faccia. Ma c’è un partito molto peggiore del piddì che naturalmente sta attirando i miei sputazzi con la potenza di un’idrovora alimentata a plutonio ed è la lega, quella simpatica accozzaglia di peripatetici psicopatici verdevestiti che non hanno mai, mai espresso una chiara opinione sui referendum, sapendo di non poter sostenere apertamente dei referendum per l’abrogazione di leggi che avevano votato anche loro né di poter apertamente difendere leggi così impopolari, loro che campano solo di populismo, ed hanno pertanto scelto di stare lì, in silenziosa attesa a bordo campo come avvoltoi, per poi ancora una volta saltare sul carro vittorioso. Bossi che dopo le amministrative giudica "attraenti" i quesiti sull’acqua, Maroni che afferma di averli votati e Zaia che a quorum ormai scontato fa sapere di aver votato addirittura quattro "Sì", Zaia che era ministro di questo governo infame, dov’erano quando il governo ha proposto le leggi ed il parlamento le ha approvate, dov’erano in campagna elettorale questi difensori dell’acqua pubblica, delle energie rinnovabili e della giustizia, possa il fulmine colpirli tutti di carambola?




9/6
2011

Quatto Sì

Io al referendum, domenica, vado a votare. Lo so che ci sono buone ragioni per non farlo, tentando di fare vincere i "No" o più pragmaticamente di non far raggiungere il quorum. Lo so che i quesiti hanno poco a che fare con le loro semplificazioni sparate sui pochi manifesti elettorali. Lo so che non faranno cadere il governo. Lo so che a volte la gestione privata ha portato dei benefici, lo so che il nucleare è più pulito ed efficiente di altre fonti energetiche, lo so che Margherita Hack, lo so che Facebook, non darmi del cretino pensando che io vada a votare solo perché mi scassano le palle su facebook da due mesi cento volte al giorno, lo so che non tutti i giudici son buoni, figurati se non lo so, lo so, lo so che dire "eh ma in Italia non saremmo in grado di gestire una centrale nucleare" significa in pratica darsi dei coglioni da soli, lo so che sono strumentalizzazioni e vittimismi, lo so che eventi come Chernobyl ora sarebbero improbabilissimi, lo so che tsunami come quello giapponese ne capitano uno ogni tot goziliardi di anni, lo so che i pannelli solari pure quelli inquinano, lo so che gli sprechi pubblici, il clientelismo ed il nepotismo nelle municipalizzate, lo so che alla fine comunque qualunque sia il risultato dei referendum loro potrebbero fregarsene con un cavillo, un pastrocchio, un decreto, lo so che il referendum ormai ha perso di valore e la democrazia diretta deresponsabilizza l’individuo, lo so che non si va a votare per questioni di principio...

Aspé, questa non la so. Forse si va a votare anche per questioni di principio, non sono sicuro. Per dire che la soluzione contro la cattiva gestione del pubblico non è necessariamente privatizzare, che certi beni vanno gestiti politicamente, che una fonte di energia può essere efficiente fin che ti pare ma che se comporta dei rischi dalle conseguenze terrificanti ed irrimediabili non la possiamo accettare lo stesso, paz, dovremo inventarci qualcos’altro, non so, l’energia dal sole o dal vento o dalle maree o chennesò, consumare meno, ma non me la sento di accendere un mutuo per un milione di anni da pagarsi in scorie perché rischio di non avere la corrente per l’aria condizionata, non ne capisco quanto Zichichi o la Hack ma io non me la sento di correre il rischio infinitesimale di far morire migliaia di persone in caso di incidente e questo non perché siamo italiani e non sappiamo far le cose difficili, abbiamo fatto una città sull’acqua e l’affresco dell’ultima cena e le vacanze di pasquetta ed un sacco di altre cose difficili, ma perché non puoi accendere il climatizzatore d’estate pensando o meglio non pensando che tanto i bidoni radioattivi li manderemo in Somalia e che comunque prima o dopo si deve morire tutti, e infine per dire che beh, prima di tutto la legge è uguale per tutti, almeno in linea di principio, certo, perché poi si sa che non è uguale per niente, ma se cominciamo anche a sancire per legge che la legge non è uguale allora siamo veramente alla fine, e casomai bisognerebbe fare in modo che la legge sia più uguale piuttosto che meno uguale, e insomma forse alla fine vi sembrerà stupido ma io ho un sacco di dubbi sui referendum di domenica ma ciononostante andrò a votare e sulle schede piazzerò quattro belle croci sul "Sì", perché le opzioni "Sì però ho dei dubbi", "No però cercate di non specularci", "No ma non approfittatevene" non sono consentite, solo "Sì" o "No" o "Me ne sto a casa e me ne sbatto", e allora bisogna per forza semplificare e prendere una posizione che magari non si condivide al 100%, ma vogliamo stare a parlarne tutto il giorno? Ho una bidonata di uranio nel portabagagli e se non vai a votare vengo a scaricartela in giardino.