12/3
2009

La rivoluzione mi riesce meglio da seduto

Sempre la stessa faccia di ieri
Che poi, io ’sto stronzo non l’ho mica mai votato, e neanche nessuno dei suoi complici, e neanche ho mai fatto finta, e neanche mai ho approvato interiormente o socialmente una delle sue antidemocratiche trovate, e neanche mai mi sono sottratto alla qualsiasi occasione di parlargli o scrivergli contro, sono stato zitto mai, zitto mai non credo, perciò non si potrebbe fare che ve la grattate da soli ed io me ne sto sul divano a sgranocchiare taralli e fumetti fino alla prossima Liberazione?


[che c’ho un sacco di roba da leggere]


Casomai se avete bisogno di qualcosa (chessò, un covo segreto, un deposito per gli esplosivi, una cicca - non in rapida successione) mi chiamate voi con il solito sistema segreto e sono a vostra disposizione (tre squilli su skype, due sms anonimi, tre e-mail che simulano la vendita di prodotti per allungarmi l’argagno).

(ops. Non più così segreto, immagino)

Sul serio, apprezzo tutti gli appelli contro la dittatura che si leggono su internet, sono fantastici ed assolutamente condivisibili, li leggo parola per parola e mi dico che di certo mussolini stesso non sarebbe durato sei mesi se il pcd’i avesse potuto contare sull’acume sferzante di qualche centinaio di blogger, la situazione è gravissima, ma sono certo che i nipoti che non avrò capiranno benissimo che non potevo entrare in clandestinità prima di aver trovato qualcuno che venisse a dare da mangiare alla gatta. Già è magra.




[la rabbia, è sana. l’indignazione, doverosa. l’immaginazione sovversiva, stupenda.
la paura, fosse anche la paura della dittatura, no. la paura è roba loro, territorio di caccia e bordello loro, arma e strumento loro. la sanno usare meglio, ci campano.
io non ci sono proprio tagliato. ho ancora le tasche piene di risate.]

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




11/3
2009

A proposito di Rorschach

Cosa vedi in questa immagine?

Cosa vedete in questa immagine?


Il futuro presidente della repubblica

Lord Voldemort

Un supereroe impegnato a salvare le sorti del Paese

L’uomo che ha corrotto David Mills

Una bellissima farfalla



Ultimamente leggo un sacco di cose interessanti, in giro. Gente amareggiata, gente incazzata, gente disperata. Siamo passati da un governo che apparentemente non riusciva a fare niente ad uno che riesce a fare tutto sbagliato. E dico proprio tutto, eh: finora non c’è stato un solo atto di questo governo che non mi sia sembrato inopportuno, illiberale, scellerato quando non addirittura deliberatamente malvagio. Qualcuno potrebbe pensare che io abbia dei preconcetti, che sia un altro di quei famigerati esponenti della "sinistra del no", come il governo ha efficacemente etichettato l’opposizione. Sticazzi, certo che lo sono, appartengo alla sinistra del noissimo, ma non per questo esagero. Anzi, sono qui pronto con spirito estremamente collaborativo e mentalità aperta a ricredermi non appena quel qualcuno mi farà notare qualsiasi cosa fatta da questo governo che non sia assolutamente deprecabile. Facciamo però che aspetto seduto, ok?
Ci sono dei conti però che non mi tornano. E’ vero, il Lestofante Capo è un corruttore, un fascistoide, un faccendiere in odor di mafia, un demagogo, un piduista, un megalomane, un maschilista, un manipolatore ed un pessimo cantante, su questo non ci piove (nonostante il governo ladro). Alcuni dicono che sia anche un dittatore, o almeno che si sbatta come un dannato per diventarlo. Può essere. Ma non è uno di quei dittatori che spuntano dal nulla cosmico con un esercito alle spalle, fanno un colpo di stato e soggiogano la popolazione inerme, categoria invero piuttosto rara. E’ uno di quei dittatori che prima affabulano, affascinano, indicano all’attenzione generale molti problemi e si propongono come la persona adatta a risolverli. E si fanno eleggere democraticamente ai vertici dello Stato, come il Lestofante ha fatto per ben tre volte. E mentre sfruttano ogni possibile strumento previsto dalla democrazia borghese per restringere le libertà civili ed aumentare il proprio potere, godono ancora di un entusiasta supporto popolare. E fino a quando le libertà civili non saranno così esigue da togliere il respiro ed il loro potere così invadente da risultare insopportabile, un’ampia fetta della popolazione continua a sostenerli e non perché siano mentecatti ipnotizzati dall’idea di un futuro paradisiaco in cui tutti diventano veline o calciatori, ma perché quei dittatori lì in cambio del potere che si prendono e delle libertà che tolgono offrono qualcos’altro che la gente desidera: la sicurezza, il lavoro, i soldi, l’indipendenza nazionale, una tazza di riso. Per inciso, non credo che il nostro attuale presidente del consiglio ricalchi esattamente la figura di un dittatore di questo tipo: lui in realtà non ha assolutamente idea di come fare a mantenere le proprie promesse, per cui può darsi anche che la gente si stufi molto prima di arrivare al dramma.
Al momento, però, il sostegno della maggioranza degli italiani al Lestofante è terribilmente alto, indice che un sacco di italiani continuano a pensarla come lui e a riconoscersi nei disvalori che lui propone ed incarna. Non è un caso, da un lato egli si dedica alacremente e con grande passione a rappresentare i vizi più diffusi nella penisola, dall’altro ha lavorato per decenni con tutti i mezzi a propria disposizione per forgiare un italiano medio che si riconoscesse in lui. Pertanto, se pure - il Santo Padre preghi per scongiurare questa ipotesi - domani un fulmine colpisse il nostro premier sulla zucca non più pelata e lo spedisse all’altro mondo senza possibilità di ricorso in cassazione, avremmo comunque metà nazione costituita da Lestofanti Minori pronti a vendere il proprio voto al prossimo venditore di fumo, che potrebbe persino rivelarsi peggiore dell’attuale (uhmpf, al momento mi viene in mente solo Lucifero, ma non è escluso ce ne siano altri). Tutto questo per dire che sì, accanirsi contro il capo del governo è doveroso e divertente, sollevare l’attenzione contro i suoi misfatti, consapevolizzare la gente, tutto quel che volete, va fatto, è giusto, ma non mi aspetto che si riveli chissà quanto efficace. Magari si potrebbe integrare questa sana e santa opera di demonizzazione del premier con un po’ di sano lavoro alla base, cercando di accelerare la presa di coscienza degli italiani possibilmente senza arrivare (almeno per una cazzo di volta, dai!) alla guerra civile. Lo si potrebbe fare, azzardo, persino fuori da Internet, dove mi dicono viva ancora un sacco di gente. Lo so, è frustrante, tutto quel parlare e parlare con qualcuno che magari ti può interrompere o dire una cazzata e tu non ricordi la data esatta del processo e non puoi neanche andarla a cercare su wikipedia, tutto quel dover ascoltare opinioni diverse dalla tua cercando di non farti confondere le idee e senza neppure moderare i commenti, quel doverti comportare poi coerentemente con quello che hai appena affermato perché qualcuno potrebbe anche farci caso, è dura. Ma se avevi in mente qualcosa di diverso dal far ridere di Berlusconi qualcuno che la pensa già esattamente come te, forse ne vale la pena. In fondo, una volta la maggioranza degli italiani non era proprio così stronza, e se ha cambiato idea una volta può farlo di nuovo.


(Vabbè, ’sto pezzo è uscito così lungo che nel tempo che ci hai messo ad arrivare fin qui potrebbe essere già caduto il governo, e noi vivere tutti in un mondo libero e democratico e pieno di coniglietti che cagano gattini. Speriamo.)




9/3
2009

Al cinema con KarmaChimico: Watchmen

La recente proiezione di "Watchmen" in quel di Vincenza mi ha offerto l’occasione di una rimpatriata tra amici precedentemente dispersi, e se non altro per questo il film potrebbe essere da condannare.

(scherzo, raga, siete simpa, vvtb)

Circa...Molti avranno letto il fumetto di quel genio schizzato di Alan Moore da cui è stato tratto il film, ed altri avranno visto il cartone animato, perciò potrebbe sembra inutile dilungarsi sulla trama. Ed è inutile, in effetti, ma dato che non sono un critico cinematografico di cosa volete che scriva, delle inquadrature, della fotografia? Non scherziamo. Ad ogni modo neanche voi ne capireste niente, quindi tanto vale.
Watchmen, dicevamo, è ambientato in un 1984 molto simile al nostro, se non per un piccolo dettaglio che ad un certo punto ha fatto prendere alla storia un binario decisamente differente: Nixon è ancora presidente, gli Stati Uniti hanno vinto la guerra del VietNam, la tensione nucleare con l’Unione Sovietica è alle stelle e le ronde padane sono già una realtà - anche se hanno scelto come divisa degli elaborati costumi in lattex. Se per voi, quindi, così come per me, il 1984 è stato un anno piuttosto felice, pieno di sole ed amici con cui divertirsi e droga a buon mercato e fidanzate sessualmente disinibite, dovete solo ringraziare di non essere nati nell’universo di Watchmen: lì la terza elementare sarebbe stata molto più dura.
La storia inizia quando il membro di una delle suddette ronde di giustizieri mascherati, il Comico, viene fatto volare da una finestra ed un altro di loro, Rorschahrhahhch, inizia ad investigare temendo che qualcuno voglia farli fuori tutti (tipico pensiero paranoico che si rivelerà essere una grossolana stima per difetto del problema). Rorschahrhahhch, va detto, è una specie di Calderoli dotato di senso dell’umorismo, e non brilla pertanto né per lucidità di pensiero né per efficacia comunicativa. Nessuno dei suoi ex-camerati è disposto a dargli retta, o anche semplicemente a vederselo intorno: non Gufo Notturno, un ciccione che non riesce ad avere un’erezione decente se non quando è vestito da uccello, non il Dr. Manhattan, un fisico nucleare che ha portato il concetto di Grande Puffo alle estreme conseguenze, non Spettro di Seta, l’inutile fidanzata di quest’ultimo, e neanche Ozymandias, un biondino dalla pettinatura improbabile che si ritiene l’uomo più intelligente del mondo. Insomma, l’unico che crede a Rorschahrhahhch è Rorschahrhahhch stesso. Ma dato che Rorschahrhahhch ha il codice morale di Torquemada, una maschera bellissima ed una spiccata propensione a frantumare le ossa di chiunque sia anche solo lontanamente sospettato di avere commesso un crimine, egli prosegue senza esitazioni la propria indagine fino a rivelare una complessa macchinazione volta a liberare il pianeta da un peso ingombrante. il dirompente carisma del dr. manhattanE quel peso [SPOILER] è l’enorme batacchio blu del Dr. Mahnattan, che ad ogni passo ondeggia a destra e a sinistra provocando pericolosi spostamenti dell’asse terrestre. Ricordate quando dicevo che nel mondo di Watchmen la storia aveva preso un binario differente a causa di un piccolo dettaglio che lo distingueva dal nostro? Il pendolo del Dr. Mahnattan è quel dettaglio, e non è affatto piccolo come dicevo. E’ lui che ha messo in fuga i vietnamiti, è lui che terrorizza i sovetici, è lui che in qualche modo non del tutto chiaro ha contribuito alla rielezione di Nixon. Ora però quella preziosa risorsa è diventata un problema, perché ogni volta che appare dal nulla in tutta la sua magnificienza (il più delle volte con il Dr. Mahnattan appeso dietro) il batacchio provoca un forte senso di imbarazzo e di inadeguatezza nei leader mondiali, i quali per compensare devono continuamente ampliare il proprio armamentario missilistico mettendo a repentaglio la pace nel mondo. Il Dr. Manhattan si è persino disegnato un cerchietto sulla fronte per costringere gli interlocutori a guardarlo in faccia, ma non c’è niente da fare: il batacchio sembra possedere misteriose proprietà ipnotiche. Un problema molto grosso ed apparentemente insolubile (oltre che incommensurabile), che qualcuno pensa di eliminare spedendo il pitone blu su Marte. E pensare che a tagliarlo si sarebbe eliminata la fame nel mondo. Per fortuna, quando tutto sembra perduto, arriva il buon Rorschahrhahhch a sistemare le cose.
E tutto è perduto.




6/3
2009

Analizza questo schizzo, ricercatore democratico

Meeting Art

Secondo alcuni ricercatori, scarabocchiare durante le riunioni di lavoro aiuta a mantenere la concentrazione.

Sarà pure. Ma tra i vari ottimi motivi per cui odio essere chiamato "collaboratore", non trascurerei la mia scarsissima attitudine a collaborare.




5/3
2009

Il volto simpatico della Chiesa

Finisce su tutti i giornali un prelato tradizionalista con simpatie fasciste ed amicizie negli ambienti politici della destra. La notizia è che non si chiama Ratzinger.

Tanto per, vi faccio notare che questo pretaccio qui è lo stesso che ad ogni prima domenica di Luglio da qualche anno a questa parte viene nel Triste Borgo Natio ad officiare la messa dei repubblichini, commemorare (tra gli altri) Benito Mussolini e sfilare in testa al corteo dei neofascisti e dei naziskin che in quell’occasione ammorba la città. Insomma, prete e fascista, con in più un pizzico di demenza senile.

Se me le fate così facili non mi diverto più.




4/3
2009

Per non parlare della danza del ventre

Venerdì sera in breve escursione etilica con i PornoRambi, trascorsa principalmente a parlare male di Pierpollo. Certo, era più divertente parlare male di Pierpollo con lui presente, ma di Venerdì sera mica si può pretendere di strappare un trentenne laureato (si fa per dire, eh) dalle sue partite coi soldatini di piombo, suppongo. Il tasso alcolico di tutti e tre, sarà la crisi sarà l’età, rimane ad un livello terribilmente basso - ma non così basso da impedire a StefaniaRambo di accennare il motivetto della canzone* vincitrice di SanremoGGiovani ("Serenità... trallalalà. Fine."). Dato che molte delle migliori menti di Internet sembrano apprezzarla, siamo giunti alla conclusione che le migliori menti di Internet abbiano subito traumi in età infantile (probabilmente alle elementari, durante l’ora di musica. Con uno di quei flauti di plastica beige.)

Sabato a zonzo per l’Emilia con Amormio, con felice conclusione nella città di Bo e visita alla cara signorina K., la quale ci ha fatto visitare il suo meraviglioso teatro tirato a lustro per un festival internazionale minorile, ci ha accompagnato a cena in un ristorante abbronzato e ci ha infine ospitato a casa sua per la notte. Credo che in veneto tanta ospitalità sia illegale, per darvi un’idea. Ovviamente siamo fermamente intenzionati a ricambiare quanto prima, mettendo a disposizione la nostra casa con vista sul vuoto cosmico ed intellettuale, una visita guidata alle principali montagne del circondario ed una cena nell’unico locale del Borgo e spero d’Itaglia che ha conservato alcune abitudini tra le più turpi degli anni ’90** (camicia di flanella richiesta).

Ed oggi ancora qui, dopo tre giorni di pioggia, vagabondo sull’Internet a cercare la camera con vista sul mar di Marmara con il miglior rapporto blatte/prezzo, per fuggire almeno per qualche giorno da questo paese sempre più difficile da leggere sui giornali.



* Che poi, Stè, la canzone io l’ho sentita per la prima volta il giorno dopo all’autoradio. A parte che tu la interpretavi meglio, ho resistito esattamente undici secondi prima di spegnere, staccare il frontalino e spezzarlo come un kitkat.

** Ballo sui tavoli, drink card con consumazione obbligatoria, buttafuori ingaggiati dalla mafia rumena e quant’altro serve a riempire cinquanta pagine di un romanzo di Carlotto.




2/3
2009

So why so sad?

Nel Triste Borgo Natio è vietato regalare i propri rifiuti, pena una sanzione di 100 euros.
Sorprendente, vero? Non è mica per caso che lo chiamo "Triste".

Mica è Natale

Il fatto è questo: per riequilibrare il karma del mortifero inceneritore, sono presenti in giro per il borgo delle graziose ecostazioni dove portare tutti quei rifiuti che non si può o non si riesce a far entrare nei bidoncini dell’umido, nei sacchetti del mistomare o nei cassonetti del solo il cazzo sa cosa. Quando dico "ecostazione" non dovete pensare ad una discarica, ma ad un centro di raccolta pulito come la lobby di una banca svizzera, con tanti container differenziati per colore e contenuto: in uno ci vanno i vetri, in un altro i legni, nel terzo il materiale edile, nel quarto gli operai usati ed in uno degli ultimi tutto quello che non ci stava dalle altre parti.
Dato che viviamo pur sempre in una società del consumo con molti scarti, alcuni intraprendenti stranieri si dovevano essere accorti che assieme all’immondizia la gente buttava via un sacco di cose che potevano essere riutilizzabili, o riparabili: vecchi televisori, mobilio, vestiti usati, scarpe, specchi, ciarpame assortito. Si erano organizzati, in tre-quattro, eh, mica un’orda, per avvicinare ogni auto che si fermava o attendeva paziente in coda, ispezionandone il carico e cercando di accaparrarsi eventuali reperti vagamente utili, che accatastavano da una parte e portavano via a fine giornata. Qualcuno si sarà anche chiesto se magari la rivendessero, la roba che recuperavano a gratis. Ma era (è) comunque monnezza, oggetti che non servivano più ai loro proprietari e che stavani per essere buttati via, e poi non è che questi ti saltassero sul cofano o ti minacciassero con il coltello per avere il tuo vecchio tavolino del soggiorno, alla peggio ti facevano perdere trenta secondi con le loro inquisizioni assillanti, allungando il collo per spiare negli scatoloni e qualche volta le mani.
Non dubito che qualcuno potesse trovarli fastidiosi, qualcuno deve persino aver pensato che il loro spirito d’iniziativa rendesse quegli angoli di borgo pallidamente simili alla periferia di Bombay, e non aiutava certo il fatto che la maggior parte di loro avesse una pigmentazione della pelle piuttosto scura. E poi, in fin dei conti, non producevano nulla e si appropriavano di qualcosa che non avevano comprato, per non parlare del fatto che ai borgonativi in genere non piace che uno sconosciuto rivolga loro la parola. Di conseguenza, un bel giorno esce questa ordinanza comunale e bang! Spariti di colpo i molestatori dalle ecostazioni, multe a chi chiede e a chi consegna i rifiuti, e più nessuno a salvare la monnezza dal proprio ineludibile destino.
Può sembrare paradossale, con tutti i discorsi che si fanno sulla necessità di ridurre la produzione di rifiuti, riciclare e riutilizzare, può sembrare un controsenso irragionevole impedire che qualcuno recuperi gli scarti del consumo e rimandi il momento della loro distruzione, ma suppongo risponda ad una qualche logica profonda difficile da comprendere per chi vive lontano da queste aride lande, un problema più di senso del possesso che di ordine pubblico, del tipo che, uhmpf, i nostri rifiuti sono nostri, esclusivamente nostri, li abbiamo fatti noi, e guai a chi ce li tocca.




26/2
2009

Al cinema con KarmaChimico: Milk

Il titolo che avevo in mente, ma non ci stava, era:


Al cinema con KarmaChimico: Milk, di Gus Van Sant, con Sean Penn ed altri tizi che ti piacerebbe non trovare attraenti


Di cosa parli "Milk" ormai lo sanno tutti, è la storia di due lattai omosessuali nella San Francisco degli anni ’70. Epica la battuta "Ma questo non è latte!", con la quale vi ho appena fatto vomitare. Ops, scusate, ho fatto confusione con una barzelletta del ’92, errore mio. "Milk" in realtà è il nome del protagonista, tale Harvey Milk che negli anni ’70 a San Francisco ha vinto l’oscar per la migliore interpretazione di Sean Penn (quando gli oscar si consegnavano a San Francisco, c’erano categorie strane). Il film io l’ho visto un paio di settimane fa e m’è piaciuto assai, anche se di Van Sant preferisco sempre quello in cui nascondeva una telecamera sotto il cappello di un tizio e poi lo mandava a scuola a sterminare tutti i suoi amici (tratto da una storia vera).

(Van Sant fa scherzi del genere)

Di seguito invece la trama della versione censurata di Milk, quella che la Rai in un lontano futuro trasmetterà in seconda serata, preceduta dal disclaimer "Attenzione! Questo film potrebbe farvi provare il pruriginoso desiderio di abbassare lo sguardo sulla persona accanto a voi in spogliatoio. Non guardatelo, lo trasmettiamo solo per impedire ad altri di farlo."

Milk: the vatican edition
Harvey Milk ed un suo amico si trasferiscono a San Francisco per aprire un negozio di sviluppo fotografico. A causa del loro essere forestieri, gli abitanti del quartiere inizialmente li accolgono con una certa ostilità, ma in breve tempo attorno al loro negozio si raccoglie un nutrito gruppo di fotoamatori provenienti da tutto il paese. Milk decide allora di impegnarsi in prima persona contro la violenza e le discriminazioni subite da lui e dai suoi amici riuscendo infine, nonostante l’avversione della maggioranza non-fotografa, la titubanza di una parte dello stesso ambiente fotoamatoriale e le numerose sconfitte che si succedono negli anni, a farsi eleggere come consigliere comunale, diventando la prima persona manifestatamente appassionata di fotografia a ricoprire una carica pubblica negli Stati Uniti e ad ottenere il riconoscimento di importanti diritti civili. Alla fine, purtroppo, verrà comunque ucciso da un ritrattista represso a causa del suo terribile taglio di capelli.

Durata: 42’.




25/2
2009

una trascurabile digressione

Il paese è ancora in crisi, la democrazia ancora in pericolo, lo spettro dell’olocausto nucleare incombe su di noi, ma non c’è ragione di preoccuparsi: ieri è uscita la beta pubblica di Safari 4 per windows e mac, un nuovo giochino con cui tenersi distratti.

Sempre in prima linea nello sperimentare le novità più inutili, anch’io ho messo da parte Opera* e sto provando questo nuovo browser. La novità più eclatante, dicono, sta sotto il cofano e riguarda il coso, lì, quello che fa cosare le pagine web, che le cosa più velocemente. Ma dato che hanno ben pensato di metterla sotto il cofano, ’sta cosa, a noi che ci importa? Lasciamocela. Non apro il cofano della mia auto dal 2006, figuriamoci quello del browser. Di primo acchito invece si nota che Safari 4 ha:
- la paginona con i siti preferiti (tipo Opera)
- le cartelline (tab) in cima alla pagina invece che sotto la barra dei menu (tipo Chrome)
- la gestione dei preferiti e della cronologia con le miniature (come iTunes)
- la ricerca intelligentissima nella cronologia (e qua non ce n’è)
- un’interfaccia smilza

Più altre centoquaranta novità probabilmente irrilevanti, ma che non ho ancora avuto tempo/voglia di guardare. Nel complesso direi che Safari è molto migliorato rispetto alla versione precedente, ma non saprei se è abbastanza per farmelo usare regolarmente. Prima di tutto mancano ancora le mouse gestures di Opera, alle quali ormai mi sono abituato e che trovo indispensabili**. Poi per sincronizzare i preferiti tra due computer diversi serve un costoso abbonamento, o un plug-in, e non un abbonamento gratuito come con Opera. Poi non c’è la bacchetta magica per salvare le password, anche se immagino che uno possa trovare strumenti alternativi. Poi non c’è il programma di posta integrato, che io non uso mai ma Amormio sì. E poi - ultimo ma proprio ultimo - quella barra degli strumenti grigia che non si può modificare in nessun modo agevole, che tristezza. Però mi piacciono molto l’interfaccia senza tanti fronzoli, la gestione dei preferiti, la pagina di ingresso che si aggiorna da sola, la ricerca intelligente e qualche altra menatina. Insomma, è il browser che più si avvicina alla vetta di Opera e l’unico che lo superi in qualcosa, potrei persino pensare di usarlo per qualche tempo. Giusto per cambiare un po’, nell’attesa di Opera X.


* Per quanto tempo, è tutto da vedere.
** "Indispensabili" nel senso internettiano del termine. Non nel senso "cacciatore-raccoglitore".




24/2
2009

C’è ancora gente che ci casca

Sembra incredibile ma c’è gente che ci casca

[Uno dei motivi per cui odio questa idea delle ronde: possono generarsi spiacevoli equivoci.]

Ora vorreste lasciare le strade in appalto ai fasciopadagni da combattimento, nell’illusione che vi liberino di spaccini e disperati, facendo pure finta che queste ronde possano davvero essere apartitiche, apolitiche (in Itaglia!) e disarmate. Insomma, non vi bastava avere una telecamera puntata verso il vostro culo ad ogni angolo di strada, ci tenete proprio ad avere qualcuno che vi controlli appena mettete il naso fuori di casa. Abdicate, con gioia, al vostro diritto di muovervi liberamente. E potete ben dire che quando il mondo era un posto migliore voi uscivate più spesso, ma potrebbe essere vero anche il contrario: quando uscivate più spesso, il mondo era un posto migliore.