22/10
2009

Basterebbe smettere di votarlo

Va così, che qualcuno attiva su Facebook un gruppo "Uccidiamo Berlusconi" e questo gruppo raccoglie migliaia di fan, migliaia di fanfaroni che parlano parlano e nisba, dopo chissà quanto tempo qualcuno dei nostri beneamati politici se ne accorge e
"Ooooohhh... C’è qualcuno che vuole del male a Berlusconi, non l’avrei mai detto!"
da cui ne consegue l’unica risposta possibile da parte del potere costituito, ovvero
"Arrestiamolo."
"Ma è un sito."
"Allora chiudiamolo."
E tutti quanti
"Ooooooohhhh... Ma come lo chiudono! Io mica lo pensavo che non si potesse chiedere a gran voce un killer che uccida Berlusconi!"

Babbei.

Babbei schedati dalla digos, immagino.

Ed il Partito PseudoDemocratico, questa congrega di oranghitanghi, cosa fa? Sente che questi vogliono chiudere la pagina contro Berlusconi e con grande arguzia invoca
"Allora chiudete anche le pagine contro Franceschini e gli altri idioti del nostro partito!"

Superbabbei.

Gli amministratori del gruppo, intanto, si difendono affermando che la loro era una goliardata, una provocazione. Del resto se le cazzate uccidessero, Berlusconi sarebbe morto suicida da molto tempo. La pensa diversamente il ministro Maroni, che riconosce un "problema di cultura". E ci vuole un problema di cultura per riconoscerne un altro. Sarebbe pericoloso, nota il ministro, se passasse "il concetto che uno può scrivere impunemente queste cose", col rischio "che poi a qualcuno venga in mente di metterle in atto", e sempre lui non riesce a capacitarsi "che ci sia qualcuno che possa esprimere l’intenzione di uccidere un’altra persona" ed auspica che si smetta fine a "questo atteggiamento di demonizzazione dell’avversario politico".

D’altra parte, come dare torto al ministro...



"Si va al voto, oppure facciamo la rivoluzione. Facciamo la lotta di liberazione. Ci mancano un po’ di armi ma le troviamo."
(citato in Bossi: subito al voto o rivoluzione armata, RaiNews24, 23 gennaio 2008]

"Penso che vinceremo le elezioni e cambieremo la Costituzione in senso federalista. Ma, se sarà come l’ultima volta, con i partiti che racconteranno un sacco di bugie sulla devolution, per non cambiare nulla, sarà l’ultima volta che il Parlamento del Nord e la Lega tenteranno la via democratica." (dal discorso alla seduta del "Parlamento del Nord" del 2 marzo 2008 a Vicenza; citato in Bossi: vogliamo la Padania libera. Vinceremo e cambieremo la Costituzione, RaiNews24, 2 marzo 2008)

"Se necessario, per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali che sono una vera porcata, e non permettono di votare in semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili." (Umberto Bossi, citato ne Il Corriere della sera, 6 aprile 2008)

"Noi i fascisti li teniamo sotto tiro con il Winchester." (Umberto Bossi, da Il Mattino,8 aprile 2008)

"L’esercito albanese ha lasciato caserme e armi incustodite: se accadesse da noi in Italia sapremmo noi cosa farcene." (Umberto Bossi, da Il Mattino,8 aprile 2008)

"Ho fermato trecentomila bergamaschi pronti a imbracciare il fucile." (Umberto Bossi, da Il Mattino,8 aprile 2008)

"Se Berlusconi mi telefona gli faccio sentire il rumore del mio revolver." (Umberto Bossi, citato ne Il Mattino, 8 aprile 2008)

"Avremo tutti il mitragliatore in mano e sarà un piacere portarmene un po’ all’altro mondo." (Umberto Bossi, citato ne Il Mattino, 8 aprile 2008)

"Questa è l’ultima occasione: o si fanno le riforme o scoppia un casino. Se la sinistra vuole scendere in piazza abbiamo trecentomila martiri pronti a battersi. E non scherziamo... mica siam quattro gatti, verrebbero giù anche dalle montagne con i fucili, che son sempre caldi." (Umberto Bossi, citato in «Se la sinistra vuole scontri, io ho 300mila uomini. I fucili sono sempre caldi», Corriere della sera, 29 aprile 2008)



...Ci sono provocazioni e provocazioni.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




21/10
2009

Il prof. Ulderici risponde

Mi è arrivata recentemente un’epistola (vabbé, una e-mail) contenente una richiesta di delucidazioni riguardo una complessa questione grammaticale in dialetto cimbro-borghense. Non ritenendomi assolutamente un esperto di linguistica, ho preferito inoltrare la richiesta all’esimio prof. Romildo Ulderici, già docente di Cimbrologia e Venetologia all’università di Luserna di Sotto. Di seguito la domanda e la risposta.

"Gent.le prof. Ulderici,

qualche giorno fa stavo disquisendo di musica reggae, sodomia e dialetto cimbro con alcune amiche, quando una di loro ci ha interrogato su quale fosse l’uso grammaticalmente corretto del verbo accademico "vegnesto". A me suonava bene "sito vegnesto" e stavo per dirlo, ma sono stato anticipato nella risposta da una delle molte ragazze di cui Nello è invaghito, la quale ha invece proposto con sicumera "gheto vegnesto". Nell’occasione ho preferito non contraddirla, ma da allora il tarlo del dubbio mi rode. Quale delle due opinioni era corretta?

PornoRambo"



Cortese giovine,

innanzi tutto ti ringrazio per voler mantenere viva con gli amici l’attenzione su alcuni aspetti profondamente legati alla tradizione del nostro territorio, e mi riferisco ovviamente alla musica reggae ed alla sodomia. Per quanto riguarda la tua domanda, invece, temo che la ragazza di cui Nello è invaghito sia stupida come una capra o non sappia nulla di dialetto cimbro. Le due ipotesi non si escludono a vicenda, ma nel caso Nello stia leggendo diciamo che propendo per la seconda.
Ho trascorso molti anni ad interrogare su simili temi filologici gli anziani dei nostri monti e delle nostre valli, ottenendone invariabilmente in risposta una gragnuola di bestemmie sconclusionate. Ne ho dedotto che "vegnesto", forma arcaica/montanara del più comune "Vegnù", è ovviamente il participio passato del verbo "venire" ("vegnere") e come in italiano è retto dal verbo "essere" ("essare"), non dal verbo "avere" ("gavere"). Perciò la forma più corretta della seconda persona singolare espressa in forma interrogativa è senza dubbio "sito vegnesto?" o meglio, per i residenti nell’area metropolitana del Borgo, "sito vegnù?"

Pur non dimenticando che in questa infausta regione vi è abbondanza di variazioni linguistiche e non manca certo la gente che inanella parole "ad catium", sono pertanto dell’opinione che l’espressione "gheto vegnesto?" lascerebbe basito anche il più incolto villico di S.Antonio del Pasubio, il quale peraltro se ne sbatterebbe in quanto ha cose più serie da fare che badare alle chiroestrazioni linguistiche, cose tipo tagliare la legna, custodire le vacche, preparare la soppressa.

A margine, peraltro, l’unico contesto in cui riesco ad immaginare una pertinente formulazione della domanda "sito vegnesto?" è l’insoddisfacente conclusione di un rapporto sessuale con l’incolto villico di cui sopra. Mi chiedo quindi che razza di ragazze frequenti.

Con ristrettezza di cordialità,

prof. R. Ulderici
siensiatto




21/10
2009

Io invece credo agli ufi

Tremonti dice che crede nel posto fisso. Che idea bizzarra, a me non sarebbe mai passata per la testa l’idea che la certezza di avere un lavoro dal quale non ti possono cacciare a calci dalla sera alla mattina fosse preferibile al brivido di non sapere cosa succederà allo scadere del contratto, all’emozione di riciclarsi semestre dopo semestre in lavori sempre peggio pagati, alla sfida di andare in banca ad elemosinare un mutuo, alle possibilità di conquista che la frequentazione di agenzie interinali ci offre in termini di impiegate/i spiacenti e precarie/i disperate/i quanto noi. E’ strano, ’sto Tremonti.




19/10
2009

Ma tu dov’eri la notte tra il 1963 e il 1967?

La più recente preda della battuta di caccia dei mass-media berlusconiani è Corrado Augias, accusato nientemeno che di essere stato nei primi anni Sessanta una spia al soldo del regime cecoslovacco. Anzi, una spia senza neanche il soldo, una spia per simpatia. Se la notizia fosse vera si comprenderebbe l’indignazione di Feltri, che con le spie ci ha bazzicato e probabilmente ritiene ignobile anche solo l’idea di diffondere notizie riservate, magari anche false, senza mettersi in tasca niente. Augias*, d’altronde, se la ride delle accuse di Feltri, è troppo un signore. Io se fossi stato in lui avrei fatto un paio di telefonate, ed una macchina nera con i finestrini oscurati si sarebbe fermata davanti la sede del giornale, ne sarebbero scesi dei tipi con l’impermeabile e l’accento ceco(slovacco), e lo sciacallo domestico del premier sarebbe stato ritrovato ore dopo in ufficio con il busto di mussolini ben conficcato nel retto. Ma d’altra parte io negli anni Sessanta i contatti con i servizi segreti cecoslovacchi ce li avevo davvero.
Alcuni sostengono che dovremo aspettarci altre perle simili in futuro, perché questo serissimo scoop non sarebbe che il primo frutto, peraltro piuttosto acerbo, di quei dossier sovietici che il Lestofante Capo avrebbe chiesto in dono al grande amico russo per sputtanare i propri nemici. I quali ad oggi ricapitolando comprendono:

- giornalisti;
- magistrati;
- giudici della consulta;
- la moglie;
- l’inter;
- di pietro;
- la daddà;
- fini;
- la costituzione;
- la legge in genere;
- batman;
- de benedetti;
- l’impotenza senile;
- i fotografi;
- il mostro di fumo di Lost;
- i calzini turchesi**;
- la CGIL;
- i cittadini che votano contro di lui;
- i cittadini che manifestano contro di lui;
- una clamidia non diagnosticata.

In pratica, tutti tranne il PD.




* So che in molti odiano Corrado Augias e godrebbero a vederlo sputtanato. Questi molti sappiano che li odio, Augias è il principe dei giornalisti italiani e, a parte qualche trascurabile divergenza d’opinione sulla musica di Allevi, non si possono riscontrare in lui difetti.

** Ma poi, vi sembrano turchesi quei calzini? Ma li sapete distinguere i colori?




12/10
2009

In October drinking horchata

Sul Triste Borgo Natio si sta abbattendo in questi istanti un’inaspettata tromba d’aria, evento peraltro tipicamente naturale a metà Ottobre in una cittadina subdolomitica incassata nel nord-est italiano. Se pensano di usare questi trucchetti da avanspettacolo per mettermi a tacere, tuttavia, si sbagliano: sto infatti seriamente pensando di mettermi ad urlare in preda al panico. Molti (non avendo trombe d’aria a disposizione) sono invece preoccupati per la possibile involuzione democratica di questo paese e per il rischio fascismo. Sciocchini: solo perché il presidente del consiglio si autoproclama eletto dal popolo e dichiara guerra al presidente della repubblica, alla stampa ed alla magistratura, annunciando riforme costituzionali per consolidare il proprio potere, dovremmo temere una svolta autoritaria? OK, quella camicia nera dava un po’ da pensare. C’è anche da considerare che in Italia la democrazia non ha mai goduto di grande considerazione, prima era più che altro una dichiarazione d’intenti, un manipolo di famiglie economicamente influenti che reggeva le redini del governo e dirigeva le poliche dello Stato secondo i propri interessi influenzando l’umore popolare tramite un capillare sistema di clientele o, quando questo falliva, ricorrendo a gruppi armati più o meno clandestini per imporre la propria volontà con la violenza, poi è arrivato questo Silla e da allora la situazione si è progressivamente deteriorata. Ma è una fase temporanea, una parentesi, basterà portare pazienza e nel giro di qualche secolo si tornerà al vecchio sistema ludoplutomassonico che funzionava così bene. Nel frattempo, panem et realities.

Una nota di speranza questa settimana è arrivata dalla consegna del nobel per la pace a Obama. Alcuni hanno sollevato un sopracciglio osservando che Obama, a parte le dichiarazioni d’intenti, non ha ancora materialmente fatto niente per la promozione della pace nel mondo, osservazione obbiettivamente esatta alla quale i sostenitori del presidente americano rispondono seraficamente con un "ATTENTO! DIETRO DI TE! UNA SCIMMIA A TRE TESTE!" prima di dileguarsi rapidamente nel nulla ad ubriacarsi di pastis ghiacciati.

Altra nota di speranza arriva oggi con il compleanno dell’amico PornoRambo, che sfidando tutte le leggi dell’evoluzione darwiniane spegne trenta calendine sopra la sua torta alla mela cotta. Grazie, Porno, ero stanco di essere l’unico in questo manicomio ad avere un’età rispettabile. Grazie per avercela fatta.

(se salto di palo in frasca, è per non cadere dalla padella alla brace)




7/10
2009

Chissà dietro che succede

Così oggi decidono della costituzionalità del Lodo Alfano. O cominciano a decidere, poi si interrompono, poi vanno in ferie, poi riprendono, poi è halloween e devono preparare i costumi per i bimbi (anche i giudici sono uomini), poi ne parlano ancora un po’, poi è natale, poi hanno mangiato troppo e non stanno bene, poi uno muore e bisogna sostituirlo, poi si riuniscono ed infine decidono. Nel frattempo ci sarà la faccia di Berlusconi sulle banconote da un Silviodollaro, ma pazienza.
Il punto è, su cosa devono decidere? Oggi c’è una legge che stabilisce che i processi penali nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato sono sospesi fino al termine del mandato, così da permettere loro di svolgere serenamente i propri piani criminosi senza timore di essere interrotti da qualche giudice. La legge è già in vigore, approvata firmata e tutto, ma dato che nella Costituzione c’è scritto che tutti sono uguali davanti alla legge e questa legge sembrerebbe invece dire che non tutti sono uguali, alcune persone hanno osservato che questa legge sarebbe incostituzionale e pertanto andrebbe mandata a pascolare le vacche. Ve l’ho riassunta in breve, nel caso aveste passato gli ultimi mesi in una caverna afghana.
Pertanto, se i giudici della corte costituzionale facessero il proprio dovere, questa legge dovrebbe essere annullata e le quattro più alte (in senso metaforico, eh) cariche dello Stato potrebbero tornare ad essere processate. Nessuna rivoluzione, tutto tornerebbe come prima. Se state pensando a Berlusconi, che fatalità è l’unica delle quattro cariche in questione ad avere procedimenti penali in corso, non datevi troppa pena: semplicemente continuerebbe ad ignorare i processi come ha fatto finora, a promulgarsi leggi per estinguersi i reati, a mandare avanti i propri scherani per allungare il brodo fino alla prescrizione, a non dare le dimissioni da nessuna carica in quanto totalmente privo di rispetto per le istituzioni (o per il resto). Tutto tornerebbe come prima, solo che non ci sarebbe scritto da nessuna parte che alcuni cittadini sono temporaneamente al di sopra delle leggi. E’ importante che non sia scritto. Anzi, è fondamentale che sia scritto il contrario, che in Italia siamo tutti uguali di fronte alla legge: il Presidente e l’operaio, il prete e il paragnosta, il ricco, il superricco ed il senzatetto, l’immigrato ed il senatore, il tossico ed il carabiniere, il cugino dell’assessore ed il lattaio, l’impiegato comunale ed il vigile urbano, il manager e l’imbianchino, mia nonna e Berlusconi, il cassintegrato e Tanzi, il paziente psichiatrico e Maurizio Costanzo. Tutti uguali davanti alla legge. C’è scritto così nella Costituzione, eh, non sto mica inventando. Tutti uguali davanti alla legge. Com’era prima, come è sempre stato. Non ci avevate fatto caso?




6/10
2009

L’eterna lotta tra l’uomo ed il fungo

Fine settimana bucolico (vi ricorda qualcosa?). Domenica ci siamo lasciati alle spalle mal di testa e fastidi vari e siamo andati a caccia di castagne, io ed Amormio, PornoRambo e Stefandra, il Catechista e tutta la Sagrada Familia. Una compagnia pregiatissima, una reunion che neanche se i Beatles si riunissero per andare a castagne nei grandi castagneti celesti potrebbero eguagliare. Ci siamo avventurati nei boschi (cimbri) sovrastanti il Borgo armati di tracotanza cittadina, abbiamo vagato per alberi e sentieri disquisendo di puericultura, micocultura e cultura in generale (cartoni animati, più che altro) lasciandoci sorprendere dalle meraviglie della natura attorno a noi e saccheggiandole indiscriminatamente. Le castagne, messe in guardia dalle urla di Bambin Gesù, hanno saggiamente preferito rintanarsi nei loro stupidi ricci in cima agli alberi, ma ci siamo consolati con una certa quantità di uva che cresceva su alcuni vigneti misteriosamente abbandonati in mezzo al bosco, noci e mele selvatiche. In compenso non abbiamo abbandonato cartacce o sparato agli animali o apportato particolari altri danni all’ecosistema montano, se tralasciamo l’inspiegabile odio di Stefandra nei confronti dei funghi.

(Stefandra, ragazza mia, per quanto sia vero che i funghi sono creature potenzialmente assassine ed esteticamente fallocrati, davvero non c’è motivo di ucciderli tutti schiacciandoli indiscriminatamente sotto la suola delle tue scarpe. Davvero, cos’è ’sta storia? Ti hanno picchiato con un porcino da piccola? Hai traumi non emersi da esorcizzare? Sono certo che il prode PornoRambo saprà esserti di grande consolazione ed aiuto nel risolvere qualsiasi eventuale turba sessuale tu vorrai confessargli.)

(Non chiedermi come faccio ad esserne certo. Non parlo per sentito dire.)

Come spesso accade in queste occasioni, protagonisti della giornata sono stati i giovani figli del Catechista. Mentre il piccolo Più Biondo ha passato la giornata tranquillamente addormentato su una culla di fortuna o in braccio ai genitori, il più anziano Bambin Gesù strillava come un’oca selvatica ogni qual volta voleva richiamare l’attenzione di qualcuno e se ne andava in giro agitando dei pericolosissimi bastoni appuntiti rischiando di ferire qualcuno, costringendo continuamente il padre a contare fino a 2. Non ci è stato dato di sapere cosa sarebbe successo se il Catechista fosse arrivato a contare fino a 3, ma devo dire che mi è rimasta una dannata curiosità. Chissà, poi, se il Catechista è capace di contare fino a 3, non ne sarei così sicuro. Da parte nostra, Amormio ha dedicato ai pargoli un notevole servizio fotografico con la mia macchinetta nuova mentre io e PornoRambo ci occupavamo del loro elevamento etico e della loro educazione linguistica. A scanso di equivoci, io i figli del Catechista li adoro. Anche quello che andrebbe insonorizzato.

Infine, il Cateschista ha calpestato una caccona.

[Flashback]
Stefandra: Ma che cos’è questo odore spaventoso?
PornoRambo: E’ appena arrivata una zaffata anche a me... Mi sa che c’è un letamaio qui vicino.
Catechista: Ah ah, ma dai! E’ l’odore della natura! Siete troppo abituati agli odori della città!
Stefandra: Ma fa schifo!
Catechista: Ma no, è il naturale profumo dei boschi! E’ tutta salute!
Pornorambo: Ehi, hai una merda sotto la scarpa! Ecco cos’era quell’odore!
Lusky: Guarda, Bambin Gesù! Papà ha calpestato una caccona!
[/Flashback]

La giornata si è conclusa a casa dei Catechisti, dove al termine di una lunga sessione di cartoni animati Bambin Gesù ha gettato la maschera dichiarando il proprio amore ad una Stefandra commossa e basita. Però quando voleva del cioccolato, cara mia, il piccolo veniva da me. Proprio come PornoRambo.




30/9
2009

Ventotto. Di nuovo.

Oggi l’aria sa di compleanni e vecchie magliette, di nebbia e di autunno e di baci, di legna da spaccare e da bruciare, di folli predicatori di strada e di scaloppine al marsala, di spade e di fumo, di castagne da raccogliere e fotografie da scattare, di bunker e caffè amaro, di pile e scampagnate, di cioccolato e fumetti, di libri e frullati, di ricordi e progetti. Quando avrò tempo di annoiarmi, invecchierò.




25/9
2009

L’importanza di chiamarsi Ulderico

Dimenticavo i cimbri. Nel Triste Borgo Natio ultimamente si fa tutto un gran parlare di questi cimbri. Vuoi perché ormai i celti sono bolliti (Pitchfork da un pessimo giudizio del loro ultimo album), vuoi a causa del successo ottenuto dal libro "La valle dell’orco" di tale Umberto Matino. Successo locale, sia chiaro, nel caso vi steste chiedendo come mai non l’avete mai sentito nominare.

Parlarvi di questo libro è inutile, perché tanto se abitate nel Borgo l’avete già letto, in caso contrario non riuscirete a trovarlo in libreria. Mi piacciono le cose inutili. "La valle dell’orco" parla di un tizio che se ne va ad abitare in una contrada spersa tra i monti che sovrastano il Borgo, e lì muore. Essendo però una carogna, lascia in eredità al suo più caro amico un mutuo sulla casa ed il compito di scoprire quale dei simpatici contradaioli l’ha fatto fuori. E l’amico (padovano, quindi fesso per definizione) indaga, portando alla luce una trama inquietante e misteriosa che in qualche modo si riallaccia alla colonizzazione cimbra della vallata. Ora, leggendolo magari può sembrare strano che nel bel mezzo di un’indagine abusiva per omicidio un tizio incominci a discettare (e continui lungamente a discettare) di storia ed onomastica e topografia, ma in fondo non facevano la stessa cosa anche Sean Connery ed il suo chierichetto mentre vagavano per la biblioteca del Nome della Rosa? Io, personalmente, sarei più portato ad allontanarmi di corsa dal luogo del delitto, che sia una biblioteca medievale o una contrada montana, e menarmela sui cimbri o gli eretici solo una volta al bar con i miei amici ed una birra davanti, ma d’altra parte non posso pretendere di imporre la mia morale a dei personaggi di fantasia.

Non che i cimbri siano gli assassini del romanzo, peraltro. Non direttamente almeno. O forse sì, così ho coperto tutte le possibilità e ne sapete quanto prima. Ad ogni modo, oggi come oggi i cimbri sono una minoranza linguistica, cioè un gruppuscolo di gente che parla una lingua strana* e vive sparsa tra l’Altopiano del Formaggio Asiago, il trentino ed un altro posto nel veronese di cui non mi ricordo il nome. Su come ci siano arrivati, perché parlino quella lingua buffa, circolano attualmente tre teorie.

(Tre teorie su un popolo che non avevi mai sentito nominare fino a cinque minuti fa! E su di te, invece, niente!)

1. I cimbri discendono da un popolo barbarico partito dalla danimarca ai tempi dei romani, e giunti in italia avrebbero preso tante mazzate dai suddetti romani che non trovarono di meglio che nascondersi sui monti del vicentino, dove nessun popolo civilizzato si sognerebbe mai di andarli a cercare. Lì sarebbero rimasti nascosti fino ad ora (immagino pianificando subdolamente la vendetta facendo filò e rimpinguando di voti la lega).

2. I cimbri discendono da alcune famiglie di boscaioli bavaresi chiamati dai principi vescovi attorno all’anno mille per colonizzare i propri feudi montani. Famiglie tedesche (come i vescovi), cattoliche (come alcuni dei vescovi) e molto povere (a differenza dei vescovi), che si sarebbero poi "innestate" con successo nella zona, integrandosi nel corso dei secoli con le popolazioni locali e perdendo in gran parte memoria delle proprie origini, della propria lingua e della propria cultura.

3. I cimbri sono un tipo di funghi che si mangia con la polenta, che si sarebbe poi evoluto fino al minimo necessario per riuscire ad accoppiarsi con le procaci montanare venete, dando origine ad una stirpe di uomini-fungo che un giorno ci sterminerà tutti (rimpinguando di voti la lega).

La prima teoria, va da sé, è supportata da alcuni storici romantici e da alcuni leghisti che cercano un’origine "nobile" (per i leghisti barbaro=nobile) dei propri antenati. Va anche detto che pressoché ogni nome di persona, cosa o luogo nell’alto vicentino può essere ricondotto ad un’etimologia cimbra. Basta usare un po’ di fantasia.

La seconda teoria è supportata da altri storici e dal romanzo di cui parlavo prima, ed anche se questo non comporta assolutamente che sia vera la rende quanto meno più plausibile della precedente. E poi, l’idea che i veneti stereotipatamente più ottusi di tutti, ovvero i montanari vicentini, siano gli eredi di immigrati fuggiti per fame dal proprio paese di origine e che per secoli continuarono a rimanere tenacemente attaccati alle proprie usanze ed alla propria lingua, con buona pace di qualsiasi preesistente tradizione locale, mi fa simpatia.

La terza teoria, pur non essendo ancora stata vagliata dagli storici, risulta l’unica dimostrabile scientificamente. Ma magari approfondiremo un’altra volta.

Da questa lunga premessa discende che chiunque, volendo, potrebbe vantarsi di essere di origini cimbre. Perché dovrebbe farlo non è molto chiaro, forse per dare un senso alla propria vita maledetta cercando un’identità mitica di ascendenza teutonica, forse per sentirsi parte di una minoranza perseguitata e dimenticata, forse perché piace alle sbarbine. Persino io, che in fondo ho tutti i rami conosciuti della mia famiglia solidamente innestati in alcune delle località cimbre più à la page, da piccolo ero biondo ed ho ereditato una parlata piuttosto rozza e l’aria un po’ tonta, potrei spacciarmi per cimbro. Sono anche molto ghiotto di polenta con i funghi. Certo, nessuno dei miei parenti ha mai avanzato questa buffa ipotesi prima d’ora, alle cene di natale non ci scambiavamo buffe filastrocche in lingue medio tedesche e l’espressione più vicina al cimbro usata nella mia famiglia fu la sequela di bestemmie in ostrogoto che mio padre scaturì il giorno in cui mio fratello distrusse la 127, ma insomma, perché no? Non si parlava di radici dimenticate e tutto quel genere di cose? Si vede che mi ero dimenticato anch’io di essere cimbro, nessuno può smentirmi**.

Nel caso l’autore de "La valle dell’orco" dovesse passare fortuitamente da queste parti, si consideri fin d’ora invitato a casa mia a bere un bicchiere di vino e discutere della mia neonata ascendenza cimbra. Il bicchiere di vino se l’è meritato, la discussione invece è gratis.



P.S.: Siccome alcune persone che leggono il bloggo abitano ancora nel Borgo e possono smentirmi, ammetto che non è vero che si fa un gran parlare di cimbri, me lo sono inventato. Però forse se ne parla in mia assenza, non posso mica entrare in tutte le case. Maledetti rottweiler.


* Non più strana dell’italiano, suppongo, in una concezione relativistico-universale del linguaggio umano.
** A parte ovviamente un’eventuale analisi del DNA. Forse.




15/9
2009

Come fa uno a star tranquillo

Dovete sapere* che da qualche tempo io et Amormio siamo perseguitati da una moderata ma costante dose di sfiga. Non di quelle sfighe eclatanti tipo nascere a Bergamo o avere un figlio emo, ma di quelle piccole, fastidiose ed estenuanti, tipo Gremlins. Eppure mi avevano assicurato che orinare in quel cimitero indiano abbandonato era del tutto sicuro. Ora potrei stare qui per ore ad elencarvi tutte le sfighe che ci sono successe, o anche per minuti interi, ma dato che siete rimasti in due vi faccio la grazia e passo oltre. Nel caso vi fosse rimasta la curiosità, il film Poltergeist è sempre lì.

Stremati da una settimana di duro lavoro e soprattutto abbattuti dalla morte intempestiva di Mike Bongiorno, che io personalmente consideravo un po’ come mio nonno (morto e rincoglionito, non in quest’ordine), anche questo fine settimana abbiamo raccattato la roulotte e siamo partiti. Tra l’altro pure Caravan il fumetto mi piace molto, anche se finora è solo gente che se ne va in giro per il deserto senza fare una fava. Ah, che vita. Comunque, siamo partiti senza una meta, in direzione nord/nord-ovest. A dire il vero eravamo d’accordo con della gente per andare al lago di Gardaland, che sta a sud/sud-est, ma il tempo era infido ed io non avevo nessuna voglia di starmene chiuso in roulotte a guardare il lago farsi i cazzi propri mentre pioveva, perciò abbiamo brasato l’unica possibile meta che ci era venuta in mente e siamo partiti senza meta.
Svoltato a sinistra dopo Bassano ed imboccata la Valsugana, ci siamo fermati dalle parti di Arsiè per mangiare un panino in serenità, solo perché ci era parso di capire che da quelle parti potesse esserci un’area di sosta gratuita. Non c’era, e se c’era non l’abbiamo trovata. Non l’abbiamo neanche cercata tanto, a dire la verità, che l’importante era starsene seduti lì a mangiare un panino guardando un laghetto tetro senza pensare un momento alle malore della vita. Siamo ripartiti fiduciosi.
Inconsapevoli che, come dice Kassovitz, il problema non è nell’arrivare ad Arsiè, ma nel ripartire da Arsiè.
Il tempo di fare 500 metri, infatti, e ci si buca una gomma dell’auto. Non una gomma qualsiasi (no, troppo facile una gomma qualsiasi): la stessa gomma che si era bucata tre settimane fa in Istria. Del resto, anch’io ho bestemmiato la stessa Madonna, quindi la cosa è coerente. E non solo (non solo!), ma cambiando la gomma uno di noi due (sospetto lei) ha stretto male uno dei dadi, con il risultato che poi quando il meccanico ha dovuto svitarlo si è rotto il relativo perno. Ah ah, le grasse risate! E infine, durante tutta l’operazione di cambio-ruota, Amormio ha lasciato gli occhiali da sole appoggiati sul cofano, e non ce ne siamo ricordati prima di ripartire, e chissà dove sono adesso! Da pazzi, veramente. E non vi dico che mi sono anche ferito un piede saltando come un Dick Dastardly idrofobo sulla chiave svitadadi la quale, si sa, è un attrezzo standard che vi trovate nel portabagagli dell’auto e magari pensate che ve lo abbia regalato la Volvo o chessò io, la Fiat, la Citroen, ma in realtà è un omaggio della Xanax. Un omaggio interessato.

In men che non si dica, dunque, mangiamo questo panino di fronte al lago, e ce ne ripartiamo (buchiamocambiamogommaandiamodalmeccanicocerchiamoocchiali) verso uno di quei luoghi leggendari di cui parlano le leggende venete: Fiera di Primiero. Sfortunatamente la città era chiusa, per cui non siamo riusciti a scoprire se tutto ciò che si narra sul suo conto sia vero, ma ci siamo accampati in un campeggio poco lontano e da lì abbiamo girovagato un po’ nei dintorni, più che altro studiando la zona per prossime incursioni, ammirando la sticazzosità delle dolomiti incombenti e riconquistandoci la serenità perduta. A me c’è da dire che da una decina di giorni a questa parte, esattamente da quando sono riuscito a fare la strada delle gallerie senza sputare un polmone come temevo, improvvisamente per la prima volta in vita le montagne cominciano a starmi un po’ simpatiche, con i loro stupidi sassi puntati contro il cielo e quelle mucche crude che cagano ovunque. E quindi, ovviamente, adesso comincia l’autunno ed il freddo ed i sentieri scivolosi. Tzè.

(Abbiamo fatto delle foto, e vi prometto che le pubblicherò qui o su flickr, e vi prometto che stavolta manterrò la promessa, non come tutte quelle volte che l’ho promesso e poi non l’ho fatto, questa volta lo prometto e lo faccio. Forse entro le olimpiadi.)

Poi torniamo a casa, belli sereni, riposati, con gli occhi pieni di montagne e cacca di mucca e subito ci muoiono "ha scritto un libro da cui hanno tratto un film con Johnny Depp" Jim Carroll e "l’eroe di Alba Rossa" Patrick Swayze. Così, in una botta sola.





* e soprattutto volete sapere.